Tremonti alla Cisl: cambiare gli art. 41 e 118 Cost.
di Sergio Rossi
Giulio Tremonti intervenendo alla festa nazionale della Cisl ha proposto di modificare gli art. 41 e 118 della Costituzione. In particolare Tremonti ritiene che un’eccessiva produzione legislativa sia diventata una vera e propria zavorra per il Paese. Tremonti proporrebbe di modificare l’art 41 introducendo la responsabilità della persona. Con legge ordinaria andrebbero invece introdotte da subito “la segnalazione di inizio attività, l’autocertificazione, l’idea dei controlli solo ex post e infine il riconoscimento della buona fede”. Poi si potrebbe blindarle con legge costituzionale.
Tremonti, che senz’altro non sbaglia l’analisi quando rileva che il Paese è strozzato e bloccato da un eccesso di normative e da una burocrazia invadente, propone una soluzione tutto sommato pret a porter. Ma se il Paese è lento e poco competitivo, il dibattito sull’art. 41, comunque si risolva, rischia di rivelarsi poco efficace nel rimettere in moto la locomotiva. Bene, dunque, i provvedimenti indicati se possono andare a incidere sin d’ora sulla dinamicità e sulla produttività del Paese. Per quanto concerne l’art. 41, definito da Berlusconi nel 2003 “sovietico” e pochi giorni fa bollato dallo stesso premier come datato, temo che si renda necessaria una riflessione profonda.
Non si può pensare di rattoppare, il più delle volte a colpi di maggioranza, una Costituzione che, naturalmente, inizia ad avere i suoi anni ed è espressione di un quadro storico e politico, nazionale ed internazionale, che oggi non esiste più. Cercare la legittimazione dell’attualità in quella Costituzione e, dove non è possibile, cambiarne qualche passaggio, rischia di svilirne l’importanza di patto fondativo della Repubblica. Se i tempi son cambiati e si vuole riscrivere la Carta, è necessario riscrivere prima di tutto il patto che ne è alla base. Vale a dire chiamare i cittadini a un’elezione dell’assemblea Costituente.

[...] che, per dare un contributo alla liberalizzazione della nostra economia, bisognava assolutamente modificare l’articolo 41 della nostra Costituzione. Anche se già lo conoscevo, mi sono tuttavia preso cura [...]
E’ utile una riflessione sulle parole dell’art. 41 :
L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
Il primo comma non pone alcun limite ed è chiaramente esplicito nel definire libera l’attività d’impresa.
Il secondo comma non pone limiti burocratici ma limiti per garantire altre libertà sociali. La libertà d’impresa non può distruggere le coste e il territorio; non si può certo considerare libertà d’impresa la produzione inquinante o l’istigazione alla prostituzione.
Il terzo comma parla di “programmi e controlli opportuni”.
Se fino ad oggi i Governi della Repubblica si sono sbizzarriti in controlli INOPPORTUNI, BUROCRATICI, INUTILI, STUPIDI, producendo 1 Km quadrato di regole l’anno, si può dare la colpa a questo terzo comma dell’art.41 della Costituzione?????????????
L’art. 41 è un articolo di carattere generale che afferma il principio di equilibrio tra libertà di impresa, altre libertà individuali e indirizzo sociale dello Stato. Come gli altri articoli della Costituzione poi fa riferimento alle leggi attuative. Se poi le leggi attuative in Italia hanno determinato privilegi per grandi imprese e strozzature burocratiche per le piccole imprese non è certo colpa di tale articolo.
Nonostante la necessità di controlli dell’art. 41 la campagna della Campania si trasformata in un deposito di rifiuti tossici; un capitalista come Berlusconi si fece fare (durante la cosiddetta prima Repubblica) una legge per detenere tre canali televisivi (procedura che faceva impallidire gli USA, molto attenti alle concentrazioni monopolistiche).
Le migliaia di regole sono state capaci di proibire a un ragazzo di vendere per strada giornalini e fumetti di seconda mano e hanno lasciato mano libera a costruttori senza scrupoli.
Non è colpa dell’art. 41 Sig. Ministro Tremonti ma è colpa di una mentalità burocratica e predona che organizza regole per soffocare ogni piccola attività, poi inventa meccanismi di aggiramento delle regole, e infine assenza di controlli sulle infrazioni più gravi; il tutto ha determinato l’espandersi del lavoro nero e della conseguente evasione fiscale.
Ben venga la diminuzione delle regole e ben venga l’attenta applicazione di poche regole. Ma non si spacci l’art. 41 come un ostacolo al superamento della crisi economica. C’è da pensare che questa voglia di mettere mano alla Costituzione sia proprio un alibi per rinviare le necessarie riforme per uscire dalla crisi. Si può dare così la colpa alla Storia, ai comunisti, ecc. ecc..
francesco zaffuto http://www.lacrisi2009.com