riflessione di Gianluca Quadrana*
Sono davanti alla tv e guardo un film bellissimo dal titolo “Il pianista”. Vedo un uomo, una famiglia come tante altre catapultati in una vita senza certezze nè diritti solo per il fatto di essere ebrei. Lo guardo e vedo una storia che spero, che voglio non si ripeta più. Ma nel contempo penso, sento che perchè non si reiteri sia necessario adoperarsi.
Penso che sia necessario far sapere alle nuove generazioni, quelle informate ma non formate, che questo è accaduto realmente. Quelle donne e quegli uomini hanno vissuto sul loro corpo e sulla loro anima le stigmati dell’ignoranza, della prevalicazione e della cattiveria dell’uomo sull’uomo.
Il giorno della memoria è come tutti gli anniversari importante ma non sufficiente perchè gli errori e gli orrori del passato non tornino a materializzarsi.
Ecco perchè sono vicino ad Israele, ecco perchè sono vicino ai deboli e agli oppressi di oggi: omosessuali, immigrati, donne violate, bambini senza diritti. Ecco perchè sono, sento e vivo da socialista.
* consigliere comunale di Roma







Renata è brava e in Lazio vincerà. Perché a votarla saranno anche quelli che un berluscones non lo voterebbero mai. Vincendo lei vincerà il centrodestra, ma non quello di Berlusconi. Manco quello di Fini, se è per questo. Perché a vincere sarà una versione sino ad ora inedita del centrodestra della seconda repubblica. Un centrodestra affine per certi versi alla fu DC: a-leaderistico, “moderato”, tendenzialmente conservatore ma metodologicamente innovatore.
“C’è una volontà precisa di uccidere la memoria”. Pippo Di Marca è da 37 anni direttore del Metateatro, una delle cantine in cui è nato il teatro di ricerca negli anni ‘70. Nel suo spazio sono passati grandi personaggi dell’avanguardia teatrale dell’epoca, quelli della “nuova onda” negli anni 90 e del 2000. Ma le istituzioni fanno ben poco per difendere spazi storici come il suo.
Il corteo. Più che una manifestazione contro Berlusconi sembra una manifestazione contro i partiti. Orgogliose sventolano bandiere viola, del resto intorno tutto è viola: sciarpe, cappelli, palloncini c’è persino chi ha tirato fuori dall’armadio un piumino viola che chissà da quando voleva indossare. Il colore simbolo di una manifestazione che vorrebbe nascere dal basso. E’ per questo che dal camion del dj si urla “chiudete le bandiere dei partiti” perchè oggi tutto deve essere solo viola, e non si capisce allora che ci stia a fare il rosso di Rifondazione comunista e il bianco dell’Italia dei Valori. C’è chi dice “incredibile è tutto nato sul web e ora guarda quanti siamo”, ignorando che i pullman e il palco sono stati pagati da Di Pietro. Ma nessun problema, per gli smemorati come questi ci sono i due grandi gazebo dell’Italia dei valori che campeggiano davanti al palco e lanciano la campagna 3firmeperfermarlo.it. dove le firme sono rispettivamente 1)contro il nucleare 2) contro la privatizzazione dell’acqua 3) (va da sé ) contro il processo breve. La presenza dipietrista è senz’altro forte, come quella dei comunisti italiani e di tanti altri movimenti come gli Amici di Beppe Grillo che raccolgono le firme contro gli inceneritori nel Lazio o la Federazione della sinistra-Veneto che sfila per il lavoro, anche se resta la sensazione di non trovarsi di fronte ai soliti manifestanti. A notarlo è Danilo che di cortei ne fa dal ‘72: “quello che mi colpisce sono i pischelli. Questi non sono come noi, si vede che non sono mai stati a una manifestazione prima” e ha ragione tanto che i “pischelli”, quasi intontiti, non fanno altro che scattare fotografie. Oltre a chiedere le dimissioni del Premier gli slogan risentono dell’effetto-Spatuzza: “fuori la mafia dallo Stato” (e, per fortuna non viceversa come quando si urlava “fuori l’Italia dalla Nato, fuori la Nato dall’Italia” ma era tanto tempo fa) e si sventolano libretti rossi che però nulla hanno a che vedere con Mao Tse Tung (anche questo era tanto tempo fa) bensì ancora una volta con la Mafia. Si tratta infatti dell’agenda rossa di Borsellino che tante cose avrebbe potuto raccontare dei legami tra poltica e clan e infatti, contestatissimo dalla destra, ha aderito anche il fratello di Borsellino, Salvatore.
di Massimiliano Coccia
“La risposta è sbagliata in partenza”. Mette, a ragione, le mani avanti Tiziano Panici direttore artistico del Teatro Argot, piccolo spazio dalla grande tradizione nel cuore di Trastevere. Qui si sono alternati negli anni centinaia di artisti grazie alla pervicacia di Maurizio Panici e Serena Grandicelli che ora (cosa rara) hanno deciso di affidarlo alle nuove generazioni. Un’etichetta che lui e Simone Nebbia, che del teatro è consulente artistico, si porteranno addosso per un bel po’.









27. gennaio 2010
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