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L’autorete della sinistra

La campagna per le regionali è partita. I toni sono accesi, come era inevitabile. Ma, a sorpresa, la sinistra non parla delle grandi emergenze del Paese, rese ancora più evidenti dal poco arrosto sotto il fumo delle riforme declamate dal governo. La crisi, quella che per alcuni autorevoli esponenti del governo non c’era per intenderci, è ancora qui. Riflette la sua ombra nel mondo del lavoro, dove raramente la disoccupazione ha conosciuto ritmi di crescita come oggi. La crisi è la totale incertezza e sfiducia nel futuro che, con buona pace delle dichiarazioni di ottimismo del governo, avvolge gran parte degli italiani e si traduce sempre più spesso nella distanza diffidente tra cittadino e politica. La crisi è l’imbarbarimento culturale, la crisi è la scuola pubblica in ginocchio, la crisi è la sanità che chiede esorbitanti costi di tempo e di quattrini a cittadini che vivono situazioni in cui non dispongono nè di tempo nè di denaro. La crisi è la paura che prende corpo nelle fobie sociali più deleterie. La misura più evidente della crisi è la quantità e la qualità della vita democratica interna ed esterna ai partiti.

Ma la sinistra ha scelto di andare in piazza non per denunciare tutti questi problemi e per dare la massima voce possibile alle buone e ragionevoli soluzioni alternative di cui certamente dispone, ma, ancora una volta, contro Berlusconi. E lo fa tirata per il bavero da Di Pietro, combattuta e divisa tra chi (giustamente) vorrebbe fare campagna elettorale e chi, invece, ritiene che l’unica prospettiva sia la delegittimazione dell’avversario. Così si finisce per non parlare di altro che non sia Berlusconi. Come negli ultimi 16 anni. Magari Di Pietro riesce a riscchiare al Pd un paio di consiglieri regionali qua e là. Intanto la Polverini cita Battisti. Anch’io: capire tu non puoi chiamale se vuoi, emozioni.

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