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	<title>LeRagioni.it &#187; Europa &#8211; Mondo</title>
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		<title>Una trama sovietica nella &#8220;questione morale&#8221;?</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 06:10:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>di Gianstefano Milani
Ringrazio Antonio Carioti perché sul Corriere della Sera di martedì, in un pezzo titolato “Quando Nenni chiedeva i quattrini al blocco dell’est”, è riuscito, quasi con nonchalance, e citando la nuova edizione di un libro di Antonio Selvatici “Chi spiava i terroristi”, a informarci che, rovistando negli archivi di Praga, ha trovato tracce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Gianstefano Milani</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/08-bacio-Breznev-Honecker.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4137" title="08 -  bacio Breznev Honecker" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/08-bacio-Breznev-Honecker-300x183.jpg" alt="" width="300" height="183" /></a>Ringrazio Antonio Carioti perché sul Corriere della Sera di martedì, in un pezzo titolato “Quando Nenni chiedeva i quattrini al blocco dell’est”, è riuscito, quasi con nonchalance, e citando la nuova edizione di un libro di Antonio Selvatici “Chi spiava i terroristi”, a informarci che, rovistando negli archivi di Praga, ha trovato tracce di rapporti tra i servizi segreti cecoslovacche  e l’On Vincenzo Balzamo protrattisi dal 1964 al 1981.</p>
<p>Ricordo che l’On. Balzamo fu prima per alcuni anni stretto collaboratore di Giacomo Mancini, e poi amministratore del PSI di Bettino Craxi; i due segretari che con diverse intonazioni e intensità, misero nel mirino della politica socialista il superamento del bipolarismo imperfetto che ha caratterizzato la democrazia repubblicana per mezzo secolo.</p>
<p>La notizia è inquietante e obbliga a porsi interrogativi brutali ma assolutamente leciti e legittimi. Ad esempio: se la battaglia nella sinistra italiana riapertasi nel 1956 dopo i fatti d’Ungheria, e conclusasi con mani pulite, non sia stata una partita giocata dai dirigenti del PCI con carte truccate, con due, anzi tre mazzi: quello legale, quello degli ingenti e illegali contributi in denaro da parte del blocco sovietico, quella del ricorso improprio ai magistrati “organici” o compiacenti che si giovavano probabilmente (lo apprendiamo ora) di informazioni spiate ai nemici socialisti attraverso “i compagni” dei servizi segreti dell’Est.<br />
Se con la scissione dei Carristi del 1964, guarda caso, non sia stato depositato nelle file del nuovo Partito Socialista qualche giovane discreto, ambizioso e con un avvenire sicuro, anzi assicurato dal denaro del Comintern.</p>
<p>Se sia proprio casuale che, ucciso Moro dalle BR e fallita l’unità nazionale politicamente costruita sulla marginalità dei socialisti, Berlinguer abbia scelto di impostare l’alternativa degli onesti che politicamente apparve a prima vista assurda e segno di fallimento e d’impotenza, ma che perseguita per un decennio, anche dopo la sua morte, condusse a mani pulite e all’esenzione del PCI e degli uomini di Fini da ogni responsabilità.</p>
<p>Se non sia la doppia o tripla moralità, cioè l’immoralità della dottrina comunista, anche nella via italiana, ad impedire alla terza generazione di adottare una qualche politica comprensibile che scaturisca da un veritiero e sano esame critico della propria storia. Talché per ironia, i sopravvissuti alla sparizione del PCI per inspiegabili ragioni morali non sanno oggi come districarsi dal moralismo di Di Pietro e compagnia. Per ora bastino questi pochi interrogativi.</p>
<p>Anche se resto persuaso che dovremo tornare sulla questione non solo per approfondire, ma soprattutto per evitare che venga minimizzato o più probabilmente, silenziato.</p>
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		<title>L’inganno della globalizzazione. Pensieri a margine della vicenda di Pomigliano.</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 10:44:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Europa - Mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[<br/>di Marco La Greca
C’era una volta il protezionismo. Ciascuno Stato difendeva la propria industria imponendo balzelli alle merci ed ai prodotti provenienti dagli altri paesi. Questo faceva sì che il prodotto nazionale fosse più conveniente, anche se i costi di produzione erano più alti. Per capirci: un prodotto made in Italy aveva dei costi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Marco La Greca</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/4468456757_b27ebb3bba.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4062" title="4468456757_b27ebb3bba" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/4468456757_b27ebb3bba-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>C’era una volta il protezionismo. Ciascuno Stato difendeva la propria industria imponendo balzelli alle merci ed ai prodotti provenienti dagli altri paesi. Questo faceva sì che il prodotto nazionale fosse più conveniente, anche se i costi di produzione erano più alti. Per capirci: un prodotto made in Italy aveva dei costi di produzione molto più alti di un prodotto made in China; il secondo, però, per entrare nel mercato italiano, doveva pagare un prezzo tale per cui al consumatore conveniva comunque acquistare il primo. Detto molto rozzamente, il mondo andava così.</p>
<p>Venne, poi, il tempo della globalizzazione. Libera circolazione delle merci, dei prodotti, delle idee e degli uomini. Prima all’interno dell’Europa, poi tra l’Europa e il mondo. A chi obiettava qualcosa si diceva: in un mondo reso globale da internet, come puoi pensare di imporre balzelli, tasse o vincoli di qualsiasi tipo a frontiere che nemmeno possono più essere definite tali? La globalizzazione è democratica, ci rende tutti uguali, la globalizzazione è libertà. Ci globalizzammo.</p>
<p>Il problema è che, nel globo, non tutti sono uguali. Ci sono posti in cui si lavora senza regole, né diritti. I prodotti che vengono realizzati in quei posti costano pochissimo e qui, senza protezione per il mercato interno, sono gli unici che si vendono. Scarpe, vestiti, giocattoli, poi anche tecnologia. I nostri produttori, allora, che fanno? Cominciano ad andare lì, nei paese sottosviluppati o, come si dice eufemisticamente, in via di sviluppo. Zero sindacati, zero tutele, zero scioperi. I costi di produzione si abbassano e il prodotto diventa più competitivo. E quando cominciano a comparire un po’ di tutele e di diritti, via, altrove, a cercare qualcuno che sia ancora più povero e che si faccia sfruttare ancora di più. Dovunque ci siano lavoratori che possano lavorare 16, 18, 20 ore al giorno, se possibile anche di più. E poi giovani, servono lavoratori sempre più giovani, perché reggono alla fatica e non si ammalano. Magari anche bambini, perché no? Per certe lavorazioni, le loro mani piccole sono pure meglio di quelle degli adulti. Nel mondo globalizzato scatta la concorrenza tra chi è più povero, più disperato. Chi si offre a meno vince. Vince si fa per dire, ovviamente. Da qui, dall’Italia, vanno via tutti gli stabilimenti. A meno che.</p>
<p>A un certo punto a qualcuno viene un’idea e la butta lì, senza infingimenti, né ipocrisie. Se tu non vuoi che io me ne vada, dice quel qualcuno, tu, lavoratore italico, devi diventare competitivo con quelli che lavorano laggiù. Prendiamo un po’ dei tuoi diritti, mica tutti, solo alcuni: ad esempio questo diritto di sciopero che un po’ ci rompe perché riduce la produzione; anche il fatto che quando stai male ti paghiamo come se lavorassi, dai, non è mica giusto; e poi, se tu prendi posizioni conflittuali nei confronti dell’azienda, perché io devo continuare a farti lavorare? Ecco, facciamo che se tu accetti di limitare un po’ questi tuoi diritti, che poi, in fondo, sono dei privilegi, insomma se accetti di dare il tuo contributo per aumentare la produttività di stabilimento, magari, chissà, io resto un altro po’. Se vuoi. Altrimenti, non c’è problema: chiudo lo stabilimento qui, tu vai a casa, senza lavoro, ed io poi lo riapro in qualche altro posto, dove di lavoratori disposti a trottare come si deve ne trovo a bizzeffe; e mi ringraziano pure. Ecco, quel qualcuno si è svegliato e ha fatto questo bel discorso.</p>
<p>Ora è chiaro a tutti che il treno sul quale siamo saliti qualche anno fa, quello della globalizzazione selvaggia, ci sta portando dritti verso l’ottocento. Abbiamo tirato i dadi e, nel gioco dell’oca collettivo, siamo finiti sulla casella “torna al punto di partenza”. A me viene da dire che a tutto questo, ad una globalizzazione siffatta, si possa rispondere in un solo modo: un sindacato globale che si batta affinché in tutto il mondo si lavori con gli stessi diritti. Non si deve trovare un solo lavoratore, nel globo, disposto a lavorare per meno di una certa paga, con meno di certi diritti, con meno di una certa dignità. Qualcuno, del resto, l’aveva già detto: “lavoratori di tutto il mondo, unitevi!”. Secondo alcuni è roba vecchia. E se, invece, il socialismo fosse di nuovo, e per davvero, “il sol dell’avvenire”?</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/45668028@N02/4468456757/">foto</a></p>
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		<title>Spagna: cronaca di una vittoria</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 07:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>di Massimiliano Coccia
Seguire i Mondiali a Roma è impresa ardua. Avevo scelto il Fifa Fan Fest ma mi sono ritrovato alla Festa dell’Unità.  I presagi sul Fifa Fan Fest non erano i migliori, appena arrivato mi trovo infatti Alemanno che gira per gli stand accompagnato da una fiumana di gente. Decido quindi che assisterò solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Massimiliano Coccia</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/spagna.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4038" title="spagna" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/spagna-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" /></a>Seguire i Mondiali a Roma è impresa ardua. Avevo scelto il Fifa Fan Fest ma mi sono ritrovato alla Festa dell’Unità.  I presagi sul Fifa Fan Fest non erano i migliori, appena arrivato mi trovo infatti Alemanno che gira per gli stand accompagnato da una fiumana di gente. Decido quindi che assisterò solo ad un tempo della partita in quel posto, penso non posso ritrovarmi a festeggiare il Mondiale con Alemanno.  Tra le due squadre il primo tempo scorre statico tranne che per un meraviglioso colpo in pieno petto di Jong ai danni di Piquet, sembra infatti che colpire in pieno petto l’avversario sia una pratica usuale delle finali. Jong come Zidane quindi, con la differenza che l’arbitro lo grazia e gli concede solo il giallo.</p>
<p>Nonostante una partita macchinosa che ci ha fatto rimpiangere la finale per il terzo e quarto posto giocata sabato, la Spagna detta bene i tempi del gioco e mette in crisi un’Olanda molto catenacciara che non sa sfruttare al meglio le occasioni.  Mentre la partita scorre ho anche modo di notare che il servizio di sicurezza del Fifa Fan Fest si accanisce contro un povero senza dimora che guardava la partita tenendo in mano un guanto e una busta della spesa.  Roma ai tempi di Alemanno: vietato entrare nei salotti buoni con il vestito sporco.  L’arbitro che nel frattempo ha ammonito alla rinfusa decreta la fine del primo tempo ed io trovo giuste alleanze per seguire altrove la partita.  E mentre a Roma impazza il caldo mi rifugio alla Festa dell’Unità di Roma, dove silenziosi si attende la vittoria della socialdemocratica Spagna. E mentre anche il secondo tempo scorre con qualche emozione, Sneijder che si fa parare un tiro incredibile da Casillas.  I tempi supplementari vedono una Spagna decisa all’attacco che si vuole prendere la partita e al 118’ minuto del secondo tempo supplementare Iniesta, il giocatore che non ti aspetti sigla un gol bellissimo che porta la Spagna sul tetto più alto del mondo.  Lacrime e abbracci e la Spagna è Campione del Mondo per la prima volta nella sua storia.  E alla Festa dell’Unità trovano il modo per far arrabbiare gli spagnoli accorsi spegnendo la partita mentre Casillas alza la Coppa del Mondo.  La Spagna ha vinto, lo aveva detto il polpo Paul e lo speravo anche io, che dismessi i panni del cronista, penso di aver visto una finale bruttina, forse normale, ma sono felice per la Spagna, un Paese che finalmente sta uscendo da una lunga transizione democratica. E’ un Paese che ama la vita, cosa che non facciamo più noi, è un Paese che vota con coscienza critica, cosa che noi non facciamo da tempo. Non vorrei scadere nel facile luogo comune del giornalista italiano di sinistra felice perché un Paese rosso abbia vinto, ma vorrei solo far notare che un popolo felice è un popolo che riesce meglio in tanti campi della propria vita sociale e pubblica.  La Spagna ha meritato questa Coppa per i tanti sorrisi negati da Franco, per le tante menzogne di Aznar e per l’impegno che ci ha messo sul campo. E’ un Paese attraversato dal vento,  un Paese complesso ma che sceglie.  Mentre Casillas alzava la Coppa del Mondo pensavo che anche noi dovremmo tornare a scegliere e non ad essere scelti, dovremmo tornare ad essere felici e a convocare in Nazionale i giocatori migliori che abbiamo come Cassano, Totti, Del Piero, Balotelli e via dicendo.  Perché lo scegliere la fantasia genera sempre felicità.  O almeno ci prova.</p>
<div></div>
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		<title>[saggio] Crisi finanziaria internazionale ed exit strategy</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 11:23:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>di Angelo Giubileo
La crisi finanziaria internazionale dura da circa tre anni e diverse, a parte varie esitazioni, sono ancora le strategie di uscita che sembra siano adottate dai vari paesi. Per chi non è troppo aduso a queste tematiche, risulta oltremodo difficile comprendere il perché delle diverse proposte. Mi propongo perciò di semplificare il quadro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Angelo Giubileo</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/exit.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3899" title="exit" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/exit-281x300.jpg" alt="" width="281" height="300" /></a>La crisi finanziaria internazionale dura da circa tre anni e diverse, a parte varie esitazioni, sono ancora le strategie di uscita che sembra siano adottate dai vari paesi. Per chi non è troppo aduso a queste tematiche, risulta oltremodo difficile comprendere il perché delle diverse proposte. Mi propongo perciò di semplificare il quadro, nel tentativo – non so quanto riuscito – di fare un po’ di chiarezza.</p>
<p><em>L’economia di carta </em></p>
<p>Direi di partire da qui, e più propriamente dall’articolo di prima pagina apparso ieri sul Corriere della Sera a firma di Giovanni Sartori. Sartori, va detto, ha il dono inestimabile di semplificare sempre i temi in discussione e quindi, da par suo, distinguendo tra “un’economia produttiva che crea &lt;cose&gt;” e “un’economia cartacea”, che viceversa realizza “compravendite di pezzi di carta”;  ma che tuttavia consente oggi, in massa, non solo ai giovani ma anche a “una miriade dispersa di economisti &lt;complici&gt;” di “fare i soldi”. E allora, cosa fare? Non è e non sarà possibile condannare tutto ciò, ma occorrerà senz’altro “che in futuro tutta la materia dell’economia finanziaria dovrà essere rigorosamente regolata e controllata”.</p>
<p><em>Crisi finanziaria e debito pubblico</em></p>
<p>La crisi internazionale di questi ultimi anni è innanzitutto crisi della cosiddetta economia di carta. Sempre al fine di semplificare, in molti paesi occidentali la crisi è anche crisi dell’”economia produttiva”, testimoniata in gran parte dall’andamento del PIL, e a tale proposito è estremamente significativo che nel decennio in corso le stime del Fondo Monetario Internazionale registrano che, rispetto all’andamento verificato (2000 – 2010) in 183 paesi del mondo, l’Italia, il Portogallo, la Germania e il Giappone occupano rispettivamente il quarto, il settimo, l’ottavo e il nono posto partendo dal basso, con una percentuale di crescita pari allo 0,6 per l’Italia e lo stesso 0,8 per gli altri tre paesi.</p>
<p>Ciò detto, è accaduto che l’attuale crisi finanziaria internazionale, che ha preso a manifestarsi nel mercato americano dei mutui sub prime, ha addirittura messo in crisi l’equilibrio “sistemico” di molti paesi, incentrato sul finanziamento del capitale di debito da parte di grandi banche e istituti finanziari nazionali e internazionali. In alcuni casi, come si sa, con situazioni che ne hanno determinato il collasso (<em>default</em>) o il salvataggio, ad opera degli stati-sovrani mediante forti iniezioni di liquidità. In Europa, la crisi ha preso così le sembianze di crisi del debito pubblico interno ad alcuni paesi membri della Ue, in particolare, come altrettanto ben sappiamo, è avvenuto per la Grecia.</p>
<p><em>Uno scontro tra filosofie</em></p>
<p>Oggi è iniziato a Toronto un atteso G-20, vertice che è stato presentato da gran parte dei mass-media come il teatro delle decisioni comuni che dovranno essere prese in materia di uscita dall’attuale crisi finanziaria internazionale. Come in un ring, gli Stati Uniti e la Germania vengono descritti entrambi fautori e promotori di due opposte strategie: gli USA auspicano con forza una politica di sostegno dell’economia produttiva basata ancora una volta sull’indebitamento, mentre i tedeschi sostengono in via assolutamente prioritaria una politica di rigore dei bilanci che porti a un risanamento dei conti pubblici di ogni singolo paese membro della UE e quindi della Unione economica monetaria (Uem).</p>
<p>E’ indubbio che l’adozione di una o l’altra delle due strategie porti, nel breve-medio periodo, a risultati opposti sul piano dell’occupazione. Scrive Mario Platero, oggi, sul settimanale Plus de Il Sole 24 Ore: “Washington teme che una nuova spirale negativa peggiori l’occupazione e che l’intera impalcatura per la ripresa crolli su stessa. E dunque preferisce spendere: l’inflazione è meglio della disoccupazione”.</p>
<p><em>USA, Cina  e UE a confronto</em></p>
<p>Ma se è questa la scelta degli USA e diversa appare invece la scelta dell’Europa, almeno un motivo o una serie di motivi di fondo dovranno pur esserci. E su questo punto, mi sembra che l’analisi di Alberto Quadrio Curzio sul Corriere della Sera risulti abbastanza chiarificatrice: pur avendo troppi debiti (interni ed esterni), gli USA godono in ambito internazionale ancora di un’enorme potenza decisionale, militare economica e scientifica. A differenza della Cina, che, sempre in ambito internazionale, beneficia di un crescente saldo positivo da commercio estero. Ma, come per la UE, appare ancora fragile sul piano della politica interna, anche se per ragioni sostanzialmente diverse.</p>
<p>E al dunque: se ci sta a cuore il destino dell’Unione europea, non si darà forse il caso di sostenere le ragioni “tedesche”? Pur nonostante le velate minacce, si fa per dire, provenienti dal premio nobel Paul Krugman, pare assai ascoltato dall’amministrazione Obama: “E’ giunta l’ora di fare sul serio ed essere inflessibili. Quando si deve trattare con la Cina o con la Germania non serve comportarsi con cortesia. E non fare nulla in proposito non è un’opzione praticabile o accettabile per gli Stati Uniti” (da Il Sole 24 Ore di oggi). Vedremo, comunque, quel che accadrà.</p>
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		<title>La rissa di Roma e la politica estera</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 11:02:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>Ieri sera, con due iniziative importanti e simboliche organizzate dall&#8217;Ugei-Unione Giovani ebrei d’Italia, a Milano e a Roma si ricordava la lunga prigionia di Gilad Shalit.
A Roma l&#8217;iniziativa era al Colosseo, spento per l&#8217;occasione, e tutto si era svolto nella massima serenità. Sulla via del ritorno, però, e in circostanze ancora tutte da chiarire una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/boccioni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3873" title="boccioni" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/boccioni-300x250.jpg" alt="" width="300" height="250" /></a>Ieri sera, con due iniziative importanti e simboliche organizzate dall&#8217;Ugei-Unione Giovani ebrei d’Italia, a Milano e a Roma si ricordava la lunga prigionia di Gilad Shalit.</p>
<p>A Roma l&#8217;iniziativa era al Colosseo, spento per l&#8217;occasione, e tutto si era svolto nella massima serenità. Sulla via del ritorno, però, e in circostanze ancora tutte da chiarire una parte dei tanti che erano andati a chiedere la liberazione di Shalit, ormai prigioniero da quattro anni, hanno incrociato alcuni militanti pro-palestina e alcuni sostenitori del gruppo &#8220;Free Gaza&#8221; (venivano da un sit-in al Campidoglio? hanno cercato di intercettare volutamente i manifestanti provenienti dal Colosseo?).</p>
<p>Da lì alla colluttazione il passo è stato breve, con calci, pugni, spintoni, fino a quando non sono intervenute le forze dell&#8217;ordine in tenuta anti-sommossa. Al di là dell&#8217;episodio, violento e senza dubbio da condannare, e del suo esito, per fortuna e per il pronto intervento delle forze dell&#8217;ordine senza conseguenze gravi, rimane il fatto che l&#8217;Italia, ormai incapace di esercitare un ruolo attivo nelle politiche del mediterraneo, diventa terreno di scontro per risse estemporanee. Non è un caso, ma il termometro di una debolezza politica. In un Paese autorevolmente impegnato nella ricerca di negoziati e di soluzioni pacifiche delle, ancora moltissime, tensioni arabo-israeliane, sarebbe successo più difficilmente.</p>
<p>Ma non è una novità che dove non c&#8217;è la politica, vero strumento di bilanciamento di opposte istanze, si arrivi alle mani. In senso non figurato ieri a Roma, in senso figurato (ma fino a quando?) ogni giorno nel dibattito politico.</p>
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		<title>(video) Biasco: il socialismo europeo e la crisi economica</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 06:25:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tomaso Greco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>A margine del seminario &#8220;Il socialismo europeo e la crisi economica&#8221; il professor Salvatore Biasco, ordinario di Economia Monetaria Internazionale presso l&#8217;Università &#8220;Sapienza&#8221; di Roma, analizza per leragioni.it alcuni aspetti della crisi economica e le prossime sfide per le forze progressiste.


]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/Untitled-4.png"><img class="alignleft size-full wp-image-3824" title="Untitled-4" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/Untitled-4.png" alt="" width="255" height="210" /></a>A margine del seminario &#8220;Il socialismo europeo e la crisi economica&#8221; il professor Salvatore Biasco, ordinario di Economia Monetaria Internazionale presso l&#8217;Università &#8220;Sapienza&#8221; di Roma, analizza per leragioni.it alcuni aspetti della crisi economica e le prossime sfide per le forze progressiste.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="660" height="405" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/rE2IVNTu67k&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="660" height="405" src="http://www.youtube.com/v/rE2IVNTu67k&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>(video) Turci: la sinistra italiana e la crisi economica</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 09:35:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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&#8220;Occorre più PSE occorre più Europa&#8221;. Lanfranco Turci, animatore del movimento Amici delle Nuove Ragioni del Socialismo e già presidente della regione Emilia Romagna, parla degli scenari futuri per la sinistra italiana a fronte della crisi economica europea.

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			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/crisi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3809" title="crisi" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/crisi-300x134.jpg" alt="" width="300" height="134" /></a></p>
<p>&#8220;Occorre più PSE occorre più Europa&#8221;. Lanfranco Turci, animatore del movimento Amici delle Nuove Ragioni del Socialismo e già presidente della regione Emilia Romagna, parla degli scenari futuri per la sinistra italiana a fronte della crisi economica europea.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="660" height="405" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/5vMpM9gQV7s&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="660" height="405" src="http://www.youtube.com/v/5vMpM9gQV7s&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Dalle occasioni perse a una nuova sinistra</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 09:25:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>di Felice Besostri*
Parafrasando Friedrich Dürrenmatt -per cui il più grande stratega militare di ogni epoca, più grande di Alessandro Magno, Cesare e Napoleone era il barista del caffè dove faceva colazione ogni giorno: non aveva, però, mai potuto dimostrarlo perché faceva il barista e viveva in un paese neutrale, la Svizzera- il più grande leader [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Felice Besostri*</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/musee_durrenmatt2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3804" title="musee_durrenmatt2" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/musee_durrenmatt2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Parafrasando Friedrich Dürrenmatt -per cui il più grande stratega militare di ogni epoca, più grande di Alessandro Magno, Cesare e Napoleone era il barista del caffè dove faceva colazione ogni giorno: non aveva, però, mai potuto dimostrarlo perché faceva il barista e viveva in un paese neutrale, la Svizzera- il più grande leader della sinistra italiana vive tra di noi, ma non potrà mai diventarlo perché non è iscritto ad alcun partito ed è di orientamento socialista.</p>
<p>I partiti (ogni volta che dico o scrivo “partiti” l&#8217;associo ad “andati”) della sinistra italiana sono in saldo e i loro militanti, disperati o esasperati (parola colta per dire “incazzati”), sono nel migliore dei casi perplessi. Non c&#8217;è una proposta politica entusiasmante in campo: in meno di tre anni abbiamo bruciato Rosa nel Pugno, Costituente Socialista e quel movimento che l&#8217;aveva preceduta (penso ad esempio a Bertinoro) Sinistra Arcobaleno, Sinistra e Libertà e Sinistra Ecologia Libertà. Le Fabbriche di Niky non sono ancora entrate in piena produzione. L&#8217;unica cosa chiara è il padrone testimonial, ma non il mercato di sbocco del prodotto: un centrosinistra rinnovato o una nuova sinistra? La contraddizione con gli entusiasmi che periodicamente percorrono la sinistra è forte: la manifestazione di massa a San Giovanni con il primo Cofferati, la formazione di Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo (un nome che da solo era un programma, infatti il socialismo europeo cadde subito nel linguaggio comune e nella prassi quotidiana) un fatidico 5 maggio, stretto tra l&#8217;anniversario di Marx e la morte di Napoleone, il Congresso SDI di Fiuggi, la manifestazione del 24 ottobre 2007, l&#8217;assemblea della ormai ex Sel del 20 dicembre 2008, persino il Congresso del PSI di Montecatini o più lontano ancora gli Stati Generali della Sinistra di Firenze  (lo stesso luogo dove anni dopo si celebrarono i funerali dei DS- solo ora mi è venuto in mente che forse non è stata una scelta casuale, ma fortemente simbolica): ho volutamente fare accenno a fenomeni tra loro molto diversi, ma alla cui base c&#8217;era lo stesso stato d&#8217;animo. Stati d&#8217;animo, appunto, non accompagnati da un progetto di medio e lungo periodo e da gruppi dirigenti determinati perché convinti. Ci sono nodi strutturali, storici, ideologici e psicologici da sciogliere: averne almeno la consapevolezza. Invece si sono costruite risposte per far fronte ad appuntamenti elettorali e l&#8217;orizzonte temporale dei gruppi dirigenti della sinistra (le ultime regionali ne sono state l&#8217;ultimo esempio) è quello della legislatura in corso, del suo rinnovo e dell&#8217;elezione del Presidente della Repubblica, quando non è il Consiglio di Amministrazione della RAI o, scendendo sempre più in basso il proprio personalissimo progetto di vita. Non che non sia giusto occuparsi dei destini personali, ma piuttosto di quelli dei milioni di cittadini colpiti dalla crisi o dei non cittadini, che vivono in condizioni di emarginazione come immigrati, specialmente se clandestini.</p>
<p>Il nodo strutturale è costituito dall&#8217;assenza di un partito chiaramente egemone, anche se non unico, a sinistra, relazionato, sia pure con reciproca autonomia, con un movimento sindacale unitario. Il nodo ideologico, caratteristica peculiare dell&#8217;Italia, della persistenza della divisione del XX° secolo tra socialismo democratico e comunismo, con valenza politica, è il fattore che impedisce l&#8217;incorporazione della sinistra italiana in quella europea, maggioritariamente rappresentata dai partiti del PSE. Quello psicologico è costituito dalla persistenza di un risentimento e  dalla diffidenza reciproca con forti radici nel passato: come se i morti, ad esempio Craxi e Berlinguer, avessero für ewig afferrato, anzi sequestrato, i vivi. La crisi economica e finanziaria globale ha messo in crisi l&#8217;ideologia neoliberista, ma i partiti socialisti, la sinistra in generale, non ne hanno tratto alcun vantaggio elettorale, in quanto non percepiti come portatori di un progetto credibile nell&#8217;immediato per l&#8217;uscita dalla crisi e a più lungo termine di un progetto di un diverso modello di sviluppo. Su questo solo alcuni spunti. La dicotomia non è tra “Stato” e “Mercato”, ma tra “Pubblico” e “Privato”. Perciò quale “Stato” e quale “Mercato”: una pubblica amministrazione, clientelare e corrotta, non è meglio di per sé di un mercato poco regolato per il solo fatto di essere pubblica. Sarebbe preferibile ripensare alla programmazione piuttosto che alla proprietà pubblica dell’alimentare. La lotta all’evasione non può recuperare l’evasione storica, se non con una imposta patrimoniale, e instaurando una effettiva equità fiscale.. altro che Flat Tax e concorrenza fiscale: gli evasori italiani hanno aliquota 0%, a prova del più vantaggioso paradiso fiscale. La difesa dei principi costituzionali della progressività della tassazione (art. 53), e della finalità sociale dell’iniziativa economica (art. 41), fa parte delle scelte di fondo di ogni politica economica. Se non si riesce a sciogliere questi nodi, i discorsi sono già terminati. Al più potremmo scambiarci idee e suggestioni in qualche seminario di studio, ma senza traduzione politica; e si sa, “le idee camminano sulle gambe degli uomini”, come non si stancava di ripetere Pietro Nenni.</p>
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<p>*Roma 17 giugno 2010, Senato della Repubblica, Palazzo Bologna, sala Santa Chiara, Seminario “Il Socialismo Europeo e la Crisi Economica” promosso da “Le ragione del Socialismo”, “Mondoperaio”, “Libertàeguale”, “Fondazione Socialismo”</p>
</div>
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		<title>(video) La crisi economica, la Germania, l&#8217;SPD</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 09:15:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tomaso Greco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>Leragioni.it incontra il politologo Michael Braun corrispondente per il Die Tageszeitung. Si parla di crisi economica internazionale, dei suoi risvolti europei, delle politiche della Merkel e del futuro della sinistra in Germania e, in particolare, dell&#8217;SPD.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/spd.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3798" title="spd" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/spd-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Leragioni.it incontra il politologo Michael Braun corrispondente per il Die Tageszeitung. Si parla di crisi economica internazionale, dei suoi risvolti europei, delle politiche della Merkel e del futuro della sinistra in Germania e, in particolare, dell&#8217;SPD.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="660" height="405" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/q0tWTaAdESY&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="660" height="405" src="http://www.youtube.com/v/q0tWTaAdESY&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Zaia, l&#8217;inno e l&#8217;Italia che (si) perde</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 06:10:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tomaso Greco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<br/>di Tomaso Greco
A pochi minuti dall&#8217;inizio della prima partita del mondiale (20:15) faceva capolino sul sito dell&#8217;ANSA una dichiarazione del portavoce di Zaia per mettere fine alla polemica nata dalla mancata (o non mancata, a seconda delle versioni) esecuzione dell&#8217;inno di Mameli all&#8217;inaugurazione di una scuola dinanzi al neo-Governatore del Veneto. &#8220;E&#8217; stato un errore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Tomaso Greco</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/nani-02.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3756" title="nani 02" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/nani-02-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a>A pochi minuti dall&#8217;inizio della prima partita del mondiale (20:15) faceva capolino sul sito dell&#8217;ANSA una dichiarazione del portavoce di Zaia per mettere fine alla polemica nata dalla mancata (o non mancata, a seconda delle versioni) esecuzione dell&#8217;inno di Mameli all&#8217;inaugurazione di una scuola dinanzi al neo-Governatore del Veneto. &#8220;E&#8217; stato un errore involontario senza intenti politici&#8221; prova a spiegarla così Belotto, il portavoce &#8220;Non ci sono stati secondi fini. Mi hanno detto che i bimbi volevano far sentire il canto che avevano preparato, poi Verdi e l&#8217;Inno. Ho chiesto di stringere i tempi&#8230;&#8221;. E, tu guarda, salta l&#8217;inno nazionale.</p>
<p>Il Va Pensiero, scelto dai Leghisti a imperitura offesa del patriottico Giuseppe Verdi, avrebbe invece solo affiancato, non certo sostituito, l&#8217;inno di Mameli. Questa almeno era stata la linea difensiva del Governatore. Sarà, certo suona strana coincidenza canora la scelta del Ministro Maroni di festeggiare il 2 giugno sulle note de &#8220;La Gatta&#8221; di Gino Paoli.</p>
<p>Quisquilie? Intanto il mondiale inizia e l&#8217;Italia, pur giocando meglio dei suoi avversari, chiude il primo tempo in svantaggio (21:15) e faticherà non poco per trovare il gol del pareggio (21:48) e portare a casa almeno un punto. Ma il Paese che perde, o meglio, che si sta perdendo è quello che di fronte alla crisi economica si frantuma in guerriglie personali più che politiche, che si divide tra agguerrite istanze localistiche opposte che in comune hanno il disprezzo per quei minimi vincoli di solidarietà che ci si riconoscono tra persone legate, nel bene o nel male, allo stesso destino economico, politico, nazionale.</p>
<p>La destra, che ha governato, perso, e ora governa di nuovo, si potrà discutere per ore se governi bene o male, a favore di alcuni o nell&#8217;interesse generale, ma certo è che non ha saputo proporre un&#8217;idea di Italia proiettata oltre la crisi. E anzi, tampona falle alla giornata, e qualche volta neppure quello, in equilibrismo estemporaneo tra le diverse anime che oggi non sono complementari, ma rappresentano bene lo strabismo dove convivono, ad esempio, gli ex di Alleanza Nazionale (a loro volta divisi sulle prospettive) e le nuove e forti alleanze localistiche, che sfruttano il vento in poppa di chi vorrebbe chiudere la ricchezza (dove c&#8217;è, e sempre meno) nei recinti di nuove città stato indipendenti o quasi e lì guardarla dissolversi seguendo lo stesso destino che vorrebbero regalare al Paese.</p>
<p>Povera Italia e, considerate le istanze secessioniste che soffiano forte dopo il voto in Belgio, povera Europa. Dopo aver costruito, nella seconda metà del secolo passato e a prezzo di esperienze di sangue, un sistema economico e sociale tra i più avanzati che il genere umano abbia saputo esprimere, oggi tramontiamo affidandoci ciascuno alla convinzione che la divisione faccia la forza. Ci chiudiamo a doppia mandata nelle stanze dei nostri ospizi, sperando che il lucchetto alla porta sia misura sufficiente a isolare la nostra stanza dai giganti (Cina, India, Brasile..) che prima o dopo affolleranno quei corridoi che una volta chiamavamo progresso e futuro. Anche perché se dovessero buttare giù la porta troverebbero, di questo passo, solo dei nani. Ma ogni nanetto con il suo dialetto.</p>
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