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	<title>LeRagioni.it &#187; Cultura &#8211; Cinema &#8211; Arte</title>
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		<title>Obbligo di rettifica? Si, ma non così</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 20:03:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tomaso Greco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura - Cinema - Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.leragioni.it/?p=4103</guid>
		<description><![CDATA[<br/>di Tomaso Greco
Ormai internet, e in particolare le notizie su internet, si snodano in una complessa galassia di siti, blog, aggregatori di notizie, pagine personali e social network. E ci sono poi i video, i tweet, i commenti, i &#8220;mi piace&#8221; e le faccine che sorridono, che fanno occhiolini ammiccanti e pernacchie strafottenti.
Non è, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Tomaso Greco</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/blogger1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-4104" title="blogger1" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/blogger1-300x230.png" alt="" width="300" height="230" /></a>Ormai internet, e in particolare le notizie su internet, si snodano in una complessa galassia di siti, blog, aggregatori di notizie, pagine personali e social network. E ci sono poi i video, i tweet, i commenti, i &#8220;mi piace&#8221; e le faccine che sorridono, che fanno occhiolini ammiccanti e pernacchie strafottenti.</p>
<p>Non è, come si sente dire in giro in questi giorni di dibattito sulla legge bavaglio, un canale di notizie alternativo, piuttosto direi che ormai fa parte del grande canale di notizie che passa sotto il nome di informazione: professionale e non, opinioni e fatti, contumelie e beatificazioni. Fateci caso: quante volte le notizie che sentite o leggete sui media tradizionali sono prese da internet? (salvo poi rivelarsi in qualche caso degli autentici abbagli..) quanti blog non fanno altro che commentare le notizie apparse altrove?</p>
<p>E ancora: sapreste fare il nome di una testata provvista di sito web, che spesso diventa prolungamento e complemento del cartaceo? Se ce l&#8217;abbiamo anche noi delle Nuove Ragioni del Socialismo (e dobbiamo ringraziare la comunità degli affezionati lettori) che non siamo una rivista per teenager, smanettoni informatici e amanti del gossip, posso a buon titolo credere che ce l&#8217;abbiamo ormai tutte o quasi.</p>
<p>La libertà di scrivere non si può però trasformare in diritto all&#8217;aggressione verbale, alla mistificazione, alla sofisticazione della realtà. Giusto, quindi, che esista un obbligo di rettifica. Ma quello che propone il Pdl (non tutto, i finiani guidati in questa battaglia dalla Bongiorno sono infatti sul piede di guerra) è fare un torto alla libertà di espressione: pretendere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta con la minaccia di una sanzione elevata. Tendenzialmente il blogger, infatti, è un signore (più o meno giovane) che scrive per passione. In altri termini non è pagato. Non essendo pagato trarrà il suo sostentamento da altre attività, che potrebbero metterlo in condizione di non accedere a internet per ben più delle 48 ore previste. E tra l&#8217;altro, molto spesso i blog non sono curati da redazioni, non hanno sciami di collaboratori e magari pure un ufficio legale: sono frutto dello sforzo e dell&#8217;impegno di una sola persona.</p>
<p>Le 48 ore teniamole solo per i siti che non permettano rettifiche dirette (e immediate) attraverso i commenti, altrove si prevedano altre (e più tolleranti) soluzioni.</p>
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		<title>Spagna: cronaca di una vittoria</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 07:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Citta']]></category>
		<category><![CDATA[Cultura - Cinema - Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Europa - Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[<br/>di Massimiliano Coccia
Seguire i Mondiali a Roma è impresa ardua. Avevo scelto il Fifa Fan Fest ma mi sono ritrovato alla Festa dell’Unità.  I presagi sul Fifa Fan Fest non erano i migliori, appena arrivato mi trovo infatti Alemanno che gira per gli stand accompagnato da una fiumana di gente. Decido quindi che assisterò solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Massimiliano Coccia</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/spagna.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4038" title="spagna" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/spagna-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" /></a>Seguire i Mondiali a Roma è impresa ardua. Avevo scelto il Fifa Fan Fest ma mi sono ritrovato alla Festa dell’Unità.  I presagi sul Fifa Fan Fest non erano i migliori, appena arrivato mi trovo infatti Alemanno che gira per gli stand accompagnato da una fiumana di gente. Decido quindi che assisterò solo ad un tempo della partita in quel posto, penso non posso ritrovarmi a festeggiare il Mondiale con Alemanno.  Tra le due squadre il primo tempo scorre statico tranne che per un meraviglioso colpo in pieno petto di Jong ai danni di Piquet, sembra infatti che colpire in pieno petto l’avversario sia una pratica usuale delle finali. Jong come Zidane quindi, con la differenza che l’arbitro lo grazia e gli concede solo il giallo.</p>
<p>Nonostante una partita macchinosa che ci ha fatto rimpiangere la finale per il terzo e quarto posto giocata sabato, la Spagna detta bene i tempi del gioco e mette in crisi un’Olanda molto catenacciara che non sa sfruttare al meglio le occasioni.  Mentre la partita scorre ho anche modo di notare che il servizio di sicurezza del Fifa Fan Fest si accanisce contro un povero senza dimora che guardava la partita tenendo in mano un guanto e una busta della spesa.  Roma ai tempi di Alemanno: vietato entrare nei salotti buoni con il vestito sporco.  L’arbitro che nel frattempo ha ammonito alla rinfusa decreta la fine del primo tempo ed io trovo giuste alleanze per seguire altrove la partita.  E mentre a Roma impazza il caldo mi rifugio alla Festa dell’Unità di Roma, dove silenziosi si attende la vittoria della socialdemocratica Spagna. E mentre anche il secondo tempo scorre con qualche emozione, Sneijder che si fa parare un tiro incredibile da Casillas.  I tempi supplementari vedono una Spagna decisa all’attacco che si vuole prendere la partita e al 118’ minuto del secondo tempo supplementare Iniesta, il giocatore che non ti aspetti sigla un gol bellissimo che porta la Spagna sul tetto più alto del mondo.  Lacrime e abbracci e la Spagna è Campione del Mondo per la prima volta nella sua storia.  E alla Festa dell’Unità trovano il modo per far arrabbiare gli spagnoli accorsi spegnendo la partita mentre Casillas alza la Coppa del Mondo.  La Spagna ha vinto, lo aveva detto il polpo Paul e lo speravo anche io, che dismessi i panni del cronista, penso di aver visto una finale bruttina, forse normale, ma sono felice per la Spagna, un Paese che finalmente sta uscendo da una lunga transizione democratica. E’ un Paese che ama la vita, cosa che non facciamo più noi, è un Paese che vota con coscienza critica, cosa che noi non facciamo da tempo. Non vorrei scadere nel facile luogo comune del giornalista italiano di sinistra felice perché un Paese rosso abbia vinto, ma vorrei solo far notare che un popolo felice è un popolo che riesce meglio in tanti campi della propria vita sociale e pubblica.  La Spagna ha meritato questa Coppa per i tanti sorrisi negati da Franco, per le tante menzogne di Aznar e per l’impegno che ci ha messo sul campo. E’ un Paese attraversato dal vento,  un Paese complesso ma che sceglie.  Mentre Casillas alzava la Coppa del Mondo pensavo che anche noi dovremmo tornare a scegliere e non ad essere scelti, dovremmo tornare ad essere felici e a convocare in Nazionale i giocatori migliori che abbiamo come Cassano, Totti, Del Piero, Balotelli e via dicendo.  Perché lo scegliere la fantasia genera sempre felicità.  O almeno ci prova.</p>
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		<title>(arte) Sensorial Universe</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 15:55:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Citta']]></category>
		<category><![CDATA[Cultura - Cinema - Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[<br/>di Sergio Giusti
L’universo in immagine di Gayle Chong Kwan – fatto di cibi, di resti, di scarti – è un universo dialettico. Attento ai meccanismi finzionali contemporanei, alla fioritura di miti posticci, e contemporaneamente cosciente che ogni forma mitica, anche la più commerciata e commerciabile, chiede appoggio a sopravvivenze ancestrali e in questo modo fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Sergio Giusti</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/05/sensor.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3588" title="sensor" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/05/sensor-300x129.jpg" alt="" width="300" height="129" /></a>L’universo in immagine di Gayle Chong Kwan – fatto di cibi, di resti, di scarti – è un universo dialettico. Attento ai meccanismi finzionali contemporanei, alla fioritura di miti posticci, e contemporaneamente cosciente che ogni forma mitica, anche la più commerciata e commerciabile, chiede appoggio a sopravvivenze ancestrali e in questo modo fa appello a strutture profonde e condivise, che funzionano sotterranee e silenziose.</p>
<p>Le costruzioni mitologiche di Chong Kwan si affidano allora al sensoriale perché intrise di pensiero mitico. Un pensiero, come ha scritto Claude Lévy-Strauss, che si struttura a partire da qualità sensibili: in esso Il crudo e il cotto diventano operatori che si associano alla questione della coppia oppositiva natura/cultura, per arrivare a comprendere che al cotto corrisponde il socializzato.</p>
<p>Si potrebbe quindi dire che Chong Kwan, più che allestire, cucina le proprie foto. Si tratta non solamente di segnalare un’operazione di resa fittizia, ma meglio di richiamare, in tutti i suoi risvolti, un’operazione culturale. Mostrare cioè l’azione della cultura sul bisogno primario: il cibo è certamente sostentamento, ma anche collettore di appartenenze, costruttore di comunità sociali; ancora, dal lato opposto, può diventare curiosità per l’esotico, che è sempre un tentativo di appropriazione e – nel peggiore dei casi – un divoramento turistico quasi neocoloniale.</p>
<p>Ma l’uso del cibo nei suoi allestimenti non denota unicamente venature postmoderne. È infatti un uso critico, carico delle ambivalenze che l’oggetto-cibo incorpora. I materiali da costruzione dei suoi scenari, in particolare quelli di Cockaigne, legati al mito della Cuccagna, sono spesso alimenti deperibili o materiali di scarto. E la cuccagna non è solo un mito di abbondanza, possiede anche il risvolto opposto, la condanna degli eccessi di gola. Ecco perché la lavorazione del cibo, il rito della cucina, che è primariamente un’operazione di conservazione, non è qui un processo irreversibile. C’è un’attenzione al resto e al disfacimento che segna un ritorno verso il reale dell’informe. Una specie di percorso inverso dal cotto verso un’incipiente guasto, senza però ostentarlo, come è il caso di alcuni lavori di Cindy Sherman.</p>
<p>Nella serie Paris Remains, l’idea sensibile di una Parigi in rovina viene resa con l’utilizzo di avanzi di cibo, che rappresentano il resto reale ineliminabile della sia pure incessante operazione alla quale viene sottoposto l’alimento per essere culturalizzato. Qualcosa sfugge: non tutto può essere cucinato, non tutto può essere consumato. E assimilato.</p>
<p>Se il cibo e l’avanzo costituiscono il materiale da costruzione delle operazioni di Chong Kwan, bisogna intercettare però l’altro vettore che le guida: una citazione continua che da Brueghel arriva fino al vedutismo da Grand Tour, il viaggio di istruzione degli aristocratici dal XVII secolo in poi, che costituisce il modello iniziale per la pratica turistica occidentale. I cieli delle fotografie sono infatti proiettati sull’allestimento e richiamano immediatamente l’iconografia delle vedute.</p>
<p>È chiaro che un’altra volta l’artista è interessata alla questione dell’appropriazione e dei suoi risvolti deviati: come il Grand Tour pretendeva di digerire soprattutto la classicità, così il turismo di massa pretende una versione più superficiale e globalizzata di digestione del mondo, preconfezionata, edulcorata e perfino adulterata per il turista benestante. In questo senso la logica del resto diventa un’altra volta una sopravvivenza, qualcosa di non normalizzabile: nel rito di costruzione di queste vedute, Gayle continua a muoversi dal crudo al cotto per poi tornare al crudo, secondo un meccanismo metonimico. È come se i materiali rilasciassero le loro qualità ancestrali trasferendole alla veduta, rendendola in questo modo non pacificata, sempre pronta a essudare, a corrompersi. A ritornare selvaggia.</p>
<p>Nel caso di Atlantis continua il doppio binario della mitologia e del discorso alimentare: il leggendario continente sommerso è infatti ricostruito da Chong Kwan di nuovo per metonimia. Non più i cibi, ma i loro contenitori alimentano gli scenari immaginifici, che di nuovo si possono correlare a certi progetti di modificazione turistica del paesaggio naturale, come i resort ipermoderni, di cui Hydropolis, l’hotel subacqueo in costruzione a Dubai, costituisce l’esempio estremo.</p>
<p>L’installazione in galleria dei contenitori stessi si mette in dialogo con le foto e ne segnala un altro aspetto: molte delle fotografie non potrebbero resistere come installazioni. Per i materiali di cui sono fatte, lo si è già detto, andrebbero infatti deperendo. L’operazione fotografica di Chong Kwan è allora letteralmente un congelamento delle vedute prima che inizino a decomporsi. Ancora una volta una metafora della conservazione alimentare viene utilizzata in maniera ambigua. Da un lato la foto conserva, dall’altro ricorda che ogni conservazione è un’alterazione alla quale il cibo, in quanto materia, cerca di opporsi per tornare grezzo, fino alla conseguenza ultima della decomposizione. Ecco un altro motivo per cui, in queste foto, i cibi sono fermati quasi un attimo prima che vadano a male: far permanere cioè una tensione che dal puramente visivo si porti verso il sensoriale in senso più ampio; come se, guardando questi cibi già pronti a marcire, ne potessimo già sentire l’odore e saggiare la consistenza divenuta spiacevole.</p>
<p>Anche nel lavoro più recente, Senscape Scotland, il rapporto coi sensi rimane centrale. L’utilizzo del cibo, sebbene ancora presente, diventa solo uno degli ingredienti. Le scene scozzesi sono infatti ricostruite anche con altri oggetti, fotografie e materiali ritrovati nel viaggio verso la Scozia. Il modello ispiratore sono gli scenari che Daguerre preparò per ricostruire le bellezze scozzesi ad uso degli spettatori di quella specie di precursore della fotografia e del cinema che fu il diorama. Uno spettacolo complesso fatto di fondali dipinti, trasparenti e  giochi di luci, che possiamo considerare una specie di esperienza virtuale ante litteram. Se aggiungiamo inoltre che Daguerre, l’inventore ufficiale della fotografia, preparò questi diorami senza mai essere stato in Scozia, diventa chiaro perché a una sensibilità contemporanea come quella di Gayle Chong Kwan non potessero non interessare. Si tratta di nuovo del rapporto ambiguo con la realtà intrattenuto dalla fotografia, il primo dei media riproduttori del reale, che crea però dei doppi, delle immagini-specchio. Immagini già virtuali.</p>
<p>Ma Gayle neanche in questo caso si ferma al problema della simulazione virtuale: il titolo fa riferimento ai sensi e i sensi non sono solo la vista. Le sue ricostruzioni rimangono fortemente rituali, attente alle qualità sensibili della materia come il pensiero mitico degli indigeni dell’Amazzonia studiati da Lévy-Strauss, connesso al reale molto più di quanto comunemente si pensi.</p>
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		<title>(video) Io Disegno &#8211; Filippo Ambrosoli per l&#8217;oncologia pediatrica</title>
		<link>http://www.leragioni.it/2010/05/20/video-io-disegno-filippo-ambrosoli-per-loncologia-pediatrica/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 14:18:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura - Cinema - Arte]]></category>
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		<description><![CDATA[<br/>Nella splendida cornice di Villa Necchi Campiglio a Milano si tiene in questi giorni l&#8217;esposizione &#8220;IO DISEGNO &#8211; Filippo Ambrosoli per l&#8217;oncologia pediatrica&#8221;. L&#8217;esposizione di incisioni, fotografie, e altri divertissment artistici di Filippo Ambrosoli, mancato nel settembre 2009, vuole anche essere un&#8217;occasione per sostenere la ricerca. Le opere esposte, infatti, potranno essere prenotate e, grazie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/05/iodis.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3521" title="iodis" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/05/iodis-300x189.jpg" alt="" width="300" height="189" /></a>Nella splendida cornice di Villa Necchi Campiglio a Milano si tiene in questi giorni l&#8217;esposizione &#8220;IO DISEGNO &#8211; Filippo Ambrosoli per l&#8217;oncologia pediatrica&#8221;. L&#8217;esposizione di incisioni, fotografie, e altri divertissment artistici di Filippo Ambrosoli, mancato nel settembre 2009, vuole anche essere un&#8217;occasione per sostenere la ricerca. Le opere esposte, infatti, potranno essere prenotate e, grazie ai fondi raccolti da questo evento, la Sezione Provinciale di Milano della LILT &#8211; Lega Italiana per la lotta contro i Tumori finanzierà uno studio sugli effetti tardivi delle terapie oncologiche in adulti guariti da un tumore infantile.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="660" height="405" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Gdzk2msfp-0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="660" height="405" src="http://www.youtube.com/v/Gdzk2msfp-0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>[cinema] Polanski stavolta resta nell&#8217;ombra</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 12:32:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tomaso Greco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura - Cinema - Arte]]></category>

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		<description><![CDATA[<br/>di Tomaso Greco
L&#8217;uomo nell&#8217;ombra (più chiaro il titolo dell&#8217;edizione originale The Ghost Writer) è l&#8217;ultima fatica cinematografica del regista franco-polacco Roman Polanski.
Il regista torna nelle sale dopo la vicenda che lo ha visto, suo malgrado, protagonista in terra elvetica. Messe da parte le polemiche per il presunto stupro, passiamo a parlare del film.
Polanski ci ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Tomaso Greco</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/04/ombra.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3246" title="ombra" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/04/ombra-300x128.jpg" alt="" width="300" height="128" /></a>L&#8217;uomo nell&#8217;ombra (più chiaro il titolo dell&#8217;edizione originale The Ghost Writer) è l&#8217;ultima fatica cinematografica del regista franco-polacco Roman Polanski.</p>
<p>Il regista torna nelle sale dopo la vicenda che lo ha visto, suo malgrado, protagonista in terra elvetica. Messe da parte le polemiche per il presunto stupro, passiamo a parlare del film.</p>
<p>Polanski ci ha abituati a dei lavori di altissimo livello, quando non addirittura a dei capolavori come, solo per citarne alcuni, Rosemary Baby e Il Pianista. Questa volta si confronta con la critica politica e allo stesso tempo con la fantapolitica, con lo spionaggio e, per certi versi, il noir.</p>
<p>La storia di Adam Lang, ex primo ministro britannico alle prese con la propria autobiografia e con un&#8217;accusa del tribunale penale internazionale, è confezionata in modo da far saltare subito all&#8217;occhio dello spettatore il paragone con l&#8217;ex premier Tony Blair. Il Ghost Writer, vale a dire colui che dovrà effettivamente scrivere  la biografia senza poterla però firmare, verrà presto a conoscenza di segreti che non avrebbe dovuto conoscere e, ricostruendo i primi passi della vicenda politica dell&#8217;ex premier, si trasforma in investigatore, arrivando a mettere a repentaglio la sua stessa vita.</p>
<p>Un film leggero, forse troppo, che procede per colpi di scena prevedibili e passaggi un po&#8217; forzati. Riesce tutto sommato a divertire, avendo forse la pretesa di lanciare un messaggio di qualche natura. Un film godibile e più che sufficiente, se il regista non fosse Polanski da cui è lecito aspettarsi di più.</p>
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		<title>Addio Raimondo!</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 10:54:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura - Cinema - Arte]]></category>

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		<description><![CDATA[<br/>Si è spento questa mattina Raimondo Vianello. 87 anni, molti dei quali passati nello spettacolo e quasi altrettanti nel calcio giocato (in una squadra di terza categoria che portava le iniziali della moglie SaMo), vissuto, commentato.
Con Vianello se ne va un pezzo di storia d&#8217;Italia, si consegna agli annali quell&#8217;umorismo spontaneo e mai volgare che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/04/0.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3220" title="0" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/04/0-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Si è spento questa mattina Raimondo Vianello. 87 anni, molti dei quali passati nello spettacolo e quasi altrettanti nel calcio giocato (in una squadra di terza categoria che portava le iniziali della moglie SaMo), vissuto, commentato.</p>
<p>Con Vianello se ne va un pezzo di storia d&#8217;Italia, si consegna agli annali quell&#8217;umorismo spontaneo e mai volgare che ha incantato generazioni, è proprio il caso di dirlo, di appassionati all&#8217;infaticabile tandem Vianello-Mondaini. Quello di oggi è un Paese diverso, anche il calcio è diverso da quello su cui Vianello ironizzava conducendo Pressing. Forse non ci sarebbe più spazio, nell&#8217;intrattenimento dozzinale che va per la maggiore, per una serie fortunata come Casa Vianello, capace di essere sinceramente divertente, a tratti sottile, senza mai avanzare pretese autocelebrative.</p>
<p>Se ne va Vianello e i lettori di questo sito, ne siamo certi, provano profonda tristezza e cordoglio. Perchè poco importa che Vianello non abbia nascosto le simpatie politiche verso il suo editore, poco importa se non si può catalogare tra i comici impegnati e di sinistra. Vianello era se stesso e, in parte, era qualcosa di tutti noi.</p>
<p>Si dice che un amico intimo è qualcuno con cui abbiamo pianto o riso intensamente. Quante volte ci siamo sorpresi a ridere davanti a una tua gag, a una tua freddura, a una canzonatura estemporanea della tua vulcanicissima moglie. Quante volte ti abbiamo sentito più vicino, più umano, di quanto lo schermo televisivo non permetta davvero. Ora non basterebbe una tua battuta, neppure la migliore, a riempire il vuoto che lasci. Anche perchè, si sa, quando Raimondo Vianello rimane in silenzio, &#8220;uffa, che noia, che barba, che noia&#8221;.</p>
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		<title>[Alta fedeltà] DUM DUM GIRLS &#8211; I Will Be</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 10:59:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>di Giacomo Coveri
Si definiscono come gruppo “fuzz-punk”, è questo il suono delle ragazze Dum Dum, orgogliosamente lo-fi e ricco di ritornelli appiccicosi. Stanche della generazione &#8220;no future&#8221; le Dum Dum Girls guardano avanti, dove la speranza è sempre l&#8217;ultima a morire. Da ascoltare: It Only Takes One Night, BaBY don&#8217;t go
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			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Giacomo Coveri</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/04/DUM_DUM_GIRL_-_I_Will_Be_1269083248.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3187" title="Print" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/04/DUM_DUM_GIRL_-_I_Will_Be_1269083248.jpg" alt="" width="252" height="252" /></a>Si definiscono come gruppo “fuzz-punk”, è questo il suono delle ragazze Dum Dum, orgogliosamente <em>lo-fi </em>e ricco di ritornelli appiccicosi. Stanche della generazione &#8220;no future&#8221; le Dum Dum Girls guardano avanti, dove la speranza è sempre l&#8217;ultima a morire. Da ascoltare: It Only Takes One Night, BaBY don&#8217;t go</p>
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		<title>[Alta Fedeltà] Contra &#8211; Vampire Weekend</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Apr 2010 10:27:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>[Alta Fedeltà] di Giacomo Coveri
Contra &#8211; Vampire Weekend - XL RECORDINGS €18
Se già l&#8217;appellativo di band afropop ha catturato la vostra attenzione, allora l&#8217;album Contra dei Vampire Weekend non sarà altro che una piacevole conferma. Con questo secondo album, la band di New York torna a mescolare ritmi tribali a melodie orecchiabili in un luogo ideale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>[Alta Fedeltà] di Giacomo Coveri</p>
<p>Contra &#8211; Vampire Weekend - XL RECORDINGS €18</p>
<p>Se già l&#8217;appellativo di band afropop ha catturato la vostra attenzione, allora l&#8217;album Contra dei Vampire Weekend non sarà altro che una piacevole conferma. Con questo secondo album, la band di New York torna a mescolare ritmi tribali a melodie orecchiabili in un luogo ideale che spazia dall&#8217; East Upper Side fino a Soweto. Da ascoltare : Cousins, California English</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/04/contra.jpg"><img class="size-medium wp-image-3106 aligncenter" title="contra" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/04/contra-295x300.jpg" alt="" width="295" height="300" /></a></p>
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		<title>[cinema] Io sono l&#8217;amore</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 09:11:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>Immaginate un film sulle trasformazioni, sui costumi e sulla decadenza di una famiglia milanese bene. Pensate a una fotografia evocativa, a dei costumi di scena impeccabili, a un’ambientazione che rasenta la perfezione (Villa Necchi-Campiglio).
Ora chiudete gli occhi e ascoltate la colonna sonora che vi conduce tra le stanze, i pranzi, i vestiti, le feste, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>Immaginate un film sulle trasformazioni, sui costumi e sulla decadenza di una famiglia milanese bene. Pensate a una fotografia evocativa, a dei costumi di scena impeccabili, a un’ambientazione che rasenta la perfezione (Villa Necchi-Campiglio).</p>
<p>Ora chiudete gli occhi e ascoltate la colonna sonora che vi conduce tra le stanze, i pranzi, i vestiti, le feste, le liturgie pagane e le etichette obbligate. Il risultato finale però, nonostante gli elementi positivi appena elencati, risente di una trama stereotipata all’eccesso, della poca caratterizzazione psicologica di personaggi non secondari, di alcune scelte scontate che rasentano la banalità.</p>
<p>Tradimenti transclassisti e amori omosessuali, mariti dediti più agli affari che alla moglie, menu esotici al ristorante e cameriere premurose: gli ingredienti si sono già visti e tutto sommato anche in combinazioni più felici.</p>
<p>Luca Guadagnino, già regista del non eccellente Melissa P., confeziona un film che promette bene, ma non mantiene, o meglio, mantiene poco. Il paragone con i due film che si avvicinano di più, sia pure di epoche completamente differenti, La caduta degli Dei di Visconti e L’innocenza del peccato di Chabrol, risulta fin troppo impietoso per il lavoro di Guadagnino che, tutto sommato, si lascia guardare. Un giro nella Milano patinata: vale il costo del biglietto, ma nulla più.<a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/03/Io_sono_lamore_.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2991" title="Io_sono_l'amore_" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/03/Io_sono_lamore_-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>[Alta Fedeltà] Hindi Zhara &#8211; Handmade</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 08:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>Alta Fedeltà &#8211; a cura di Giacomo Coveri
Hindi Zhara &#8211; Handmade
EMI 14,99
Un tepore di Marocco accompagnato dalla sofisticata voce della versatile multistrumentalista Hindi Zhara. Lievi tocchi di chitarra si intrecciano ad un delicato blues, il tempo sembra fermarsi di fronte a vibrazione poetiche, intense e intime che declamano amore.
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			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>Alta Fedeltà &#8211; a cura di Giacomo Coveri</p>
<p><strong>Hindi Zhara &#8211; Handmade</strong></p>
<p>EMI 14,99</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/03/hande_made.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2980" title="hande_made" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/03/hande_made.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Un tepore di Marocco accompagnato dalla sofisticata voce della versatile multistrumentalista Hindi Zhara. Lievi tocchi di chitarra si intrecciano ad un delicato blues, il tempo sembra fermarsi di fronte a vibrazione poetiche, intense e intime che declamano amore.</p>
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