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	<title>LeRagioni.it &#187; Citta&#8217;</title>
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		<title>(roma) Sparigliare e innovare. Dialogo con Luca Sappino</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 05:25:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>di Massimiliano Coccia
Luca Sappino è una bella promessa della politica romana, giovane esponente di Sinistra e Libertà cerca con campagne e militanza territoriale di cambiare le pratiche interne ai processi politici. Si sa che spesso tra il dire e il fare c’è di mezzo un oceano e Luca in questa breve intervista ci spiega come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Massimiliano Coccia</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/luca2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4144" title="luca2" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/luca2-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /></a>Luca Sappino è una bella promessa della politica romana, giovane esponente di Sinistra e Libertà cerca con campagne e militanza territoriale di cambiare le pratiche interne ai processi politici. Si sa che spesso tra il dire e il fare c’è di mezzo un oceano e Luca in questa breve intervista ci spiega come nel suo partito cerca di coniugare le idee con l’azione e come si sta trasformando Sinistra e Libertà. Con un occhio a Vendola.</p>
<p><em>In questi giorni c&#8217;è un gran mormorio intorno alle parole di Vendola sulla voglia di &#8220;sparigliare&#8221; il centrosinistra.  Non pensi che si debba forse creare un&#8217;alleanza anziché sparigliare il poco che esiste?</em></p>
<p>Dobbiamo intenderci sul significato della parola &#8220;sparigliare&#8221;, perché questo è un verbo che sa di sovvertimento, che ha quasi un sapore rivoluzionario, ma che sottointende la volontà di rimanere ben seduti al tavolo del gioco. &#8220;Sparigliare&#8221; vuol dire sfidare l&#8217;abitudine di subalternità del centrosinistra, vuol dire svincolare la politica dal potere, il governo dal Palazzo, quello con la P maiuscola. Vuol dire rinunciare a compromessi sempre al ribasso, sempre a danno dell&#8217;avanzamento dei diritti sociali e civili. Vuol dire riconoscere nella radicalità delle proprie ragioni l&#8217;unica motivazione valida per andare al governo. Inteso questo è chiaro come il sole di giorno che per &#8220;sparigliare&#8221; al tavolo del gioco bisogna esser in tanti. Tanti e forti, se si gioca in squadra.</p>
<p><em>&#8220;Sinistra e Libertà&#8221; cos&#8217;è al momento? Un partito? Una fabbrica? Un insieme liquido di soggetti?</em></p>
<p>Sinistra Ecologia Libertà è un partito giovane che si sta formando. Un partito giovane il cui percorso di formazione è fatto tutto di politica vera, di esperienze e forze messe tutte a disposizione di quella che chiamiamo la &#8220;buona politica&#8221;, quella &#8211; appunto &#8211; capace di sparigliare. A ottobre faremo il primo congresso nazionale, che sarà l&#8217;ultimo passo di un percorso lungo e faticoso per riunire alcuni cocci di una sinistra ormai stordita e spaesata.</p>
<p>Le fabbriche sono altro, un compagno di viaggio assai gradito da cui stiamo imparando molto, ma un soggetto ben distinto. E in questa distinzione sta la forza di entrambi. Io sono impegnato profondamente nella crescita di SeL. Credo che una delle priorità democratiche del nostro paese, sia dotarlo nuovamente di partiti capaci di assolvere pienamente il loro compito costituzionale. Con SeL vogliamo suonare la sveglia ad un centrosinistra assopito da troppo tempo.</p>
<p><em>A Roma la situazione è forse ancora peggiore.  Un PD immobile in molti settori, un progetto di città alternativa ad Alemanno che ancora manca, come affronterà Sel la sfida del Campidoglio?</em></p>
<p>Il Pd sta dando qualche cenno di vita, ultimamente. E molto di questo lo si deve ad alcuni giovani dirigenti, militanti, che si stanno sbattendo per rianimare un partito nato debole. SeL credo debba lavorare con questo pezzo di Pd per costruire e raccontare un&#8217;idea diversa di città. Diversa da quella di Alemanno &#8211; ovviamente &#8211; ma diversa anche da una certa Roma del centrosinistra. Le critiche al &#8220;modello Roma&#8221;, ben lontano dalla perfezione amministrativa, non devono restare recintate solo nelle nostre discussioni private. Dobbiamo trovare risposte e dire che ci candidiamo per regalare ai romani una città migliore, a partire dalle piccole cose, dal quotidiano. Da dove cominciare? Io partirei dalla mobilità, che vuol dire accesso ai servizi e qualità della vita. Diciamo come intendiamo liberare Roma dalle macchine. Diciamo quello che non ha fatto il centrosinistra, che non ha fatto la destra, ma che farà una nostra nuova classe dirigente.</p>
<p><em>Sei stato candidato al Consiglio Regionale, riportando un ottimo risultato, figlio di una bella campagna fatta di cose concrete e di un nuovo approccio alla politica,  cos&#8217;è mancato alla Bonino per vincere?</em></p>
<p>Una nuova classe dirigente, appunto. Quello che spero non mancherà al nostro prossimo candidato sindaco: una classe dirigente non compromessa, che non ha nulla da perdere, capace di scommettere e di osare. Capace di proporre una strategia di gestione veramente alternativa. Una classe dirigente giovane che non pensi neanche lontanamente &#8211; come invece temo sia stato con la Bonino &#8211; che in fondo è meglio perdere, che anche perdendo possiamo mantenere alcune posizioni di potere. Manca coraggio.</p>
<p><em>Ci racconti l&#8217;origine del tuo impegno e quali sogni nutri?</em></p>
<p>Sarà forse per l&#8217;educazione ricevuta, per il contesto familiare, per le letture e le passioni, ma la politica è da sempre parte centrale della mia vita. Il sogno è che lo possa essere ancora per molto, magari proprio in questa città, per questa città. La speranza è di non cedere alla disillusione e &#8211; al contrario &#8211; di contagiare con questo strano morbo, che è l&#8217;impegno politico, quante più persone possibili, tenendo ben lontano la tentazione di rifugiarsi nel privato.</p>
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		<title>(Roma) Il bilancio al tempo di Alemanno</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 06:15:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[<br/>Cinque domande al consigliere comunale del Partito Democratico, Paolo Masini.
di Massimiliano Coccia
Il bilancio è la carta d’identità di un Comune e a Roma è da mesi ormai terreno di scontro tra il PDL e il PD. Da una parte l’Armata Brancaleone del Sindaco Alemanno arranca confusa e dall’altra l’opposizione che cerca una via tra l’essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/masini.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4128" title="masini" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/masini-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Cinque domande al consigliere comunale del Partito Democratico, Paolo Masini.</p>
<p>di Massimiliano Coccia</p>
<p>Il bilancio è la carta d’identità di un Comune e a Roma è da mesi ormai terreno di scontro tra il PDL e il PD. Da una parte l’Armata Brancaleone del Sindaco Alemanno arranca confusa e dall’altra l’opposizione che cerca una via tra l’essere di lotta e di governo. Il risultato è un bilancio fatto di tagli e di lacrime per Roma. Una Capitale che sembra svuotata del suo futuro e sembra non aver nulla a che vedere con la capitale di un tempo che fungeva da locomotiva del Paese nello sviluppo sociale e culturale.  Ma Alemanno e la sua Giunta che si apprestano a mettere le mani in tasca ai romani, dove taglieranno? E soprattutto che futuro avrà Roma? Ne abbiamo parlato con Paolo Masini, consigliere comunale del PD a Roma.</p>
<p><em>Quali sono le caratteristiche del bilancio in corso di approvazione varato dalla Giunta Alemanno?</em></p>
<p>Purtroppo la caratteristica principale è quella di varare una serie infinita di aumenti senza offrire miglioramento di servizi e soprattutto senza un piano di rilancio per la città di investimenti strutturali, soprattutto in un momento in cui sia le famiglie che le imprese sono investite da un periodo di forte crisi. Aumentano nidi, refezione scolastica, Co.sa.p (la tassa sul suolo pubblico, ndr), Tari (rifiuti, ndr) in maniera vertiginosa. Un vero salasso per le famiglie romane, che vedranno aumentare anche le piccole cose quotidiane dalle fotocopie rilasciate dagli uffici, ai matrimoni, ai musei. Non c&#8217;e&#8217; servizio lasciato inalterato e soprattutto come nel caso simbolico dei nidi diminuisce l&#8217;offerta con meno orari e meno posti. Tra l&#8217;altro un bilancio che arriva in ritardo clamoroso e che sta mettendo in ginocchio i Municipi che hanno dovuto lavorare con fondi risibili. Municipi che a dispetto dei proclami sul decentramento vedono mortificare il proprio ruolo nei territori.</p>
<p><em>Da mesi la scuola è sotto attacco incrociato dell&#8217;amministrazione locale e del Ministero dell&#8217;Istruzione, come cambieranno le tariffe degli asili nido e quali sono state le proposte alternative del PD in consiglio comunale?</em></p>
<p>L&#8217;accoppiata Gelmini-Marsilio sta avendo effetti pesantissimi sulla città. Sono state 216 classi del tempo pieno richieste dai romani alle quali il MIUR aveva dato parere negativo. Solo grazie al lavoro del Pd e dei coordinamenti dei genitori insieme ai dirigenti e al resto dell&#8217;opposizione nei giorni scorsi siamo riusciti a recuperare e confermare le 68 classi già avviate l&#8217;anno passato.</p>
<p>Sui nidi ci saranno aumenti molto incisivi fino al 50% soprattutto sulle fasce medie, tanto da far ritirare l&#8217;iscrizione a molti genitori impossibilitati a pagare le nuove rette.</p>
<p>Il Pd ha chiesto il ritiro delle due delibere nidi e refezione scolastica proponendo di trovare i 9 milioni di euro decurtandoli dalle consulenze sulle quali sono stati messi a bilancio 20 milioni di euro e da altri capitoli di bilancio gonfiati a dismisura rispetto alla reale necessità.</p>
<p><em>Alemanno appena insediato ha lamentato un buco in bilancio ereditato dalle scorse amministrazioni, come stanno le cose sulla situazione debitoria del Comune?</em></p>
<p>Così come per la sicurezza anche il buco in bilancio si è rivelato un boomerang per il Sindaco. Infatti ormai è noto a tutti che il disavanzo era legato a mutui relativi alla metropolitana e debiti pregressi dagli anni &#8216;60 come ammesso dallo stesso Alemanno in uno degli ultimi consigli. La situazione ora è critica come per tutti i comuni italiani soprattutto dopo le scelte del governo di togliere denaro fresco alle amministrazioni locali come l&#8217;Ici. A valutare le spese allegre sostenute in questi due anni dal Gabinetto del Sindaco non sembra esserci una situazione di particolare disagio.</p>
<p><em>E&#8217; vero, secondo indiscrezioni, che pur essendo un bilancio di tagli, il budget per gli emendamenti di ogni singolo consigliere è raddoppiato rispetto allo scorso anno?</em></p>
<p>La politica sta vivendo un momento particolare. Più si distanzia dalla politica intesa come servizio e più diventa altro. In questo momento non so risponderle nello specifico  alla domanda ma rispetto a questo sono note le mie battaglie. La cosa che mi auguro è che  su ogni centesimo della collettività ci sia una attenta azione di verifica e di controllo affinché ogni iniziativa realizzata abbia  una   ricaduta reale  e concreta nella vita della città. Credo che la politica intesa come servizio  debba partire dalle spese sostenute da un candidato  in campagna elettorale fino al suo atteggiamento quotidiano in aula consiliare. Su questo insieme alle sue competenze e alla propria capacità amministrativa e politica va giudicato</p>
<p><em>Nella vita dell&#8217;Aula com&#8217;è cambiata la discussione del bilancio tra la giunta Veltroni e quella Alemanno?</em></p>
<p>Devo dire che il livello della discussione è purtroppo sceso di molto in questi due anni. Il rispetto dell&#8217;Aula, quella laica sacralità dei luoghi delle istituzioni era cosa di tutti i giorni. L&#8217;attaccamento alla città e la tensione morale di chi ha amministrato in quel periodo la città facevano il resto. In questi giorni si stanno facendo i lavori di ristrutturazione dell&#8217;Aula Giulio Cesare, spero che al ritorno in quella bellissima sala ci sia un cambio di passo anche per non lasciare alibi a chi crede che Roma non debba avere uno status particolare.</p>
<div></div>
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		<title>(milano) Il sindaco della canicola</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 09:35:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>di Giacomo Properzj
Col gran caldo si sta esaurendo anche l&#8217;inizio di dibattito sulle candidature a sindaco di Milano per la prossima primavera. Rimangono, in attesa della rinfrescata autunnale, le due  candidature che si sono, per ora, appalesate: la signora Moratti sindaco uscente che chiede la riconferma e l&#8217;avvocato Pisapia. Quest&#8217;ultimo ha messo recentemente nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --><span style="font-family: AlBattar;">di Giacomo Properzj</span></p>
<p><span style="font-family: AlBattar;"><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/spiaggia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4092" title="spiaggia" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/spiaggia-277x300.jpg" alt="" width="277" height="300" /></a>Col gran caldo si sta esaurendo anche l&#8217;inizio di dibattito sulle candidature a sindaco di Milano per la prossima primavera. Rimangono, in attesa della rinfrescata autunnale, le due  candidature che si sono, per ora, appalesate: la signora Moratti sindaco uscente che chiede la riconferma e l&#8217;avvocato Pisapia. Quest&#8217;ultimo ha messo recentemente nel carniere, per dire così, alcune buone mosse che denotano l&#8217;intelligenza del personaggio. In primo luogo ha raccolto a sostegno della sua candidatura una serie di firme provenienti dalla Società Civile che hanno un carattere fortemente salottiero ma nella sostanza non sono male. Poi ha dichiarato che passerà l&#8217;estate a Milano per contattare le periferie e, in genere, tutti coloro che non possono permettersi delle vacanze: si tratta dei suoi elettori tradizionali che tendono ad aumentare date le difficoltà della congiuntura economica.</span></p>
<p><span style="font-family: AlBattar;">Queste operazioni hanno fatto si che Pisapia oggi sia il probabile candidato vincente nelle elezioni primarie nei confronti di qualsiasi candidato “interno” del PD. Se il PD, per altro dovesse scegliere di limitare le primarie ai candidati di partito è molto probabile che, a questo punto, Pisapia superi alle elezioni di primavera qualsiasi candidato di estrazione interna che il PD metta in campo. Dunque il PD è in forte difficoltà se non trova in tempo breve una candidatura che si contrapponga a questo Vendola del Naviglio portando con se un buon bagaglio di voti dal centro e dalle astensioni.</span></p>
<p><span style="font-family: AlBattar;">Per ora, come dicevo, Pisapia ha operato intelligentemente tra l&#8217;altro impedendo di parlare fino ad oggi al cugino Agnoletto e guadagnandosi il consenso, via salotto, del settimanale telematico “Arcipelago Milano” (mi spiace per il bravo direttore che forse covava nel cuore qualche legittima aspirazione). Ovviamente su questo piano, cioè quello della giostra dei sostenitori, sarebbe utile trattenere l&#8217;entusiasmo di alcuni come l&#8217;ottimo mio amico D&#8217;Alfonso che sostiene ormai galvanizzato che per il sindaco di Milano è irrilevante il colore politico ed è un dettaglio la collocazione ideologica.</span></p>
<p>﻿</p>
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		<title>Spagna: cronaca di una vittoria</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 07:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>di Massimiliano Coccia
Seguire i Mondiali a Roma è impresa ardua. Avevo scelto il Fifa Fan Fest ma mi sono ritrovato alla Festa dell’Unità.  I presagi sul Fifa Fan Fest non erano i migliori, appena arrivato mi trovo infatti Alemanno che gira per gli stand accompagnato da una fiumana di gente. Decido quindi che assisterò solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Massimiliano Coccia</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/spagna.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4038" title="spagna" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/spagna-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" /></a>Seguire i Mondiali a Roma è impresa ardua. Avevo scelto il Fifa Fan Fest ma mi sono ritrovato alla Festa dell’Unità.  I presagi sul Fifa Fan Fest non erano i migliori, appena arrivato mi trovo infatti Alemanno che gira per gli stand accompagnato da una fiumana di gente. Decido quindi che assisterò solo ad un tempo della partita in quel posto, penso non posso ritrovarmi a festeggiare il Mondiale con Alemanno.  Tra le due squadre il primo tempo scorre statico tranne che per un meraviglioso colpo in pieno petto di Jong ai danni di Piquet, sembra infatti che colpire in pieno petto l’avversario sia una pratica usuale delle finali. Jong come Zidane quindi, con la differenza che l’arbitro lo grazia e gli concede solo il giallo.</p>
<p>Nonostante una partita macchinosa che ci ha fatto rimpiangere la finale per il terzo e quarto posto giocata sabato, la Spagna detta bene i tempi del gioco e mette in crisi un’Olanda molto catenacciara che non sa sfruttare al meglio le occasioni.  Mentre la partita scorre ho anche modo di notare che il servizio di sicurezza del Fifa Fan Fest si accanisce contro un povero senza dimora che guardava la partita tenendo in mano un guanto e una busta della spesa.  Roma ai tempi di Alemanno: vietato entrare nei salotti buoni con il vestito sporco.  L’arbitro che nel frattempo ha ammonito alla rinfusa decreta la fine del primo tempo ed io trovo giuste alleanze per seguire altrove la partita.  E mentre a Roma impazza il caldo mi rifugio alla Festa dell’Unità di Roma, dove silenziosi si attende la vittoria della socialdemocratica Spagna. E mentre anche il secondo tempo scorre con qualche emozione, Sneijder che si fa parare un tiro incredibile da Casillas.  I tempi supplementari vedono una Spagna decisa all’attacco che si vuole prendere la partita e al 118’ minuto del secondo tempo supplementare Iniesta, il giocatore che non ti aspetti sigla un gol bellissimo che porta la Spagna sul tetto più alto del mondo.  Lacrime e abbracci e la Spagna è Campione del Mondo per la prima volta nella sua storia.  E alla Festa dell’Unità trovano il modo per far arrabbiare gli spagnoli accorsi spegnendo la partita mentre Casillas alza la Coppa del Mondo.  La Spagna ha vinto, lo aveva detto il polpo Paul e lo speravo anche io, che dismessi i panni del cronista, penso di aver visto una finale bruttina, forse normale, ma sono felice per la Spagna, un Paese che finalmente sta uscendo da una lunga transizione democratica. E’ un Paese che ama la vita, cosa che non facciamo più noi, è un Paese che vota con coscienza critica, cosa che noi non facciamo da tempo. Non vorrei scadere nel facile luogo comune del giornalista italiano di sinistra felice perché un Paese rosso abbia vinto, ma vorrei solo far notare che un popolo felice è un popolo che riesce meglio in tanti campi della propria vita sociale e pubblica.  La Spagna ha meritato questa Coppa per i tanti sorrisi negati da Franco, per le tante menzogne di Aznar e per l’impegno che ci ha messo sul campo. E’ un Paese attraversato dal vento,  un Paese complesso ma che sceglie.  Mentre Casillas alzava la Coppa del Mondo pensavo che anche noi dovremmo tornare a scegliere e non ad essere scelti, dovremmo tornare ad essere felici e a convocare in Nazionale i giocatori migliori che abbiamo come Cassano, Totti, Del Piero, Balotelli e via dicendo.  Perché lo scegliere la fantasia genera sempre felicità.  O almeno ci prova.</p>
<div></div>
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		<title>Quest’aborto nu s’adda fa!</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 06:14:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
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		<description><![CDATA[<br/>Lo smantellamento silenzioso del servizio pubblico di ivg in Campania
di Marianna Panico
Quest’aborto nu s’addà fa! Potrebbe essere in questa asserzione la sintesi di ciò che sta avvenendo nei nosocomi campani dall’inizio dell’anno a causa di motivi tecnici e dei tagli finanziari alla sanità pubblica.
In un territorio vasto della provincia di Napoli, quale l’ASL Napoli3 Sud [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>Lo smantellamento silenzioso del servizio pubblico di ivg in Campania</p>
<p>di Marianna Panico</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/600px-Flag_for_hospital_ship_of_the_Regia_Marina.svg_.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-4035" title="600px-.svg" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/600px-Flag_for_hospital_ship_of_the_Regia_Marina.svg_-300x300.png" alt="" width="300" height="300" /></a>Quest’aborto nu s’addà fa! Potrebbe essere in questa asserzione la sintesi di ciò che sta avvenendo nei nosocomi campani dall’inizio dell’anno a causa di motivi tecnici e dei tagli finanziari alla sanità pubblica.</p>
<p>In un territorio vasto della provincia di Napoli, quale l’ASL Napoli3 Sud che comprende 55 comuni che vanno da Pomigliano D’Arco a Sorrento per un totale di poco più di milione abitanti residenti di cui circa 18.000 stranieri, ed una popolazione giovane, tanto che l’85%  ricade nella fascia 0-64 anni, gli interventi di ivg sono stati bloccati. Questo succedeva a marzo all’Ospedale Cav. Raffaele Apicella di Pollena Trocchia, sul versante vesuviano, a causa di una ristrutturazione dei padiglioni e delle sale e per aumentare l’offerta di servizi in specializzazioni più remunerative, con la soddisfazione del parroco don Cozzolino che aveva minacciato di chiudere la chiesa se i fedeli non l’avrebbero seguito nella battaglia per chiudere l’ospedale, definito dal pulpito “luogo di morte” e magari anche del sindaco di centrodestra. A Vico Equense, sul versante della penisola sorrentina, all’ospedale De Luca e Rossano, che dopo il blocco all’Apicella rimaneva l’unico ospedale dell’Asl per il servizio di ivg, in quanto le strutture dei comuni di Nola, Castellammare di Stabia, Boscotrecase Torre del Greco e Sorrento non eseguono il servizio, l’ ivg va invece crisi per mancanza di anestesisti, ridotti da 22 a 9 per tutti i presidi della penisola stessa.</p>
<p>Per cui le donne dell’ ASL Napoli3 Sud che necessitano di questa prestazione sanitaria, non potendo andare nelle strutture sanitarie  locali, vanno a  Napoli, riversandosi nei presidi sanitari cittadini, a cominciare dall’ospedale  Cardarelli, il più grande ospedale del Mezzogiorno nonché di rilevanza nazionale con i suoi circa 100.000 ricoveri in un anno senza contare le prestazioni ambulatoriali .Al Cardarelli si eseguono circa 900 ivg all’anno con tempi di attesa dai due ai cinque giorni. Ma la crisi quest’anno è arrivata anche qui, dato che da qualche tempo non c’è più personale che risponde a telefono, tutte le donne, sia italiane che straniere, arrivano all’ambulatorio all’alba, tra le quattro e le cinque del mattino, per assicurarsi il proprio nominativo nei primi ed unici quattro posti della lista giornaliera. Se si fa tardi ci si rimette in cammino all’indomani, con tutto quello che umanamente ciò significa.  Negli altri ospedali cittadini non va meglio, per esempio il Primo Policlinico, anche detto  “vecchio” in pieno centro storico, è a rischio chiusura con dislocazione del servizio in altri ospedali, mentre all’Ospedale San Paolo, (dove ricordo è morta l’infermiera Mariarca Terraciano dopo l’autosalasso quale forma di resistenza civile per il mancato pagamento degli stipendi) con i suoi mille interventi di ivg annui, i tempi di attesa sono di circa due settimane. Sempre peggio sul versante flegreo dove all’Ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli il personale è scarso e alcuni medici sono obiettori di coscienza.</p>
<p>Naturalmente data l’urgenza dell’intervento fioriscono strani personaggi che si definiscono mediatori e che probabilmente a pagamento, accompagnano gruppi di donne in prevalenza straniere anche in numero di dieci, venti, in ospedali dove con matematica certezza potranno sottoporsi all’ivg.</p>
<p>I consultori che dovrebbero presidiare il territorio e fare la corretta mediazione-informazione e indirizzare correttamente le donne oltre ad essere l’unico sistema per prenotare un ivg in struttura pubblica risentono dei disservizi e delle conseguenze della ristrutturazione economica del sistema sanitario operato dalla Regione Campania.</p>
<p>In pratica tutto il peso del buco di bilancio della sanità campana è di fatto scaricato sul personale e sugli utenti, ma quello che spaventa di più è che il blocco dell’ivg, in un vasto territorio con quello servito dall’ ASL Napoli3 Sud, senza servizio sostitutivo costituisce una vera e propria interruzione di pubblico servizio denunciabile alla Procura della Repubblica così come ha messo in evidenza il Comitato cittadino “Legge 194”, senza sapere chi poter denunciare, (il presidente della regione, l’assessore al bilancio, i direttori generali, chi?), traducendosi ciò in un vero e proprio smantellamento di servizio pubblico nel silenzio generale e nella totale paralisi dell’azione civile da parte del cittadino.</p>
<p>Alla fine rimane il sospetto di una grande e silenziosa manovra  per spianare la strada ad una modifica della legge 194/78 togliendo alle donne la libertà di scegliere e senza la minima preoccupazione politica di un rinnovato ricorso alle pratiche clandestine.</p>
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		<title>(milano) Il salotto buono sceglie Pisapia</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 06:10:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tomaso Greco</dc:creator>
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In  queste ore si va scrivendo sul pentagramma l’antifona della messa cantata (in re molto minore) per il prossimo sindaco di Milano. Si incarica Rodolfo Sala, sulle pagine di Repubblica edizione Milano, di tratteggiare un quadretto del candidato alle primarie Giuliano Pisapia: rifondarolo ma indipendente, con buone entrature nella Milano che conta. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Tomaso Greco</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/4708212807_4f6e3f498d.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4007" title="4708212807_4f6e3f498d" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/4708212807_4f6e3f498d-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>In  queste ore si va scrivendo sul pentagramma l’antifona della messa cantata (in re molto minore) per il prossimo sindaco di Milano. Si incarica Rodolfo Sala, sulle pagine di Repubblica edizione Milano, di tratteggiare un quadretto del candidato alle primarie Giuliano Pisapia: rifondarolo ma indipendente, con buone entrature nella Milano che conta. E le buone entrature non fanno tardi a mettersi in mostra, a farsi il loro giro di passerella(si suppone con l’aria condizionata, ultimamente fa un gran caldo). L’album delle figurine è di quelli con copertina brossurata: si va da Nando Dalla Chiesa a Ricky Gianco, Rossellina Archinto e Gerardo D’Ambrosio, le figlie di Enzo Biagi (Bice e Carla) e Otto Bitjoka, senza contare l’immancabile Rodolfo De Benedetti, amministratore delegato di Cir e di Cofide, oltre che erede dell’editore di Repubblica. Tutti previsti al ballo delle debuttanti di lunedì prossimo, al teatro Litta. E’ gradito l’abito casual, obbligatorie le Clarks.</p>
<p>La candidatura di Pisapia, sia ben chiaro, è poco più che il tentativo di trovare uno sparring partner alla Moratti: di possibilità di vittoria non se ne vedono neppure con il caleidoscopio. Ma allo stesso tempo serve a sbarrare la strada a una possibile candidatura di Livia Pomodoro, che avrebbe viceversa puntato su un consenso che guarda al di là degli steccati del centro-sinistra, aprendosi a realtà civiche e a istanze della città che la candidatura di Pisapia difficilmente riuscirebbe a interpretare: dal mondo delle professioni alle nuove figure lavorative poco sindacalizzate, dalle periferie ai delusi del centro-destra.</p>
<p>Insomma, queste primarie rischiano di essere un boomerang o, per i dietrologi, la celebrazione dell’intesa Bersani-Vendola. Il primo incamererebbe l’appoggio del secondo in cambio della candidatura a sindaco in una città, Milano, che già in passato i vertici del Pd hanno dato per persa (non dimentichiamo che a Milano il segretario cittadino del Pd è della mozione Marino). Questo spiegherebbe la pur timida apertura di Penati verso Pisapia. Ma quello che non si spiega è come il Pd sia arrivato a meno di un anno dal voto brancolando nelle nebbie (fitte)dell’improvvisazione. Possibile che in quattro anni non si sia costruita una candidatura solida, espressione di una proposta di governo della città? Possibile. Così come è possibile che la strada per Pisapia sia stata asfaltata da chi ha chiesto le primarie subito dopo le regionali, prima ancora di avere un candidato. E qui Sala, che mette tutta la responsabilità sulle spalle del segretario provinciale Cornelli, dimentica il ruolo avuto dal capogruppo Majorino, che ha chiesto a gran voce le primarie e meno di un mese fa bollava l’ipotesi evitarle come “una follia”.</p>
<p>Ma il caravan serraglio di tutta la sinistra possibile, che si riduce a una riedizione in sedicesimi della sconfitta di Dalla Chiesa nel 1993 (che, a proposito, alcuni dei supporters di Pisapia <a href="http://archiviostorico.corriere.it/1993/giugno/21/perso_una_battaglia__co_0_93062113231.shtml">festeggiarono in un teatro</a> come un importante punto di partenza, per dove?), chiude le porte alla città per trincerarsi nei saloni della CGIL dove Onorio Rosati, prendendo atto della poca consistenza del Pd milanese, detta la road-map dei prossimi mesi.</p>
<p>Così ci troveremo, a meno di auspicabili cambi di rotta, con Pisapia, che stimo e che sarebbe un ottimo assessore all’integrazione, a spiegare come “<a href="http://milano.repubblica.it/dettaglio/Pisapia:-I-veri-delinquenti-non-viaggiano-sul-bus/1470102">i delinquenti non viaggiano sul bus</a>”. E tra improbabili balletti e nomi di possibili candidati che vengono tirati fuori e logorati a intermittenza, si potrebbe andare alle primarie con il duello Pisapia-Corritore. Quest’ultimo rappresenterebbe il Pd, sempre che le pressioni sul partito non si facciano insostenibili, al punto da convincere tutti a correre dietro a Pisapia. Nel frattempo Majorino, al quale del risultato delle prossime elezioni bisognerà pur chiedere conto (e forse anche dello spettacolo a cui stiamo assistendo), non interviene. Come se la cosa non lo riguardasse e gli errori di cui si è a lungo parlato non fossero (anche) i suoi.</p>
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		<title>La campagna acquisti del Pd Milanese</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 09:47:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>di Libero Mabello
C&#8217;erano una volta, e con tutta probabilità ci sono ancora, i Verdi in Lombardia. Con la caduta del regno di Pecoraro Scanio però anche i Verdi nostrani hanno rotto le righe, con la lodevole eccezione del consigliere comunale milanese Fedrighini. Naturalmente il Pd, partito che come i più sanno è nuovo nelle idee [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Libero Mabello</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/Pinguino111203LR.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4003" title="Pinguino111203LR" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/Pinguino111203LR-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>C&#8217;erano una volta, e con tutta probabilità ci sono ancora, i Verdi in Lombardia. Con la caduta del regno di Pecoraro Scanio però anche i Verdi nostrani hanno rotto le righe, con la lodevole eccezione del consigliere comunale milanese Fedrighini. Naturalmente il Pd, partito che come i più sanno è nuovo nelle idee e negli uomini e nasce dalla profonda discontinuità con il catto-comunismo, aveva bisogno di allargarsi e includere anche donne e uomini di valore provenienti da altre esperienze.</p>
<p>A Milano la campagna acquisti ha portato nel partito democratico, ad esempio, Maurizio Baruffi (consigliere comunale) e Carlo Monguzzi. Tutti e due vengono dai Verdi e, a quanto si dice in giro, si malsopportavano prima e continuano a malsopportarsi con la nuova casacca. Così, quando Baruffi, già sodale di Majorino negli anni passati, ha provato a fare il grande salto verso il consiglio regionale, Monguzzi non lo ha sostenuto.</p>
<p>Ma è del Monguzzi che vogliamo occuparci oggi. Consigliere regionale di lungo corso, viene eletto al parlamento lombardo per la prima volta nel lontano 1990. Rieletto sempre nelle tornate successive: 1995, 2000, 2005. Nel periodo forse peggiore per la regione, quando sotto i colpi del giustizialismo da vignetta prese forma una giunta che deve essere piaciuta talmente tanto ai lombardi che da allora spediscono al Pirellone sempre e solo Formigoni, è stato anche assessore regionale. Nel 2008, per fortuna, non lo hanno rimesso in lista.</p>
<p>Monguzzi game over? Macché. I ben informati raccontano che il Monguzzi è pronto a lanciarsi nella corsa per il consiglio comunale. Stavolta sotto le insegne del Pd. E ce la farà, perchè di preferenze Monguzzi ne raccoglie a decine. Ecco come: c&#8217;è un&#8217;opera di pubblica utilità da realizzare (un parcheggio, una ristrutturazione di un caseggiato di proprietà del comune ecc&#8230;) con un certo fastidio, comprensibile e momentaneo, per i residenti? Arriva Monguzzi e dichiara tutta la sua contrarietà. Il pretesto, di solito, è salvare un cespuglio, un&#8217;aiuola, qualche albero che si potrebbe forse salvare altrimenti.</p>
<p>L&#8217;ultima del Monguzzi? Siete mai stati in Buenos Aires a vedere il parcheggio selvaggio, a vedere i milanesi girare ore e ore per trovare un buco dove piazzare la macchina? Bene, il comune ha deciso di costruire un parcheggio sotto piazzale Lavater. Un progetto che prevede, nel limite del possibile, di salvare gli alberi e tempi di realizzazione brevi. Ma al Monguzzi non piace e ha ben pensato di iniziare la sua campagna elettorale mettendosi alla testa del comitato contro il parcheggio.</p>
<p>Risultato: ieri i cittadini, esasperati, hanno scritto al Corriere della Sera per raccontare una situazione invivibile di auto in doppia fila, di disagi di ogni natura dovuti alla congestione di automobili. Senza contare i disagi per le mamme con i passeggini o per i disabili.</p>
<p>Una sinistra seria avrebbe dovuto incalzare l&#8217;amministrazione comunale, chiedendo che venissero rispettati i tempi di realizzazione, l&#8217;aumento del numero di box interrati rispetto al progetto originale e, soprattutto, vigilare sul mantenimento dei prezzi promessi prima dell&#8217;inizio dei lavori. In questo avrebbe potuto essere un&#8217;interfaccia con i cittadini, conquistandone la fiducia e il consenso. E soprattutto dovrebbe evitare di dare ospitalità a Monguzzi in lista.</p>
<p>A proposito di campagna acquisti, noto con piacere che si pesca sempre nella sinistra variopinta. Di socialisti, per capirci, manco l&#8217;ombra. A livello nazionale c&#8217;era Del Turco. E a Ottaviano mal gliene incolse.</p>
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		<title>(milano) Senza senso la battaglia contro i tram</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 06:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>di Massimo Ferrari*
Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un attacco concentrico contro i tram a Milano.
Non paghi della ristrutturazione della rete Atm che, con la scusa di alleggerire il passaggio dei convogli più lunghi in centro, ha eliminato anche il “33” (ossia una delle poche linee su rotaia che non entrano nelle Mura Spagnole) tra Centrale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Massimo Ferrari*</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/tram.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3990" title="tram" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/tram-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /></a>Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un attacco concentrico contro i tram a Milano.</p>
<p>Non paghi della ristrutturazione della rete Atm che, con la scusa di alleggerire il passaggio dei convogli più lunghi in centro, ha eliminato anche il “33” (ossia una delle poche linee su rotaia che non entrano nelle Mura Spagnole) tra Centrale e Lambrate, alcuni esponenti della Giunta municipale, assieme all’ex sindaco Albertini e ad un docente universitario ultra thatcheriano, si sono scagliati contro i binari in città, quasi fossimo fermi agli anni Cinquanta, quando l’automobile era considerata la panacea di ogni futura esigenza di mobilità urbana.</p>
<p>Purtroppo il futuro è poi arrivato e si è trasformato in un presente d’inquinamento e di congestione perenne, per cui buona parte delle metropoli europee e nordamericane hanno riscoperto le virtù del trasporto pubblico a trazione elettrica, ammodernando o ricostruendo ex novo molte linee tranviarie. Che non confliggono con il traffico veicolare, anzi – visto che riescono a convertire una parte degli automobilisti al mezzo pubblico – contribuiscono a rendere più fluida la circolazione anche per coloro che proprio non possono rinunciare al mezzo privato. E’ successo a Barcellona, a Lione, a Strasburgo, a Dublino, ad Atene, ma anche a Dallas, Houston, Phoenix o a Denver, senza citare le solite Zurigo, Amsterdam, Berlino, Vienna e le circa 300 altre città che al tram non intendono proprio rinunciare.</p>
<p>I nostri amministratori, invece (forse, quando vanno all’estero a spese del contribuente sono troppo presi dalle cene di gala per notare le trasformazioni urbane?) pensano che i problemi viabilistici a Milano dipendano unicamente dall’ingombro dei tram, senza essersi nemmeno accorti che negli ultimi anni il traffico in città è alquanto diminuito (non per tanto per merito loro, quanto forse per gli effetti della crisi), mentre è divenuto ingovernabile nell’hinterland, dove tram non ci sono ed i bus non costituiscono alcuna valida alternativa all’uso dell’auto.</p>
<p>Orbene, detto questo, non si può negare che i tram a Milano funzionino male. Ma ciò non dipende tanto dalle caratteristiche dei veicoli (certo, sarebbe meglio acquistarne di medie dimensioni: 25 metri, anziché 35), quanto per la mancanza di provvedimenti mirati a favorirne lo scorrimento (corsie preferenziali e semafori asserviti), come è avvenuto nel resto del Mondo. Oltretutto la nostra città già dispone di parecchie decine di chilometri di “viali tranviari” in sede propria (Sempione, Zara, Giambellino, Mac Mahon, Missaglia, tanto per citarne qualcuno), realizzati, con lungimiranza, in un lontano passato e che ora si vorrebbe gettare alle ortiche, assieme agli ingenti investimenti già effettuati negli ultimi anni per il rinnovo del materiale rotabile.</p>
<p>Per di più, mentre negli anni della “Milano da bere” si puntava a sostituire il tram con più capienti linee di metropolitana, adesso – rassegnati, forse, alla ormai cronica insufficienza di fondi destinati alle infrastrutture utili (per gli interventi superflui, invece, i soldi si trovano sempre) – si punta ai fantomatici “bus ecologici” che esistono solo nelle fantasie di chi, in realtà, nulla sa di trasporto pubblico. Lo stesso assessore De Corato ha dovuto ammettere che per sostituire tutti i tram circolanti a Milano occorrerebbero “migliaia” di minibus elettrici e non ci sono i soldi per acquistare nemmeno questi.</p>
<p>Ma, anche se ci fossero, i minibus non risolverebbero alcun problema. Perché intaserebbero comunque le strette vie del centro, mentre in periferia non avrebbero la stessa capacità di trasporto dei mezzi su rotaia. E perché il vantaggio del tram non consiste solo nell’essere un veicolo non inquinante, ma nella capacità di favorire la riqualificazione urbanistica dei quartieri (come sanno i sindaci francesi, spagnoli ed americani che hanno rilanciato l’immagine delle loro città, anche grazie a nuove linee tranviarie moderne, efficienti e ben inserite nell’ambiente). Tutti argomenti, però, che non hanno presa nel plumbeo panorama di superficialità ed incompetenza ormai dominante all’ombra della Madonnina.</p>
<div>*Presidente Assoutenti/Utp(Associazione Utenti del Trasporto Pubblico)</p>
<p>Immagine: tram by telmo32 / © Some rights reserved. Licensed under a Creative Commons Attribution-NoDerivatives license</p>
</div>
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		<title>Ma come funziona il Pd?</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 08:56:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Contributi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>Pubblichiamo una lettera aperta al Segretario Regionale della Campania del Partito Democratico Enzo Amendola da parte di Marianna Panico,  candidata alle ultime regionali per il Pd a Napoli e Provincia.
Caro Segretario,
ti scrivo due righe per farti sapere come mi sento da cittadina italiana, da militante politica di centrosinistra, da libera partecipante alle primarie di popolo, da candidata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>Pubblichiamo una lettera aperta al Segretario Regionale della Campania del Partito Democratico Enzo Amendola da parte di Marianna Panico,  candidata alle ultime regionali per il Pd a Napoli e Provincia.</p>
<p><a href="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/pdstemma.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3976" title="pdstemma" src="http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/07/pdstemma.jpg" alt="" width="226" height="185" /></a>Caro Segretario,</p>
<p>ti scrivo due righe per farti sapere come mi sento da cittadina italiana, da militante politica di centrosinistra, da libera partecipante alle primarie di popolo, da candidata alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo 2010 nella lista del partito che dirigi e da nuova iscritta al PD, in seguito al non deliberato della direzione regionale campana del Partito Democratico del 07 giugno 2010.</p>
<p>L’Assemblea Nazionale del PD ha emesso una norma che consentirebbe ai nuovi iscritti, anno 2010 di poter esercitare il voto attivo ai congressi provinciali, demandando alla direzioni regionali l’approvazione della decisione con il voto dei 2/3 dei componenti. La non decisone della direzione del 07 giugno è di fatto un diniego dell’esercizio di questa possibilità di voto.</p>
<p>In barba alla democrazia, il partito democratico mi priva del voto.</p>
<p>Io, che esercito un voto libero, dando un voto mio, un voto in mia scienza e mia coscienza, non posso votare.</p>
<p>Io mi sento truffata, defraudata della mia libertà, dell’esercizio della mia libertà.</p>
<p>Le primarie ti hanno eletto segretario regionale, quindi paradossalmente sei un segretario di partito eletto dagli elettori campani  e non dai soli iscritti al partito. La tua legittimazione è di alto valore etico e morale, per questo non puoi sottrarti quale garante della libertà e della democrazia, per questo mi sarei aspettata un ruolo più incisivo e una direzione più chiara degli indirizzi politici da seguire.</p>
<p>Invece, ad oggi, da elettrice del PD, mi ritrovo in un partito confuso e nell’impossibilità di partecipare in maniera attiva al prossimo congresso provinciale napoletano perché sono una nuova tesserata. Un caos per me assolutamente incomprensibile dato che i valori di base che governano la mia cittadinanza prima e la mia militanza poi, dovrebbero essere rimasti invariati in tutta l’evoluzione darwiniana del PCI-PDS-DS-PD unitamente alla DC-PPI -Margherita, ecc. ecc., valori che nella forza della loro essenzialità e della loro incontestabilità sono l’antifascismo, la libertà, l’uguaglianza e la solidarietà.</p>
<p>Caro Segretario, io mi sento defraudata della mia libertà, non da avversari politici, ma da voi compagni/amici o come pensate che dobbiamo chiamarci. Al prossimo congresso provinciale di Napoli io non potrò votare e tu hai permesso che ciò accadesse. Perché?</p>
<p>Caro Segretario, tu il mio voto te lo sei già preso da elettrice alle primarie nazionali e regionali e alle tornate politiche ed amministrative, ma per il congresso provinciale del partito non lo vuoi. Perché? Non vale più?  E’ scaduto? Non ti serve più?</p>
<p>O, a rigor di logica, se non posso votare adesso non avrei dovuto votare neanche prima!?</p>
<p>Registro purtroppo l’inadeguatezza della classe dirigente del PD in Campania. Voi non avete nessuna intenzione di costruire un grande partito del centrosinistra, quello che voi avete chiamato Partito Democratico.</p>
<p>Partito Democratico, due parole magiche, dove partito sta per libera associazione di cittadini che aderiscono ad una concezione politica e cercano di attuarla attraverso la partecipazione alla vita pubblica e al governo dello stato, e democratico, perché conforme alle regole della democrazia, cioè basato sulla sovranità popolare a garanzia della libertà e dell’uguaglianza.  L’Italia, né tanto meno la Campania, ha, né avrà  un Partito Democratico. Perché è pacifico che il PD è un partito che non esiste, al momento è solo una struttura organizzata collocata a centrosinistra nel panorama politico, ma dalla forma e sostanza confusa e indefinita, con idee sconclusionate su tutti i temi cruciali della società civile, dal lavoro al testamento biologico. Segretario che vulimm’ fa? Niente? Va bene, ma sappi che in questo mondo diviso tra persone beneducate stanche dei raggiri e delle inconcludenze, e i furbi cha le fanno stancare, tu hai scelto dove stare. Io sono stanca.</p>
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		<title>Pisapia? Bene, ma a Milano serve altro</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 15:45:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tomaso Greco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br/>di Tomaso Greco
Chi pensa che Pisapia sia solo l&#8217;espressione della buona borghesia milanese, quella un po&#8217; radical chic e anche un po&#8217; snob, sbaglia. Pisapia è quello che rimane di una tradizione lunga e appassionata che, rimasta senza una vera rappresentanza politica, cerca di ripartire dalle elezioni amministrative. E merita di non essere sottovalutata. Anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>di Tomaso Greco<br />
Chi pensa che Pisapia sia solo l&#8217;espressione della buona borghesia milanese, quella un po&#8217; radical chic e anche un po&#8217; snob, sbaglia. Pisapia è quello che rimane di una tradizione lunga e appassionata che, rimasta senza una vera rappresentanza politica, cerca di ripartire dalle elezioni amministrative. E merita di non essere sottovalutata. Anche perchè potrebbe incontrare, sul suo percorso, partner importanti. Quelli che una volta si sarebbero chiamati &#8220;poteri forti&#8221; e che adesso potrebbero trovare allettante un gioco di sponda con la sinistra più a sinistra.<br />
Pisapia potrà, forse, avere qualche buona possibilità di lasciare il segno alle primarie di coalizione, ma certo non puó impensierire la Moratti (o chi per lei).<br />
Il problema politico è che Pisapia potrebbe portare dalla sua molti elettori piddini. Il pd, che doveva portare a nuova sintesi la sinistra italiana (e nel caso di specie la sinistra milanese), non è ancora riuscito a formulare una proposta di candidato sindaco. Anzi, all&#8217;indomani delle regionali ha chiesto, per bocca di suoi autorevoli esponenti, che si andasse alle primarie. Aprendo così la strada a candidature come quella di Pisapia.<br />
D&#8217;Alfonso, amico che stimo, ci scrive che vorremmo un candidato sindaco simile a Albertini. Noi, caro D&#8217;Alfonso, vorremmo un candidato sindaco capace almeno di giocarsela, se non di vincere. E le nostalgie non sono mai un buon surrogato del futuro.<br />
Servirebbe però che il dibattito non fosse tra un sindaco più a destra o più a sinistra, ma più avanti, nell&#8217;interesse della città.<br />
Constato che, ad oggi, manca.</p>
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