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	<title>LeRagioni.it &#187; Lavoro</title>
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		<title>[lavoro] il capoufficio è il dottor faccialibro</title>
		<link>http://www.leragioni.it/2009/11/24/lavoro-il-capoufficio-e-il-dottor-faccialibro/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 15:04:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tomaso Greco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[statuto dei lavoratori]]></category>

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		<description><![CDATA[<br/>La legge 300 del 1970 parla chiaro e all&#8217;articolo 4 stabilisce che &#8220;è vietato l&#8217;uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell&#8217;attività dei lavoratori&#8221;.
Chi ha redatto lo statuto dei lavoratori non poteva certo prevedere che a quasi quarant&#8217;anni di distanza le forme di controllo sarebbero state molto diverse. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><img class="alignleft size-medium wp-image-1131" title="spia" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2009/11/spia-205x300.jpg" alt="spia" width="205" height="300" />La legge 300 del 1970 parla chiaro e all&#8217;articolo 4 stabilisce che &#8220;è vietato l&#8217;uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell&#8217;attività dei lavoratori&#8221;.</p>
<p>Chi ha redatto lo statuto dei lavoratori non poteva certo prevedere che a quasi quarant&#8217;anni di distanza le forme di controllo sarebbero state molto diverse. Anzi, al posto di controllare in molti casi ci si limita a leggere quello che il lavoratore racconta della sua vita privata su blog e social network.</p>
<p>Le aziende sempre più spesso, prima di assumere, fanno un salto su Facebook, Myspace e su altri servizi simili per avere un profilo più completo del candidato. In pochi click si scopre tutto quello che può essere utile e molte altre informazioni, senza ricorrere a mezzi da controspionaggio e senza violare alcuna privacy: infondo è il lavoratore stesso ad aver scelto cosa mettere online.</p>
<p>Mai più il malcapitato poteva pensare che una foto scattata a capodanno, un video un po&#8217; sopra le righe girato con gli amici, uno scambio di battute al vetriolo con la ex fidanzata potessero finire sul tavolo del proprio responsabile in ufficio. Così accade, magari per una foto presa fuori contesto, non messa in rete dal lavoratore in questione ma da un amico che poi ha provveduto a <em>taggarlo</em>, vale a dire ad associare alla faccia il nome e cognome, che si possa incorrere nelle antipatie e in qualche pregiudizio.<span id="more-1130"></span></p>
<p>In Italia, per ora, ci si limita al pettegolezzo e alla soddisfazione di curiosità morbose (anche se è di poco tempo fa la notizia di provvedimenti disciplinari nei confronti di infermiere che avevano messo in rete le proprie foto insieme a dei pazienti), ma non è escluso che prima o poi si arrivi a casi limite come quello in cui si è imbattuta Nathalie Blanchard, canadese di Bromont Quebec.</p>
<p>La donna, infatti, riceveva un&#8217;indennità assicurativa dopo le che le era stata diagnosticata una forte depressione. Durante l&#8217;autunno la sua compagnia assicurativa decide che non è più il caso di versarle un dollaro bucato: gli assicuratori hanno infatti trovato (su Facebook) foto della donna che si svagava tra party e vacanze (tra questi divertimenti serali ci sarebbe stato spazio per uno strip tease show maschile). Così l&#8217;hanno immediatamente battezzata guarita, senza aspettare un riscontro medico di nessun tipo.</p>
<p>Quanto passerà prima che in Italia a qualcuno venga la brillante idea di invocare la giusta causa in un licenziamento per qualcosa sbirciato da Facebook? Oggi è voyerismo , domani chissà.</p>
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		<title>Viaggio nella destra romana (il punto politico)</title>
		<link>http://www.leragioni.it/2009/11/03/viaggio-nella-destra-romana-il-punto-politico/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 04:50:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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		<description><![CDATA[<br/>Massimiliano Coccia per leragioni.it propone qualche riflessione a margine del suo viaggio nella diverse realtà della destra romana.
Qui trovate le quattro tappe del viaggio:
Parte prima: Gianluca Iannone, Casa Pound


Parte seconda: Giuliano Castellino, “Il Popolo di Roma”


Parte terza: Antonietta Canizzaro, MSI – DestraNazionale


Parte quarta: Cesare Giardina, Giovane Italia di Roma
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-

Diario di bordo sulla destra romana. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><strong>Massimiliano Coccia</strong> per <em>leragioni.it </em>propone qualche riflessione a margine del suo viaggio nella diverse realtà della destra romana.</p>
<p>Qui trovate le quattro tappe del viaggio:</p>
<pre><a href="http://www.leragioni.it/2009/10/16/viaggio-nella-destra-romana-parte-prima/" target="_blank"><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-size: medium;">Parte prima: Gianluca Iannone, Casa Pound</span></span></span></a></pre>
<pre><span style="font-size: medium;">
</span></pre>
<pre><a href="http://www.leragioni.it/2009/10/20/viaggio-nella-destra-romana-parte-seconda/" target="_blank"><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-size: medium;">Parte seconda: Giuliano Castellino, “Il Popolo di Roma”</span></span></span></a></pre>
<pre><span style="font-size: medium;">
</span></pre>
<pre><a href="http://www.leragioni.it/2009/10/25/viaggio-nella-destra-romana-parte-terza/" target="_blank"><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-size: medium;">Parte terza: Antonietta Canizzaro</span></span></span></a><span style="font-weight: normal;padding: 0px;margin: 0px"><a href="http://www.leragioni.it/2009/10/25/viaggio-nella-destra-romana-parte-terza/" target="_blank"><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-size: medium;">, MSI – DestraNazionale</span></span></span></a></span></pre>
<pre><span style="font-size: medium;">
</span></pre>
<pre><a href="http://www.leragioni.it/2009/10/30/viaggio-nella-destra-romana-parte-quarta/" target="_blank"><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-size: medium;">Parte quarta: Cesare Giardina, Giovane Italia di Roma</span></span></span></a></pre>
<p style="text-align: center;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p style="text-align: center;">
<p><strong>Diario di bordo sulla destra romana. E qualche consiglio alla sinistra.</strong></p>
<p>di Massimiliano Coccia</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-583" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2009/11/resistenza.jpg" alt="resistenza" width="448" height="151" /></p>
<p>Il viaggio nella destra romana è giunto alla sua conclusione e come ogni viaggio che si rispetti necessita di un diario di bordo che ne raccolga le considerazioni.</p>
<p>E’ stato un viaggio aspro e duro, è stato un viaggio che ha raccolto le testimonianze di una città che spesso l’informazione tende a semplificare, senza rendersi conto che esiste un’emergenza per la sinistra enorme, che non riesce più a comunicare in maniera decisa, incisiva e sociale con tantissime fasce di popolazione, in primis tra i giovani.<span id="more-600"></span></p>
<p>La cultura televisiva, il relativismo ideologico, lo svuotamento di un sistema valoriale alternativo tra le giovani generazioni, non fa altro che far prendere terreno a questa nuova destra intellettualmente strana, che parla poco del ventennio e quando lo fa aggredisce l’interlocutore quasi spiazzandolo. Di fascismo si parla poco in certi ambienti, si preferisce lasciare il giudizio alla storia, storia che nel migliore dei casi viene trattata a scuola e che nel peggiore viene trascurata, distorta, da un sistema culturale alternativo che tende ad omologare idee, storie e memoria come un vessillo del passato. E’ una destra con le radici forti e salde, che però non fa della nostalgia un vanto, ma che sa fare delle problematiche quotidiane una nuova bandiera di irrendetismo. Se i Giovani Democratici sventolano volantini che satiricamente prendono in giro un “Presidente velina”, i giovani di Casa Pound scrivono un manifesto per l’università di stampo riformista, se i Giovani Democratici perdono tempo a sostenere Bersani e fare gli “Yes man” del candidato all’europarlamento di turno, a destra si studia, si fonde l’educazione siberiana con D’Annunzio, si aprono le porte al movimento GLBT mettendo in discussione il loro antefatto ideale per non perdere il treno del futuro. Mettere in discussione un nuovo modello di aggregazione è stato il primo passo per aprirsi al territorio, cavalcare la paura e plasmarla in paura del diverso, dell’altro, elogiare Berlusconi come il nuovo Duce di un Paese lanciato verso una nuova chiusura sociale e politica, dove la morale del Presidente del Consiglio non interessa a nessuno, come a nessuno interessavano le scappatelle di Mussolini, dove trova spazio un nuovo modello di patriottismo che si fonda sull’orgoglio nazionale targato Mediaset contro il vascello britannico. In tutto questo l’opposizione come dicevamo è assente, assente non solo da un punto di vista politico, che sarebbe il meno, ma anche da un punto di vista sociale. La rete che resisteva con il PCI-PDS-DS, sembra essere stata disintegrata, quel tessuto di protezione sociale nei confronti degli immigrati, dei nuovi ultimi è ormai acqua passata, c’è rassegnazione, rassegnazione intellettuale nel dare nuove risposte.</p>
<p>A leggerle insieme, queste interviste danno uno spaccato culturale di una città che un tempo era invisibile e che ora, in questa fase storica rappresenta l’unica alternativa concreta alla crisi della politica tradizionale.</p>
<p>La sinistra come abbiamo visto, appare un’entità assente, priva di spunti culturali nuovi, e per questo non servono le Primarie o nuovi segretari, non servono case occupate e centri sociali, serve una nuova visione di società e di cultura, serve una idea di bene comune che parta dai giovani e si fonda con le generazioni più anziane, per creare quel meraviglioso vincolo tra radici, memoria e innovazione.</p>
<p>L’orgoglio di rappresentare gli ultimi, la voglia di stare in periferia, la volontà di mandare a casa i vecchi dirigenti in tutte le loro classi, forme e stili, dovrebbe essere una delle parole d’ordine per cominciare a riparlare alla società, stanca di conflitti immaginari, di tessere, di congressi fiume. Queste interviste sono un campanello d’allarme, sono un monito vero per una classe politica cittadina ancora appesa alle beghe di palazzo, ai posti in consiglio di amministrazione, alle opposte fazioni. Le parole alle volte patriottiche, altre ancora incoerenti, rappresentano un manifesto intellettuale della nuova destra che se non arginata culturalmente rischiano di diventare totalmente egemone nella città e nel Paese.</p>
<p>Lottare contro questo appare oggi ancora più complesso del passato, non solo per la scarsità di voci intellettualmente nuove e forti, ma soprattutto perché se prima certi fenomeni sociali si contrastavano arginando un contenitore, oggi si dovrebbero combattere borgata dopo borgata, bisca dopo bisca e ancora nei campi sportivi, nelle palestre,nei centri commerciali, luoghi che una classe politica ha ignorato e di cui la comunicazione è stata delegata a strumenti comunicativi di massa, ma che necessitano di parole, di corporeità dell’azione. Se ci fosse meno marketing e più verità la battaglia sarebbe già vinta.</p>
<p>La sinistra italiana, sia essa parlamentare che culturale, oggi gioca la sua battaglia più importante, paragonabile a quella che giocò nel ’22 contro il fascismo che in egual maniera attecchì nella popolazione, se il paradigma dell’autismo sociale verrà ribaltato, certe interviste rimarranno un ricordo, se la strada continuerà ad essere quella attuale tra qualche anno non ci stupirà più nulla. Neanche che qualcuno affermi che Piazzale Loreto fu il male assoluto.</p>
<p>Firma l&#8217;appello a sostegno di Radio Radicale su<br />
<a href="http://www.fainotizia.it">Fai notizia &#8211; il primo sito di giornalismo partecipativo</a><br />
<!--EndFragment--></p>
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		<title>[lavoro] A chi serve il Career Day?</title>
		<link>http://www.leragioni.it/2009/10/30/lavoro-a-chi-serve-il-career-day/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 05:33:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
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		<description><![CDATA[<br/>
di Luca Selve
A cosa serve il Career Day? Questa è una domanda che si sono fatti in molti, partecipando a queste manifestazioni. Presentati come innovativi strumenti di orientamento al lavoro e alla formazione scolastica, universitaria e post laurea, un punto di incontro “privilegiato” tra studenti, università e aziende, sono nella realtà apparsi alla più parte dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><img class="alignleft size-medium wp-image-515" title="job-interview" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2009/10/job-interview-300x219.jpg" alt="job-interview" width="300" height="219" /></p>
<p>di <strong>Luca Selve</strong></p>
<p>A cosa serve il Career Day? Questa è una domanda che si sono fatti in molti, partecipando a queste manifestazioni. Presentati come innovativi strumenti di orientamento al lavoro e alla formazione scolastica, universitaria e post laurea, un punto di incontro “privilegiato” tra studenti, università e aziende, sono nella realtà apparsi alla più parte dei partecipanti giorni utili esclusivamente alle aziende per fare pubbliche relazioni.</p>
<p>Nel mese di ottobre ci sono stati, solo a Milano, tre Career Day: presso l’Università degli Studi (via Festa del Perdono), la Cattolica e quello creato da Monster in via Palermo 10. Con pochissime differenze l’uno dall’altro ma tutti pubblicizzati in maniera massiccia dagli organizzatori e presentati come una vera, unica e utile risorsa per trovare lavoro.<span id="more-514"></span></p>
<p>La prima cosa che è saltata subito all’occhio è la massiccia quantità di partecipanti, per lo più giovani lauerati, che si sono presentati armati di curriculum, buona volontà e soprattutto pazienza. Nel Carreer Day creato da “Monster.it” infatti, solo per entrare all’interno dello spazio adibito alla manifestazione ci sono volute, alle ore 10 di mattina, ben 2 ore di fila sotto la pioggia.  Finalmente giunti all’interno della struttura la situazione è apparsa veramente “scomoda” per un colloquio di lavoro, con file di dieci, quindici minuti solo per riuscire a parlare faccia a faccia con un rappresentante delle aziende presenti. La maggior parte delle volte per sentirsi poi dire che la compagnia, in questo difficile periodo, ha poche posizioni aperte, unicamente per stage e senza finalità di assunzione, e che la quantità di C.V. raccolta nelle ore precedenti era talmente importante, che forse sarebbe stato meglio inserire online il proprio profilo. Pochi i consigli utili sulla costruzione del curriculum e sui comportamenti da tenere ai colloqui. Ho sentito solo sfilze di presentazioni delle imprese che si autocelebravano e giovani che si lamentavano del loro nuovo status di disoccupati o occupati con un lavoro non pagato o addirittura con una professione che nulla centra con quello che hanno studiato durante il percorso universitario.</p>
<p>Visto il grande afflusso di pubblico, telegiornali, organizzatori e aziende hanno annunciato il grande successo delle manifestazioni.</p>
<p>Ma qual era il loro scopo? Tutto sembra un’enorme equivoco: la sitauzione  per un giovane laureato rimane assolutamente difficile e frustrante, cercare un lavoro è diventato una vera e propria occupazione a tempo pieno che ti regala stress, preoccupazioni e spese. Forse c’è qualcuno che ci specula sopra? Attualmente, in edicola, si possono trovare giornali di sole tre pagine ma pieni di  “annunci interessanti”, alla modica cifra di 2.50 euro, così come offerte di corsi, seminari, master per ogni esigenza e tasche finchè un giorno, attenzione, ti può cadere l’occhio su un famoso portale di lavoro e vedere un corso per “addetto alle confezioni natalizie”…. che bel regalo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!</p>
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		<title>Vespa, l’elemosina e i giovani giornalisti</title>
		<link>http://www.leragioni.it/2009/10/25/vespa-l%e2%80%99elemosina-e-i-giovani-giornalisti/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 21:33:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Rai]]></category>
		<category><![CDATA[Santoro]]></category>
		<category><![CDATA[Vespa]]></category>

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		<description><![CDATA[<br/>di Luca Falcone


Bruno Vespa batte cassa. Il suo contratto è in scadenza è il celebre giornalista della Rai vorrebbe un aumento di stipendio. Come ci hanno abituato i fuoriclasse del calcio, se le cose vanno bene, e il giocatore segna tanti gol, il presidente deve mettersi mano al portafoglio e aumentare il cachet. Il Bruno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di <strong>Luca Falcone</strong></p>
<p><strong><img class="size-full wp-image-418 alignright" title="vespa_bis" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2009/10/vespa_bis.jpg" alt="vespa_bis" width="410" height="299" /><br />
</strong></p>
<p>Bruno Vespa batte cassa. Il suo contratto è in scadenza è il celebre giornalista della Rai vorrebbe un aumento di stipendio. Come ci hanno abituato i fuoriclasse del calcio, se le cose vanno bene, e il giocatore segna tanti gol, il presidente deve mettersi mano al portafoglio e aumentare il cachet. Il Bruno nazionale non è un calciatore, non è neanche più un comune giornalista. E’ un divo del giornalismo e come tale chiede di essere remunerato.</p>
<p>Già da tempo il suo contratto non aveva più nulla a che fare con quello dei giornalisti. Nell’era dei format, anche <em>Porta a Porta </em>è diventato tale<em> </em>e, quindi, Vespa ha firmato con la Rai un contratto ad hoc come autore, direttore, conduttore di questo format. Finendo di essere, così, un semplice dipendente, seppur in carriera, del Tg1 o di RaiUno.</p>
<p>Pensiamo alle cifre previste dall’attuale contratto: 1.601.016,40 euro, ovvero 11.878,50 euro a puntata. La nuova bozza di accordo presentata alla Rai, e al momento respinta dal Cda, prevedrebbe un aumento dell’11,18%, cioè 178.963,40 euro lordi all’anno. <span id="more-414"></span>Prescindendo da un giudizio di merito sulla qualità, è innegabile che <em>Porta a Porta</em> sia un programma di successo. Basta vedere i dati di ascolto e qualsiasi discussione muore sul nascere.</p>
<p>La cosa che si vuole stigmatizzare in questa vicenda è un’altra. Messo davanti all’obiezione che un’azienda come la Rai, che attualmente vede i suoi conti in rosso, sarebbe consigliabile una riduzione piuttosto che un aumento della propria retribuzione, il buon Vespa ha sparigliato il campo con una proposta. Versare 150 mila euro all’anno del suo nuovo contratto (600 mila euro in quattro anni) in favore di dieci borse di studio annuali da 15 mila euro l’una per dieci giovani da ammettere, dopo un’accurata selezione, a un corso-concorso serissimo per entrare in Rai.</p>
<p>Ovviamente Vespa s’è sentito di tirare nella mischia anche gli altri divi del servizio pubblico. A partire da Michele Santoro, per passare a Serena Dandini, Daria Bignardi, Lucia Annunziata e Giovanni Floris, così da raggiungere le venti borse di studio.</p>
<p>Adesso la questione è che un’iniziativa del genere, in linea teorica, non è così male. Il punto è che un metodo di assunzione che dovrebbe essere la normalità, è barattato come merce di scambio in una trattativa contrattuale. Non s’è chiesto il signor Vespa se quella proposta poteva avere il sapore di un’elemosina data come un contentino per superare le difficoltà del rinnovo? Come mai questa bella idea arriva solo ora? A che cosa servono quelle dieci borse se poi dopo, sistematicamente, tornano ad essere assunti solo giornalisti segnalati dall’editore di riferimento? Non sarebbe meglio aiutare l’azienda in difficoltà riducendosi il proprio tariffario e spingere affinché ci sia una riforma di sistema che cerchi di premiare il merito e la professionalità in tutte le assunzioni?</p>
<p>La questione non riguarda solo Vespa. È noto che anche un altro divo del servizio pubblico, Michele Santoro, riceva un super stipendio. Ma soprattutto è noto che, anche con Santoro, il merito vada a farsi benedire. A testimonianza di ciò basta ricordare che negli ultimi anni ad accompagnarlo nelle dirette dal suo studio c’era una volta una ricca ereditiera coma Beatrice Borromeo, un’altra la schermitrice Margherita Grambassi e adesso la giovane attivista politica Giulia Innocenzi. Non sarebbe stato meglio, e forse anche più giusto, che per un lavoro giornalistico, in tempi di crisi, a loro posto si fosse scelto un giovane giornalista precario?</p>
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		</item>
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		<title>[lavoro] 580mila posti in meno</title>
		<link>http://www.leragioni.it/2009/10/20/lavoro-580mila-posti-in-meno/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 13:32:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tomaso Greco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Focillo]]></category>
		<category><![CDATA[Galbusera]]></category>
		<category><![CDATA[INPS]]></category>
		<category><![CDATA[UIL]]></category>

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		<description><![CDATA[<br/>leragioni.it commenta i dai UIL con Antonio Foccillo (segretario confederale) e Walter Galbusera (segretario regionale della lombardia)

In Italia c’è un dato di cui si parla poco, pochissimo. Ma è difficile negare che la fotografia di una crisi passi soprattutto per i dati sulla disoccupazione, sull’insicurezza della vita, sull’impossibilità di fare affidamento nel futuro. Nel dibattito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><em>leragioni.it</em> commenta i dai UIL con <strong>Antonio Foccillo</strong> (segretario confederale) e <strong>Walter Galbusera</strong> (segretario regionale della lombardia)</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-298" title="uil" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2009/10/uil.jpg" alt="uil" width="600" height="270" /></p>
<p>In Italia c’è un dato di cui si parla poco, pochissimo. Ma è difficile negare che la fotografia di una crisi passi soprattutto per i dati sulla disoccupazione, sull’insicurezza della vita, sull’impossibilità di fare affidamento nel futuro. Nel dibattito politico il lavoro sembra essere il grande assente, che viene chiamato in causa di tanto in tanto quando “fa notizia”, quando Tremonti, fulminato sulla via di Damasco, diventa strenuo sostenitore del posto fisso, quando assistiamo impotenti ai teli tirati fin sopra la testa di un uomo o di una donna caduti durante l’orario di lavoro.</p>
<p>Ma fuori dalla tragedia, spesso causata da impianti non a norma, da cantieri insicuri, da turni massacranti, il lavoro non fa notizia.</p>
<p>Eppure l’analisi del monitoraggio delle comunicazioni obbligatorie, effettuato dalla UIL, consegna un’immagine inquietante che rende, meglio di qualsiasi indice, l’immagine di un Paese in difficoltà.</p>
<p>Sono circa 557 mila i posti di lavoro perduti tra Giugno 2008 e Giugno 2009 e, se a questo si aggiunge la previsione fatta dal segretario confederale CGIL Agostino Megale a fine estate che prospettava per il 2010 tra 800 mila e un milione di posti di lavoro in meno, il peggio sembra ancora all’orizzonte.</p>
<p>I dati UIL, scomponibili nella doppia voce di rapporti di lavoro attivati (-457 mila) e di rapporti di lavoro cessati (+100 mila), fotografano una realtà tanto più interessante se si tiene conto che è stato comparata la situazione del lavoro prima e durante la dura crisi economica iniziata nell’autunno 2008 e non ancora terminata.<span id="more-297"></span></p>
<p>Antonio Focillo, segretario confederale UIL, ci presenta una visione d’insieme sulla crisi del lavoro “le oltre 984.000 domande di disoccupazione presentate all&#8217;Inps sono il dato più semplice ed immediato per capire che forse qualcosa non sta andando per il verso giusto e che il mercato del lavoro deve affrontare una situazione sempre più pesante. Lo stesso dato riguardante le ore autorizzate di cassa integrazione guadagni, che hanno superato quota 615,5 milioni con un aumento complessivo del 222,3% su base annuale dovrebbe risvegliare l&#8217;interesse di tutta la classe politica e dirigente italiana.” Ma Focillo non si ferma qui e invita ad aggiungere “alle stime di circa 580.000 lavoratori che hanno perso il posto di lavoro anche quelli persi da lavoratori flessibili” il che determina “una situazione molto grave nel mondo del lavoro”.</p>
<p>Dello stesso avviso il segretario regionale della UIL Lombardia Walter Galbusera, che commenta “si sta concretizzando il pericolo temuto. Ci sono segnali di ripresa, ma cominciano a manifestarsi gli effetti della caduta delle attività produttive”. Galbusera teme una situazione “più difficile nel 2010 in concomitanza con la ripresa dell’economia”. Per evitare quello che a un primo sguardo potrebbe sembrare un paradosso, Galbusera propone una soluzione in tre punti: “Anzitutto mantenere la massima capacità produttiva, ricorrendo a tutti gli strumenti a disposizione, a partire ad esempio dai contratti di solidarietà” a fianco a questo “continuare a erogare ed estendere le tutele del reddito”. Ma queste prime due considerazioni potrebbero, per Galbusera, rivelarsi poco efficaci se non sostenute da “misure di politica economica e industriale per recuperare lo spazio perduto”. Il segretario regionale lombardo lancia un segnale chiaro: tornare a “creare occupazione”.</p>
<p>Insomma, la politica non può tirarsi indietro e deve assumersi la responsabilità di una strategia per far fronte alla crisi occupazionale. Anche perché i dati, già preoccupanti e con la tendenza ad incrementarsi, non fotografano le situazioni più estreme di precarietà e di lavoro sommerso, che, come si sa, rappresentano una parte non indifferente delle prestazioni lavorative in Italia.</p>
<p>Conclude Focillo con un vero e proprio appello a politica e Istituzioni: “Non si può più restare con le mani in mano, bisogna intraprendere politiche adeguate che abbraccino una prospettiva sia di breve che di lungo periodo al fine di evitare una spirale negativa tale da prostrare l&#8217;intero paese in modo irreversibile. Bisogna assumersi delle responsabilità nei confronti dei lavoratori per evitare che vengano estromessi dal mondo del lavoro, proprio adesso che la caduta dell’economia mondiale sembra essersi arrestata, impegnando le aziende a non usare il mezzo dei licenziamenti. Bisogna, infine, creare le condizioni per un grande progetto condiviso fra Governo e parti sociali per il rilancio dell’economia attraverso investimenti ed un aumento del potere d’acquisto per lavoratori e pensionati altrimenti l’attuale situazione continuerà ad essere a detrimento dell&#8217;intera economia nazionale.”</p>
<p>Chissà se, passate le primarie, la sinistra avrà il coraggio di fare una proposta in questa direzione.</p>
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		<title>Napoli: alla ricerca di opportunità</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 22:01:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
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		<description><![CDATA[<br/>di Michele Petriccione

La condizione lavorativa dei giovani di Napoli e della Campania, come per tutto il meridione, è vicenda analizzata e studiata già da tempo approfonditamente. Dunque sarebbe difficile riproporre in poche righe ciò che è non solo materia di studio ma questione di rilevanza nazionale, purtroppo inquadrata come emergenza della più articolata questione sociale del meridione intero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><em><strong>di Michele Petriccione</strong></em></p>
<p>La condizione lavorativa dei giovani di Napoli e della Campania, come per tutto il meridione, è vicenda analizzata e studiata già da tempo approfonditamente. Dunque sarebbe difficile riproporre in poche righe ciò che è non solo materia di studio ma questione di rilevanza nazionale, purtroppo inquadrata come emergenza della più articolata questione sociale del meridione intero.</p>
<p>Ciò che invece preme sottolineare è un aspetto particolare della vicenda, ovvero quanto le scarse opportunità che Napoli e la Campania offrono alle giovani generazioni circa l’ingresso nel mercato del lavoro comportino una nuova e massiccia emigrazione dal sud verso il nord, svilendone il ruolo di nuove energie per il rilancio della società locale. Un recente studio Svimez che esamina il fenomeno della nuova emigrazione segnala che se nel 2004 partiva il 25% dei laureati nei tre anni successivi tale percentuale arriva al 38%, per non parlare poi di quanti pur residenti al meridione hanno il posto di lavoro al nord vivendo in questo modo una vita da pendolari perenni. <span id="more-92"></span>Se a ciò si aggiunge la forte incidenza del precariato nella tipologie di contratti e tutto il sommerso, si ha un quadro desolante che disegna un’ Italia sempre più spaccata ed un meridione sempre più svuotato di risorse, competenze ed energie.  In tutti i settori le potenzialità delle risorse umane non mancano: dalla antica tradizione dell’artigianato napoletano, alla produzione creativa della cultura e dello spettacolo, alla ricerca scientifica, al turismo. Eppure le opportunità non si creano, il merito viene schiacciato e mortificato, la creatività dei giovani napoletani repressa. Così dove si arriverà? Eppure non è troppo tardi per far qualcosa, basterebbe innanzitutto capire che a Napoli, come in quasi tutto il meridione, si combatte una battaglia continua tra cultura e legalità e l’ignoranza ed il crimine; battaglia che si vince solo se si aiuta a crescere una società nuova che rigeneri un tessuto sociale martoriato, solo se si sconfigge la rassegnazione attuale in cui il “fujt’avenne” (fuggitevene) è il miglior consiglio di amici e parenti.</p>
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