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	<title>LeRagioni.it &#187; Giustizia</title>
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		<title>L&#8217;ospedale psichiatrico giudiziario: un mondo senza ritorno</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 04:45:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Carceri]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Psichiatria]]></category>

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di Fulvio Tudisco
Quando si pensa ad un ospedale psichiatrico giudiziario vengono in mente a tutti mille suggestioni e mille idee su come dovrebbero essere trattati gli internati e su come dovrebbe funzionare la giustizia penale.  Inevitabilmente si pensa che queste strutture siano luoghi in cui atroci criminali riescono a evitare il carcere grazie a perizie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><img class="alignright size-full wp-image-680" title="psichiatria" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2009/11/psichiatria.jpg" alt="psichiatria" width="115" height="115" /></p>
<p>di <strong>Fulvio Tudisco</strong></p>
<p>Quando si pensa ad un ospedale psichiatrico giudiziario vengono in mente a tutti mille suggestioni e mille idee su come dovrebbero essere trattati gli internati e su come dovrebbe funzionare la giustizia penale.  Inevitabilmente si pensa che queste strutture siano luoghi in cui atroci criminali riescono a evitare il carcere grazie a perizie compiacenti. Oppure le si vede come luoghi popolati da pericolosi serial killer stile telefilm americano e balordi della peggior specie. In realtà ciò che c’è al di là delle porte degli ospedali psichiatrici nessuno lo sa: come funziona la giustizia, quali sono i trattamenti terapeutici e quali le problematiche degli operatori.<br />
Proviamo a fare un po’ di chiarezza. In Italia ci sono 6 ospedali psichiatrici per un totale di circa 1200 “pazienti detenuti”. Nella sola Campania ci sono due grandi strutture, l’OPG  Filippo Saporito di Aversa e quello di Sant’Eframo a Napoli, che accolgono circa il 40% del numero totale di internati.</p>
<p><span id="more-677"></span><br />
Secondo le statistiche, accanto a ricoverati per reati gravi, quasi un terzo degli internati è costituito invece da malati psichiatrici che hanno commesso dei piccoli reati in casa o contro la proprietà. Addirittura nel 5% dei casi non sussiste neanche il rischio di pericolosità per la comunità. Ad esempio nell’ Opg di Aversa ci sono ben 100 internati che non avrebbero più ragione di permanervi in quanto considerati a tutti gli effetti non socialmente pericolosi.<br />
Lo chiamano “ergastolo bianco”, persone che una volta entrate non usciranno mai più. È il caso di Luciano,  che vive da venti anni nell’ OPG di Aversa per aver danneggiato sette auto con un accendino Bic. O quello di Vincenzo R. di 35 anni arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, suicidatosi nella stessa struttura nel 2008. Inizialmente ritenuto instabile, anche se non pericoloso, era stato condannato a scontare la pena a casa con l&#8217;obbligo di firma. Dopo aver trasgredito agli obblighi, la sua pena era stata commutata nella detenzione in una struttura psichiatrica.<br />
A questo punto una domanda sorge spontanea: come è possibile che negli OPG ci sia tale incertezza della pena?<br />
La risposta è agghiacciante. Proprio perché dichiarati incapaci di intendere e di volere, i ricoverati non sono condannati a una pena in senso stretto, ma vengono sottoposti a una misura di sicurezza che, a seconda del reato commesso e del parere del giudice giudicante, può essere di 2, 5 o 10 anni. Passato questo periodo è ancora il magistrato, dopo aver sentito il parere del personale della struttura, a riconfermare la pena o a concedere la libertà tramite la “licenza finale per esperimento”. La legge italiana prevede che in questo caso i pazienti una volta usciti debbano essere seguiti dalle Asl e sottoposti a cure. In molti casi però i Dipartimenti di Salute Mentale, a causa di difficoltà croniche e di risorse finanziarie insufficienti, non possono garantire i servizi anche per gli ex internati negli OPG, per cui si rifiutano di prenderli sotto la propria custodia. Altrettanto fanno le famiglie spesso nell’impossibilità materiale di garantire un’assistenza psichiatrica adeguata. Si arriva così ad una situazione paradossale per cui gli internati rimangono a vita negli OPG semplicemente perché non ci sono altri luoghi in cui curarli, nessuno altro luogo dove “sistemarli”.<br />
Una tacita reclusione a vita, dunque, un ergastolo continuamente prorogato, senza possibilità di amnistia. Piccole storie dimenticate di condanne senza sentenza, magari per un reato sotto i due anni, frutto non di una concezione draconiana del diritto ma semplicemente della disorganizzazione e della burocrazia.</p>
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		<title>Maldipancia quotidiani: garantisti solo se conviene</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 08:40:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Il Giornale]]></category>
		<category><![CDATA[Libero]]></category>
		<category><![CDATA[Marrazzo]]></category>

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		<description><![CDATA[<br/>Grande campagna giornalistica di Libero e del Giornale sul caso Marrazzo: facciamo i conti in tasca al presidente (ormai è il caso di dire &#8220;uscente&#8221;).
Come se ci fosse poca carne al fuoco, i due quotidiani di area PDL non si accontentano di trans, cocaina, ricatti, video e altre amenità che, capitassero oltremanica, farebbero felici i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><img class="alignleft size-full wp-image-604" title="images" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2009/11/images.jpeg" alt="images" width="82" height="114" />Grande campagna giornalistica di Libero e del Giornale sul caso Marrazzo: facciamo i conti in tasca al presidente (ormai è il caso di dire &#8220;uscente&#8221;).</p>
<p>Come se ci fosse poca carne al fuoco, i due quotidiani di area PDL non si accontentano di trans, cocaina, ricatti, video e altre amenità che, capitassero oltremanica, farebbero felici i tabloid scandalistici per un buon semestre.</p>
<p>Libero e il Giornale fanno i conti in tasca alla famiglia Marrazzo. Il teorema è di una semplicità quasi imbarazzante: ma se Marrazzo guadagnava una certa cifra e poi doveva mantenerci famiglia, casa, bollette, stile di vita certamente agiato, dove tirava fuori i soldi per fare le sue (costosissime e politicamente fatali) notti di passione?<span id="more-644"></span></p>
<p>Quello che i quotidiani in questione non dicono, perchè non hanno uno straccio di indizio per poterlo fare, è la domanda che vorrebbero invece far passare nella testa dei loro lettori: ma se Marrazzo aveva soldi extra, non è che derivassero da qualche &#8220;arrotondamento&#8221; dei suoi emolumenti come presidente?</p>
<p>Come se Marrazzo prima di diventare il presidente Marrazzo non avesse già un lavoro ben retribuito. Ma soprattutto, e qui è il punto politico della vicenda, dopo questo accanimento giacobino Libero e il Giornale possono ancora dirsi &#8220;garantisti&#8221; e lanciare, un giorno sì e l&#8217;altro pure, strali contro la sinistra sulla questione giustizia?</p>
<p>Troppo comodo essere garantisti solo nei confronti del proprio padrone o dei suoi sodali, anche perchè quello non si chiama garantismo.</p>
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		<title>Silvio &#8220;scarlatto&#8221; attacca i magistrati &#8220;rossi&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 05:14:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ballarò]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Escort]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[<br/>Colpo di scena a Ballarò. Si collega Berlusconi, che costretto a letto dalla scarlattina, si intrattiene guardando la trasmissione di Floris (solo perché malato, precisa, perchè a quell&#8217;ora abitualmente lavora). Ospiti e dibattito fino a quel momento bi-partisan, in studio due ministri del suo governo (Alfano e La Russa), Casini, Rosy Bindi e la de [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><img class="alignleft size-full wp-image-471" title="ballaro" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2009/10/ballaro.jpg" alt="ballaro" width="280" height="200" />Colpo di scena a Ballarò. Si collega Berlusconi, che costretto a letto dalla scarlattina, si intrattiene guardando la trasmissione di Floris (solo perché malato, precisa, perchè a quell&#8217;ora abitualmente lavora). Ospiti e dibattito fino a quel momento bi-partisan, in studio due ministri del suo governo (Alfano e La Russa), Casini, Rosy Bindi e la de Gregorio.</p>
<p>Si dibatte su un po&#8217; di tutto, con toni anche molto accesi: del recente viaggio in Russia del premier, del caso Marrazzo (che viene a più riprese accostato al caso escort) e, notizia del giorno, della condanna in appello per Mills.</p>
<p>Ed è qui che il premier interviene, sorpresa nella non sorpresa, perché il refrain è lo stesso: dagli ai giudici e ai magistrati comunisti, e all&#8217;informazione a suo dire monopolizzata dalla sinistra. Lascia quindi un interrogativo: &#8220;Ma davvero Silvio Berlusconi era l&#8217;imprenditore più criminale della storia del mondo?&#8221;.<span id="more-470"></span></p>
<p>Lo schema è consolidato, Berlusconi non vuole convincere il pubblico di Ballarò e non fa nemmeno un tentativo in questa direzione. Vuole dividere il pubblico (e chi apprenderà la notizia da TG e quotidiani) tra chi sta con Berlusconi e chi sta contro Berlusconi. Compattando così il fronte interno, più che mai diviso dopo le ultime vicende, e alimentando l&#8217;antiberlusconismo nella sinistra che, a ragione, considera la più grave zavorra che finora ha frenato  la ripresa della sinistra italiana.</p>
<p>Bel gol in contropiede di Berlusconi, ma la colpa è della difesa. A forza di parlare di escort (anche quando, dopo gli ultimi accadimenti, sarebbe più opportuno sorvolare&#8230;) e di sentenze, non si riesce a fare leva sulle recenti crisi interne al centrodestra e sul viaggio russo di Berlusconi. Non sarebbe il caso il caso di affrontare i nodi politici e lasciare gli scandali piccanti ai rotocalchi e le decisioni giudiziarie alle aule di tribunale?</p>
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