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	<title>LeRagioni.it &#187; Napoli</title>
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		<title>Quest’aborto nu s’adda fa!</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 06:14:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
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		<description><![CDATA[<br/>Lo smantellamento silenzioso del servizio pubblico di ivg in Campania
di Marianna Panico
Quest’aborto nu s’addà fa! Potrebbe essere in questa asserzione la sintesi di ciò che sta avvenendo nei nosocomi campani dall’inizio dell’anno a causa di motivi tecnici e dei tagli finanziari alla sanità pubblica.
In un territorio vasto della provincia di Napoli, quale l’ASL Napoli3 Sud [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>Lo smantellamento silenzioso del servizio pubblico di ivg in Campania</p>
<p>di Marianna Panico</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/600px-Flag_for_hospital_ship_of_the_Regia_Marina.svg_.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-4035" title="600px-.svg" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/600px-Flag_for_hospital_ship_of_the_Regia_Marina.svg_-300x300.png" alt="" width="300" height="300" /></a>Quest’aborto nu s’addà fa! Potrebbe essere in questa asserzione la sintesi di ciò che sta avvenendo nei nosocomi campani dall’inizio dell’anno a causa di motivi tecnici e dei tagli finanziari alla sanità pubblica.</p>
<p>In un territorio vasto della provincia di Napoli, quale l’ASL Napoli3 Sud che comprende 55 comuni che vanno da Pomigliano D’Arco a Sorrento per un totale di poco più di milione abitanti residenti di cui circa 18.000 stranieri, ed una popolazione giovane, tanto che l’85%  ricade nella fascia 0-64 anni, gli interventi di ivg sono stati bloccati. Questo succedeva a marzo all’Ospedale Cav. Raffaele Apicella di Pollena Trocchia, sul versante vesuviano, a causa di una ristrutturazione dei padiglioni e delle sale e per aumentare l’offerta di servizi in specializzazioni più remunerative, con la soddisfazione del parroco don Cozzolino che aveva minacciato di chiudere la chiesa se i fedeli non l’avrebbero seguito nella battaglia per chiudere l’ospedale, definito dal pulpito “luogo di morte” e magari anche del sindaco di centrodestra. A Vico Equense, sul versante della penisola sorrentina, all’ospedale De Luca e Rossano, che dopo il blocco all’Apicella rimaneva l’unico ospedale dell’Asl per il servizio di ivg, in quanto le strutture dei comuni di Nola, Castellammare di Stabia, Boscotrecase Torre del Greco e Sorrento non eseguono il servizio, l’ ivg va invece crisi per mancanza di anestesisti, ridotti da 22 a 9 per tutti i presidi della penisola stessa.</p>
<p>Per cui le donne dell’ ASL Napoli3 Sud che necessitano di questa prestazione sanitaria, non potendo andare nelle strutture sanitarie  locali, vanno a  Napoli, riversandosi nei presidi sanitari cittadini, a cominciare dall’ospedale  Cardarelli, il più grande ospedale del Mezzogiorno nonché di rilevanza nazionale con i suoi circa 100.000 ricoveri in un anno senza contare le prestazioni ambulatoriali .Al Cardarelli si eseguono circa 900 ivg all’anno con tempi di attesa dai due ai cinque giorni. Ma la crisi quest’anno è arrivata anche qui, dato che da qualche tempo non c’è più personale che risponde a telefono, tutte le donne, sia italiane che straniere, arrivano all’ambulatorio all’alba, tra le quattro e le cinque del mattino, per assicurarsi il proprio nominativo nei primi ed unici quattro posti della lista giornaliera. Se si fa tardi ci si rimette in cammino all’indomani, con tutto quello che umanamente ciò significa.  Negli altri ospedali cittadini non va meglio, per esempio il Primo Policlinico, anche detto  “vecchio” in pieno centro storico, è a rischio chiusura con dislocazione del servizio in altri ospedali, mentre all’Ospedale San Paolo, (dove ricordo è morta l’infermiera Mariarca Terraciano dopo l’autosalasso quale forma di resistenza civile per il mancato pagamento degli stipendi) con i suoi mille interventi di ivg annui, i tempi di attesa sono di circa due settimane. Sempre peggio sul versante flegreo dove all’Ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli il personale è scarso e alcuni medici sono obiettori di coscienza.</p>
<p>Naturalmente data l’urgenza dell’intervento fioriscono strani personaggi che si definiscono mediatori e che probabilmente a pagamento, accompagnano gruppi di donne in prevalenza straniere anche in numero di dieci, venti, in ospedali dove con matematica certezza potranno sottoporsi all’ivg.</p>
<p>I consultori che dovrebbero presidiare il territorio e fare la corretta mediazione-informazione e indirizzare correttamente le donne oltre ad essere l’unico sistema per prenotare un ivg in struttura pubblica risentono dei disservizi e delle conseguenze della ristrutturazione economica del sistema sanitario operato dalla Regione Campania.</p>
<p>In pratica tutto il peso del buco di bilancio della sanità campana è di fatto scaricato sul personale e sugli utenti, ma quello che spaventa di più è che il blocco dell’ivg, in un vasto territorio con quello servito dall’ ASL Napoli3 Sud, senza servizio sostitutivo costituisce una vera e propria interruzione di pubblico servizio denunciabile alla Procura della Repubblica così come ha messo in evidenza il Comitato cittadino “Legge 194”, senza sapere chi poter denunciare, (il presidente della regione, l’assessore al bilancio, i direttori generali, chi?), traducendosi ciò in un vero e proprio smantellamento di servizio pubblico nel silenzio generale e nella totale paralisi dell’azione civile da parte del cittadino.</p>
<p>Alla fine rimane il sospetto di una grande e silenziosa manovra  per spianare la strada ad una modifica della legge 194/78 togliendo alle donne la libertà di scegliere e senza la minima preoccupazione politica di un rinnovato ricorso alle pratiche clandestine.</p>
<div></div>
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		<title>Ma come funziona il Pd?</title>
		<link>http://www.leragioni.it/2010/07/05/ma-come-funziona-il-pd/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 08:56:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
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		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[<br/>Pubblichiamo una lettera aperta al Segretario Regionale della Campania del Partito Democratico Enzo Amendola da parte di Marianna Panico,  candidata alle ultime regionali per il Pd a Napoli e Provincia.
Caro Segretario,
ti scrivo due righe per farti sapere come mi sento da cittadina italiana, da militante politica di centrosinistra, da libera partecipante alle primarie di popolo, da candidata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>Pubblichiamo una lettera aperta al Segretario Regionale della Campania del Partito Democratico Enzo Amendola da parte di Marianna Panico,  candidata alle ultime regionali per il Pd a Napoli e Provincia.</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/pdstemma.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3976" title="pdstemma" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/pdstemma.jpg" alt="" width="226" height="185" /></a>Caro Segretario,</p>
<p>ti scrivo due righe per farti sapere come mi sento da cittadina italiana, da militante politica di centrosinistra, da libera partecipante alle primarie di popolo, da candidata alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo 2010 nella lista del partito che dirigi e da nuova iscritta al PD, in seguito al non deliberato della direzione regionale campana del Partito Democratico del 07 giugno 2010.</p>
<p>L’Assemblea Nazionale del PD ha emesso una norma che consentirebbe ai nuovi iscritti, anno 2010 di poter esercitare il voto attivo ai congressi provinciali, demandando alla direzioni regionali l’approvazione della decisione con il voto dei 2/3 dei componenti. La non decisone della direzione del 07 giugno è di fatto un diniego dell’esercizio di questa possibilità di voto.</p>
<p>In barba alla democrazia, il partito democratico mi priva del voto.</p>
<p>Io, che esercito un voto libero, dando un voto mio, un voto in mia scienza e mia coscienza, non posso votare.</p>
<p>Io mi sento truffata, defraudata della mia libertà, dell’esercizio della mia libertà.</p>
<p>Le primarie ti hanno eletto segretario regionale, quindi paradossalmente sei un segretario di partito eletto dagli elettori campani  e non dai soli iscritti al partito. La tua legittimazione è di alto valore etico e morale, per questo non puoi sottrarti quale garante della libertà e della democrazia, per questo mi sarei aspettata un ruolo più incisivo e una direzione più chiara degli indirizzi politici da seguire.</p>
<p>Invece, ad oggi, da elettrice del PD, mi ritrovo in un partito confuso e nell’impossibilità di partecipare in maniera attiva al prossimo congresso provinciale napoletano perché sono una nuova tesserata. Un caos per me assolutamente incomprensibile dato che i valori di base che governano la mia cittadinanza prima e la mia militanza poi, dovrebbero essere rimasti invariati in tutta l’evoluzione darwiniana del PCI-PDS-DS-PD unitamente alla DC-PPI -Margherita, ecc. ecc., valori che nella forza della loro essenzialità e della loro incontestabilità sono l’antifascismo, la libertà, l’uguaglianza e la solidarietà.</p>
<p>Caro Segretario, io mi sento defraudata della mia libertà, non da avversari politici, ma da voi compagni/amici o come pensate che dobbiamo chiamarci. Al prossimo congresso provinciale di Napoli io non potrò votare e tu hai permesso che ciò accadesse. Perché?</p>
<p>Caro Segretario, tu il mio voto te lo sei già preso da elettrice alle primarie nazionali e regionali e alle tornate politiche ed amministrative, ma per il congresso provinciale del partito non lo vuoi. Perché? Non vale più?  E’ scaduto? Non ti serve più?</p>
<p>O, a rigor di logica, se non posso votare adesso non avrei dovuto votare neanche prima!?</p>
<p>Registro purtroppo l’inadeguatezza della classe dirigente del PD in Campania. Voi non avete nessuna intenzione di costruire un grande partito del centrosinistra, quello che voi avete chiamato Partito Democratico.</p>
<p>Partito Democratico, due parole magiche, dove partito sta per libera associazione di cittadini che aderiscono ad una concezione politica e cercano di attuarla attraverso la partecipazione alla vita pubblica e al governo dello stato, e democratico, perché conforme alle regole della democrazia, cioè basato sulla sovranità popolare a garanzia della libertà e dell’uguaglianza.  L’Italia, né tanto meno la Campania, ha, né avrà  un Partito Democratico. Perché è pacifico che il PD è un partito che non esiste, al momento è solo una struttura organizzata collocata a centrosinistra nel panorama politico, ma dalla forma e sostanza confusa e indefinita, con idee sconclusionate su tutti i temi cruciali della società civile, dal lavoro al testamento biologico. Segretario che vulimm’ fa? Niente? Va bene, ma sappi che in questo mondo diviso tra persone beneducate stanche dei raggiri e delle inconcludenze, e i furbi cha le fanno stancare, tu hai scelto dove stare. Io sono stanca.</p>
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		<title>Quell&#8217;emendamento che salva i pedofili</title>
		<link>http://www.leragioni.it/2010/06/28/quellemendamento-che-salva-i-pedofili/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 08:36:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<description><![CDATA[<br/>di Marianna Panico
La violenza sessuale, l’atto di libidine, la molestia, qualunque atto e ammiccamento a sfondo sessuale su di un minore non è semplicemente un reato, è un orrore che scuote le coscienze di tutti gli uomini e le donne perbene del mondo. Per questo si rimane esterrefatti su come sia possibile che il governo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Marianna Panico</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/danger.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3905" title="danger" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/danger-300x264.jpg" alt="" width="300" height="264" /></a>La violenza sessuale, l’atto di libidine, la molestia, qualunque atto e ammiccamento a sfondo sessuale su di un minore non è semplicemente un reato, è un orrore che scuote le coscienze di tutti gli uomini e le donne perbene del mondo. Per questo si rimane esterrefatti su come sia possibile che il governo italiano, nel disegno di legge sulle intercettazioni, con l’emendamento n. 1707, a firma dei seguenti onorevoli sen. Maurizio Gasparri (Pdl) , sen. Gaetano Quagliariello, sen. Federico Bricolo (Lega Nord Padania), (Pdl), sen. Roberto Centaro (Pdl),sen. Filippo Berselli (Pdl),sen. Sandro Mazzatorta (Lega Nord Padania) e il sen. Sergio Divina (Lega Nord Padania), proponga l&#8217;abolizione dell&#8217;obbligo di arresto in flagranza nei casi di violenza sessuale nei confronti di minori, se di &#8220;minore entità&#8221;.</p>
<p>Proporre una norma che si traduca in una franchigia sui reati sessuali nei confronti dei minori è una norma a tutto tondo “salva pedofili”, altro che bavaglio alla libertà. Se per assurdo volessimo andare all’attuazione della norma proposta, questi nostri onorevoli senatori hanno pensato a dare una scala di magnitudo della violenza perpetrata? Come si determinerà la “lieve entità”? Sulla base della qualità della vittima, del suo genere sessuale, della sua età, delle conseguenze che ha subito, sia esse fisiche, psicologiche, emotive? Si tornerà a quando la vittima, dovendo argomentare le offese ricevute, si ritrovava inevitabilmente a sostenere la posizione di imputato? Un bambino imputato!?</p>
<p>Mentre il governo italiano fa prove tecniche di smantellamento delle tutele per le fasce deboli della società, a Napoli, il Tribunale della III sezione Collegio A emette una sentenza spettacolare ed esemplare nei confronti di un imputato per reati di violenza sessuale su due bambine.</p>
<p>Il collegio condanna il violentatore pedofilo ad una pena di 15 anni con una provvisionale di 25.000,00 euro contro i 9 anni richiesti dal Sostituto Procuratore della Repubblica. Un segnale forte da parte della Giustizia in un momento di revisione delle regole che tutelano le vittime minorenni di violenza. La posizione del Tribunale è netta, nessuno sconto, o mano lieve nei confronti dei reati a sfondo sessuale su minori. Il governo invece da una parte si inventa il pacchetto sicurezza, e con la legge antiviolenza e anti-stolking propone protezione alle donne e dall’altra lascia scoperti i bambini, salvando i pedofili. Bho? Che politica sociale è?</p>
<p>Dopo la denuncia del Partito Democratico, nel Centrodestra c&#8217;è stato il fuggi-fuggi, il &#8220;ma non lo sapevo&#8221;, il &#8220;non avevo capito&#8221;, il &#8220;non pensavo che fosse proprio così&#8221; tutti uniti alla parola d’ordine che Berlusconi ha introdotto nella pratica politica, il famoso &#8220;ci avete frainteso&#8221;.</p>
<p>Non lo so se c’erano i margini per fraintendere l’operato degli onorevoli signori del Pdl e della Lega, certo è che bisogna vigilare ogni giorno sul comportamento dei nostri governanti perché la responsabilità di una società equa e solidale è di tutti noi cittadini.</p>
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		<title>Mariarca Terraciano: per cosa si muore</title>
		<link>http://www.leragioni.it/2010/06/20/mariarca-terraciano-per-cosa-si-muore/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 09:33:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Citta']]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[<br/>di Marianna Panico
La questione meridionale e soprattutto le condizioni di vita al meridione oggi pongono solo domande. Neanche domande di prospettiva futura, ma domande per un presente invissuto ed  invivibile.
Dov’è il lavoro per le donne, per i giovani, per i quarantenni/cinquantenni che vengono licenziati, sputati fuori da un sistema sociale ed economico sempre più improduttivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Marianna Panico</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/van_gogh_il_seminatore.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3818" title="van_gogh_il_seminatore" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/van_gogh_il_seminatore-300x238.jpg" alt="" width="300" height="238" /></a>La questione meridionale e soprattutto le condizioni di vita al meridione oggi pongono solo domande. Neanche domande di prospettiva futura, ma domande per un presente invissuto ed  invivibile.</p>
<p>Dov’è il lavoro per le donne, per i giovani, per i quarantenni/cinquantenni che vengono licenziati, sputati fuori da un sistema sociale ed economico sempre più improduttivo e senza ammortizzatori? Non un lavoro a nero, un lavoro dignitoso. Dove sono i servizi sociali per la famiglia e per chi vive da solo? Dov’è il rispetto per la vita delle fasce deboli? Dove sono le politiche per la conciliazione dei tempi e lo sviluppo delle opportunità per tutti? Chi garantisce la sicurezza della persona? Chi agevola i giovani nello sviluppo di una cittadinanza consapevole? Chi insegna il rispetto delle regole e produce della legalità. Chi diffonde l’dea del bene comune e costruisce il senso civico collettivo?</p>
<p>A chi porre queste domande? Chi può dare delle risposte? Lo Stato? La Politica? La Società? La Rete delle associazioni di genere? L?Università?</p>
<p>Chi?&#8230;E cosa si può fare?&#8230;se ancora si può fare qualcosa…..</p>
<p>C’è troppa indifferenza, troppa incapacità e mancanza di volontà per affrontare seriamente e fattivamente la questione della vita delle persone. Certo è che la gente del sud è stanca e si sente sola, vede ogni giorno la propria condizione che peggiora, sia in termini di qualità della vita, che di dignità personale.</p>
<p>Nessuno, nella stanza dei bottoni, mette al centro delle questioni la persona e al sua dignità.</p>
<p>Sono tanti gli esempi, troppi per un Paese che si dice civile.</p>
<p>Una per tutte: Mariarca Terracciano, infermiera del reparto maternità dell’ASL Napoli 1, uccisa dalla sua protesta contro un sistema degenerato, assolutamente irrispettoso della persona in quanto individuo e della sua vita.</p>
<p>Mariarca ha messo in essere una vera, concreta, decisa protesta civile sul suo posto di lavoro per il suo salario. Una disobbedienza civile che per scuotere l’ignavia e l’indifferenza che regna soffocante doveva essere di rottura, per questo il salasso e lo sciopero della fame. Non voleva morire, non voleva suicidarsi, voleva scuotere le coscienze e rivendicare il suo diritto alla vita, alla dignità, al rispetto, voleva giustizia.</p>
<p>Non doveva morire, ma è successo, e così il sistema l’ha uccisa di nuovo dando un giudizio di svalore alla sua forma di protesta, ritenendolo un atto di incoscienza, insinuando il dubbio che sia stato un suicidio, lasciando a lei, e solo a lei, ormai morta, la colpa e la responsabilità delle conseguenze disastrose di uno sciopero contro il mancato pagamento dei suoi stipendi.</p>
<p>Mariarca, una donna del sud, moglie, madre, lavoratrice, morta sul posto di lavoro, in stato di agitazione sindacale,  nel silenzio dello Stato, della Politica, della Società Civile.</p>
<p>Una morte simbolica, un martirio, che purtroppo non cambierà il presente, drammatico, reso ancora di più tale dall’impotenza.</p>
<p>Una morte senza colore.</p>
<div></div>
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		<title>Gli atenei e la riforma</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 05:40:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Citta']]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione - Universita']]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[<br/>di Angelo Leopardi*
La percezione che ha dell’Università l’italiano medio è sempre sorprendente per chi nell’Università lavora. E’ assolutamente sconcertante scoprire come persone, anche vicinissime a docenti e ricercatori universitari, non vedano l’Università attraverso i propri occhi ma si affidino alla lente deformante dei luoghi comuni.
Un elemento significativo a riguardo è rappresentato dalla mitica figura degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Angelo Leopardi*</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/201a.fotografia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3784" title="201a.fotografia" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/201a.fotografia-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>La percezione che ha dell’Università l’italiano medio è sempre sorprendente per chi nell’Università lavora. E’ assolutamente sconcertante scoprire come persone, anche vicinissime a docenti e ricercatori universitari, non vedano l’Università attraverso i propri occhi ma si affidino alla lente deformante dei luoghi comuni.</p>
<p>Un elemento significativo a riguardo è rappresentato dalla mitica figura degli “Assistenti”, gli “aiutanti” di un docente universitario. Questa figura non esiste più istituzionalmente da 30 anni, quando la 382/80 democratizzò la docenza, fino ad allora rigidamente gerarchizzata in Professori Ordinari e Assistenti, introducendo, accanto ai Professori Ordinari, le figure dei Professori Associati e dei Ricercatori. Tutte figure a tempo indeterminato ma con una forte differenza: i Ricercatori avevano compiti di Ricerca e solo modestissimi impegni didattici “di supporto”. La grande novità era inoltre rappresentata da una sostanziale “indipendenza” di Professori e Ricercatori, non più legati ad una cattedra e fra i quali non vi era più una gerarchia netta.</p>
<p>Negli anni successivi la figura del Ricercatore Universitario è stata stravolta da varie leggi, fino a trasformarla, di fatto, in una terza figura di docente. La ragione è presto detta: lo sviluppo delle Università, con apertura di nuove sedi (tutte fortemente volute dalla politica locale), e il conseguente incremento di corsi di laurea, richiedeva nuovo personale docente. I Ricercatori erano lì, già disponibili e a basso costo. Il Ministro Moratti esasperò questa situazione, introducendo il titolo di “Professore Aggregato”, riconosciuto ai Ricercatori (ed anche ad altre figure) che tengono un corso universitario. Titolo temporaneo (e senza riconoscimenti economici), perché connesso all’assegnazione del corso ed a termine a conclusione dello stesso. La situazione odierna vede pertanto una suddivisione del personale docente dell’Università in Professori Ordinari, Professori Associati e Ricercatori (Professori Aggregati), con compiti didattici analoghi ma caratterizzati semplicemente da livelli stipendiali e titoli differenti.</p>
<p>Accanto a queste figure vi è una “giungla” di ricercatori precari, con contratti di vario genere (assegni di ricerca, borse post-doc, contratti di collaborazione) ma con il comune denominatore di basse retribuzioni e pochissime garanzie. E’ stato proprio sbandierando la volontà di garantire un futuro a questi precari, che il Ministro Gelmini ha presentato il suo Disegno di Legge sulla riforma dell’Università. Questa “riforma”, sancendo che dal 2013 non potranno più esservi nuovi Ricercatori a tempo indeterminato, introduce una nuova figura di Ricercatori a tempo determinato. I nuovi Ricercatori potranno avere contratti triennali rinnovabili al più per un triennio. Se nel corso di questi sei anni riusciranno a conseguire un’abilitazione nazionale “potranno”, compatibilmente con i vincoli di bilancio degli Atenei, essere chiamati direttamente nel ruolo di Professori Associati. Il Ministro ha presentato la “riforma” affermando testualmente &lt;&lt; abbiamo abolito i Ricercatori a vita, pertanto abbiamo abolito una sorta di precariato a vita&gt;&gt; (da Il Giornale, 19/05/2010). Affermazione almeno bizzarra, visto che dice di voler combattere il precariato introducendone uno nuovo.</p>
<p>L’idea è, infatti, di ricalcare il modello delle “tenure”, caratteristiche nei paesi anglosassoni, ma con una importante differenza: in quei sistemi, se un ricercatore “tenure” raggiunge certi livelli di qualità scientifica, viene confermato direttamente con un contratto a tempo indeterminato. Il modello “Gelmini” prevede solo la possibilità di questa conferma, ma la collega a vincoli di bilancio che sarà sempre più difficile rispettare, visto quello che si dirà dopo. E i Ricercatori attuali? Quelli che hanno permesso di sostenere il carico didattico fino a questo momento? Quelli vengono semplicemente dimenticati da questa “riforma”, riducendo sostanzialmente al lumicino le loro legittime aspirazioni di carriera.</p>
<p>Quale sarà il risultato di tutto ciò? Una nuova precarizzazione dei primi livelli della docenza universitaria, con una massa di precari che potranno essere agevolmente controllati da un ridotto numero di Professori Ordinari. In poche parole si torna al vecchio modello gerarchico (o sarebbe meglio dire “baronale”) precedente al 1980. Proprio in tale direzione vanno una serie di provvedimenti accessori, fra i quali spicca la prescrizione che l’elettorato del Rettore sarà costituito dai soli Professori Ordinari, privando Associati e Ricercatori di un importante strumento democratico.</p>
<p>Di fronte a questa prospettiva sono partite forti contestazioni da parte degli Universitari, guidate dai Ricercatori ma con i quali hanno solidarizzato anche moltissimi Associati e Ordinari, ben coscienti del sostanziale contributo dei Ricercatori al funzionamento degli Atenei. Ma il Disegno di Legge “Gelmini” era evidentemente solo l’aperitivo, e l’annuncio della nuova manovra finanziaria ha confermato un disegno sostanzialmente punitivo nei confronti dell’Università, con il blocco immediato di tutti gli scatti stipendiali e una serie di vincoli che sostanzialmente impediscono progressioni di carriera per almeno cinque anni. Il blocco degli scatti stipendiali, fino al 2009 “automatici”, ha del paradossale: nel 2009 era stato stabilito che questi scatti sarebbero stati negati ai docenti “inattivi”, cioè quelli che non avessero raggiunto un tasso minimo di produttività scientifica. Nel 2010 si dice che questi scatti vengono bloccati comunque! Rendendo di fatto vantaggioso essere “inattivi” e magari impegnare il tempo in altre attività professionali. Il blocco è particolarmente odioso perché colpisce in maniera maggiore i Ricercatori all’inizio della carriera, che subiranno decurtazioni dello stipendio dell’ordine del 15%.</p>
<p>A questo punto sarebbe il caso di chiedersi se vi sia un disegno preordinato dietro queste iniziative congiunte.</p>
<p>Ovviamente la risposta non è banale, e la lascio alla libera interpretazione del lettore.</p>
<p>Quello che è certo è che questo ulteriore colpo ha prodotto un nuovo scatto d’orgoglio degli Universitari che, con i Ricercatori a fare da propulsore, minacciano ormai in tutta Italia di non coprire più quei compiti didattici extra, non retribuiti e poco riconosciuti che hanno permesso di sostenere il sistema istruzione universitaria fino ad oggi. L’effetto sarebbe dirompente. Circa 1/3 dei corsi potrebbero non essere tenuti il prossimo anno e addirittura molti corsi di studio potrebbero essere chiusi. Ancora, è plausibile pensare a disagi legati alla difficoltà di formare commissioni d’esame e di laurea, con conseguenti gravi ritardi per gli studenti.</p>
<p>Rinsavirà il Governo davanti a questo rischio?</p>
<p>* Ricercatore Confermato (Professore Aggregato) di Idraulica presso l’Università di Cassino</p>
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		<title>Riflessioni sul rapimento del piccolo Luca Cioffi</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 05:20:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>
di Raffaele Grieco
Un vecchio adagio vuole che i primi momenti della vita di un individuo siano quelli decisivi per le scelte future che si troverà a compiere. Purtroppo però a volte può succedere che quei primi momenti possano essere terribili per il pargolo. E’ la triste sorte, poi conclusasi nel migliore dei modi, toccata all’inizio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/napoli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3730" title="napoli" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/napoli-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>di Raffaele Grieco</p>
<p>Un vecchio adagio vuole che i primi momenti della vita di un individuo siano quelli decisivi per le scelte future che si troverà a compiere. Purtroppo però a volte può succedere che quei primi momenti possano essere terribili per il pargolo. E’ la triste sorte, poi conclusasi nel migliore dei modi, toccata all’inizio di questa settimana al  piccolo Luca Cioffi, il neonato di Nocera Inferiore rapito da una donna dopo solo cinque ore dalla sua nascita.  Si tratta di un episodio scioccante, agghiacciante e terribile. Il bimbo è stato rapito dalle mani della sua mamma e portato via. Il fatto è avvenuto intorno alle ore 14.30  nella città di  Nocera Inferiore in provincia di  Salerno.</p>
<p>Lo scalpore per questa notizia è enorme, più del solito, per due motivi: primo perché coinvolge un neonato, secondo, ed è la cosa che lascia sconcertati gli animi di tutti, è che il rapimento non è avvenuto in strada, non è avvenuto alla fermata di un bus o al rosso di un semaforo e neanche con l’uso di un’ arma. Il rapimento è avvenuto in un luogo dove ci si dovrebbe sentire protetti e sicuri, un luogo in cui un individuo mette la propria vita nelle mani di persone a cui dà la sua massima fiducia e affida i propri cari con la consapevolezza che siano trattati bene e possano essere protetti. L’episodio è agghiacciante perché è accaduto in ospedale!</p>
<p>Proprio così. Una donna, tale Annalisa Fortunato, indossando un camice da infermiera, è entrata nel reparto di ginecologia dell’ospedale, ha varcato la soglia della stanza della neomamma, e con modi gentili, dolci e quasi familiari ha chiesto di darle il piccolo perché era il momento di portarlo al nido per i controlli medici di routine.</p>
<p>L’indignazione è enorme perché chi doveva controllare non c’era o era distratto, chi doveva vigilare non ha vigilato, chi doveva osservare movimenti sospetti non ha notato nulla di anomalo, chi doveva domandare non ha domandato; in una sola frase “i degenti erano presenti e il personale ospedaliero era stato dimesso”.</p>
<p>Non è pensabile che dopo le ore 14 negli ospedali scatti una sorta di coprifuoco e tutto il personale si riduca drasticamente a poche unità e i pazienti rimangano in balia di sé. E’ sempre di pochi giorni fa un’altra notizia riguardante la poca sicurezza dei malati in ospedale. Alcuni uomini hanno rapinato durante la notte dei degenti in un reparto dell’ ospedale Cardarelli di Napoli. E i commenti a tale episodio furono i soliti “…..nessuno ha visto nulla” , “….i vigilanti non vigilavano” , “le telecamere di notte non sono attive”.</p>
<p>Fortunatamente tutta la città di Nocera si è allertata e grazie ad un identikit della donna e alle dichiarazioni di alcuni testimoni, polizia e carabinieri sono riusciti a ritrovare nella notte di lunedì  il piccolo Luca e rimetterlo nella mani della sua mamma. Il nosocomio Nocerino nella sera di lunedì si era affollato di persone in preghiera e donne in lacrime che si affidavano al miracolo per ritrovare il  bimbo. Fortunatamente il bimbo è stato messo in salvo: il miracolo lo hanno fatto le forze dell’ordine grazie anche alla collaborazione di tutti i cittadini.</p>
<p>Non mi stupirei se, per tale evento, certo terribile, solo per qualche giorno i nosocomi Campani fossero simili a cittadelle militari in stato di allerta, dove anche i malati saranno sospetti di essere &#8220;finti malati&#8221;. Poi placato il polverone e le polemiche tutto ritornerà alla routine. Non si possono prevenire questi episodi incresciosi? I vigilanti privati che in ogni presidio ospedaliero sono presenti non possono vigilare in modo più oculato?</p>
<p>Questo episodio mi ha colpito particolarmente perché per la mia attività professionale mi trovo a frequentare ogni giorno i vari ospedali della Campania e la situazione purtroppo è sempre tristemente uguale. Pochi controlli dopo gli orari pomeridiani, molte presenze di persone estranee ai reparti, pochi controlli da parte del personale addetto alla sicurezza.</p>
<p>Questo episodio ha fatto sollevare nuovamente tanti interrogativi, tanta delusione, tanto dolore, che forse poteva essere evitato. Pensare che si investono soldi pubblici dei cittadini che pagano le tasse per avere un servizio, per avere sicurezza, ma poi alla fine ci si rende conto che il sistema ha delle falle e non regge al minimo imprevisto. Purtroppo questa volta la maglia nera per l’inefficienza, stereotipi a parte, la sanità campana l’ha proprio meritata.</p>
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		<title>Una Lega che&#8230;slega l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 08:57:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tomaso Greco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>di Raffaele Grieco
Nonostante la crisi economica, nonostante i tagli alle spese di rappresentanza e alle spese pubbliche superflue, fortunatamente, anche quest’anno, in un periodo di grande incertezza, la Nostra Italia ha avuto i suoi degni festeggiamenti per la festa della Repubblica.
Sentimento di unione e di  identità popolare in tutte le piazze; dal Nord fino al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Raffaele Grieco</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/b-italia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3709" title="b-italia" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/06/b-italia-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Nonostante la crisi economica, nonostante i tagli alle spese di rappresentanza e alle spese pubbliche superflue, fortunatamente, anche quest’anno, in un periodo di grande incertezza, la Nostra Italia ha avuto i suoi degni festeggiamenti per la festa della Repubblica.</p>
<p>Sentimento di unione e di  identità popolare in tutte le piazze; dal Nord fino al profondo Sud si sono svolte le celebrazioni della festa del due giugno.</p>
<p>Come tutte le ricorrenze, e come tutti gli eventi importanti, il dietro le quinte, fatto di polemiche e di commenti è venuto alla ribalta suscitando discussioni e malcontenti.</p>
<p>Tra le polemiche quella che più di tutti ha suscitato scalpore è stata l’assenza dei rappresentanti della Lega Nord ai festeggiamenti ieri a Roma. La vacanza dei rappresentanti del Carroccio si è notata e ha suscitato malcontento anche nelle file dei  loro “alleati”; commenti forti sono stati esternati da molti rappresentanti del centro destra. Il sindaco di Roma Alemanno ha definito l’assenza dei rappresentanti della Lega Nord un segno di preoccupazione. Lo stesso capo del Governo Giorgio Napolitano ne è rimasto deluso e al tempo stesso perplesso.</p>
<p>“…quisquiglie….bazzecole…pinzillacchere….” citando una frase del celebre principe della commedia napoletana Antonio de Curtis (con la differenza che detta dal grande Totò faceva ridere ma ripetuta da altri e in questa particolare circostanza crea profonda amarezza. ndr)    sono il senso delle  parole che ha usato il Ministro Maroni, il quale afferma che la sua assenza a tale manifestazione è nota da oltre dieci anni, potremmo definirlo un recidivo cronico. E’ probabile che la festa della Repubblica italiana non è evidenziata in rosso nel calendario Padano e dunque può essere dimenticata.</p>
<p>Forte è il senso di unità che lega invece gli aderenti e i simpatizzanti del carroccio. Infatti è il senso di unità, non certo per l’Italia, ma per se stessi, l’arma vincente che ha la Lega Nord. Pronti a farsi paladini delle loro ideologie contro chi non la pensa come loro o contro chi (a loro giudizio) e’ da considerarsi “diverso”. Pronti a misurare con il metro il confine territoriale di una città dell’Italia e da ciò reputare se essa possa avere interesse o debba essere affondata dai loro pregiudizi.</p>
<p>A placare gli animi è stato magistrale ed elegante il commento del fedelissimo alleato del carroccio il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Egli  ha dichiarato che questo attacco contro la Lega Nord è ingiustificato il senso delle sue parole in merito a tali accuse è:”… polemiche utili a riempire le notizie dei giornali televisivi e le cronache dei quotidiani” . Egli ha invece ribadito che  il senso per il rispetto della  Nazione è sempre vivo e presente tra i suoi fedelissimi e in tutta la maggioranza, nessuno escluso. E’ proprio vero che questa Destra riesce bene nella pratica dei giochi di illusionismo.</p>
<p>Pur tuttavia il silenzio dell’inno di Mameli in alcune piazze del profondo Nord leghista si è sentito e ha raffreddato gli animi di quanti erano invece scesi in piazza per festeggiare una ricorrenza importante e avere l’opportunità di far valere la propria unità Nazionale.</p>
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		<title>[Campania-2] La sinistra e il voto inutile</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 06:16:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>di Antonio Vastarelli
Se, in Campania, a determinare la vittoria nelle elezioni regionali, sia nel 2010 (con il successo di Caldoro per il centrodestra) che nel 2000 e nel 2005 (con la vittoria del centrosinistra di Bassolino), è stato chiaramente il voto degli apparati clientelari ex Dc, soprattutto di quelli che fanno capo a De Mita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Antonio Vastarelli</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/04/exit0006.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3153" title="exit0006" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/04/exit0006-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Se, in Campania, a determinare la vittoria nelle elezioni regionali, sia nel 2010 (con il successo di Caldoro per il centrodestra) che nel 2000 e nel 2005 (con la vittoria del centrosinistra di Bassolino), è stato chiaramente il voto degli apparati clientelari ex Dc, soprattutto di quelli che fanno capo a De Mita e Mastella, c’è una parte dei risultati delle scorse regionali che non si spiega tanto facilmente. In piena crisi economica, e nella regione con il maggior numero di disoccupati d’Italia, soprattutto giovani e donne, com’è possibile che il segretario nazionale del principale partito della sinistra cosiddetta radicale, Paolo Ferrero di Rifondazione comunista, candidatosi a governatore della Campania per trainare la lista oltre la soglia di sbarramento del 3%, non raccolga che un imbarazzante 1,37%? Più che penalizzata dal “voto utile” (non si registra, infatti, un ampio ricorso al voto disgiunto, visto che la lista Federazione di sinistra prende poco più del leader: l’1,56%), quel che resta di Prc e Pdci sembra non rappresentare più i “vecchi” operai e impiegati e nemmeno i “nuovi” precari. In pratica, nessuno, al momento, tranne amici e parenti dei candidati, sembra comprendere l’utilità di queste formazioni (a proposito di voto utile). E i tanti elettori campani orfani della sinistra, al netto di quelli già trasmigrati nell’Italia dei valori, non ritengono utile nemmeno fare un po’ di “sana protesta” votando le liste con il certificato Doc di Grillo. Il candidato governatore del Movimento cinque stelle, Roberto Fico, infatti, prende solo l’1,41% dei voti (tutti rubati al partito di Di Pietro, che perde il 2,5% dalle europee dell’anno scorso): un clamoroso flop, alla faccia dell’antiberlusconismo, nella regione in cui la protesta è all’ordine del giorno, con quotidiani cortei di disoccupati, cassintegrati, sfrattati, dializzati, carcerati, diffamati, affamati e semplicemente incazzati. Dove la gente, però, non ha tempo da perdere con il voto d’opinione che non sfama, con il web che non libera dalla pressione della camorra e con la retorica dei puri, che non fa nemmeno ridere perché è lontana anni luce dall’ingiustizia sociale di Scampìa o Barra. C’è chi al voto dà un valore “maggiore” e se lo vende: le decine e decine di segnalazioni fatte dal quotidiano Il Mattino nelle settimane che hanno preceduto le elezioni ne sono una triste testimonianza, come il sequestro di centinaia di tessere elettorali consegnate, per soldi, a gruppi criminali che gestiscono e controllano il consenso.</p>
<p>A conferma dell’incapacità di comprendere e interpretare l’elettorato, il fatto che la lista “civica” (si fa per dire) Alleanza di popolo, presente nella coalizione che ha appoggiato Caldoro, ha raccolto più di Ferrero e Fico, l’1,43% dei voti, semplicemente grazie al traino di Roberto Conte, ex consigliere regionale della Margherita, recordman di preferenze: ne ha collezionate ben 10mila e 500 malgrado sia stato condannato, nel 2008, in primo grado, per concorso esterno in associazione camorristica. E sia, per questo motivo, ineleggibile. Quei voti sono stati giustamente ripudiati da Caldoro, ma comunque conteggiati a suo favore. Come tanti altri, a destra e a sinistra, che sono stati estorti, acquistati, scambiati con favori.</p>
<p>Dove il voto d’opinione è più forte, o meno debole, come nelle grandi città, il centrosinistra si difende: a Napoli il distacco tra Caldoro e De Luca è di soli 2,5 punti (contro gli 11 registrati nell’intera regione). Ma a perdere sono sia il bassolinismo che l’antibassolinismo: nel capoluogo ha votato, infatti, solo il 54% degli aventi diritto (il 62,9 nella regione), segno che gli scontenti del lungo governo del centrosinistra, soprattutto nel capoluogo, erano altrettanto scontenti dell’opposizione portata avanti negli ultimi anni dal centrodestra. Anzi, l’antibassolinismo perde più del bassolinismo (che è azzardato definire morto, visto che almeno 6 dei 14 eletti del Pd sono riconducibili all’area dell’ex governatore, ed altri 3 non ostili). E perde l’antibassolinismo di sinistra più di quello di centrodestra: se il Pdl, infatti, vince le elezioni, pur arrancando (passa dal 43,5% delle europee 2009 al 31,7%: emorragia di voti solo parzialmente assorbita dalle liste civiche collegate), la sinistra radicale e l’Idv, che avevano fatto di tutto per prendere le distanze da Bassolino negli ultimi due anni, non intercettano il voto di protesta, così come non risulta credibile il neonato movimento grillino.</p>
<p>A Napoli si voterà per il sindaco nella primavera 2011, se non prima, e c’è il 50% degli elettori che se ne sta a casa perché non ritiene voto utile né quello dato ai due principali partiti (Pdl e Pd), né ai ben due interpreti dell’antiberlusconismo (Idv e grillini), né a chi sembra attardato su proteste sociali d’altri tempi (Prc e Pdci), tanto meno a chi, come De Mita e Mastella, si conferma ago della bilancia del governo (purchessia) in Campania. Senza un reale rinnovamento, sia a destra che a sinistra, la candidatura a sindaco di Napoli di un uomo della Lega Nord, avanzata scherzosamente dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, potrebbe (purtroppo) non essere così campata in aria. Anche perché finora dai partiti che si definiscono nazionali, sia di centrodestra che di centrosinistra, Napoli, così come tutto il Sud, ha l’impressione di non averci ricavato un gran che.</p>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman', 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: medium;"><br />
</span></div>
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		<title>[Campania-1] La vittoria dei soliti noti</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 05:49:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Napoli]]></category>

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		<description><![CDATA[<br/>di Antonio Vastarelli
Il neogovernatore della Campania, Stefano Caldoro, batte il candidato del centrosinistra, Vincenzo De Luca, 54 a 43, chiudendo (dicono molti commentatori) l’era del bassolinismo. Cosa è cambiato rispetto alle precedenti elezioni (2000 e 2005) che hanno visto prevalere nettamente il centrosinistra? Il coro unanime sostiene (presume) che l’azione appannata di Bassolino, i rifiuti, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Antonio Vastarelli</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/04/ignoti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3147" title="ignoti1" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/04/ignoti1-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" /></a>Il neogovernatore della Campania, Stefano Caldoro, batte il candidato del centrosinistra, Vincenzo De Luca, 54 a 43, chiudendo (dicono molti commentatori) l’era del bassolinismo. Cosa è cambiato rispetto alle precedenti elezioni (2000 e 2005) che hanno visto prevalere nettamente il centrosinistra? Il coro unanime sostiene (presume) che l’azione appannata di Bassolino, i rifiuti, le inchieste, la sanità inefficiente e sprecona, Napoli sporca e invivibile, ecc., ecc. abbiano determinato questo mutamento di regime: una tesi teoricamente sensata, ma impossibile da dimostrare. Quello che è certo, invece, è che almeno un 6% di voti che sono passati dal centrosinistra al centrodestra hanno seguito non la logica dell’elettore che punisce chi non ha ben governato, quanto quella del “proprietario” dei voti: e si tratta di una valutazione al ribasso. Senza voler scomodare i flussi (per determinare i quali si scervellano fior di politologi), ma facendo solo due conti da salumiere, si può notare come l’Udeur che, nelle altre due occasioni, era con il centrosinistra, pur subendo un tracollo (dovuto alle vicissitudini giudiziarie della famiglia Mastella &amp; Co.) raccolga il 3,4% dei voti e l’Udc raggiunga vette mai toccate (il 9,4% contro il 6,7% delle regionali del 2005), grazie al funambolo De Mita e a una serie di new entry, alcune provenienti dal Pd, come quella del campione di preferenze Pasquale Sommese (quasi 23mila voti nella provincia di Napoli).</p>
<p>Senza l’ex presidente del Consiglio Dc e il suo ex portavoce di Ceppaloni, quindi, il Pdl avrebbe probabilmente perso al fotofinish. Così come, in passato, Bassolino che, nel 2005, ottenne il suo 61,6% grazie al 10,3% del partito di Mastella (che non superò solo per pochi voti sia An che Forza Italia) e al 16% della Margherita di De Mita (che divenne primo partito della Campania, scavalcando i Ds con un risultato molto al di sopra della media nazionale della formazione guidata da Francesco Rutelli). Stessa cosa successe nel 2000, quando Bassolino vinse con il 56,1% dei voti sull’onda del 7% dell’Udeur e del 10,5% del Ppi (che, sempre grazie al solito leader di Nusco, viaggiava su percentuali molto superiori rispetto a quelle che i popolari raccoglievano nel resto d’Italia).</p>
<p>A comandare in Campania, quindi, oggi come ieri, sono i democristiani. Ben 11 “sederi Dc”, dal 1970 al 1995, hanno calcato la poltrona di presidente della Regione Campania. Serie interrotta, per breve tempo, da Antonio Rastrelli (An), eletto nel 1995 con il 47% dei voti, anch’egli grazie al determinante contributo del Ccd di Mastella (9,7%) il quale poi, a metà legislatura, determinò il famoso “ribaltone” passando con il centrosinistra e ottenendo la presidenza della Regione Campania (con Andrea Losco) come “compenso” per l’appoggio, in Parlamento, al nascente governo D’Alema, in seguito alla crisi del Prodi I. Un assetto nazionale, ereditato nel 2000 da Bassolino che lo allargò presentando una coalizione vincente che andava dall’Udeur a Rifondazione comunista (che, intanto, era uscita dalla maggioranza dei governi nazionali): il famoso “laboratorio campano”, prototipo dell’Unione che portò il centrosinistra alla fugace vittoria nelle elezioni politiche del 2006 e alla rovinosa esperienza del Prodi II (naufragato, non a caso, proprio per vicende legate alla Campania: rifiuti e inchieste su Mastella e sua moglie).</p>
<p>Sono gli ex Dc, quindi, più dei giudizi sull’operato degli amministratori, a decidere, schierandosi da una parte o dall’altra, chi vince in Campania. Da sempre. Non è tanto strano, quindi, che De Luca abbia preso nel 2010 “solo” il 43% dei voti, così come il fatto che Bassolino abbia ottenuto precedentemente percentuali superiori restando in sella (a prescindere da meriti e demeriti) soprattutto in virtù di alleanze con le forze centriste. Questa opinione (presunzione) sembra confermata dalla sostanziale stabilità dei due nuclei centrali dei poli, cioè di quelli che compongono le maggiori coalizioni delle ultime elezioni politiche: Pdl da un lato e Pd-Idv dall’altro. Il Popolo delle libertà, oggi, infatti, raccoglie il 31,7% dei consensi, praticamente pari al 32,1% portato a casa, nelle regionali del 2000, da An e Forza Italia e non distante dal 27,5% dei voti raggranellato da tutte le liste poi confluite nel Pdl nel 2005 (anno di maggior insuccesso del centrodestra in Campania); mentre il 33,6% totalizzato, nelle recenti elezioni, da Pd (22%), Italia dei Valori (6,4%), Api di Rutelli (2,9%) e lista del presidente (2,5%) corrisponde al 33,7% raccolto da Ds, Margherita e Idv nel 2005 ed è addirittura superiore al 30% che ottennero, nel 2000, Ds, Democratici e Ppi. Il centrosinistra “di governo”, quindi, seppur orfano del potente De Mita, e all’opposizione, sembra uscire paradossalmente rafforzato e non distrutto dal bassolinismo (sul problema astensione, però, vedi “Analisi del voto in Campania/2”): i rapporti di forze in Campania, quindi, appaiono sostanzialmente immutati, malgrado la vittoria del centrodestra, così come il potere di “ricatto” del duo ex democristiano Mastella-De Mita.</p>
<p>Allora, come mai il Pd forza (inutilmente) la mano in Puglia per mettere su una coalizione con l’Udc (pur potendo vincere senza, come ha poi dimostrato Vendola), in nome della strategia dalemian-bersaniana di stringere un patto elettorale con Casini (giusta o sbagliata che sia), e in Campania, invece, dove De Mita fa volare i centristi quasi al 10%, non ci si prova nemmeno? Chi dice che De Luca aveva già fatto sapere che lui si sarebbe candidato comunque, anche se il nome scelto dal partito fosse stato un altro, sembra dimenticare: 1) che anche in Puglia Vendola si è candidato lo stesso, vincendo prima le primarie e poi le elezioni; 2) che, in Campania, il centrosinistra le elezioni poi le ha perse.</p>
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		<title>L’emergenza rifiuti in Campania atto secondo: la corte di Giustizia Europea</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 11:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>di Fulvio Tudisco
Che l’Italia sia il paese dove il clima da campagna elettorale si respira ininterrottamente per 365 giorni l’anno è ormai risaputo. Altrettanto noto è che da anni ormai questo clima è particolarmente avvelenato. Ma quello che sta capitando in questi giorni che ci separano dal 28-29 marzo supera ogni più fantasiosa immaginazione. Infatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di <strong>Fulvio Tudisco</strong></p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/03/corte-UE.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2869" title="_corte UE" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/03/corte-UE-288x300.jpg" alt="" width="230" height="240" /></a>Che l’Italia sia il paese dove il clima da campagna elettorale si respira ininterrottamente per 365 giorni l’anno è ormai risaputo. Altrettanto noto è che da anni ormai questo clima è particolarmente avvelenato. Ma quello che sta capitando in questi giorni che ci separano dal 28-29 marzo supera ogni più fantasiosa immaginazione. Infatti dal clima al vetriolo si è passati ad un clima “surreal-processuale” al cui confronto persino la campagna elettorale piena di offese del 2008 sembra densa di contenuti.  Tutti, dai giornali fino all’ultimo candidato politico, sono impegnati in fondamentali discussioni su categorie prettamente politiche come il bene e il male, affaccendati in corsi e ricorsi (non storici ma burocratici), e filosofiche disquisizioni per stabilire se in democrazia conti di più la forma o sostanza. Il tutto farcito da una tale razione quotidiana di risse, offese e accuse tale da trasformare i cittadini da elettori in spettatori di un match di wrestling.<span id="more-2868"></span> Certo tutto ciò che riguarda la vita democratica di un paese è politica, ma si ha l’impressione che molti episodi polarizzino più l’attenzione dei media e dei politici che il pubblico l’interesse.<span style="white-space: pre;"> </span> Però non bisogna disperare. Per fortuna qua e là, tra le pieghe di siffatto dibattito politico, si possono trovare ancora delle notizie più “territoriali” che chiamano in causa i futuri governatori e l’operato del “governo del fare”. Uno di questi è ancora una volta, e purtroppo sicuramente non l’ultima, quello che forse più di tutti ha rappresentato uno dei cavalli di battaglia del nostro premier: l’emergenza rifiuti a Napoli. Mentre infuria il fragore dell’ italico conflitto elettorale, da Bruxelles arrivano in sordina notizie allarmanti. Infatti la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha condannato l’Italia per la violazione degli obblighi relativi alla “Direttiva sui Rifiuti”. Il che, tradotto in termini economici, significa il congelamento di circa 500 milioni di euro di fondi destinati alla Campania a cui andranno ad aggiungersi le richieste di eventuali multe pecuniarie avanzate dalla Commissione qualora il nostro paese, in quanto Stato membro, non si adoperi al più presto per conformarsi alla sentenza. <span style="white-space: pre;"> </span> Ma la causa di questo disastro è solo da imputarsi alla Regione Campania? Vediamo cosa è scritto nella sentenza. Innanzitutto  la normativa europea in materia di rifiuti stabilisce che gli Stati membri, si badi bene non le Regioni, “hanno il compito di assicurare lo smaltimento e il recupero dei rifiuti, nonché di limitare la loro produzione promuovendo, in particolare, tecnologie pulite e prodotti riciclabili e riutilizzabili. Essi devono in tal modo creare una rete integrata ed adeguata di impianti di smaltimento, che consenta all&#8217;Unione nel suo insieme e ai singoli Stati membri di garantire lo smaltimento dei rifiuti”. Dopo questa necessaria premessa la sentenza entra maggiormente nel vivo smontando punto per punto il programma che avrebbe dovuto risolvere l’emergenza rifiuti elaborato dal nostro governo. In un altro passaggio si sottolinea infatti come l’Italia continua a “dimostrare un deficit strutturale di impianti, cui non è stato possibile rimediare” tanto che “alla scadenza del termine stabilito, gli impianti esistenti e in funzione nella Regione erano ben lontani dal soddisfare le sue esigenze reali”. <span style="white-space: pre;"> </span> Grottesca è stata la giustificazione del governo italiano che ha cercato in tutti i modi, dopo aver sbandierato ai quattro venti che il decreto Bertolaso – Berlusconi aveva risolto tutti i problemi, di scaricare le responsabilità del fallimento sulla Campania e sulle difficoltà tecniche incontrate dal decreto. In particolare ha cercato di motivare l’inadempienza citando “casi di forza maggiore” dovuti a inadempimenti contrattuali e comportamenti criminali indipendenti dalla volontà del governo. Come a dire che in Campania si è cercato di fare il possibile ma siccome la camorra è più forte del nostro Stato, ci si è dovuti arrendere. Ma anche in questo caso la Corte è andata giù molto dura sottolineando nella sentenza che “né l’opposizione della popolazione, né gli inadempimenti contrattuali e neppure l’esistenza di attività criminali costituiscono casi di forza maggiore che possono giustificare la violazione degli obblighi derivanti dalla direttiva e la mancata realizzazione effettiva e nei tempi previsti degli impianti”. Il che, tradotto in parole povere, significa che uno Stato che si dichiara incapace di combattere camorra e burocrazia è per sua natura uno Stato debole. <span style="white-space: pre;"> </span> In definitiva è arrivata una nuova sonora bocciatura all’Italia e al “governo del fare”. E meno male che i telegiornali e i politici sono impegnati in altre questioni di fondamentale importanza altrimenti ora qui staremo a discutere se la Corte di Giustizia Europea è o non è un covo di pericolosi bolscevichi nemici dell’Italia e del suo leader così come lo sono probabilmente i giudici, i pm e i notori rivoluzionari del Tar.</p>
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