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	<title>LeRagioni.it &#187; News</title>
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		<title>(roma) Sparigliare e innovare. Dialogo con Luca Sappino</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 05:25:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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		<description><![CDATA[<br/>di Massimiliano Coccia
Luca Sappino è una bella promessa della politica romana, giovane esponente di Sinistra e Libertà cerca con campagne e militanza territoriale di cambiare le pratiche interne ai processi politici. Si sa che spesso tra il dire e il fare c’è di mezzo un oceano e Luca in questa breve intervista ci spiega come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Massimiliano Coccia</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/luca2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4144" title="luca2" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/luca2-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /></a>Luca Sappino è una bella promessa della politica romana, giovane esponente di Sinistra e Libertà cerca con campagne e militanza territoriale di cambiare le pratiche interne ai processi politici. Si sa che spesso tra il dire e il fare c’è di mezzo un oceano e Luca in questa breve intervista ci spiega come nel suo partito cerca di coniugare le idee con l’azione e come si sta trasformando Sinistra e Libertà. Con un occhio a Vendola.</p>
<p><em>In questi giorni c&#8217;è un gran mormorio intorno alle parole di Vendola sulla voglia di &#8220;sparigliare&#8221; il centrosinistra.  Non pensi che si debba forse creare un&#8217;alleanza anziché sparigliare il poco che esiste?</em></p>
<p>Dobbiamo intenderci sul significato della parola &#8220;sparigliare&#8221;, perché questo è un verbo che sa di sovvertimento, che ha quasi un sapore rivoluzionario, ma che sottointende la volontà di rimanere ben seduti al tavolo del gioco. &#8220;Sparigliare&#8221; vuol dire sfidare l&#8217;abitudine di subalternità del centrosinistra, vuol dire svincolare la politica dal potere, il governo dal Palazzo, quello con la P maiuscola. Vuol dire rinunciare a compromessi sempre al ribasso, sempre a danno dell&#8217;avanzamento dei diritti sociali e civili. Vuol dire riconoscere nella radicalità delle proprie ragioni l&#8217;unica motivazione valida per andare al governo. Inteso questo è chiaro come il sole di giorno che per &#8220;sparigliare&#8221; al tavolo del gioco bisogna esser in tanti. Tanti e forti, se si gioca in squadra.</p>
<p><em>&#8220;Sinistra e Libertà&#8221; cos&#8217;è al momento? Un partito? Una fabbrica? Un insieme liquido di soggetti?</em></p>
<p>Sinistra Ecologia Libertà è un partito giovane che si sta formando. Un partito giovane il cui percorso di formazione è fatto tutto di politica vera, di esperienze e forze messe tutte a disposizione di quella che chiamiamo la &#8220;buona politica&#8221;, quella &#8211; appunto &#8211; capace di sparigliare. A ottobre faremo il primo congresso nazionale, che sarà l&#8217;ultimo passo di un percorso lungo e faticoso per riunire alcuni cocci di una sinistra ormai stordita e spaesata.</p>
<p>Le fabbriche sono altro, un compagno di viaggio assai gradito da cui stiamo imparando molto, ma un soggetto ben distinto. E in questa distinzione sta la forza di entrambi. Io sono impegnato profondamente nella crescita di SeL. Credo che una delle priorità democratiche del nostro paese, sia dotarlo nuovamente di partiti capaci di assolvere pienamente il loro compito costituzionale. Con SeL vogliamo suonare la sveglia ad un centrosinistra assopito da troppo tempo.</p>
<p><em>A Roma la situazione è forse ancora peggiore.  Un PD immobile in molti settori, un progetto di città alternativa ad Alemanno che ancora manca, come affronterà Sel la sfida del Campidoglio?</em></p>
<p>Il Pd sta dando qualche cenno di vita, ultimamente. E molto di questo lo si deve ad alcuni giovani dirigenti, militanti, che si stanno sbattendo per rianimare un partito nato debole. SeL credo debba lavorare con questo pezzo di Pd per costruire e raccontare un&#8217;idea diversa di città. Diversa da quella di Alemanno &#8211; ovviamente &#8211; ma diversa anche da una certa Roma del centrosinistra. Le critiche al &#8220;modello Roma&#8221;, ben lontano dalla perfezione amministrativa, non devono restare recintate solo nelle nostre discussioni private. Dobbiamo trovare risposte e dire che ci candidiamo per regalare ai romani una città migliore, a partire dalle piccole cose, dal quotidiano. Da dove cominciare? Io partirei dalla mobilità, che vuol dire accesso ai servizi e qualità della vita. Diciamo come intendiamo liberare Roma dalle macchine. Diciamo quello che non ha fatto il centrosinistra, che non ha fatto la destra, ma che farà una nostra nuova classe dirigente.</p>
<p><em>Sei stato candidato al Consiglio Regionale, riportando un ottimo risultato, figlio di una bella campagna fatta di cose concrete e di un nuovo approccio alla politica,  cos&#8217;è mancato alla Bonino per vincere?</em></p>
<p>Una nuova classe dirigente, appunto. Quello che spero non mancherà al nostro prossimo candidato sindaco: una classe dirigente non compromessa, che non ha nulla da perdere, capace di scommettere e di osare. Capace di proporre una strategia di gestione veramente alternativa. Una classe dirigente giovane che non pensi neanche lontanamente &#8211; come invece temo sia stato con la Bonino &#8211; che in fondo è meglio perdere, che anche perdendo possiamo mantenere alcune posizioni di potere. Manca coraggio.</p>
<p><em>Ci racconti l&#8217;origine del tuo impegno e quali sogni nutri?</em></p>
<p>Sarà forse per l&#8217;educazione ricevuta, per il contesto familiare, per le letture e le passioni, ma la politica è da sempre parte centrale della mia vita. Il sogno è che lo possa essere ancora per molto, magari proprio in questa città, per questa città. La speranza è di non cedere alla disillusione e &#8211; al contrario &#8211; di contagiare con questo strano morbo, che è l&#8217;impegno politico, quante più persone possibili, tenendo ben lontano la tentazione di rifugiarsi nel privato.</p>
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		<title>En attendant Fini</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 06:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[<br/>di Giacomo Properzj
Dai giornali sembrerebbe che la rottura definitiva tra Fini e Berlusconi si avvicini irrimediabilmente. Alcuni sostengono che essa dovrebbe realizzarsi addirittura in questa settimana dopo l&#8217;approvazione della manovra di Tremonti, altri sostengono che, invece, dovrebbe realizzarsi a settembre al  momento in cui si voterà la mozione di sfiducia personale proposta dall&#8217;ITV contro il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Giacomo Properzj</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/beckett-godot-edit.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4140" title="beckett godot edit" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/beckett-godot-edit-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>Dai giornali sembrerebbe che la rottura definitiva tra Fini e Berlusconi si avvicini irrimediabilmente. Alcuni sostengono che essa dovrebbe realizzarsi addirittura in questa settimana dopo l&#8217;approvazione della manovra di Tremonti, altri sostengono che, invece, dovrebbe realizzarsi a settembre al  momento in cui si voterà la mozione di sfiducia personale proposta dall&#8217;ITV contro il sotto segretario Caliendo. Tutto è possibile nulla è certo.</p>
<p>Sicuramente però Fini, che è un temporeggiatore, sarà costretto ad uno show down non tanto dalla sua posizione che istituzionalmente sembra inattaccabile quanto dalle più fragili posizioni dei suoi uomini che sanno che non saranno mai più candidati e vogliono forzare i tempi per una nuova formazione politica.</p>
<p>D&#8217;altronde il Cavaliere benché incerto sul da farsi capisce che il sorgere di molte correnti e sub correnti (tra cui quella dei suoi fedelissimi) lo indebolisce e vuol dimostrare il pugno di ferro per lo meno nei confronti di quella corrente che da più tempo lo infastidisce e lo attacca. In questo modo spera che anche gli altri si spaventino e si ritorni ad un regime di mono controllo come era solo due mesi fa. Posizione ingenua perché ormai nel grande corpaccione del PdL si è scatenata una gara a chi si costruisce una sua autonoma forza, persino l&#8217;ex ministro Scajola ha radunato a Roma 80 parlamentari intorno a lui per dimostrare di non essere privo di concreta influenza nel partito.</p>
<p>A Milano tutto questo ha come effetto, per ora, di scatenare alcuni soliti noti come Sgarbi e la Maiolo i quali annunciano di voler presentare una lista per le future competizioni elettorali. Naturalmente non preoccupano nessuno perché sono destinati a litigare tra di loro ma è un segnale che dal mondo della destra incominciano a staccarsi pezzi che diventeranno sempre più numerosi. E&#8217; dunque iniziata la lenta decadenza berlusconiana?</p>
<div></div>
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		<title>Una trama sovietica nella &#8220;questione morale&#8221;?</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 06:10:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa - Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[<br/>di Gianstefano Milani
Ringrazio Antonio Carioti perché sul Corriere della Sera di martedì, in un pezzo titolato “Quando Nenni chiedeva i quattrini al blocco dell’est”, è riuscito, quasi con nonchalance, e citando la nuova edizione di un libro di Antonio Selvatici “Chi spiava i terroristi”, a informarci che, rovistando negli archivi di Praga, ha trovato tracce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Gianstefano Milani</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/08-bacio-Breznev-Honecker.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4137" title="08 -  bacio Breznev Honecker" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/08-bacio-Breznev-Honecker-300x183.jpg" alt="" width="300" height="183" /></a>Ringrazio Antonio Carioti perché sul Corriere della Sera di martedì, in un pezzo titolato “Quando Nenni chiedeva i quattrini al blocco dell’est”, è riuscito, quasi con nonchalance, e citando la nuova edizione di un libro di Antonio Selvatici “Chi spiava i terroristi”, a informarci che, rovistando negli archivi di Praga, ha trovato tracce di rapporti tra i servizi segreti cecoslovacche  e l’On Vincenzo Balzamo protrattisi dal 1964 al 1981.</p>
<p>Ricordo che l’On. Balzamo fu prima per alcuni anni stretto collaboratore di Giacomo Mancini, e poi amministratore del PSI di Bettino Craxi; i due segretari che con diverse intonazioni e intensità, misero nel mirino della politica socialista il superamento del bipolarismo imperfetto che ha caratterizzato la democrazia repubblicana per mezzo secolo.</p>
<p>La notizia è inquietante e obbliga a porsi interrogativi brutali ma assolutamente leciti e legittimi. Ad esempio: se la battaglia nella sinistra italiana riapertasi nel 1956 dopo i fatti d’Ungheria, e conclusasi con mani pulite, non sia stata una partita giocata dai dirigenti del PCI con carte truccate, con due, anzi tre mazzi: quello legale, quello degli ingenti e illegali contributi in denaro da parte del blocco sovietico, quella del ricorso improprio ai magistrati “organici” o compiacenti che si giovavano probabilmente (lo apprendiamo ora) di informazioni spiate ai nemici socialisti attraverso “i compagni” dei servizi segreti dell’Est.<br />
Se con la scissione dei Carristi del 1964, guarda caso, non sia stato depositato nelle file del nuovo Partito Socialista qualche giovane discreto, ambizioso e con un avvenire sicuro, anzi assicurato dal denaro del Comintern.</p>
<p>Se sia proprio casuale che, ucciso Moro dalle BR e fallita l’unità nazionale politicamente costruita sulla marginalità dei socialisti, Berlinguer abbia scelto di impostare l’alternativa degli onesti che politicamente apparve a prima vista assurda e segno di fallimento e d’impotenza, ma che perseguita per un decennio, anche dopo la sua morte, condusse a mani pulite e all’esenzione del PCI e degli uomini di Fini da ogni responsabilità.</p>
<p>Se non sia la doppia o tripla moralità, cioè l’immoralità della dottrina comunista, anche nella via italiana, ad impedire alla terza generazione di adottare una qualche politica comprensibile che scaturisca da un veritiero e sano esame critico della propria storia. Talché per ironia, i sopravvissuti alla sparizione del PCI per inspiegabili ragioni morali non sanno oggi come districarsi dal moralismo di Di Pietro e compagnia. Per ora bastino questi pochi interrogativi.</p>
<p>Anche se resto persuaso che dovremo tornare sulla questione non solo per approfondire, ma soprattutto per evitare che venga minimizzato o più probabilmente, silenziato.</p>
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		<title>Avvistato Marco Rizzo, leader comunista</title>
		<link>http://www.leragioni.it/2010/07/28/avvistato-marco-rizzo-leader-comunista/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 11:37:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tomaso Greco</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[<br/>di Libero Mabello
Quando la sinistra contava qualcosa nel Paese (vale a dire quando è riuscita a governare per cinque anni dopo aver battuto Berlusconi nel 1996) c&#8217;erano due partiti comunisti. A inizio legislatura il partito comunista (Partito della Rifondazione Comunista) era in realtà solo uno e aveva portato i suoi uomini nelle Camere sulla base [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Libero Mabello</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/rizzo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4131" title="rizzo" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/rizzo-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Quando la sinistra contava qualcosa nel Paese (vale a dire quando è riuscita a governare per cinque anni dopo aver battuto Berlusconi nel 1996) c&#8217;erano due partiti comunisti. A inizio legislatura il partito comunista (Partito della Rifondazione Comunista) era in realtà solo uno e aveva portato i suoi uomini nelle Camere sulla base di un patto di desistenza (quasi una carambola nel tavolo da biliardo politico) con la coalizione di centro-sinistra. Insomma, i comunisti non stavano nel governo, lo appoggiavano esternamente. Alla crisi del governo Prodi (ottobre 1998) i partiti comunisti diventano due: uno che non sta nel governo e manco lo appoggia (Rifondazione) e l&#8217;altro (Comunisti Italiani) che appoggia il governo e, naturalmente per poterlo condizionare in senso strettamente marxista-leninista, occupa nell&#8217;esecutivo un certo numero di sedie (impagabile la gag di Diliberto che resuscita la scrivania di Togliatti per fare il Ministro di Grazia e Giustizia). Tra i due partiti comunisti, manco a dirlo, volavano contumelie d&#8217;ogni sorta.</p>
<p>Alle elezioni del 2001 si presentano con la stessa formula: Rifondazione fuori dalla coalizione (senza desistenze di sorta stavolta), i Comunisti Italiani a sostegno di Rutelli. Negli anni successivi si ritroveranno, sempre divisi, nella stessa coalizione (2006). Due partiti comunisti, a 17 anni dalla caduta del muro di Berlino, a braccetto per governare un Paese del G8. Facezie? No, realtà.</p>
<p>Ma torniamo ai ruggenti anni &#8216;90: net economy, Bill Clinton, Zinedine Zidane che vince il mondiale e, appunto, i Comunisti Italiani (come dire che qui da noi bisogna sempre accontentarsi&#8230;). Dovete sapere che, prima della scissione, un certo Marco Rizzo era coordinatore della segreteria di Rifondazione Comunista. Dopo la scissione lo troviamo coordinatore della segreteria dei Comunisti Italiani. Abituato alla diarchia Bertinotti-Cossutta, il nostro fa presto il callo alla nuova guida Cossutta-Diliberto. Eletto deputato ininterrottamente dal 1994 al 2004, si sposta quindi in Europa, dove avrebbe dovuto lasciare, a voler essere pignoli, il seggio a Cossutta. Ma forse anticipando lo scontro tra Cossutta e Dilberto del 2005 (il primo sosterrà che va tolta la falce e martello perché nel frattempo è finito il comunismo, il secondo andrà su tutte le furie e prenderà la cosa a pretesto per mettere Cossutta ai margini del partito), Rizzo si guarda bene dal cedere scranni. Del resto non è certo il primo sgarbo per Rizzo: ricordate quando fece contestare Fassino in un corteo?</p>
<p>Marco Rizzo in Europa guarda da lontano i partiti comunisti italiani dividersi (Sinistra Critica, Partito Comunista del Lavoratori) durante il secondo Governo Prodi e rimanere fuori dalle Camere nelle elezioni successive (2008). Rizzo ha ancora un anno da passare all&#8217;europarlamento. Intanto Rifondazione e Comunisti Italiani si federano e vanno verso le elezioni del 2009. Sbarramento al 4%. Rizzo, con fiuto politico sopraffino, sente puzza di secondo naufragio e così lo vedono fare campagna elettorale per un certo numero di candidati, tutti rigorosamente di liste diverse rispetto a quella del suo partito.</p>
<p>Così viene espulso dai Comunisti Italiani con una motivazione che è un pezzo d&#8217;antiquariato: <em>ha agito in violazione dell’articolo 9 dello Statuto che regola la vita interna e la democrazia di Partito secondo il principio del centralismo democratico</em>. Siamo nel 2009, speriamo almeno che abbia ricevuto questa comunicazione via email e non per telegrafo.</p>
<p>Fine della Rizzo story? Macché. Oggi torna a fare notizia. Qualche tempo fa ha fondato infatti il quinto partito comunista dello scacchiere politico, &#8220;comunisti sinistra popolare&#8221; e adesso ci dice dove vuole andare: mai con il Pd e mai con Rifondazione. Ecco l&#8217;obiettivo di Rizzo: ripartire dal popolo per riunire i comunisti e costruire un grande partito comunista. La stella popolare? A giudicare dal sito del partito, si direbbe Cuba. Talmente fuori tempo (e fuori dal tempo) da meritare una menzione speciale.</p>
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		<title>[falciemartello] Il PDL e i magistrati</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 05:37:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Falciemartello]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[<br/>di Giuseppe Alberto Falci
L&#8217;altra sera Italo Bocchino, ospite della trasmissione “In Onda” condotta da Luca Telese e Luisella Costamagna, ha sintetizzato con una battuta lo stato di salute del Pdl:”Il Presidente della Camera, in qualità di terza carica dello Stato come previsto da statuto, non ha la tessera del Pdl”. Come dire, caccino Fini: peccato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Giuseppe Alberto Falci</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/news_magistrato.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4125" title="news_magistrato" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/news_magistrato-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a>L&#8217;altra sera Italo Bocchino, ospite della trasmissione “In Onda” condotta da Luca Telese e Luisella Costamagna, ha sintetizzato con una battuta lo stato di salute del Pdl:”Il Presidente della Camera, in qualità di terza carica dello Stato come previsto da statuto, non ha la tessera del Pdl”. Come dire, caccino Fini: peccato non abbia  la tessera del Pdl. Chiaro. Lo scontro tra i fedelissimi del Presidente della Camera e i berluscones, di primo e secondo pelo, si è fatto aspro ed è forse giunto ad un punto di non ritorno. I primi  si chiedono “ se è opportuno che chi è indagato detenga degli incarichi politici”, e i secondi rintegono che “un partito garantista non può farsi definire gli organigrammi interni dagli interventi dei magistrati inquirenti senza attendere tutte le chiarificazioni processuali”. Se c’è una verità da quale parte starà? Forse hanno ragione entrambi, forse hanno torto entrambi, forse in parte hanno ragione i finiani, forse in parte hanno ragione i berlusconiani. O forse avrà  ragione chi auspica una separazione? Chissà.</p>
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		<title>Crisi di governo: tre scenari possibili</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 10:23:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tomaso Greco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[<br/>di Tomaso Greco
Il senatore Pd Nicola Latorre ha ragione: la crisi di governo non è imminente, è già in corso. Ormai nel PDL tirarsi gli stracci (a mezzo stampa, figuratevi cosa accade nelle segrete stanze e a microfoni spenti) è quasi una necessità, un estremo tentativo di trovare un equilibrio, o meglio un equilibrismo, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Tomaso Greco</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/scelta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4112" title="scelta-obiettivo" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/scelta-obiettivo-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Il senatore Pd Nicola Latorre ha ragione: la crisi di governo non è imminente, è già in corso. Ormai nel PDL tirarsi gli stracci (a mezzo stampa, figuratevi cosa accade nelle segrete stanze e a microfoni spenti) è quasi una necessità, un estremo tentativo di trovare un equilibrio, o meglio un equilibrismo, a cui votarsi. L&#8217;alchimia del predellino, fortunata e vincente, sembra un lontano ricordo, così come sembra passata una vita da quel 2008 dove le elezioni restituivano agli italiani, per la prima volta, un parlamento tendenzialmente bipartititico.</p>
<p>Lo spettacolo a cui assistiamo, almeno in casa del partito che stravinse quella tornata elettorale, assomiglia più che alla dialettica di un partito di governo a una scena eliminata dal montaggio finale del film campione di incassi di James Cameron, Titanic. Ogni minuto una nuova falla e mentre si tenta di tamponare le più insidiose (la cd P3, Scajola, Brancher..) altre vengono lasciate aperte, come a testimoniare una resa psicologica prima ancora che politica.</p>
<p>Il rapporto con i finiani, in un crescendo di tensioni che ormai dura da mesi, sembra ormai affidato agli episodi. Quello di Granata e Mantovano potrebbe trasformarsi nella definitiva deflagrazione delle tensioni interne, oppure l&#8217;ennesimo atto di una guerra interna che consuma quotidianamente maggioranza e esecutivo. La Russa sfida apertamente Fini &#8220;prenda un ministero&#8221;, replica Bocchino indicando come possibile dicastero per l&#8217;attuale Presidente della Camera quello occupato dallo stesso La Russa, vale a dire la Difesa. Giuliano Urbani, tra i fondatori di Forza Italia e già ministro di Berlusconi, spiega che il lieto fine non è all&#8217;orizzonte. E per il PDL non si tratta di recuperare smalto e amalagama.</p>
<p>La crisi è anomala, difficile pensare a un rimpasto per un governo composto, nella sostanza, da due soli partiti. Ancora più difficile pensarlo considerata la solidarietà della Lega al Premier. Una soluzione che passi per l&#8217;Udc, anche qualora reggesse numericamente, dovrebbe incontrare i favori del partito di Casini che tuttavia si è dimostrato molto scettico, per non dire ostile, a ipotesi di governo con la Lega. Neppure si può pensare di cambiare il Primo Ministro e recuperare una maggioranza parlamentare nell&#8217;ambito del centro-destra: sarebbe la fine della corsa per Berlusconi ed è chiaro che il suo partito, che per quanto colpito da defezioni e lotte intestine rimane di maggioranza relativa, non potrebbe permetterlo.</p>
<p>La crisi mette la maggioranza di fronte a scenari diversi. E&#8217; difficile, ma non impossibile, immaginare l&#8217;ennesimo coniglio fare capolino dal cilindro di Berlusconi: dovrebbe mettere d&#8217;accordo le truppe, accontentare (come?) gli insoddisfatti, allargare la base della maggioranza verso il centro. Così come non sembra surreale uno scenario di lungo logoramento, di trincea, che porti al voto in tempi medi lasciando la situazione sostanzialmente inalterata. Insomma, fin che dura. Altrimenti ci sono le elezioni. Da fare presto, perché più si va avanti più il rischio di una emorragia di consenso del PDL è concreto (oggi Mannheimer accredita un ipotetico terzo polo al 22%). Però la palla tornerebbe agli elettori e, con il sistema di voto attuale, Berlusconi potrebbe giocare l&#8217;ultimo azzardo puntando sul suo carisma e sulla possibilità di escludere dalle liste del suo partito gli invisi ribelli. Del resto anche settori importanti dell&#8217;opposizione caldeggerebbero questa ipotesi. Naturalmente le Camere può scioglierle solo il Presidente della Repubblica e non è escluso che, prima, qualche mandato esplorativo (Tremonti? Letta?) possa andare a buon fine.</p>
<p>La crisi di governo si apre su molte questioni. Anche su quelle etiche, per carità. Ma soprattutto perché è mancata la capacità, nonostante una maggioranza schiacciante, di fare fronte alle emergenze del Paese. Di governare. Dopo Scajola manca un Ministero dello Sviluppo Economico, è vero, ma quello che preoccupa gli italiani è che anche il polso dello sviluppo economico (ante e post Scajola) è molto debole.</p>
<p>Serviva e serve un governo capace di politiche contingenti e di visione del futuro, in altri termini, serviva un governo della crisi. Ci troviamo, invece, con la crisi di governo.</p>
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		<title>Obbligo di rettifica? Si, ma non così</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 20:03:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tomaso Greco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura - Cinema - Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<description><![CDATA[<br/>di Tomaso Greco
Ormai internet, e in particolare le notizie su internet, si snodano in una complessa galassia di siti, blog, aggregatori di notizie, pagine personali e social network. E ci sono poi i video, i tweet, i commenti, i &#8220;mi piace&#8221; e le faccine che sorridono, che fanno occhiolini ammiccanti e pernacchie strafottenti.
Non è, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Tomaso Greco</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/blogger1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-4104" title="blogger1" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/blogger1-300x230.png" alt="" width="300" height="230" /></a>Ormai internet, e in particolare le notizie su internet, si snodano in una complessa galassia di siti, blog, aggregatori di notizie, pagine personali e social network. E ci sono poi i video, i tweet, i commenti, i &#8220;mi piace&#8221; e le faccine che sorridono, che fanno occhiolini ammiccanti e pernacchie strafottenti.</p>
<p>Non è, come si sente dire in giro in questi giorni di dibattito sulla legge bavaglio, un canale di notizie alternativo, piuttosto direi che ormai fa parte del grande canale di notizie che passa sotto il nome di informazione: professionale e non, opinioni e fatti, contumelie e beatificazioni. Fateci caso: quante volte le notizie che sentite o leggete sui media tradizionali sono prese da internet? (salvo poi rivelarsi in qualche caso degli autentici abbagli..) quanti blog non fanno altro che commentare le notizie apparse altrove?</p>
<p>E ancora: sapreste fare il nome di una testata provvista di sito web, che spesso diventa prolungamento e complemento del cartaceo? Se ce l&#8217;abbiamo anche noi delle Nuove Ragioni del Socialismo (e dobbiamo ringraziare la comunità degli affezionati lettori) che non siamo una rivista per teenager, smanettoni informatici e amanti del gossip, posso a buon titolo credere che ce l&#8217;abbiamo ormai tutte o quasi.</p>
<p>La libertà di scrivere non si può però trasformare in diritto all&#8217;aggressione verbale, alla mistificazione, alla sofisticazione della realtà. Giusto, quindi, che esista un obbligo di rettifica. Ma quello che propone il Pdl (non tutto, i finiani guidati in questa battaglia dalla Bongiorno sono infatti sul piede di guerra) è fare un torto alla libertà di espressione: pretendere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta con la minaccia di una sanzione elevata. Tendenzialmente il blogger, infatti, è un signore (più o meno giovane) che scrive per passione. In altri termini non è pagato. Non essendo pagato trarrà il suo sostentamento da altre attività, che potrebbero metterlo in condizione di non accedere a internet per ben più delle 48 ore previste. E tra l&#8217;altro, molto spesso i blog non sono curati da redazioni, non hanno sciami di collaboratori e magari pure un ufficio legale: sono frutto dello sforzo e dell&#8217;impegno di una sola persona.</p>
<p>Le 48 ore teniamole solo per i siti che non permettano rettifiche dirette (e immediate) attraverso i commenti, altrove si prevedano altre (e più tolleranti) soluzioni.</p>
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		<title>Intercettazioni: la battaglia che annoia il Paese</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 10:36:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tomaso Greco</dc:creator>
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Il balletto sulle intercettazioni sembra giunto all&#8217;ultimo casché e, dopo aver diviso stampa e opinione pubblica, maggioranza e opposizione, dopo aver polarizzato per mesi le attività di governo, torna al via senza ritirare la carta. Davvero un gioco dell&#8217;oca, nel quale si sono misurati i muscoli e i pesi delle componenti del centro-destra, [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/telefono.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4097" title="telefono" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/telefono-300x299.jpg" alt="" width="210" height="209" /></a>Il balletto sulle intercettazioni sembra giunto all&#8217;ultimo casché e, dopo aver diviso stampa e opinione pubblica, maggioranza e opposizione, dopo aver polarizzato per mesi le attività di governo, torna al via senza ritirare la carta. Davvero un gioco dell&#8217;oca, nel quale si sono misurati i muscoli e i pesi delle componenti del centro-destra, anche grazie a una sapiente azione dei finiani che, pur non essendo certamente maggioritari su sponda Pdl, si sono rivelati indispensabili (e a Casini piacendo insostituibili) per tenere insieme la baracca.</p>
<p>Il principe di Salina sarebbe soddisfatto: nel merito cambia tutto per non cambiare nulla, come del resto ha, al netto del riferimento lampedusiano, commentato il premier. Vince Fini, vince Repubblica, vince (per una volta) persino il Pd. Alla fin fine vincono tutti, meno Berlusconi che, però, incassata la sconfitta (non solo questa a dire il vero, nella giornata di ieri è arrivata anche quella sulle missioni militari) governa.</p>
<p>E gli italiani? Potranno continuare a essere intercettati e a leggere le intercettazioni (non proprio come prima e comunque a patto che comprino un quotidiano). Con l&#8217;emendamento ci saranno più meccanismi di tutela dell&#8217;intercettato, addirittura si prevede un&#8217;udienza apposita con la partecipazione delle parti, ma nella sostanza cambia poco. E dire che bastava, per evitare lo sputtamento quotidiano al quale abbiamo assistito per anni, una leggina di tre righe che prevedesse la presunzione della violazione del segreto istruttorio da parte del magistrato qualora delle intercettazioni strumento di indagine fossero finite tra le rotative.</p>
<p>Invece ne abbiamo discusso mesi. Nel frattempo sempre più famiglie non potranno abbandonare le città nell&#8217;agosto torrido, molti ragazzi vivacchiano ai bordi del mercato del lavoro, le fabbriche chiudono o minacciano di farlo, la povertà (nuova, vecchia, relativa, assoluta) galoppa.</p>
<p>Il Paese finisce inevitabilmente per annoiarsi davanti a tiri alla fune ideologici come quello sulle intercettazioni. E la noia, ne parlavo giusto ieri con una persona cara, è quella sensazione che rende inarrivabili e inagibili legittime ambizioni, necessità, insomma, quel normale andare avanti di cui gli individui e il Paese conservano un gran bisogno e una grande nostalgia.</p>
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		<title>(milano) Il sindaco della canicola</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 09:35:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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		<description><![CDATA[<br/>di Giacomo Properzj
Col gran caldo si sta esaurendo anche l&#8217;inizio di dibattito sulle candidature a sindaco di Milano per la prossima primavera. Rimangono, in attesa della rinfrescata autunnale, le due  candidature che si sono, per ora, appalesate: la signora Moratti sindaco uscente che chiede la riconferma e l&#8217;avvocato Pisapia. Quest&#8217;ultimo ha messo recentemente nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --><span style="font-family: AlBattar;">di Giacomo Properzj</span></p>
<p><span style="font-family: AlBattar;"><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/spiaggia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4092" title="spiaggia" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/spiaggia-277x300.jpg" alt="" width="277" height="300" /></a>Col gran caldo si sta esaurendo anche l&#8217;inizio di dibattito sulle candidature a sindaco di Milano per la prossima primavera. Rimangono, in attesa della rinfrescata autunnale, le due  candidature che si sono, per ora, appalesate: la signora Moratti sindaco uscente che chiede la riconferma e l&#8217;avvocato Pisapia. Quest&#8217;ultimo ha messo recentemente nel carniere, per dire così, alcune buone mosse che denotano l&#8217;intelligenza del personaggio. In primo luogo ha raccolto a sostegno della sua candidatura una serie di firme provenienti dalla Società Civile che hanno un carattere fortemente salottiero ma nella sostanza non sono male. Poi ha dichiarato che passerà l&#8217;estate a Milano per contattare le periferie e, in genere, tutti coloro che non possono permettersi delle vacanze: si tratta dei suoi elettori tradizionali che tendono ad aumentare date le difficoltà della congiuntura economica.</span></p>
<p><span style="font-family: AlBattar;">Queste operazioni hanno fatto si che Pisapia oggi sia il probabile candidato vincente nelle elezioni primarie nei confronti di qualsiasi candidato “interno” del PD. Se il PD, per altro dovesse scegliere di limitare le primarie ai candidati di partito è molto probabile che, a questo punto, Pisapia superi alle elezioni di primavera qualsiasi candidato di estrazione interna che il PD metta in campo. Dunque il PD è in forte difficoltà se non trova in tempo breve una candidatura che si contrapponga a questo Vendola del Naviglio portando con se un buon bagaglio di voti dal centro e dalle astensioni.</span></p>
<p><span style="font-family: AlBattar;">Per ora, come dicevo, Pisapia ha operato intelligentemente tra l&#8217;altro impedendo di parlare fino ad oggi al cugino Agnoletto e guadagnandosi il consenso, via salotto, del settimanale telematico “Arcipelago Milano” (mi spiace per il bravo direttore che forse covava nel cuore qualche legittima aspirazione). Ovviamente su questo piano, cioè quello della giostra dei sostenitori, sarebbe utile trattenere l&#8217;entusiasmo di alcuni come l&#8217;ottimo mio amico D&#8217;Alfonso che sostiene ormai galvanizzato che per il sindaco di Milano è irrilevante il colore politico ed è un dettaglio la collocazione ideologica.</span></p>
<p>﻿</p>
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		<title>Se su Fini Feltri non avesse tutti i torti?</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 10:36:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>di Libero Mabello
Non c&#8217;è giorno che il quotidiano di Feltri, in modo più o meno diretto, più o meno esplicito, non attacchi Fini e la componente finiana del Pdl. Ieri l&#8217;attacco veniva dallo stesso Feltri, che arrivava a suggerire una pronta sortita degli ex An legati al Presidente della Camera dal Pdl. Con Feltri si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Libero Mabello</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/gfini.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4085" title="gfini" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/gfini-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>Non c&#8217;è giorno che il quotidiano di Feltri, in modo più o meno diretto, più o meno esplicito, non attacchi Fini e la componente finiana del Pdl. Ieri l&#8217;attacco veniva dallo stesso Feltri, che arrivava a suggerire una pronta sortita degli ex An legati al Presidente della Camera dal Pdl. Con Feltri si può entrare in polemica su molte cose, ma sicuramente non è uno sprovveduto e tantomeno uno stupido. La proposta avanzata dai finiani sulla democrazia interna al Pdl, manco a dirlo, a Feltri non va giù. Così come non vanno giù al suo quotidiano i distinguo sulla linea politica del Pdl fatti a più riprese dal dissenso interno.</p>
<p>L&#8217;intervento di Feltri si potrebbe sintetizzare così: niente tessere, niente correnti. Tantomeno decisioni a maggioranza, magari dopo un dibattito assembleare. Mica siamo nella prima Repubblica, qui c&#8217;è un capo. E se c&#8217;è un capo, che tra l&#8217;altro vince pure, argomenta Feltri, cosa se ne farebbero di lunghe ore passate a dibattere? Si chiede Feltri &#8220;perché il Cavaliere dovrebbe modificare l&#8217;assetto di un partito che stravince?&#8221; e, ancora, chiede agli ex An &#8220;accertato che sapevate bene quanto il suo (del Cav ndMabello) partito gli somigli perché egli lo ha creato a propria immagine, come mai vi siete imbarcati in un burrascono matrimonio politico con Forza Italia?&#8221;</p>
<p>L&#8217;argomentazione di Feltri non fa una grinza. Non è Silvio che è cambiato, anzi, passano i giri di valtzer, ma il ballerino sembra sempre lo stesso. Fini la pensa diversamente sulle questioni politiche e sulle questioni democratiche, sul profilo morale e anche su vicende come Mangano. Giusto che si infili i guantoni e rifili qualche sganassone nella dialettica interna.</p>
<p>Ma siccome la dialettica interna latita e il Paese va alla malora, constatata l&#8217;inadeguatezza dell&#8217;attuale assetto del Pdl di invertire la rotta e fare quelle riforme, profonde e urgenti, di cui l&#8217;economia, il lavoro, financo la giustizia avrebbero bisogno, perchè Fini (o Bocchino, nel rispetto del ruolo istituzionale dell&#8217;ex segreatrio di An), anzichè rivolgersi all&#8217;ormai lacera alleanza, non si rivolge agli elettori? Le prossime comunali (Milano, Bologna, Torino, Napoli) potrebbero essere un bel banco di prova. Quasi un elettore su due del Pdl, stando a quanto riportano quotidiani  autorevoli, non è interessato all&#8217;unità del partito. Tra l&#8217;altro se Sparta piange (il Pdl), manco Atene (Pd) sembra il carnevale di Rio. Un po&#8217; di proposte serie e, soprattutto, qualcuno che faccia saltare il tappo alla ormai in panne seconda Repubblica sembrano essere auspici fantasiosi anche per il vostro Libero Mabello.</p>
<p>Per questo Mabello oggi firma un pezzo serio, o quasi, perchè, senza la pretesa di fare la morale a nessuno, la cronaca di oggi ci racconta stralci di poca serietà diffusa anche dove sarebbe invece fondamentale la capacità di assumersi responsabilità e affrontare i problemi.</p>
<p>I finiani sono diversi? Me lo auguro. E&#8217; però il momento di dimostrarlo: la coerenza in politica si misura attraverso le scelte.</p>
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