<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Le Ragioni.it</title>
	<atom:link href="http://www.leragioni.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.leragioni.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 11 Mar 2010 14:43:28 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Musica e mercato. L&#8217;orchestra Verdi</title>
		<link>http://www.leragioni.it/2010/03/11/musica-e-mercato-lorchestra-verdi/</link>
		<comments>http://www.leragioni.it/2010/03/11/musica-e-mercato-lorchestra-verdi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 14:43:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Citta']]></category>
		<category><![CDATA[Cultura - Cinema - Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.leragioni.it/?p=2779</guid>
		<description><![CDATA[<br/>di Marco Vitale da Arcipelago Milano
La Fondazione dell’Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico Giuseppe Verdi, che si è ormai imposta a livello nazionale e internazionale, si appresta a un’operazione societaria e finanziaria (ma che è al contempo un’operazione culturale) assai interessante sotto varie prospettive: la collocazione tra il pubblico del 49% del capitale sociale della società [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di <strong>Marco Vitale</strong> da <a href="http://www.arcipelagomilano.org">Arcipelago Milano</a></p>
<p>La Fondazione dell’Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico Giuseppe Verdi, che si è ormai imposta a livello nazionale e internazionale, si appresta a un’operazione societaria e finanziaria (ma che è al contempo un’operazione culturale) assai interessante sotto varie prospettive: la collocazione tra il pubblico del 49% del capitale sociale della società “Immobiliare Rione San Gottardo SpA”, interamente posseduto dalla Fondazione, e che ha come unica proprietà l’Auditorium di Milano, sito in largo Mahler (Corso San Gottardo) che viene utilizzato dalla Fondazione per l’Orchestra e le sue altre attività.</p>
<p>L’Auditorium è il risultato del recupero di un vecchio teatro (del 1937-38), che quando fu inaugurato rappresentò un evento importante per la sua modernità e innovazione. Il teatro è all’avanguardia per gli impianti tecnologici (televisione interna, riprese audio e video, ecc) e ospita anche manifestazioni diverse (convention, spettacoli di terzi, ecc). Considerato eccezionale sia per l’estetica che per la perfezione acustica, l’Auditorium di Milano accoglie l’attività dei complessi artistici della Verdi (Orchestra, Coro, Orchestra amatoriale laVerdi per tutti, Orchestra junior, Coro di voci bianche), oltre alle molteplici iniziative dedicate alle scuole di ogni ordine e grado.<span id="more-2779"></span> Recentemente proprio qui è stato realizzato il CD che ha permesso al soprano Renée Fleming, insieme all’Orchestra e al Coro della Verdi, di vincere il prestigioso premio internazionale “Grammy Award”.In Auditorium si preparano i concerti da tenere in Lombardia, in Italia e all’estero, oltre a quelli negli ospedali e nelle carceri, che fanno parte di un’intensa attività sociale.</p>
<p>La musica, parte fondamentale della cultura europea, è parte centrale nella nuova vita, dell’Auditorium di Milano, sede della Verdi, dove migliaia di persone si ritrovano e condividono – senza barriere linguistiche, etniche e religiose – emozioni e sentimenti evocati dalla musica: oltre duecentomila persone lo frequentano ogni anno.</p>
<p>Il tutto è avvenuto senza contributi pubblici, ma con un impegno molto gravoso per la Verdi, spesso incapace di pagare tempestivamente gli onerosi affitti nei confronti di una comprensiva proprietà.</p>
<p>Già in passato si era pensato all’acquisto dell’immobile con il supporto di enti finanziari e successiva collocazione di parte del capitale tra il pubblico. Non fu, allora, possibile realizzare il progetto, per il valore troppo elevato dell’immobile. La crisi che ha ridimensionato i valori immobiliari, il crescente successo della Verdi e la sua affermazione come uno dei pilastri della cultura musicale milanese, la ragionevolezza e spirito collaborativo della proprietà, l’appoggio di primari istituti finanziari, ha ora reso possibile l’operazione.</p>
<p>La “Fondazione Orchestra sinfonica e Coro sinfonico di Milano Giuseppe Verdi” ha infatti comprato il 100% delle azioni della società “Immobiliare Rione San Gottardo spa”, (5.380.000 azioni del valore nominale di € 1,00), che ha come unica proprietà l’Auditorium di Milano, sito in Largo Mahler. Il prezzo di acquisto è stato di € 17.500.000. L’ex proprietario contribuisce ogni anno € 150.000 di sponsorizzazione, per dieci anni. Per acquistare la San Gottardo, la Verdi ha contratto un mutuo con Banca Intesa San Paolo. Il valore dell’immobile, stabilito dalla perizia, è di € 23.600.000. Il Consiglio di Amministrazione e l’assemblea dei soci della Fondazione hanno deciso di mettere in vendita una parte delle azioni fino a un massimo del 49% del capitale sociale, per vari motivi:</p>
<p>* avere una proprietà diffusa, “pubblica”, di cittadini che, acquistando le azioni e condividendo il progetto culturale della Verdi, parteciperanno anche all’Auditorium, un bene che non perderà valore ma al contrario potrà rivalutarsi nel tempo;</p>
<p>* avere delle entrate per ridurre l’esposizione verso la banca;</p>
<p>* fare interventi di miglioria interni ed esterni (foyer, largo Mahler, servizi interni per gli spettatori e i soci);</p>
<p>Si pensa dunque di proporre l’acquisto di parte delle azioni ai soci della Verdi (circa 300) e agli abbonati (quasi 5.000).</p>
<p>Per la stagione 2010-2011 si è pensato di raccogliere circa 2 milioni di euro, mettendo in vendita le azioni con un taglio minimo di € 1.000 (200 azioni al prezzo per azione di euro 5,00).</p>
<p>Naturalmente, si prevede, qualora se ne presentasse la concreta possibilità, di far partecipare anche le istituzioni locali (Comune, Provincia, Regione, Camera di Commercio), e grandi aziende bancarie o industriali. E’ bene precisare che comunque la maggioranza delle azioni rimane in capo alla Fondazione, proprio perché la finalità di tutta l’operazione non è immobiliare ma culturale, cioè quella di consolidare un’istituzione culturale basata sul consenso e la partecipazione dei cittadini milanesi, saldamente insediata in una sua casa, che diventa casa di tutti i soci e appassionati. E’ bene anche precisare che l’operazione non viene prospettata in chiave puramente finanziaria, ma di partecipazione concreta a uno sviluppo importante da un punto di vista cittadino. Aderendo a tale proposta, unica nel suo genere in Italia e in Europa, oltre a diventare protagonisti attivi della vita culturale e musicale, si afferma il desiderio di contribuire a dare a Milano un grande prestigio culturale nel mondo, senza, nel contempo, trascurare la salvaguardia del denaro impiegato.</p>
<p>E’, insomma, un’operazione in puro stile meneghino, quello di una volta.</p>
<p>Recentemente la Fondazione ha condotto un sondaggio tra gli abbonati per stimare le possibili adesioni e sta alacremente disponendo i passaggi tecnici necessari. La risposta al sondaggio può certamente definirsi “entusiasmante” come afferma il direttore generale della Fondazione Luigi Corbani. Ritengo importante che l’operazione non solo vada in porto ma segni un grande successo. È probabile che i dividendi della S. Gottardo non saranno elevati. Ma elevatissimo sarà il dividendo sociale. L’Auditorium di Milano della Verdi non è solo un luogo dove si ascolta e si fa musica eccellente. E’ anche un luogo dove ci s’incontra tra gente civile; una specie di rifugio (nel significato preciso con cui questo termine era usato in tempo di guerra) per la gente civile.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.leragioni.it/2010/03/11/musica-e-mercato-lorchestra-verdi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Elezioni senza speranza</title>
		<link>http://www.leragioni.it/2010/03/11/elezioni-senza-speranza/</link>
		<comments>http://www.leragioni.it/2010/03/11/elezioni-senza-speranza/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 11:03:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Citta']]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.leragioni.it/?p=2770</guid>
		<description><![CDATA[<br/>di Giacomo Properzj

Le vicende della presentazione delle liste hanno distratto tutti dall&#8217;analisi dei programmi dei partiti e dei candidati presidenti. Anche il candidato che tutti assicurano vincente per la Lombardia, pur raccomando di uscire dalle polemiche e di andare a parlare di politica, non ha dato finora grandi indicazioni sul suo programma e in particolare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di <strong>Giacomo Properzj</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/03/votocontro.jpg"><img class="size-medium wp-image-2772 aligncenter" title="votocontro" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/03/votocontro-295x300.jpg" alt="" width="177" height="180" /></a></p>
<p>Le vicende della presentazione delle liste hanno distratto tutti dall&#8217;analisi dei programmi dei partiti e dei candidati presidenti. Anche il candidato che tutti assicurano vincente per la Lombardia, pur raccomando di uscire dalle polemiche e di andare a parlare di politica, non ha dato finora grandi indicazioni sul suo programma e in particolare sul disegno urbanistico della Regione e delle sue aree a forte urbanizzazione. Lo stesso il piano regolatore (oggi si chiama Piano del Governo del Territorio ma è la stessa cosa) di Milano, in discussione proprio in questi giorni a Palazzo Marino, non suscita interesse da parte dei programmi elettorali della Regione che pure avrebbe una sovrintendenza in questa materia. La enorme confusione con cui ormai da molti anni si sviluppa a macchia d&#8217;olio il territorio milanese non suscita nessuna reazione nel mondo regionale che teme solo la creazione di un ente Città Metropolitana che entrerebbe in conflitto con le sue competenze.<span id="more-2770"></span> Anche le organizzazioni di CL, a cui è stato praticamente delegato di occuparsi del territorio, guardano alle piccole iniziative edilizie lucrose ma disorganiche senza avere un piano generale. Ormai basta fare un giro nelle principali città europee (un&#8217;ora di volo) per rendersi conto dell&#8217;enorme differenza che esiste tra Milano (cioè la Lombardia) e tutto il resto d&#8217;Europa. Faranno qualcosa gli elettori? Credo nulla.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.leragioni.it/2010/03/11/elezioni-senza-speranza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>[EM.MA]Fino a quando le cose vanno come dice Berlusconi?</title>
		<link>http://www.leragioni.it/2010/03/11/em-mafino-a-quando-le-cose-vanno-come-dice-berlusconi/</link>
		<comments>http://www.leragioni.it/2010/03/11/em-mafino-a-quando-le-cose-vanno-come-dice-berlusconi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 23:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Macaluso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Em.Ma.]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.leragioni.it/?p=2777</guid>
		<description><![CDATA[<br/>“Il legittimo impedimento è legge”: è questo il titolo che oggi campeggia in tutte le prime pagine. Come è noto sulla legge il governo ha posto la fiducia per impedire che si discutessero e si votassero emendamenti. Ne parlo perché questo scenario politico svoltosi in un’aula di Parlamento è stato anticipato ai giudici di Milano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p style="border: thick solid #dc143c; font-family: Georgia,Times New Roman,Times,serif; background-color: #ffd700;"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 0px 10px;" title="Macaluso_Logo" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2009/10/Macaluso_Logo.png" alt="Macaluso_Logo" width="96" height="131" /><span style="font-size: medium;">“Il legittimo impedimento è legge”: è questo il titolo che oggi campeggia in tutte le prime pagine. Come è noto sulla legge il governo ha posto la fiducia per impedire che si discutessero e si votassero emendamenti. Ne parlo perché questo scenario politico svoltosi in un’aula di Parlamento è stato anticipato ai giudici di Milano dall’avvocato dell’imputato Silvio Berlusconi in una sede giudiziaria. Infatti ilSole24ore di martedì 9 marzo scrive che la decisione del governo di porre la fiducia è stata “anticipata ieri, a porte chiuse, ai giudici e ai Pm del processo Mediaset-diritti tv dove Berlusconi è imputato per frode fiscale”. Quindi Ghedini in questa occasione ha vestito i panni di avvocato, di parlamentare e di portavoce del governo e, brutalmente, ha detto ai giudici: signori non perdiamo tempo domani il governo metterà la fiducia su una legge che chiude il discorso sulle presenze dell’imputato Berlusconi in un’aula di tribunale. Così oggi vanno le cose nel nostro paese. Fino a quando?</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.leragioni.it/2010/03/11/em-mafino-a-quando-le-cose-vanno-come-dice-berlusconi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le due piazze di Berlusconi</title>
		<link>http://www.leragioni.it/2010/03/10/le-due-piazze-di-berlusconi/</link>
		<comments>http://www.leragioni.it/2010/03/10/le-due-piazze-di-berlusconi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 15:42:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tomaso Greco</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.leragioni.it/?p=2765</guid>
		<description><![CDATA[<br/>Sembra incredibile che, dopo le riforme che hanno dato maggiori poteri e autonomia alle Regioni, le poche settimane di campagna elettorale per le elezioni regionali siano teatro di ben due manifestazioni nazionali dei due principali partiti di maggioranza e opposizione.
Si parte questo sabato con una manifestazione di Tonino Di Pietro e del PD e si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p style="text-align: left;"><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/03/l-arrivo-del-corteo-del-pdl.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2766" title="l-arrivo-del-corteo-del-pdl" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/03/l-arrivo-del-corteo-del-pdl-300x225.jpg" alt="" width="210" height="158" /></a>Sembra incredibile che, dopo le riforme che hanno dato maggiori poteri e autonomia alle Regioni, le poche settimane di campagna elettorale per le elezioni regionali siano teatro di ben due manifestazioni nazionali dei due principali partiti di maggioranza e opposizione.</p>
<p>Si parte questo sabato con una manifestazione di Tonino Di Pietro e del PD e si continuerà sabato venturo con il Pdl in piazza. In un Paese all&#8217;apparenza così conflittuale i due schieramenti scenderanno in campo sullo stesso tema: il decreto salva-liste. In altre parole scenderanno in campo tutti per Berlusoni. Pro o contro, ma alla fine sempre di Berlusconi si finirà a parlare. Una vittoria politica di cui i militanti e i dirigenti del Pdl gongolano. E sbaglia chi dice che le manifestazioni si annulleranno: questo criterio può valere nelle scienze matematiche, ma senz&#8217;altro in politica non funziona. Anzi. Questo sabato avremo un Pd diviso, lacerato tra chi ha dato le chiavi della coalizione in mano a Di Pietro e chi di Di Pietro non vuole più sentir parlare. In mezzo Bersani che anzichè incalzare il governo è costretto a rinsaldare le fila dei suoi.<span id="more-2765"></span></p>
<p>&#8220;Facciamo parlare i cittadini, la società civile, non i leader di partito&#8221; propone un pezzo del Pd, forse inseguendo il populismo dipietrista o forse cercando in extremis di arginarlo. Dall&#8217;Italia dei Valori replicano pacifici: Tonino parlerà dal palco, voi fate quel che credete. Ed è possibile, per non dire probababile, che Di Pietro tornerà ad attaccare Napolitano. Cosa farà il Pd a quel punto? Abbandonerà la piazza? Tenterà di dissociarsi?</p>
<p>Per quanto la manifestazione del Pdl potrà essere un successo, salvo colpi di scena imprevedibili il vero risultato per Berlusconi è la manifestazione del Pd.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.leragioni.it/2010/03/10/le-due-piazze-di-berlusconi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>[EM.MA]E ora pensiamo a un’alternativa di governo</title>
		<link>http://www.leragioni.it/2010/03/10/em-mae-ora-pensiamo-a-un%e2%80%99alternativa-di-governo/</link>
		<comments>http://www.leragioni.it/2010/03/10/em-mae-ora-pensiamo-a-un%e2%80%99alternativa-di-governo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 23:01:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Macaluso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Em.Ma.]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.leragioni.it/?p=2497</guid>
		<description><![CDATA[<br/>I giornali berlusconiani hanno finalmente capito. Libero titola la prima: “Ora basta, votiamo”. Il Giornale: ”Caro Silvio, ora basta: pensa al voto”.
E pensando al voto il Cavaliere convoca il “suo” popolo a Roma per recitare ancora una volta la parte della vittima: carnefici i magistrati che applicano la legge. La manifestazione e la campagna elettorale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p style="border: thick solid #dc143c; font-family: Georgia,Times New Roman,Times,serif; background-color: #ffd700;"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 0px 10px;" title="Macaluso_Logo" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2009/10/Macaluso_Logo.png" alt="Macaluso_Logo" width="96" height="131" /><span style="font-size: medium;">I giornali berlusconiani hanno finalmente capito. Libero titola la prima: “Ora basta, votiamo”. Il Giornale: ”Caro Silvio, ora basta: pensa al voto”.<br />
E pensando al voto il Cavaliere convoca il “suo” popolo a Roma per recitare ancora una volta la parte della vittima: carnefici i magistrati che applicano la legge. La manifestazione e la campagna elettorale forse serviranno a coprire temporaneamente e malamente una crisi politica che inevitabilmente esploderà dopo il voto. Il pdl così come è non regge anche perché la crisi del berlusconismo si è riverberata nel governo che non governa i processi economici e sociali che attraversano il Paese. Il governo esiste solo sul fronte delle leggi che riguardano i processi del Cavaliere. La contraddizione si è acutizzata. Ma attenzione, un’alternativa di governo fondata sull’alleanza Pd-Di Pietro non è credibile, anche perché non è auspicabile per una parte consistente dell’elettorato che vuole cambiare. La campagna forsennata dell’ex Pm contro il Quirinale sorretta dal quotidiano di Travaglio rende evidente la contraddizione. Bersani faccia la campagna elettorale ma cominci a pensare al futuro. Non solo a quello del Pd ma del paese.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.leragioni.it/2010/03/10/em-mae-ora-pensiamo-a-un%e2%80%99alternativa-di-governo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;autorete della sinistra</title>
		<link>http://www.leragioni.it/2010/03/09/lautorete-della-sinistra/</link>
		<comments>http://www.leragioni.it/2010/03/09/lautorete-della-sinistra/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 12:04:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tomaso Greco</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.leragioni.it/?p=2757</guid>
		<description><![CDATA[<br/>La campagna per le regionali è partita. I toni sono accesi, come era inevitabile. Ma, a sorpresa, la sinistra non parla delle grandi emergenze del Paese, rese ancora più evidenti dal poco arrosto sotto il fumo delle riforme declamate dal governo. La crisi, quella che per alcuni autorevoli esponenti del governo non c&#8217;era per intenderci, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/03/MoulinGuache1886.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2758" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="MoulinGuache1886" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/03/MoulinGuache1886-244x300.jpg" alt="" width="220" height="267" /></a>La campagna per le regionali è partita. I toni sono accesi, come era inevitabile. Ma, a sorpresa, la sinistra non parla delle grandi emergenze del Paese, rese ancora più evidenti dal poco arrosto sotto il fumo delle riforme declamate dal governo. La crisi, quella che per alcuni autorevoli esponenti del governo non c&#8217;era per intenderci, è ancora qui. Riflette la sua ombra nel mondo del lavoro, dove raramente la disoccupazione ha conosciuto ritmi di crescita come oggi. La crisi è la totale incertezza e sfiducia nel futuro che, con buona pace delle dichiarazioni di ottimismo del governo, avvolge gran parte degli italiani e si traduce sempre più spesso nella distanza diffidente tra cittadino e politica.<span id="more-2757"></span> La crisi è l&#8217;imbarbarimento culturale, la crisi è la scuola pubblica in ginocchio, la crisi è la sanità che chiede esorbitanti costi di tempo e di quattrini a cittadini che vivono situazioni in cui non dispongono nè di tempo nè di denaro. La crisi è la paura che prende corpo nelle fobie sociali più deleterie. La misura più evidente della crisi è la quantità e la qualità della vita democratica interna ed esterna ai partiti.</p>
<p>Ma la sinistra ha scelto di andare in piazza non per denunciare tutti questi problemi e per dare la massima voce possibile alle buone e ragionevoli soluzioni alternative di cui certamente dispone, ma, ancora una volta, contro Berlusconi. E lo fa tirata per il bavero da Di Pietro, combattuta e divisa tra chi (giustamente) vorrebbe fare campagna elettorale e chi, invece, ritiene che l&#8217;unica prospettiva sia la delegittimazione dell&#8217;avversario. Così si finisce per non parlare di altro che non sia Berlusconi. Come negli ultimi 16 anni. Magari Di Pietro riesce a riscchiare al Pd un paio di consiglieri regionali qua e là. Intanto la Polverini cita Battisti. Anch&#8217;io: capire tu non puoi chiamale se vuoi, emozioni.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.leragioni.it/2010/03/09/lautorete-della-sinistra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>[EM.MA]La campagna dei dipietristi contro Napolitano</title>
		<link>http://www.leragioni.it/2010/03/09/em-mala-campagna-dei-dipietristi-contro-napolitano/</link>
		<comments>http://www.leragioni.it/2010/03/09/em-mala-campagna-dei-dipietristi-contro-napolitano/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 23:01:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Macaluso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Em.Ma.]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.leragioni.it/?p=2753</guid>
		<description><![CDATA[<br/>La campagna contro il presidente della Repubblica promossa da Di Pietro e i suoi soci, è alimentata da articoli del Fatto di Travaglio, che ricordano quelli della stampa fascistizzante negli anni in cui l’aggressione alle istituzioni tendeva a delegittimare la Repubblica e la Costituzione. L’alleanza del Pd con Di Pietro promossa da Veltroni, si conferma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p style="border: thick solid #dc143c; font-family: Georgia,Times New Roman,Times,serif; background-color: #ffd700;"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 0px 10px;" title="Macaluso_Logo" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2009/10/Macaluso_Logo.png" alt="Macaluso_Logo" width="96" height="131" /><span style="font-size: medium;">La campagna contro il presidente della Repubblica promossa da Di Pietro e i suoi soci, è alimentata da articoli del <em>Fatto</em> di Travaglio, che ricordano quelli della stampa fascistizzante negli anni in cui l’aggressione alle istituzioni tendeva a delegittimare la Repubblica e la Costituzione. L’alleanza del Pd con Di Pietro promossa da Veltroni, si conferma come un boomerang per Bersani. La campagna dipietrista è stata alimentata dalla tv di <em>Repubblica</em> che in questi giorni si è distinta nell’aggressione a Napolitano. Il fatto che il governo Berlusconi e suoi alleati, hanno voluto il decreto è per la Repubblica ormai secondario. Il fatto che sulla costituzionalità delle leggi decide la Carta costituzionale, e non il Presidente della Repubblica, è ignorato. Se il Capo dello Stato avesse il potere di decidere sulla costituzionalità perché esiste la Consulta? Il presidente può rifiutare la firma in casi eccezionali (manifestatamente anticostituzionali) e deve tenere d’occhio il quadro politico del paese. Speriamo che l’Italia non abbia mai un presidente di parte e sfasciacarrozze, come augurano Di Pietro e i dipietristi di complemento.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.leragioni.it/2010/03/09/em-mala-campagna-dei-dipietristi-contro-napolitano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>8</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Buon Otto Marzo!</title>
		<link>http://www.leragioni.it/2010/03/08/buon-otto-marzo/</link>
		<comments>http://www.leragioni.it/2010/03/08/buon-otto-marzo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 22:59:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.leragioni.it/?p=2748</guid>
		<description><![CDATA[<br/>di Pia Locatelli
Otto Marzo: una festa che è diventata di tutte e di tutti, ma pur sempre ancora una festa dell&#8217;impegno politico e civile, come il primo maggio. Come la festa del lavoro, anche la giornata delle donne nasce dal movimento socialista, e nasce internazionale. L&#8217;otto marzo 1908 era stato il giorno del “Pane e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><em><strong>di Pia Locatelli</strong></em></p>
<p>Otto Marzo: una festa che è diventata di tutte e di tutti, ma pur sempre ancora una festa dell&#8217;impegno politico e civile, come il primo maggio. Come la festa del lavoro, anche la giornata delle donne nasce dal movimento socialista, e nasce internazionale. L&#8217;otto marzo 1908 era stato il giorno del “Pane e delle Rose”: 15 mila donne di New York manifestarono per chiedere pane, cioè lavoro e salario, ma anche rose, cioè tempo libero, diritti per l&#8217;infanzia, dignità e rispetto. A Copenhagen, nel 1910, un congresso internazionale di donne socialiste proporrà una giornata internazionale, sancita definitivamente nel calendario in ricordo di New York e della&#8230; rivoluzione russa, sì ma quella di febbraio (marzo per gli ortodossi) che nessuno oggi ricorda: abdicazione dello zar e voto alle donne, speranze di libertà prima del capolinea del più famoso Ottobre.<br />
L&#8217;Otto Marzo in Italia non è stata subito una festa importante: lo è forse dagli anni settanta, quando diventò un giorno di cortei. Era il periodo in cui rappresentarsi in pubblico era un gesto di liberazione, come indossare abiti non convenzionali, buttando via quelli che le donne sentivano ormai lontani dal loro modo di essere, buoni solo per una commedia sociale i cui ruoli erano stabiliti dai maschi. Erano gli anni del nuovo diritto di famiglia, del referendum contro l&#8217;abolizione del divorzio e poi della legge sulla interruzione volontaria della gravidanza. Erano gli anni in cui, tra un corteo e l&#8217;altro, cambia il costume, si può essere, finalmente, liberamente donne.<br />
<span id="more-2748"></span>Negli anni ottanta sembra ormai fatta: le più giovani sbuffano, ai cortei non vengono più. “Ritorna la seduzione” titolano le riviste femminili, come arma della donna liberata e non più come recita a beneficio del maschio. E va bene così, ben venga un po&#8217; di leggerezza, che l&#8217;otto marzo diventi il giorno delle mimose e delle serate tra amiche. Anche il tema delle quote, che pure si è affermato in Europa, viene snobbato, le donne pensano di avercela fatta, il femminismo sembra storia.<br />
Ma oggi dobbiamo dire che quella sicurezza era imprudente. Le donne hanno continuato a progredire ma la loro marcia, che sembrava trionfale, si è fatta faticosa, millimetrica: i “soffitti di vetro” erano lì, durissimi. Ho visto nuove giovani donne, in questi ultimi anni, sbuffare per la frivolezza dell&#8217;otto marzo, ormai banalizzato in spogliarelli maschili e pubblicità di regali, mentre la vita si faceva sempre più dura, tra precarizzazione del lavoro e nuovi gallismi, pane “a progetto” e rose ancora proibite per le madri singole, le donne infertili, le ragazze vittime della pressione che le vuole tutte letterine o veline.<br />
Pane e rose: le donne sembrano saper mescolare politica e vita, ragioni del pubblico e ragioni del privato, in modo da arricchire entrambe le sfere, vissute invece dagli uomini con troppo rigida divisione.<br />
Anna Kuliscioff, che forse tante giovani donne non conoscono, rimane per me il simbolo di questo modo di vivere l&#8217;impegno pubblico, non come sacrificio dei sentimenti ma come unione di cuore e ragione, libertà e felicità. E non cito a caso questa figura: è il ricordo di una, oggi diremmo, extracomunitaria, morta a Milano nel 1925, che trovò in questa città una nuova patria. Cosa avrebbe pensato vedendo la Milano di oggi pronta ad espellere famiglie extracomunitarie se il capofamiglia perde il posto di lavoro a causa della crisi? E cosa penserebbe lei, che lottò tutta la vita per il suffragio femminile, scoprendo che, a oltre sessant&#8217;anni dal voto alle donne, soltanto una su cinque parlamentari è donna? E cosa direbbe delle donne lombarde rappresentate dalle veline?<br />
Buon otto marzo, c&#8217;è ancora tanto da fare.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.leragioni.it/2010/03/08/buon-otto-marzo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La crisi della democrazia rappresentativa (come l&#8217;abbiamo conosciuta)</title>
		<link>http://www.leragioni.it/2010/03/08/la-crisi-della-democrazia-rappresentativa-come-labbiamo-conosciuta/</link>
		<comments>http://www.leragioni.it/2010/03/08/la-crisi-della-democrazia-rappresentativa-come-labbiamo-conosciuta/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 19:03:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.leragioni.it/?p=2731</guid>
		<description><![CDATA[<br/>di Giampaolo Sbarra
La democrazia rappresentativa che abbiamo conosciuto nel XX secolo in Italia, sembra definitivamente superata.
Essa ha percorso l&#8217;itinerario che caratterizza tutti i fenomeni storici: si è presentata sul palcoscenico della storia come sistema politico rivoluzionario, dirompente per il vecchio regime liberale e promettente per i ceti subalterni emarginati dalle scelte politiche e privi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><em><strong>di Giampaolo Sbarra</strong></em></p>
<p>La democrazia rappresentativa che abbiamo conosciuto nel XX secolo in Italia, sembra definitivamente superata.</p>
<p>Essa ha percorso l&#8217;itinerario che caratterizza tutti i fenomeni storici: si è presentata sul palcoscenico della storia come sistema politico rivoluzionario, dirompente per il vecchio regime liberale e promettente per i ceti subalterni emarginati dalle scelte politiche e privi di rappresentanza nelle istituzioni, e ha suscitato aspre reazioni; è diventata sistema politico prevalente nelle realtà socioeconomiche a sistema capitalistico, dove ha rappresentato uno strumento di partecipazione alle scelte, di compensazione dei conflitti, di conquista di diritti civili e sociali e di controllo &#8211; pur tra mille contraddizioni &#8211; dell&#8217;operato del Potere. Poi si è trasformata in partitocrazia consociativa, e ha subito i primi colpi mortali alla fine degli anni &#8216;80, fino all&#8217;esplosione di Mani pulite, che ha dimostrato quanto e come i partiti politici avessero travisato la loro funzione di rappresentanza, di governo e di controllo (anche se non tutti sono stati colpiti allo stesso modo dalla ondivaga furia giustizialista popolare).</p>
<p><span id="more-2731"></span>La stagione referendaria dei primi anni Novanta ha tentato di far fare un passo avanti ad un sistema politico immobilizzato dall&#8217;istinto di sopravvivenza, e ha cercato di valorizzare il protagonismo dei cittadini-elettori, introducendo il sistema elettorale maggioritario uninominale, che lega gli eletti ai cittadini di un preciso e limitato territorio e combattendo un finanziamento pubblico mai sufficiente a saziare la fame di denaro del sistema politico; ma i partiti sono subito intervenuti a limitare i danni, introducendo la quota proporzionale nella legge elettorale e cambiando la strategia del finanziamento, introducendo i rimborsi elettorali (per giungere all&#8217;aberrazione attuale, per cui un partito &#8211; magari pressoché scomparso &#8211; prende i soldi del rimborso elettorale per tutta la legislatura iniziata, anche se essa si conclude anticipatamente) e il finanziamento ai gruppi parlamentari e ai giornali di partito, con conseguente nascita &#8220;a tavolino&#8221; di partiti &#8211; o associazioni politiche &#8211; che possono finanziare finti giornali di finti partiti.</p>
<p>Questi elementi, che hanno vanificato la strategia referendaria, hanno accelerato la discesa ripida verso il superamento della &#8220;democrazia rappresentativa&#8221;: i partiti esitono, ma sono di fatto poco rappresentativi della società, anche se ne prendono i voti. Anzi, la rappresentano &#8220;in negativo&#8221;: sono alla coda del popolo, invece cha alla testa.</p>
<p>Questa crisi ha colpito con forza la sinistra, e l&#8217;ha tramortita.</p>
<p>Particolarmente duro è stato capire (finalmente, dopo anni… e ancora qualcuno fa finta di nulla…) che la classe operaia non vota più necessariamente a sinistra (come faceva un tempo, e neanche tutta). Questa crisi di rappresentanza politica e sociale, ha favorito la nascita di comitati e associazioni di vario tipo (ciò che per qualche anno è stato definito come &#8220;società civile&#8221;, ma oggi questa categoria è fortunatamente in disgrazia) che agiscono al posto dei partiti e, con il pretesto di stimolare i partiti, li hanno di fatto delegittimati; è accaduto con i la Rete e con i Girotondi, fino all&#8217;Onda degli studenti degli ultimi mesi e sta accadendo con il &#8220;Popolo viola&#8221;.</p>
<p>Sono ormai pochi coloro che individuano i partiti come riferimenti; e non a caso molti esponenti della politica e della cultura di diverso e apparentemente inconciliabile origine politico-culturale hanno come riferimento politico Di Pietro e l&#8217;Italia dei Valori.</p>
<p>Ma Di Pietro e l&#8217;Italia dei Valori agiscono più come la Lega e il PDL, piuttosto che come il PD e la Sinistra &#8220;classica&#8221;. A destra, infatti, non sono interessati solo alla rappresentanza di ceti sociali o di istanze precise; vi è, di più, il tentativo di aggravare alcune problematiche per esasperare la popolazione e rappresentare un disagio fomentato ad arte (immigrati-ordine pubblico, magistratura comunista, tutti intercettati, privacy-escort ecc.). In questo contesto diventano fondamentali i mezzi di comunicazione e in Italia diventa fondamentale il loro controllo e la loro manipolazione. Sondaggi, sbarchi e stupri sono le notizie che orientano l&#8217;opinione pubblica verso chi dà risposte draconiane (non importa se non risolutive, quando non addirittura peggiorative).</p>
<p>In questo modo, nel periodo storico del superamento delle ideologie classiche (frutto certamente del tracollo dei regimi e delle ideologie comuniste, ma anche di una progressiva laicizzazione della politica che però diventa anche priva di &#8220;moralità&#8221;), il consenso viene conquistato in modo ideologico (antimeridionalismo, xenofobia, paura del diverso ecc.), con ricorso ad un&#8217;ideologia che rasenta l&#8217;irrazionalità e l&#8217;istintualità.</p>
<p>In definitiva, mentre a sinistra non si riesce più a rappresentare i settori sociali di riferimento né a coinvolgere altri ceti in una prospettiva di riforma del sistema (prospettiva che, del resto, non esiste) e bisogna abbandonarsi all&#8217;ideologia dell&#8217;antiberlusconismo, a destra si esasperano le paure per guadagnare i voti lucrando sul disagio.</p>
<p>In entrambi i casi è entrata in crisi l&#8217;idea di &#8220;rappresentatività&#8221; come frutto dell&#8217;ascolto dell&#8217;opinione pubblica, dell&#8217;interpretazione e rielaborazione in &#8220;chiave di governo&#8221; delle sue esigenze, delle sue aspettative e delle sue speranze.</p>
<p>Si dice che la Lega costituisce l&#8217;ultimo esempio di partito fortemente radicato, ed è vero, è fortemente radicato ed insediato nel territorio, ma anch&#8217;essa ha dovuto fomentare e gestire gli istinti peggiori di un &#8220;popolo&#8221; che se &#8220;lasciato libero&#8221; può dare il peggio di sé in senso egoistico e xenofobo. Insomma, la Lega non si è messa alla guida del popolo rielaborandone le necessità (come fece a suo tempo e per decenni la DC con lo stesso popolo negli stessi territori), ma ha gestito un disagio esasperato ad arte.</p>
<p>Insomma, a destra prevale il modello del partito &#8220;padronale&#8221; o &#8220;ideologico&#8221;, con collegato &#8220;culto della personalità&#8221;: Bossi e Berlusconi.</p>
<p>La legge elettorale di Calderoli, la &#8220;Legge porcata&#8221;, da cui il nome d&#8217;arte &#8220;Porcellum&#8221;, è l&#8217;atto finale di un processo degenerativo della democrazia rappresentativa: le liste vengono definite dai segretari dei partiti, per cui i parlamentari devono essere riconoscenti non agli elettori che li hanno votati, ma ai segretari che li hanno candidati in posizione utile.</p>
<p>Si noti che con il Porcellum non solo i parlamentari, ma anche gli organismi di garanzia sono nelle mani dei segretari dei partiti, per cui siamo quotidianamente di fronte ad un gigantesco conflitto di interessi tra controllati e controllori, che sono le stesse persone, appartenenti alle stesse categorie, interessate innanzitutto a garantirsi un futuro.</p>
<p>Mentre vanificavano la democrazia rappresentativa, i partiti cercavano di corrodere dall&#8217;interno anche le strategie del suo superamento in positivo. Ne sono un esempio le &#8220;elezioni primarie&#8221; addomesticate praticate ampiamente dall&#8217;Ulivo (per legittimare Prodi) e dal PD (per legittimare Veltroni): primarie finte, svolte solo dopo che i dirigenti politici avevano fatto l&#8217;accordo sugli eletti.</p>
<p>In effetti, che la democrazia rappresentativa sia in crisi non è una bella notizia.; come si sa, la democrazia è piena di difetti, ma non si è trovato un sistema politico migliore, finora. Adesso però, potremmo essere al capolinea: e allora bisogna individuare altre strade.</p>
<p>E non è facile, perché siamo entrati in una realtà nuova, che Ilvo Diamanti bene sintetizza con queste parole, citando Bernard Manin: &#8220;Bernard Manin ha parlato, a questo proposito, di &#8220;democrazia del pubblico&#8221;. Dove il &#8220;pubblico&#8221; non si riferisce a &#8220;ciò che è di interesse comune&#8221;. Né allo spazio del dibattito sui temi (appunto) pubblici creato e occupato dagli intellettuali. Il &#8220;pubblico&#8221; evoca, invece, il cittadino-spettatore di fronte alla &#8220;messa in scena della politica&#8221; (per parafrasare Balandier, quando definisce i rituali del potere nelle società pre-moderne)&#8221;. (la Repubblica, 17 maggio 2009)</p>
<p>Sintetizzando, e guardando a sinistra, che mi interessa di più:</p>
<ol>
<li> i partiti, per vari motivi, non sono in grado di rappresentare un&#8217;alternativa alla destra che ci governa;</li>
<li>del resto il ceto politico di sinistra è delegittimato dal fatto che per due volte ha governato e ceduto il potere alla destra; e questo ceto politico è costituito dalle stesse inossidabili persone, che ogni volta &#8211; anche dopo una cocente sconfitta &#8211; ci spiegano cosa bisogna fare; l&#8217;unico ad essersi fatto da parte è Prodi, l&#8217;unico ad avere davvero vinto la destra e ad essere stato vinto dai suoi;</li>
<li>nella latitanza dei partiti, sono emerse forze dalla società che hanno ulteriormente delegittimato la politica (Di Pietro, Grillo, Santoro, Repubblica, CGIL, Girotondi, Onda, Popolo Viola), e che non sono in grado di fare sintesi propositiva, per cui si corre a chi grida di più.</li>
</ol>
<p>In questa situazione è difficile immaginare una via d&#8217;uscita, ma certo essa deve essere data da una serie di situazioni convergenti, a partire dalla scelta di un modello di rappresentanza politica (e poi da un modello istituzionale) che dia davvero voce al &#8220;popolo elettore&#8221; e permetta di fare sintesi &#8211; mettendo fuori gioco le oligarchie partitiche centralistico-romane &#8211; e di responsabilizzare il ceto politico.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.leragioni.it/2010/03/08/la-crisi-della-democrazia-rappresentativa-come-labbiamo-conosciuta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La sacralità della periferia</title>
		<link>http://www.leragioni.it/2010/03/08/2732/</link>
		<comments>http://www.leragioni.it/2010/03/08/2732/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 10:40:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Landolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura - Cinema - Arte]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.leragioni.it/?p=2732</guid>
		<description><![CDATA[<br/>“Con il mondo non la spunti che quello si è svegliato prima di tutti”.
La frase di una Madre dolorosa in minigonna ben racchiude la poetica di Antonio Tarantino fatta di barboni, matti,  omosessuali: personaggi ai margini che popolano la periferia torinese. Quattro atti profani riunisce quattro monologhi, anzi quattro soliloqui, tratti dai testi che l’autore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/03/malostifoto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2734" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/03/malostifoto.jpg" alt="" width="220" height="284" /></a>“Con il mondo non la spunti che quello si è svegliato prima di tutti”.</p>
<p>La frase di una Madre dolorosa in minigonna ben racchiude la poetica di Antonio Tarantino fatta di barboni, matti,  omosessuali: personaggi ai margini che popolano la periferia torinese. <em>Quattro atti profani </em>riunisce quattro monologhi, anzi quattro soliloqui, tratti dai testi che l’autore d’adozione torinese compose negli anni ’90 e che Valter Malosti ha ridotto per una coraggiosa operazione registica che non per niente gli è valsa il premio Ubu (gli Oscar del teatro) come miglior regia 2009. Tra Giovanni Testori e Pier Paolo Pasolini, la scrittura di Tarantino dà ai personaggi stranianti ascendenze evangeliche. L’idea, dunque, non è originale ma convincente sì grazie soprattutto a un linguaggio crudo fatto di inflessioni dialettali e dalla forte sessualità, forse un po’ troppo per il pubblico del Teatro Eliseo di Roma, dove è in scena fino al 14 marzo, che un po’ se ne scandalizza.<em> Stabat Mater</em>, qui interpretato da una ironica e commovente Maria Paiato fu il testo con cui l’autore si rivelò al pubblico vincendo nel 1994 il Premio Riccione per il Teatro. Malosti fa di questa Madonna contemporanea che invoca “quel cristo di mio figlio” cresciuto a Nutella e Simmenthal e portatole via dalla politica, il filo conduttore di un’umanità ridotta alla miseria dove i figli dei poveri è meglio che non nascano o se nascono è meglio che siano stupidi perché “l’intelligenza nelle menti dei poveri è un danno”.</p>
<p><span id="more-2732"></span>Sulle sponde del Po-evocato quasi come Gange purificatore- si muove anche un folle vittima dell’elettroshock con la sua “purpurea felpa”. E’ lo stesso Malosti a interpretare la <em>Passione secondo Giovanni</em>, nel testo originale un dialogo con un infermiere che qui diventa un parlarsi addosso fatto di frasi sconnesse, di pensieri interrotti. Forse- come spesso accade ai registi, anche bravi come in questo caso, che si dirigono da soli- il passaggio meno compiuto dello spettacolo che per il resto ha il merito di essere una vera e propria operazione drammaturgica che compone in un unico quadro frammenti apparentemente sconnessi. Ne nasce una liturgia, sorta di rappresentazione medievale, ben calata nelle contraddizioni della contemporaneità dove la sofferenza è figlia non della miseria ma della solitudine.  E’ sola la ragazza madre disperata e incompresa, è solo (qui anche scenicamente) il povero Cristo uscito dal manicomio e che crede di “essere Lui”. E’ solo il padre con la sua preghiera davanti al corpo del figlio trans, tanto da vestirne gli abiti e traformarsi, temporaneamente, nella creatura morta.Così il <em>Vespro della Beata Vergine</em> diventa un pianto trattenuto, un dolore sordo. Con la sua fisicità appesantita dagli anni e fasciata in un abito di velluto rosso, quel grande attore che è Mauro Avogadro riesce a creare una situazione di disagio, tanto che lo spettatore sente quasi di spiare un momento intimo e per questo imbarazzante ma non può fare a meno di esserne partecipe. Soli, benché si accompagnino insieme, sono Lustrini e Cavagna, (perfettamente azzeccati nei ruoli Michele di Mauro e Mariano Pirrello) figure beckettiane in attesa di un personaggio facoltoso da irretire. In questa attesa passa l’omosessualità, palese, di Lustrini e quella, negata, di Cavagna (uno che è “temporaneamente nella merda”). Con brevi tratti Tarantino racconta  l’etereo Lustrini cresciuto dai preti, personaggi che compaiono spesso nei suoi testi, gli unici a contatto con questo residuo di umanità ma anche i primi ad approfittarne. Colpa loro e della loro solidarietà, secondo Cavagna se “abbiamo tutta l’Africa in casa e non troviamo più un posto al dormitorio”. C’è qui un tentativo di rapporto, forse un amore, roso dalla fame, dal freddo e dal sogno di un’altra vita possibile. Lustrini finirà morto su un palo della luce, sotto il pianto della Stabat Mater. Ma le lacrime non sono per lui, bensì per un altro figlio scomparso. Così, ancora una volta, le due storie si incrociano ma non si incontrano, lasciando un povero cristo abbandonato sulla sua croce contemporanea dove campeggia la scritta Inps  a evocare la necessità, che è preghiera, di previdenza e assistenza.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.leragioni.it/2010/03/08/2732/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
