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	<title>LeRagioni.it &#187; Associazione</title>
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		<title>Proposta di strumenti e scelte operative per la lotta al clan dei Casalesi ed alla criminalità organizzata a Modena</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 08:42:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazione]]></category>
		<category><![CDATA[casalesi]]></category>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2009/12/amicileragioni.jpg" width="449" height="311" alt="" title="Associazione" /><br/>Download del documento
LETTERA APERTA
AL PREFETTO, AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA E AL SINDACO DI MODENA
e, per conoscenza, a:
Presidente Giunta Regione Emilia-Romagna
Presidente della Camera di Commercio di  Modena
Procura della Repubblica presso Tribunale di Modena
Organizzazioni Economiche e Produttive di Modena
Segretari di CGIL/CISL/UIL della provincia di Modena
Partiti e gruppi consiliari della Provincia e del Comune di Modena
Parlamentari e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2009/12/amicileragioni.jpg" width="449" height="311" alt="" title="Associazione" /><br/><p style="text-align: left;"><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/03/lettera_prefetto_modena_casalesi.pdf" target="_blank"><strong>Download del documento</strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>LETTERA APERTA<br />
AL PREFETTO, AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA E AL SINDACO DI MODENA</strong></p>
<p>e, per conoscenza, a:</p>
<p style="padding-left: 120px;">Presidente Giunta Regione Emilia-Romagna<br />
Presidente della Camera di Commercio di  Modena<br />
Procura della Repubblica presso Tribunale di Modena<br />
Organizzazioni Economiche e Produttive di Modena<br />
Segretari di CGIL/CISL/UIL della provincia di Modena<br />
Partiti e gruppi consiliari della Provincia e del Comune di Modena<br />
Parlamentari e Consiglieri regionali di Modena</p>
<p>Oggetto: PROPOSTA DI STRUMENTI E SCELTE OPERATIVE PER LA LOTTA AL CLAN DEI CASALESI ED ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA A MODENA</p>
<p>Egregi Signori,</p>
<p>al termine di un incontro pubblico su “Criminalità organizzata e Clan dei Casalesi a Modena: che fare?”, svoltosi il giorno 25 febbraio u.s., è emersa su sollecitazione di associazioni economiche, imprenditoriali e della società civile l’unanime esigenza di individuare una proposta operativa, nella lotta al crimine organizzato presente nella nostra provincia, proposta che ci permettiamo di sottoporre alla Vostra cortese attenzione.</p>
<p>Premesso che:<span id="more-2858"></span></p>
<ul>
<li>Il “Clan dei Casalesi” e la criminalità organizzata sono ormai imprenditori economici di notevole rilevanza e grave pericolosità anche nella nostra provincia;</li>
<li>esiste una relazione inversamente proporzionale tra la qualità ed l’efficienza degli investimenti sociali, dei diritti del lavoro, del patrimonio civico, della dotazione di mezzi e personale negli apparati investigativi e repressivi, da un lato e presenza di lavoro e di imprese irregolari e dei gruppi criminali, dall&#8217;altro;</li>
<li>Modena dispone ancora di un notevole patrimonio di civismo democratico, di un sistema affidabile ed autorevole di istituzioni, imprese ed organizzazioni sindacali, patrimonio prezioso ma non sufficiente, da solo, a rispondere alla criminalità organizzata;</li>
<li>questo patrimonio per resistere adeguatamente all’attacco della criminalità necessita non solo di risorse e scelte legislative nazionali ed europee, ma soprattutto di una capacità di “fare sistema” tra imprese, sindacati, istituzioni ed anche di operare in modo sinergico con gli apparati investigativi e repressivi provinciali, regionali e nazionali;</li>
<li>le attuali condizioni dell’economia modenese (crisi della liquidità e difficoltà di accedere al credito, contrazione della domanda interna ed estera, crescente disoccupazione, ridimensionamento del manifatturiero) possono permettere alla criminalità organizzata di  compiere un ulteriore salto di qualità;</li>
<li>sono presenti vaste sacche di lavoro “nero” o irregolare in provincia di Modena: ( 12 lavoratori su 100 occupati, per oltre 3 miliardi di euro di fatturato annuale in nero &#8211; stime Rapporto UIL sul lavoro sommerso, 2010) in imprese presenti soprattutto nel ciclo edilizio e nella filiera della lavorazione delle carni, ma anche nei trasporti, nelle cooperative di “facchinaggio” al servizio del settore ceramico, nella ristorazione, nell’intrattenimento, nel piccolo terziario, nella subfornitura, nelle pulizie e nella logistica del metalmeccanico;</li>
<li>queste attività irregolari che si basano in modo sistematico sul lavoro “invisibile”, non tutelato e non remunerato regolarmente, sono la premessa per l&#8217;espulsione  di imprese “sane” da parte di imprese dominate o infiltrate dalla camorra ovvero per l&#8217;acquisto di quelle stesse imprese sane da parte dei gruppi criminali;</li>
<li>oggi i Casalesi agiscono, anche a Modena, con la disponibilità finanziaria, la mentalità e gli obiettivi di un Fondo d&#8217;Investimento: “i più alti profitti nel più breve tempo possibile, dovunque sia possibile”.</li>
</ul>
<p>Tutto ciò premesso, appare chiaro  l’urgenza e la necessità, per quanto possibile a scala locale (e lo è sicuramente in misura ridotta), di assumere decisioni operative adeguate alla realtà del fenomeno in preoccupante e rapida espansione.</p>
<p>Pertanto sollecitiamo la Vostra attenzione su due obiettivi prioritari:</p>
<p style="padding-left: 30px;">a) <strong>contrasto del riciclaggio nell’economia legale dei profitti criminali;</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">b) <strong>restituzione alla legalità di parti delle filiere produttive, colpendo le pratiche della<br />
contraffazione e del sommerso insieme allo sfruttamento dei lavoratori irregolari.</strong></p>
<p>Per agevolare il raggiungimento di tali fini proponiamo le seguenti possibili scelte:</p>
<ol>
<li><strong>Comitato provinciale per l&#8217;Ordine e la Sicurezza pubblica</strong><br />
Chiediamo che il Comitato potenzi e supporti il proprio ruolo di soggetto titolare delle politiche di contrasto e repressione della criminalità organizzata utilizzando, al contempo, i dati del sistema bancario locale ed indicando priorità ed emergenze non solo all’Arma dei Carabinieri, alla Polizia dello Stato e alla Guardia di Finanza ma anche agli altri enti di vigilanza e repressione quali: INAIL, INPS, Ispettorato del Lavoro, AUSL, Polizie Municipali. Uno dei primi impegni potrebbe riguardare l’analisi della situazione del territorio di Castelfranco Emilia individuando gli interventi più opportuni;</li>
<li><strong>Osservatorio provinciale contro la criminalità organizzata</strong><br />
Chiediamo che l’Osservatorio, strumento potenzialmente utilissimo diretto e coordinato dal Prefetto, sia messo in grado di diventare, per il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza pubblica, un essenziale supporto informativo e di analisi della realtà economica sociale della provincia per incrementare l’efficacia della stessa attività investigativa e repressiva.  La continua consultazione con le organizzazioni economiche, sociali, sindacali e istituzionali della provincia, che ben conoscono il sistema delle imprese locali, potrebbe rivelarsi una fondamentale fonte di conoscenze di straordinario interesse.</li>
<li><strong>Presentazione pubblica del lavoro svolto</strong><br />
Chiediamo che il Prefetto valuti la possibilità di presentare, almeno due volte l’anno, alle istituzioni, alle forze economiche, sociali e politiche della provincia, i risultati, i problemi e le priorità divulgabili, emersi dal lavoro compiuto nel contrasto verso la criminalità organizzata in provincia di Modena. In tal modo sarà possibile dare senso, efficacia e sistematicità all’impegno cui tutti gli attori del sistema modenese sono chiamati a contribuire oltre a diffondere un clima di fiducia ed incentivare anche l’opinione pubblica alla massima collaborazione e coesione.</li>
<li><strong>Associazioni antiracket</strong><br />
Riteniamo importante che istituzioni, partiti, sindacati dei lavoratori e d’impresa cooperino per la nascita di associazioni antiracket tra gli imprenditori edili che operano a Modena, soprattutto tra quelle imprese che provengono dalla Campania e dal Casertano, oltre che per l’apertura di sportelli antiusura e antiracket nei principali Comuni Modenesi, così come importante è l’iniziativa di stretta collaborazione fra le Camere di Commercio di Modena e Reggio e quelle di Crotone e Caltanisetta;</li>
<li><strong>Protocollo legalità</strong><br />
Reputiamo assolutamente necessario che le organizzazioni imprenditoriali e sindacali concordino l’assunzione del protocollo legalità, oggi applicato negli appalti pubblici, anche nel settore privato, adottando un codice etico che garantisca il rispetto del CCNL per i lavoratori impegnati nei diversi settori;</li>
<li><strong>Rafforzamento del codice etico delle associazioni imprenditoriali</strong><br />
Chiediamo a Confindustria ed a tutte le associazioni imprenditoriali di Modena di prendere ad esempio le scelte di Confindustria Sicilia, assumendo le stesse coraggiose “norme interne speciali”, che obbligano l’imprenditore vessato dalla criminalità organizzata alla denuncia per le estorsioni subite, pena la sospensione dall’Associazione datoriale e l’espulsione in caso di arresto o condanna dell’imprenditore per reati di associazione mafiosa;</li>
<li><strong>Coordinamento tra Comitati provinciali per l&#8217;Ordine la Sicurezza pubblica</strong><br />
Proponiamo la creazione di un coordinamento fra il Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica di Modena e i corrispondenti organismi di Caserta e di Napoli al fine di migliorare la conoscenza delle rispettive attività e meglio indirizzare l&#8217;azione di contrasto verso il Clan dei Casalesi nelle tre province;</li>
<li><strong>Potenziamento apparati investigativi e di contrasto alla Criminalità Organizzata</strong><br />
Riteniamo non rinviabile il potenziamento dell’attuale scarsa dotazione degli apparati investigativi a disposizione della Procura della Repubblica: a tal fine appare opportuno un passo coordinato dell’Autorità Giudiziaria, della Prefettura e degli enti locali per chiedere al Ministero un rafforzamento delle forze in campo per il controllo e il contrasto alla Criminalità Organizzata;</li>
</ol>
<p>L’insieme di queste proposte nasce dal lungo lavoro preparatorio di consultazione dialogo con tanta parte del mondo economico, produttivo, sociale ed istituzionale locale, culminato nell’iniziativa pubblica citata e continuato proficuamente fino ad oggi.</p>
<p>Ringraziando per l’attenzione,  cogliamo l’occasione per porgere distinti saluti.</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Fondazione “Mario Del Monte”<br />
Associazione “Le Ragioni del Socialismo”</strong></em></p>
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		<title>[Audio]Modena e i Casalesi, 25 Febbraio</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 16:38:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2009/12/amicileragioni.jpg" width="449" height="311" alt="" title="Associazione" /><br/>
L&#8217;elenco completo degli interventi al dibattito lo si può trovare sul sito di Radio Radicale.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2009/12/amicileragioni.jpg" width="449" height="311" alt="" title="Associazione" /><br/><p><a href="http://www.leragioni.it/2010/02/22/appuntamentimodena-e-i-casalesi-25-febbraio/" target="_blank"><strong><span style="font-size: medium;"><img class="size-medium wp-image-2545 alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="modena25-2" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/02/modena25-2-205x300.jpg" alt="" width="220" height="316" /></span></strong></a></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">L&#8217;elenco completo degli interventi al dibattito lo si può trovare sul sito di <a href="http://www.radioradicale.it/scheda/298233/criminalita-organizzata-e-clan-dei-casalesi-a-modena-che-fare" target="_blank">Radio Radicale</a>.</span></strong></p>
<p><object width="240" height="24" data="http://www.radioradicale.it/swf/fp/flowplayer.swf?30105&#038;config=http://www.radioradicale.it/scheda/embedcfg/298233?30105" type="application/x-shockwave-flash"><param name="movie" value="http://www.radioradicale.it/swf/fp/flowplayer.swf?30105&#038;config=http://www.radioradicale.it/scheda/embedcfg/298233?30105" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /></object></p>
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		<title>Le Nuove Ragioni del Socialismo: Appello agli abbonamenti</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 16:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Franchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2009/12/amicileragioni.jpg" width="449" height="311" alt="" title="Associazione" /><br/>Cari compagni e cari amici delle Nuove Ragioni del Socialismo,
poche ma sentitissime righe da noi che la rivista ogni mese la facciamo, la mandiamo in libreria e nelle edicole, e che ci siamo messi a disposizione dei circoli per fare in ogni modo possibile rete, e far pesare il nostro (e il vostro) punto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2009/12/amicileragioni.jpg" width="449" height="311" alt="" title="Associazione" /><br/><p><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/01/abbonati.jpg" alt="" width="219" height="86" />Cari compagni e cari amici delle Nuove Ragioni del Socialismo,</p>
<p>poche ma sentitissime righe da noi che la rivista ogni mese la facciamo, la mandiamo in libreria e nelle edicole, e che ci siamo messi a disposizione dei circoli per fare in ogni modo possibile rete, e far pesare il nostro (e il vostro) punto di vista nel confronto politico e culturale della sinistra. In sintesi estrema: per far vivere il nostro (e il vostro) progetto, la rivista ha bisogno, molto bisogno, di voi. L’impegno e la vicinanza politica vanno bene, ci mancherebbe, anzi, vanno benissimo. E di questo proprio non ci si può lamentare. Come potete immaginare, però, non bastano. Non vorrei sembrarvi troppo prosaico. Ma alle Nuove Ragioni del Socialismo, per andare avanti, non servono solo tanti compagni e tanti amici. Serve che questi compagni e questi amici SI ABBONINO. Se no, come potete facilmente capire, alla lunga la rivista non ce la può fare. E neanche l’associazione.</p>
<p>La finisco qui, perché, penso, ci siamo capiti benissimo. L’abbonamento ordinario costa 50 euro, quello dall’estero 60. L’abbonamento da sostenitore (e tutti dovremmo sentirci sostenitori) 100. Il conto corrente postale, intestato a Nuove Edizioni Riformiste soc. coop, è 95498424. Aspettiamo fiduciosi, ma prontissimi a rompervi di nuovo le scatole.</p>
<p>Saluti fraterni o, quanto meno, molto affettuosi<br />
Paolo Franchi</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Viaggio nella destra romana (il punto politico)</title>
		<link>http://www.leragioni.it/2009/11/03/viaggio-nella-destra-romana-il-punto-politico/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 04:50:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>Massimiliano Coccia per leragioni.it propone qualche riflessione a margine del suo viaggio nella diverse realtà della destra romana.
Qui trovate le quattro tappe del viaggio:
Parte prima: Gianluca Iannone, Casa Pound


Parte seconda: Giuliano Castellino, “Il Popolo di Roma”


Parte terza: Antonietta Canizzaro, MSI – DestraNazionale


Parte quarta: Cesare Giardina, Giovane Italia di Roma
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-

Diario di bordo sulla destra romana. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><strong>Massimiliano Coccia</strong> per <em>leragioni.it </em>propone qualche riflessione a margine del suo viaggio nella diverse realtà della destra romana.</p>
<p>Qui trovate le quattro tappe del viaggio:</p>
<pre><a href="http://www.leragioni.it/2009/10/16/viaggio-nella-destra-romana-parte-prima/" target="_blank"><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-size: medium;">Parte prima: Gianluca Iannone, Casa Pound</span></span></span></a></pre>
<pre><span style="font-size: medium;">
</span></pre>
<pre><a href="http://www.leragioni.it/2009/10/20/viaggio-nella-destra-romana-parte-seconda/" target="_blank"><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-size: medium;">Parte seconda: Giuliano Castellino, “Il Popolo di Roma”</span></span></span></a></pre>
<pre><span style="font-size: medium;">
</span></pre>
<pre><a href="http://www.leragioni.it/2009/10/25/viaggio-nella-destra-romana-parte-terza/" target="_blank"><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-size: medium;">Parte terza: Antonietta Canizzaro</span></span></span></a><span style="font-weight: normal;padding: 0px;margin: 0px"><a href="http://www.leragioni.it/2009/10/25/viaggio-nella-destra-romana-parte-terza/" target="_blank"><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-size: medium;">, MSI – DestraNazionale</span></span></span></a></span></pre>
<pre><span style="font-size: medium;">
</span></pre>
<pre><a href="http://www.leragioni.it/2009/10/30/viaggio-nella-destra-romana-parte-quarta/" target="_blank"><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-size: medium;">Parte quarta: Cesare Giardina, Giovane Italia di Roma</span></span></span></a></pre>
<p style="text-align: center;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p style="text-align: center;">
<p><strong>Diario di bordo sulla destra romana. E qualche consiglio alla sinistra.</strong></p>
<p>di Massimiliano Coccia</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-583" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2009/11/resistenza.jpg" alt="resistenza" width="448" height="151" /></p>
<p>Il viaggio nella destra romana è giunto alla sua conclusione e come ogni viaggio che si rispetti necessita di un diario di bordo che ne raccolga le considerazioni.</p>
<p>E’ stato un viaggio aspro e duro, è stato un viaggio che ha raccolto le testimonianze di una città che spesso l’informazione tende a semplificare, senza rendersi conto che esiste un’emergenza per la sinistra enorme, che non riesce più a comunicare in maniera decisa, incisiva e sociale con tantissime fasce di popolazione, in primis tra i giovani.<span id="more-600"></span></p>
<p>La cultura televisiva, il relativismo ideologico, lo svuotamento di un sistema valoriale alternativo tra le giovani generazioni, non fa altro che far prendere terreno a questa nuova destra intellettualmente strana, che parla poco del ventennio e quando lo fa aggredisce l’interlocutore quasi spiazzandolo. Di fascismo si parla poco in certi ambienti, si preferisce lasciare il giudizio alla storia, storia che nel migliore dei casi viene trattata a scuola e che nel peggiore viene trascurata, distorta, da un sistema culturale alternativo che tende ad omologare idee, storie e memoria come un vessillo del passato. E’ una destra con le radici forti e salde, che però non fa della nostalgia un vanto, ma che sa fare delle problematiche quotidiane una nuova bandiera di irrendetismo. Se i Giovani Democratici sventolano volantini che satiricamente prendono in giro un “Presidente velina”, i giovani di Casa Pound scrivono un manifesto per l’università di stampo riformista, se i Giovani Democratici perdono tempo a sostenere Bersani e fare gli “Yes man” del candidato all’europarlamento di turno, a destra si studia, si fonde l’educazione siberiana con D’Annunzio, si aprono le porte al movimento GLBT mettendo in discussione il loro antefatto ideale per non perdere il treno del futuro. Mettere in discussione un nuovo modello di aggregazione è stato il primo passo per aprirsi al territorio, cavalcare la paura e plasmarla in paura del diverso, dell’altro, elogiare Berlusconi come il nuovo Duce di un Paese lanciato verso una nuova chiusura sociale e politica, dove la morale del Presidente del Consiglio non interessa a nessuno, come a nessuno interessavano le scappatelle di Mussolini, dove trova spazio un nuovo modello di patriottismo che si fonda sull’orgoglio nazionale targato Mediaset contro il vascello britannico. In tutto questo l’opposizione come dicevamo è assente, assente non solo da un punto di vista politico, che sarebbe il meno, ma anche da un punto di vista sociale. La rete che resisteva con il PCI-PDS-DS, sembra essere stata disintegrata, quel tessuto di protezione sociale nei confronti degli immigrati, dei nuovi ultimi è ormai acqua passata, c’è rassegnazione, rassegnazione intellettuale nel dare nuove risposte.</p>
<p>A leggerle insieme, queste interviste danno uno spaccato culturale di una città che un tempo era invisibile e che ora, in questa fase storica rappresenta l’unica alternativa concreta alla crisi della politica tradizionale.</p>
<p>La sinistra come abbiamo visto, appare un’entità assente, priva di spunti culturali nuovi, e per questo non servono le Primarie o nuovi segretari, non servono case occupate e centri sociali, serve una nuova visione di società e di cultura, serve una idea di bene comune che parta dai giovani e si fonda con le generazioni più anziane, per creare quel meraviglioso vincolo tra radici, memoria e innovazione.</p>
<p>L’orgoglio di rappresentare gli ultimi, la voglia di stare in periferia, la volontà di mandare a casa i vecchi dirigenti in tutte le loro classi, forme e stili, dovrebbe essere una delle parole d’ordine per cominciare a riparlare alla società, stanca di conflitti immaginari, di tessere, di congressi fiume. Queste interviste sono un campanello d’allarme, sono un monito vero per una classe politica cittadina ancora appesa alle beghe di palazzo, ai posti in consiglio di amministrazione, alle opposte fazioni. Le parole alle volte patriottiche, altre ancora incoerenti, rappresentano un manifesto intellettuale della nuova destra che se non arginata culturalmente rischiano di diventare totalmente egemone nella città e nel Paese.</p>
<p>Lottare contro questo appare oggi ancora più complesso del passato, non solo per la scarsità di voci intellettualmente nuove e forti, ma soprattutto perché se prima certi fenomeni sociali si contrastavano arginando un contenitore, oggi si dovrebbero combattere borgata dopo borgata, bisca dopo bisca e ancora nei campi sportivi, nelle palestre,nei centri commerciali, luoghi che una classe politica ha ignorato e di cui la comunicazione è stata delegata a strumenti comunicativi di massa, ma che necessitano di parole, di corporeità dell’azione. Se ci fosse meno marketing e più verità la battaglia sarebbe già vinta.</p>
<p>La sinistra italiana, sia essa parlamentare che culturale, oggi gioca la sua battaglia più importante, paragonabile a quella che giocò nel ’22 contro il fascismo che in egual maniera attecchì nella popolazione, se il paradigma dell’autismo sociale verrà ribaltato, certe interviste rimarranno un ricordo, se la strada continuerà ad essere quella attuale tra qualche anno non ci stupirà più nulla. Neanche che qualcuno affermi che Piazzale Loreto fu il male assoluto.</p>
<p>Firma l&#8217;appello a sostegno di Radio Radicale su<br />
<a href="http://www.fainotizia.it">Fai notizia &#8211; il primo sito di giornalismo partecipativo</a><br />
<!--EndFragment--></p>
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		<title>Bersani, Fazio e le parole antiche: ne manca una</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 11:32:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tomaso Greco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>Al battesimo di &#8220;Che tempo che fa&#8221; il neosegretario del Pd se la cava bene. Si dimostra deciso nella proposta e con le idee chiare sul partito che è chiamato a condurre. Fazio lo incalza anche su argomenti non semplicissimi (come la permanenza della Binetti, le questioni etiche ecc..) e il piacentino non si scompone, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>Al battesimo di &#8220;Che tempo che fa&#8221; il neosegretario del Pd se la cava bene. Si dimostra deciso nella proposta e con le idee chiare sul partito che è chiamato a condurre. Fazio lo incalza anche su argomenti non semplicissimi (come la permanenza della Binetti, le questioni etiche ecc..) e il piacentino non si scompone, dispensando risposte equilibrate e sorrisi. Dopo Veltroni e Franceschini finalmente si può ascoltare un&#8217;intervista televisiva senza la tentazione di cambiare canale.</p>
<p>Bersani è a tutto campo e si trova quasi stretto nelle domande del bravissimo Fazio. Racconta di come vuole costruire un percorso nuovo partendo da storie antiche e intercettando esperienze recenti, dedica qualche parola alla differenza tra opposizione e alternativa (la seconda parola contiene la prima, la prima non contiene la seconda) e delinea le priorità programmatiche della sua segreteria. Bene.</p>
<p>Senz&#8217;altro è una scelta importante e a prima vista molto complessa quella di tradurre in una nuova soggettività politica le esperienze antiche della sinistra. La storia della sinistra italiana è lastricata di lacerazioni profonde, di scissioni, di fischi reciproci, di grandi conquiste e di dolorose sconfitte. Si possono mettere insieme con una grande fatica, uno slancio progettuale condiviso e, soprattutto, con una profonda revisione delle ragioni storiche e culturali di appartenenza.</p>
<p>Bersani richiama tre parole che definisce &#8220;antiche&#8221;: popolare, sinistra, laicità. Passate le Alpi, queste parole si chiamano Socialismo. Altra parola &#8220;antica&#8221;, gloriosa, che contraddistingue le formazioni della sinistra di governo. In Italia e in particolare nei partiti post-comunisti questa parola è sempre stata usata con il contagocce, per riferirsi all&#8217;Europa, al Mondo e mai al bel Paese.<span id="more-576"></span></p>
<p>Eppure il socialismo italiano ha scritto pagine fondamentali della politica e della storia civile del Paese e oggi ci onoriamo di partecipare allo sforzo per individuarne &#8220;le nuove ragioni&#8221;.</p>
<p>Il rischio è che unire le storie antiche significhi solo trovare una nuova sintesi tra ex-comunisti e ex-democristiani di sinistra, due culture importanti nella sinistra italiana, ma che non risolvono la grande frattura, avvenuta com&#8217;è noto a Livorno nel 1921, tra comunisti e socialisti e mai davvero sanata.</p>
<p>Non lo dico per amore di bandiera o per appartenenza culturale. Come dice Fazio, per andare al governo la sinistra deve convincere un certo numero di elettori che oggi votano l&#8217;altro schieramento. In altre parole recuperare dei voti finiti, da ormai un quindicennio, alla corte di Berlusconi. Una parte consistente di quei voti proviene dalla storia della sinistra riformista e socialista.</p>
<p>Se Bersani non affronta la questione socialista (e l&#8217;antisocialismo ancora presente in parte del partito che lo ha eletto) difficilmente potrà realizzare le priorità che ha delineato l&#8217;altra sera: dare un senso e un futuro alle storie della sinistra italiana e battere Berlusconi.</p>
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		<title>Appunti per la sinistra da fare</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 17:39:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>di Giacomo Marossi &#8211; da Mileft
Quando muore un’idea politica o ne nasce una nuova di solito vuole dire che sono nati anche nuovi motivi o che ne sono morti di vecchi. Quando muore un’idea politica vuole dire che le ragioni sociali e ideali che la rendevano viva sono scomparse e che altri problemi sono sorti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Giacomo Marossi &#8211; da <a href="http://www.mileft.it/" target="_blank">Mileft</a></p>
<p>Quando muore un’idea politica o ne nasce una nuova di solito vuole dire che sono nati anche nuovi motivi o che ne sono morti di vecchi. Quando muore un’idea politica vuole dire che le ragioni sociali e ideali che la rendevano viva sono scomparse e che altri problemi sono sorti rendendo i vecchi superati. Noi non crediamo che i motivi che ispirano da un secolo a questa parte l’azione dei partiti della sinistra siano finiti ma anzi che essi si ripropongano oggi, sempre irrisolti, con una potenza e una carica più forte che mai prima d’ora. In questi 15 anni di sbandamento politico-culturale seguiti alla caduta del muro e, in generale, in questi 20 anni seguiti a quella che è stata chiamata con grande bellezza (nel nome se non altro) fine delle grandi narrazioni si è sentito ripetere ogni giorno che la sinistra era finita ed aveva perso di senso.</p>
<p>La sinistra, e non intendiamo con questo la sinistra marxista, ma tutta quella sinistra in genere individualista, socialista, anarchica, riformista, secondo queste tesi sarebbe morta e sepolta perché i problemi che ci troviamo ad affrontare oggi sarebbero “altri”. <span id="more-185"></span>Credo che basti farsi un giretto in un quartiere qualsiasi della periferia milanese osservandone il degrado crescente, la dignità e la modestia decorosa in calo vertiginoso, per rendersi conto di quanto questi “altri” problemi siano, in realtà, sempre gli stessi. Basta poi dare uno sguardo al panorama sociale del nostro paese per rendersi conto che gli obiettivi di mobilità sociale che hanno ispirato per 100 anni l’operato dei partiti riformisti (cattolici e socialisti) non solo non sono stati raggiunti, ma si sono fatti molto più lontani. L’obiettivo chiaro di una politica di sinistra è l’emancipazione della società da tutte le sue “tare”, da tutti i suoi virus pericolosi: nepotismo, oltranzismo religioso, corporativismo, sfruttamento degli altri, illiberalismo…</p>
<p>Sentendo parlare giovani e meno giovani appartenenti ai grandi partiti politici di oggi ci viene sempre spiegato come “le vecchie famiglie politiche del ‘900 siano a dimenticare, da superare”. Hegel insegna però che il superamento non significa un sorpasso da destra in corsia d’emergenza quando c’è coda, ma una sintesi tra nuovo e vecchio che permetta un progresso, un continuare su una strada rivelatasi giusta aggiornando ed aggiungendovi il nuovo.<br />
La fine delle grandi narrazioni ha singnificato per la sinistra politica un’incapacità di parlare. Come nella letteratura in politica ci si è rinchiusi in giochi linguistici di scarso peso per nascondere la mancata comprensione del mondo che circondava i protagonisti.<br />
In questa incapacità di parlare, causata da un’incapacità evidente di capire, è maturata la convinzione che la sinistra fosse destinata a morte certa, e sicuramente, perché sia chiaro che qua non si vuole difendere ed accusare nessuno, i rappresentanti politici della cosidetta “sinistra” non hanno contribuito a smentire questa tesi col loro pessimo operato.<br />
Questa convinzione, però, non ha fatto i conti col mondo circostante.<br />
Qualche esempio:<br />
•    Il presidente americano Obama vince le elezioni in un paese storicamente super liberista proponendo un modello di welfare state simile (molto alla lontana) al cosidetto welfare europero frutto della collaborazione tra cristianosociali e socialisti nel dopoguerra.<br />
•    La Lega Nord, nato come partito delle classi medio alte “padane”, spadroneggia oramai nel classico ambiente operaio e, più in genere, “proletario” (sempre che questa parola significhi ancora qualcosa) divenendone la principale rappresentante.<br />
•    Silvio Berlusconi governa l’Italia (praticamente da vent’anni) su parole d’ordine non di sinistra ma che mirano a risolvere problemi storicamente di sinistra: siamo al paradosso che mentre il ministro del tesoro Tremonti accusa i banchieri e l’elite economista di scarsa comprensione della congiuntura economica, la sinistra li difende; che mentre Berlusconi, per motivi altri naturalmente dal laicismo, attacca a testa bassa la Chiesa Cattolica, la sinistra la difende stracciandosi le vesti.</p>
<p>Questi esempi manifestano una semplice verità: i problemi da cui la sinistra era nata, le idee di cui si era nutrita non solo non sono morti, ma permettono anche di vincere le elezioni e di governare un paese.<br />
Il problema allora è veramente linguistico, o meglio comunicativo, o meglio, in fin dei conti, puramente politico. Il problema è l’incapacità di grandi fette della sinistra, dalla più estrema (quella si morta perché inesistenti i motivi legati ad uno sbagliato modello reiterativo del marxismo fondato sul conflitto sociale e sulla lotta proletaria) alla più moderata di fare autocritica, riorganizzarsi e ricominciare a fare politica. Già perché fare politica è soprattutto convincere il prossimo che le idee in cui crediamo sono migliori di quelle degli altri. Fare politica è, ha detto qualcuno, adeguamento della propria azione alla realtà vivente che cambia. Quindi ricominciare a spiegare quali sono quelle idee, cosa vuole fare una sinistra oggi per cambiare il paese, è la prima cosa che una sinistra vera e propria dovrebbe cominciare a fare.<br />
Così arriviamo al motivo di fondo: la sinistra dopo la caduta del muro, per la fretta di nasconderne sotto il tappeto le macerie al grido di “mai stati comunisti!”, ha seppellito insieme a quelle tutta la storia della sinistra italiana; ha nascosto e poi dimenticato sotto il tappeto tutte le idee buone che la muovevano, tutte le idee vincenti, per paura che la mamma, tornando a casa, trovasse i cocci rotti del suo prezioso vaso ming. Ma come sanno bene tutti i monelli di questo paese, la mamma può non vedere i cocci, ma la mancanza del vaso prima in bella vista in salotto e ora sparito certo non può non notarla: ed eccoci al punto i cittadini elettori hanno visto benissimo che le idee sono sparite, che la ristrutturazione, sacrosanta, postcomunista non ha portato ad idee nuove per la risoluzione di quei sempre vecchi problemi di emancipazione sociale, ma ha semplicemente portato ad un vuoto desolante, ad un deserto della ragione in cui non rimane (per dirla con Ungaretti) “Che qualche/ Brandello di muro/ Di tanti/ Che mi corrispondevano/ Non è rimasto/ Neppure tanto”.</p>
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		<title>Progetto di una Associazione ispirata al socialismo democratico e liberale.</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 22:04:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[le nuove ragioni del socialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Le Nuove Ragioni del Socialismo]]></category>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2009/12/amicileragioni.jpg" width="449" height="311" alt="" title="Associazione" /><br/>PER ADESIONI, CONSIGLI, SUGGERIMENTI E QUANT&#8217;ALTRO SI INVITANO I LETTORI A COMMENTARE L&#8217;ARTICOLO!
____________________________
Intendiamo avviare una consultazione per verificare se esistono le condizioni per dare vita, attorno alla rivista  ,  ad una Associazione politico culturale che sia punto di raccordo di una rete di associazioni locali e circoli impegnati nell’analisi della società italiana e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2009/12/amicileragioni.jpg" width="449" height="311" alt="" title="Associazione" /><br/><p><em><strong>PER ADESIONI, CONSIGLI, SUGGERIMENTI E QUANT&#8217;ALTRO SI INVITANO I LETTORI A COMMENTARE L&#8217;ARTICOLO!<br />
____________________________</strong></em></p>
<p>Intendiamo avviare una consultazione per verificare se esistono le condizioni per dare vita, attorno alla rivista  ,  ad una Associazione politico culturale che sia punto di raccordo di una rete di associazioni locali e circoli impegnati nell’analisi della società italiana e nella discussione di proposte programmatiche e politiche ispirate ai valori del socialismo democratico e liberale.<br />
L’esigenza di ritrovare subito il filo di un confronto ci sembra particolarmente pressante in ragione sia dello stato desolante in cui versano il centrosinistra e la sinistra italiani sia della crisi gravissima che, come testimoniano le elezioni tedesche, investe la socialdemocrazia europea.<br />
Il socialismo in europa si trova in una fase-come è avvenuto in altri momenti della sua storia-in cui si impongono revisioni culturali e strategiche profonde.Noi non crediamo all’ennesima teoria della morte del socialismo democratico, siamo invece interessati a partecipare alla costruzione delle risposte giuste su ciò che deve cambiare per uscire dalla crisi politica manifestata dalle elezioni europee e dal voto in germania.E siamo convinti che questa ricerca fa tutt’uno con la elaborazione di  nuove politiche  economiche  e sociali su scala europea dopo la grave crisi internazionale provocata dalle politiche neoliberiste.<br />
In Italia, l’antipolitica ed il populismo dilagano proprio quando maggiore è la necessità insieme di una politica che indichi direzioni, suggerisca spazi, crei opportunità e di cittadini attivi che con essa interagiscano consapevolmente. In fin dei conti la lezione storica del socialismo democratico e liberale è proprio questa, e da qui occorre partire senza riproposizioni antistoriche ma anche senza fantasiose ipotesi nuoviste che, basate sul nulla come sono, non possono che alimentare proprio l’antipolitica ed il populismo.Fenomeni che si alimentano anche in reazione a modi di scelta della rappresentanza e a meccanismi istituzionali che, rafforzando il potere autoreferenziale di persone e apparati, vorrebbero trasformare i cittadini in sudditi ossequienti.<span id="more-105"></span><br />
Sta qui l’origine di una pericolosa deriva illiberale, gravemente accentuata dal nostro bastardo sistema bipolare, in cui il centro-destra tende sempre più a narrare la crisi come conseguenza dei limiti pretestuosi che ancora si frappongono all’auspicata onnipotenza della maggioranza e del suo leader. Mentre il PD non riesce,come opposizione,ad essere un riferimento per l’alternativa e diventa così subalterno al giustizialismo di Di Pietro.Contemporaneamente la sinistra radicale,dopo la crisi dell’arcobaleno,non riesce ancora a trovare uno spazio compatibile con una battaglia politica per l’alternativa alla destra.<br />
Hanno origine qui l&#8217;involuzione e l’impoverimento del confronto politico culturale; premessa del suo definitivo imbarbarimento.<br />
La nostra ambizione è di contribuire a far emergere in Italia una grande forza socialista, unitaria, laica e riformista, ispirata ai valori del socialismo democratico e liberale. Concepiamo quest’obiettivo come lo sbocco di un processo che coinvolga le diverse forze riformiste della sinistra in un dibattito e in esperienze che non siano bloccate dagli attuali assetti e non li diano per immodificabili. Non intendiamo costruire l’incubatrice dell’ennesimo partitino della sinistra. Vorremmo aggregare non solo quanti si muovono nella direzione indicata stando al di fuori dei diversi partiti esistenti, ma anche quanti vivono criticamente questa situazione pur operando all’interno di questi stessi partiti, che non possono pretendere il monopolio dell&#8217;azione politico-culturale perché non dispongono più dei titoli e degli strumenti per esercitarlo.<br />
Intendiamo perciò promuovere un confronto di idee e di proposte aperto a tutti, ma fondato sulle speranze e sulle energie di quanti continuano a chiedere ad una politica fondata sulla libera iniziativa individuale e collettiva una risposta alle loro esigenze.<br />
A questo fine proponiamo la costituzione di</p>
<ul>
<li>una Associazione che si richiami all’elaborazione storica del socialismo democratico e liberale, alle sue evoluzioni e cambiamenti, alla sua pratica effettuale quale si è manifestata e si manifesta almeno in Europa e fa ora i conti con la crisi economica e finanziaria internazionale e con la rimessa in discussione del fondamentalismo neoliberista che ha dominato l’ultimo ventennio;</li>
<li>una Associazione come raccordo, promozione, snodo e offerta di servizi per associazioni locali e circoli che si riconoscono in senso lato nelle problematiche e nell’ispirazione che abbiamo sopra delineato;</li>
<li>una Associazione che si riunisca attorno a una rivista ormai storica come &lt; Le nuove ragioni del Socialismo&gt; che ha avuto e ha il merito di una battaglia politica e culturale indefessa su questi principi e su questi obiettivi. Per questo, pur nella reciproca autonomia, l’associazione e la rivista intendono collaborare quotidianamente e sfruttare le sinergie che nascono dalle risorse associative, informative e dalle nuove tecnologie della comunicazione.</li>
</ul>
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