di Nuccio Abbondanza
Camminava svogliata per quella via del centro e guardava nelle vetrine per incrociare la propria immagine riflessa. Si aggiustava i capelli con un gesto stanco della mano aperta e pensava contrariata al viaggio che era costretta a fare con il padre.
- Mi tocca andare laggiù, chissà per quanto! – considerava oppressa – mentre Olga e Lisa sono già al mare, sdraiate sotto il sole-.
Guardò un vecchio frugare in una cassetta per rifiuti e lo vide tirar fuori, insieme al resto, un giornaletto intatto che rimirava incerto. Ad Antonia parve un gesto caratteristico e accettò una pigra commozione: volle cavarne un significato, si annoiò – come sei fuori di me! – concluse mentre nel buio di una vetrina le tornava incontro il chiaro del proprio vestito.
L’asfalto era imbevuto di caldo e si opponeva morbido ai tacchi dei sandali.
Gli sguardi di Antonia sfioravano spesso quelli intenti degli uomini: vi cercava un’ennesima conferma. – In fondo piacere è una cosa importante – pensava – aiuta ad essere ascoltate, a far sì che la gente si apra di più, che resti indifesa. –
Si divertiva, a volte, a sostenere a lungo qualche sguardo: lo vedeva caricarsi, brillare invitante, timido o aggressivo, meschino o sicuro, innocuo o insinuante. Qualcuno la turbava, la coglieva disarmata, sene sentiva sconvolta come in un affanno che le prorompeva incontrollabile e, appena l’aveva incrociato, se lo sentiva fisso nella schiena, scorrerla per tutto il corpo sino alle gambe come un brivido. [...]

















5. febbraio 2010
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