Enigma PD alle regionali. E Penati sotto il fuoco amico.
di Salvo Lastoria
Le regionali ormai sono alle porte e il PD sembra sempre più in difficoltà. Intendiamoci, la colpa non è di Bersani, ma dell’orizzonte politico in cui il PD ha navigato sin dalla sua nascita.
Del resto i numeri sono quello che sono e per governare una regione bisogna anzitutto battere la destra: si spiegano così le scelte disomogenee sul territorio nazionale e le intese con l’Udc a macchia di leopardo. La segreteria prova a fare di necessità virtù.
Il caso Puglia è stato sviscerato fino all’inverosimile e ancora, ad oggi, non sappiamo se ci sarà una riedizione del duello Boccia-Vendola alle primarie o con che composizione si andrà al voto. L’unica cosa certa, ormai, è che Emiliano non sarà della partita. L’Udc aspetta che il PD butti le carte, ma ogni giorno che passa emerge la difficoltà per il maggior partito della sinistra di chiudere la questione.
Nel Lazio il PD ha fatto buon viso alla scelta dei Radicali e così si trova con una candidata eccellente, forse la migliore candidata in questa tornata, ma anche con strascichi polemici in casa: Enzo Carra e Renzo Lusetti lasciano, Paola Binetti lascerà solo se la Bonino dovesse vincere. Un modo per dire che farà campagna contro il partito a cui è iscritta e che l’ha eletta, o, se preferite, che farà campagna per far vincere la Bonino pur di potersene andare.
Neppure si può dire che il rapporto PD-Radicali si sia consolidato: in Lazio saranno apparentati, in Lombardia i Radicali si apprestano ad andare soli, mentre in Toscana il loro candidato, Oliviero Toscani, propone un accordo al PDL. Niente male considerando che i Radicali siedono in Parlamento nel gruppo del PD.
In Lombardia, dove nessuno scommetterebbe una lempira honduregna sulla sconfitta di Formigoni, Penati deve fare i conti con un dissenso interno disposto a fargli campagna contro. Della vicenda, del resto, si è occupato anche il Magazine del Corriere. “Penati? Nein, danke!” è il blog attorno al quale si è riunito un certo numero di “elettori lombardi di centrosinistra in cerca di una via d’uscita”. Non è dato sapere chi siano gli animatori di una tanto esplicita e pubblica dissociazione, ma dal blog si raggiungono i siti di Ignazio Marino, Ivan Scalfarotto e del consigliere regionale lombardo Pippo Civati. Darei per scontato che siano, naturalmente, del tutto estranei alla vicenda, ma a quanto pare non hanno chiesto e ottenuto la cancellazione dei loro riferimenti dal sito.
Il Pd ha un problema di forma partito che si riflette nella scelta dei candidati, nel metodo delle primarie applicato a singhiozzo, nei “panni sporchi” lavati sulla pubblica via. Questo è il primo grande nodo che Bersani deve affrontare con decisione. A costo di scontentare la minoranza interna.

Salve, sono il gestore di Penatineindanke.org e vorrei precisare alcune cose.
1) Ad avere avuto l’idea e a mandare avanti il sito siamo in sette, ma il gruppo di elettori di centrosinistra decisi a non votare Penati è fluido e in divenire, comunque quantificabile (per quanto riguarda Penatineindanke.org) in oltre 5mila persone, ovvero i visitatori unici al giorno del sito (ovviamente vanno tolti lurkers e mammasantissima del PD, ma non è gran cosa)
2) I politici citati non hanno chiesto di togliere i link ai loro siti perché sarebbe un cosa senza senso. Ovviamente il blogroll è iniziativa nostra e non loro. Sono il nostro modo di affermare che le iniziative esistono, ma che senza la volontà di percorrerle si resta prigionieri delle dinamiche antiche.
Concludo con qualche notizia su Penati presidente della provincia di Milano, a dimostrare che oltre al problema del metodo (Penati è stato calato dall’olimpo partitocratico nel totale disprezzo degli elettori) c’è un problema di persona.
Penati è stato uno dei peggiori amministratori prodotti da centrosinistra nel Nord. Dalla oscura vicenda dell’acquisto del 15% di Serravalle da Gavio a quasi il doppio del valore di stima, attraverso le cesioni ad ASAM e i conseguenti sperperi, via via con le poltrone ad amici di famiglia privi di titoli ed esperienza (per esempio Franco Maggi (dirigente della comunicazione a stipendio da nababbo senza avere i titoli), gadget di gomma a prezzo d’oro (“non faremo gadget!” proclamò in campagna elettorale), autopromozione milionaria a spese della collettività, consulenze d’oro, favori agli assessori compiacenti (il fidanzato della Benelli direttore di un oscuro museo di Cinisello a stipendio da top manager). Eccetera.
In queste elezioni il centrosinistra perderà. Sarebbe stata un’ottima occasione per mandare in campo una faccia nuova e cominciare un percorso di ricostruzione di ranghi e metodi. Si è preferito mandare il funzionario con lungo pelo sullo stomaco per raccattare un po’ di poltrone e tenere in piedi un meccanismo che – a conti fatti – fa molto comodo al PD. Tanto chi ci rimette nn sono loro, ma noi che in Lombardia ci campiamo.