di Fulvio Tudisco
In questi giorni di crisi d’immagine della Protezione Civile una sola certezza sembra rimasta agli italiani: Bertolaso ha risolto l’emergenza della famigerata “monnezza” a Napoli. Come un penetrante mantra reiterato quotidianamente, si continua a dire che l’uomo del fare, il risolutore di tutte le emergenze, è riuscito dove gli altri hanno fallito: rendere il comprensorio napoletano e casertano finalmente pulito. I servizi dei telegiornali nazionali intenti a mostrare, durante l’emergenza, un’immagine di una città assediata dai rifiuti si sono presto disinteressati al tema. Così nell’immaginario collettivo degli italiani la Napoli città sporca per eccellenza si è trasformata nella città della pulizia e delle piazze restituite al loro splendore. Ma è davvero così? [...]
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di Riccardo Colicchio
Dopo numerosi rinvii e tentennamenti, entra in vigore nel sistema giuridico italiano la famigerata “class action”. L’ultima finanziaria ha infatti previsto l’esercizio delle azioni di classe dal I gennaio di questo nuovo anno. E così anche i nostri Tribunali diventeranno teatro di battaglie legali epocali, tanto avvincenti da diventare ben presto soggetto della filmografia cinematografica nostrana e concorrere, almeno in questo, con le famose pellicole hollywodiane. Ma siamo sicuri che i registi nazionali avranno tra le mani casi tanto affascinanti da essere raccontati sul grande schermo?
La tutela del consumatore negli Stati Uniti rappresenta davvero un baluardo del proprio sistema giuridico, pertanto con frequenza si sacrificano gli interessi economici della grande industria d’oltreoceano, pur di assicurare il rispetto dei diritti della collettività. In Italia, il nuovo regime giuridico previsto, sarà capace di fare ciò soltanto in parte. Le differenze tra le due concezioni di azioni sono evidenti e conducono, dunque, a risultati molto meno gravosi per le imprese operanti in Italia. La class action americana parte da un presupposto giuridico ben solido nel suo ordinamento; esiste infatti per le Corti americane la possibilità di procedere all’irrogazione di un “punitive damage”. Si tratta in pratica della possibilità di condannare i colossi imprenditoriali al pagamento di una somma a favore dei querelanti ben maggiore del reale danno subito; tale condanna da un lato ha lo scopo di porre rimedio alle sofferenze morali e materiali dei consumatori lesi e dall’altro di garantire un monito efficace ad evitare nuovi comportamenti delittuosi.
Dunque la class action americana declinata attraverso questo paradigma giuridico rappresenta un’arma micidiale nelle mani del consumatore. Coniugata altresì con la possibilità per i querelanti di pagare le parcelle dei propri avvocati attraverso una percentuale (di solito cospicua) dei risarcimenti stabili dalle corti, ecco dunque ristabilito, almeno processualmente, il rapporto tra grande impresa e consumatore, altrimenti squilibrato a favore della prima. [...]
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di Angelo Giubileo
La candidatura, ormai certa, di Stefano Caldoro nelle file del centrodestra a governatore della regione ha aperto in questi giorni un ampio confronto tra i socialisti campani, e in particolare tra i tanti di centrosinistra tentati dalla scelta di sostenerla, nonostante sia di matrice politica opposta. Tra le tante posizioni espresse, occorre registrare oggi quella dell’ex ministro Carmelo Conte, pubblicata dal quotidiano Il Mattino nell’edizione di Salerno. La posizione è piuttosto articolata e pertanto merita un approfondimento di analisi. Conte innanzitutto definisce la proposta di Caldoro “credibile” e soprattutto accetta di ritenerla “pericolosa per la tenuta del centrosinistra in Campania e per la costruzione del Pd”. L’ex ministro distingue bene tra la figura di Caldoro e “il cosiddetto centrodestra anch’esso soggetto”, ma, non dichiarando se sia propenso o meno a votare il primo, teorizzando anche la possibilità di un voto disgiunto, sposta l’attenzione su quella che lui stesso definisce “una indomabile incertezza del Pd”. Incertezza dell’oggi, ma soprattutto incertezza del progetto legato ad un futuro che potrebbe portarlo alla “dissoluzione” in confronto viceversa ad un progetto, campano (!?), del candidato di centrodestra in grado, potenzialmente (?), di “offrire un approdo critico a chi non ha mai creduto e votato il partito-azienda”. [...]
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di Marco Flit
Sembra ormai certo, o quasi, che Stefano Caldoro, già ministro di Berlusconi all’attuazione del programma tra il 2005 e il 2006 sarà candidato governatore della Campania.
Caldoro si è trovato segretario nazionale di quello che resta del Nuovo Psi dopo gli adii e le scissioni di Claudio Martelli, Bobo Craxi, Saverio Zavettieri, Chiara Moroni, e dell’ex segretario Gianni De Michelis (ricorderete la rissa finita in tv che sancì la separazione). Il Nuovo Psi (o quel che ne resta), dopo un certo numero di dispute in tribunali di diverso ordine e grado per stabilire a chi ne spettasse simbolo e rappresentanza, dovrebbe essere confluito nel Pdl. Di tanto in tanto la lista si presenta a qualche tornata amministrativa raccogliendo consensi da prefisso telefonico.
Stefano Caldoro è ora il candidato del Pdl in Campania e incassa subito un appoggio importante: “Bersani in Campania cerca il centrosinistra e non si è accorto che lo abbiamo già fatto noi candidando Caldoro” dichiara Franco De Luca, senatore campano del Pdl eletto in Veneto in quota DC di Rotondi.
Appunto, un microPSI e una microDC pretendono di fare centrosinistra alla corte di Berlusconi. Memore delle riforme fatte dal centrosinistra (quello vero) in Italia, non resta che invitare a diffidare delle imitazioni.
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di Fulvio Tudisco
Le feste sono appena finite e si sa che nel periodo natalizio, tra un panettone e un regalo, gli italiani non hanno molto tempo per porre attenzione alle attività legislative del governo. Accade così che nel più totale disinteresse pubblico, alla vigilia di Natale, il Consiglio dei Ministri ha varato un decreto legislativo, il così detto “federalismo demaniale”, che si prefigura come il più imponente e sgangherato intervento legislativo in materia di beni pubblici della storia repubblicana.
Ma vediamo da vicino di cosa parlano i sette articoli del provvedimento presentato dal ministro della Semplificazione Normativa Roberto Calderoli. Innanzitutto il decreto stabilisce che in nome della semplificazione e della valorizzazione, il governo possa cedere a Province, Regioni, Comuni e Aree metropolitane pezzi del proprio patrimonio demaniale quali vecchie caserme, castelli, palazzi d’epoca e spiagge ma anche beni sottoposti a vincolo storico, artistico e ambientale, purché non di rilevanza nazionale. Intenzioni nobili, dunque, ma che nascondono non poche contraddizioni. Innanzitutto quali saranno i beni che potranno essere dati agli enti locali? E con quale criterio verrà stabilito se un determinato bene artistico è di interesse nazionale o locale? [...]
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di Giacomo Giugliano
Nello scorso mese di novembre, è stato scritto l’ennesimo capitolo a tinte fosche nell’ormai dimenticato libro del rilancio economico e del progresso sociale della città di Napoli.
Sessantasei pagine, il più duro atto di accusa, finora registrato, sul progetto di bonifica e riqualificazione della più grande area ex industriale d’Europa: Bagnoli.
Incremento a dismisura dei costi, fondi regionali ed europei non spesi, superficialità nell’affidamento degli appalti, lassismo nella gestione delle opere di bonifica, intoppi burocratici e ingorghi amministrativi. A firmare questo agghiacciante, ma veritiero rapporto, è stata la Corte dei Conti.
L’area dell’ex Italsider di Bagnoli, vive da decenni tutte le contraddizioni e le inefficienze della politica napoletana e campana. Da tempo ormai, si parla di bonifica del territorio, di riqualificazione dell’area, di rilancio paesaggistico, di recupero ambientale e di progetti di sviluppo turistico artistico e culturale. Tuttavia, tranne che per qualche scheletro di un qualche megamostro di cemento in costruzione, il resto rimane lettera morta.
Gli enormi interessi economici, l’inefficienza della macchina amministrativa ed i veti incrociati della “infruttuosa” politica locale, hanno determinato un intreccio di immobilismo e di vuoto decisionale. [...]
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di Giacomo Giugliano
La nascita nel 1924 de“l’Unità”, giornale fondato da Antonio Gramsci, rispondeva a due fondamentali esigenze: una di carattere storico l’altra di carattere politico.
Alla necessità di dare vita in Italia a uno spazio libero di riflessione e di profondo dissenso nei confronti del nascente regime fascista, si accompagnava l’urgenza di affrontare la questione del forte arretramento economico, sociale e culturale del Sud del Paese, che richiedeva, secondo Gramsci, appunto, una politica di unità nazionale tra le masse contadine del Sud e la classe operaia del Nord. Quella parte d’Italia, che da anni, ormai, soffriva di questo enorme divario con la parte più ricca e prospera, assurgeva, quindi, a perno centrale della sfida delle forze socialiste per il riscatto democratico e il rilancio economico dell’intera nazione.
La questione meridionale, ha rappresentato, per più di mezzo secolo fino ai primi anni 90’, un tratto storicamente essenziale e dominante della sinistra italiana in particolar modo del PCI. Da Gramsci ad Amendola, da Nenni a Togliatti, passando per Saragat, fino ad arrivare a Berlinguer e Craxi, il Sud e la spinta per un suo possibile riscatto, sono state il centro dell’azione politica delle principali forze della sinistra italiana.
Tuttavia, va ricordato, che il principio intorno al quale ha ruotato l’intero pensiero meridionalista della sinistra italiana, è stato un principio di unità dell’Italia a partire proprio dal Mezzogiorno, e non il suo contrario, tant’è, che la parola “secessione”, non ha mai trovato posto nel lessico comune – come, invece, accadrà alla metà degli anni 90’ con il fenomeno leghista – ma al contrario la vera Unità d’Italia si fondava proprio sul superamento di questo annoso dualismo. [...]
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2. marzo 2010
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