L’assoluzione di Formica
Dopo 17 anni, la Corte d’Appello di Bari su conforme richiesta del Procuratore Generale ha assolto Rino Formica. Oggi ne parla il Corriere della Sera. Formica nel 1993 fu arrestato (gli concessero i domiciliari), su richiesta della Procura di Foggia, accusato di avere preso tangenti per la sua corrente, non direttamente, ma attraverso un’altra persona. E in quel clima, in primo grado, fu condannato. Una prima considerazione: l’accusa era inconsistente, ma a prendere pubblica posizione critica nei confronti di quell’azione fui io e il compianto Napoleone Colajanni. Tanti scomparvero. Che sia il Procuratore Generale a dire che il fatto non sussiste è una sconfessione non solo della sentenza di primo grado, ma dell’iniziativa dei Procuratori di allora, i quali hanno fatto carriere appuntandosi anche la medaglia del processo a Formica. Un’ultima considerazione: in quegli anni la deriva giustizialista dipietrista infettò la sinistra, la quale però, anziché curarsi ha portato Di Pietro e altri come lui nell’agone politico con esiti disastrosi. Il rigore giudiziario è cosa diversa dal giustizialismo. E a Formica chi lo risarcisce, politicamente? Ne discuteremo.

Il problema, caro Macaluso, non è chi risarcisce Formica. Il problema è chi risarcisce l’Italia per aver avuto, al posto di Formica, innumerevoli ministri assai peggiori di lui. Con effetti che sono sotto gli occhi di tutti.
A Formica sono affezionato. Ma il danno che è stato fatto al Paese, in questo come in altri casi, è enorme e irreparabile. E non è finita.
A distanza di 17 anni pochi saranno interessati al tema. Forse arriveranno coccodrlli a versare calde lacrime sul destino (…il destino) che ha determinato questa ingiustizia.
L’assoluzione di Formica è una delle tante, delle troppe che si sono susseguite nel corso di questi anni.
Forse la più “prestigiosa”.
17 anni dopo il disegno si è realizzato da tempo: è stata eliminata l’unica forza
politica della sinistra che ha sempre difeso, nello stesso tempo, i diritti sociali, i diritti civili, l’autonomia ed il primato della politica rispetto ai centri del potere econmico e finanziario, italiano ed internazionale.
Non ci saranno risarcimenti politici – quelli di cui parla Emanuele Macaluso – ma dirò di più: non li vogliamo!
Che avevamo ragione lo sappiamo benissimo. Che venga qualcuno a dircelo ora è
inutile.
Vi è solo un risarcimento possibile, non tanto per i socialisti quanto per l’Italia e consiste nella necessità che la sinistra italiana ritrovi se stessa ricollegandosi all’esperienza ed alla elaborazione politica e culturale del socalismo italiano ed europeo.
Il socialismo è un animale strano: dato sempre per morto, sempre – egualmente – risorge
Forse perché senza il socialismo non ci sarebbe nessun orizzonte possibile di emancipazione e di liberazione dell’uomo dallo sfruttamento e dal bisogno.
Caro Emanuele,
per me, socialista da sempre è stato momento di grande gioia apprendere che Rino sia uscito da questa vicenda in modo immacolato. Non ho mai avuto dubbi!
Resta però il problema politico. Come dice Tomaso Greco “chi risarcisce l’Italia.”
Non solo l’Italia, chi risarcisce il sistema politico italiano di intelligenze socialiste che per anni sono stati la punta di diamante della politica italiana.
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