[EM.MA]La campagna dei dipietristi contro Napolitano
La campagna contro il presidente della Repubblica promossa da Di Pietro e i suoi soci, è alimentata da articoli del Fatto di Travaglio, che ricordano quelli della stampa fascistizzante negli anni in cui l’aggressione alle istituzioni tendeva a delegittimare la Repubblica e la Costituzione. L’alleanza del Pd con Di Pietro promossa da Veltroni, si conferma come un boomerang per Bersani. La campagna dipietrista è stata alimentata dalla tv di Repubblica che in questi giorni si è distinta nell’aggressione a Napolitano. Il fatto che il governo Berlusconi e suoi alleati, hanno voluto il decreto è per la Repubblica ormai secondario. Il fatto che sulla costituzionalità delle leggi decide la Carta costituzionale, e non il Presidente della Repubblica, è ignorato. Se il Capo dello Stato avesse il potere di decidere sulla costituzionalità perché esiste la Consulta? Il presidente può rifiutare la firma in casi eccezionali (manifestatamente anticostituzionali) e deve tenere d’occhio il quadro politico del paese. Speriamo che l’Italia non abbia mai un presidente di parte e sfasciacarrozze, come augurano Di Pietro e i dipietristi di complemento.

la verità è che napolitano è stato lasciato solo da una opposizione che per un verso diceva di non voler vincere a tavolino ,ma non proponeva nessuna via d’uscita e non aveva il coraggio di dire che tutto andava lasciato ai tribunali,qualunque ne fosse l’esito.Così berlusconi ha potuto fare la voce grossa e illegale in nome del diritto al voto di gran parte degli elettori di lazio e lombardia.e ora ,a parte gli elettori di di pietro(che però all’inizio aveva fatto anche lui il magnanimo) gli elettori del pd vanno in piazza non avendo chiaro contro chi stanno protestando,con qualche rischio anche elettorale per il Pd stesso
Nei vari siti dell’area “di pietro-travaglio-popolo viola” oramai impazza la versione che vorrebbe un Napolitano dal passato “migliorista” (come se di per sè fosse un crimine o come se i “miglioristi” fossero stati una struttura eversiva), e quindi “craxiano” (?!), essersi schierato tout court dalla parte di Berlusconi. Il problema è che gran parte degli aderenti al “popolo viola” ostentano una conoscenza parziale, superficiale ed “emotiva” della storia italiana più recente, una notte in cui tutte le vacche sono grigie: Craxi, PSI, “miglioristi”…
Molti di questi già parlano di “Tangentopoli rivoluzione tradita” e altre fesserie.
La verità caro Lanfranco è che Napolitano non è, per sua natura, un leone come Pertini, ma è una volpe. Non credo possa essergli sfuggito che un decreto legge di interpretazione autentica (cioè dell’organo che ha adottato la norma da interpretare) poteva essere valido solo per Lombardia ed Emilia Romagna. Per la Lombardia si è rivelato (prevedibile anche questo) inutile.
E se non gli è sfuggito ha firmato a cuor leggero ottenendo due eccellenti risultati: 1) ha restituito il cerino acceso al Governo. Un cerino che molto impropriamente e irresponsabilmente gli era stato affibbiato dal Governo stesso. 2) ha fatto fare al Governo una figura di (cambronne) di proporzioni monumentali.
Conclusione, a volte le volpi ottengono risultati eccellenti quanto i leoni.
resto invece convinto che per Naapolitano sia stata una scelta assai sofferta.non credo affatto avesse messo nel conto quanto tu pensi
Ci sono 2 versanti:
l’uno legato al pasticcio, che non andava sanato con un colpo di mano della maggioranza (ed è una delle troppe colpe del governo peggiore della storia repubblicana)
l’altro frangente riguarda l’istituto della firma del presidente, l’uso che Napolitano ne fa e le reazioni della poca opposizione
Rispondo direttamente a Macaluso:
cosa c’entra l’eccezione di costituzionalità – che, a meno non sia palese, non va registrata dal capo dello stato ma dalla corte costituzionale – col fatto che a dire di Napolitano si deve firmare subito e per forza ed è del tutto inutile rinviare il testo con una motivazione?
Allora se la costituzione va cambiata, bisognerebbe partire da questo istituto pleonastico, ormai desueto nelle mani di Napolitano (non di Ciampi, però).
più verosimile sia in atto una rinuncia programmatica – per qualsiasi motivazione sia – alla possibilità del rinvio motivato con la conseguenza che abdicando di fatto ad una funzione di arbitraggio, il presidente non è terzo e neutrale, ma avvantaggia la parte più forte: cosa contraria a vari articoli della costituzione, nonchè allo spirito della costituzione stessa.
mi dispiace molto sentirla paragon
…paragonare le posizioni, anche criticabili, di alcuni giornalisti, ai metodi fascisti. insomma, ne sappiamo davvero poco: i miglioristi ospitavano la pubblicità finivest alla luce del sole, quindi un po’ di dietrologia di troppo. ma continuare a usare termini antiquati per inquadrare una realtà mai così pasticciata, mi sembra un modo non antiquato, ma eccessivamente liquidatorio (nei termini e nella sostanza)
e poi sinceramente non se ne può più di questa retorichetta provincialissima del povero presidente, che a malincuore firma: basta con tutti questi sentimentalismi deamicisiani. io non voglio un presidente buono, voglio un capo giusto, ovvero garante delle regole. non mi serve babbo natale, bravo a perdonare la marachella del politico pasticcione che non presenta le liste creando un danno ai sostenitori della sua parte, meno bravo a pensare ai meriti di chi invece ha rispettato le regole (povero fesso) o vuole farle rispettare…non voglio le medaglie ai furbetti, agli arroganti, agli affaristi.
io voglio solo la legge! ed è un problema non potermela attendere neanche dalla più alta carica
Troppi poteri forti e diversificati innescano situazioni paradossali dove nessuno, compreso il capo dello stato, è messo nelle condizioni di semplificare il campo.Certi dirigenti politici dovrebbero fare quadrato attorno al Presidente che sta lottando per non far demolire il costituito.
Ma possibile che tutti i consulenti professoroni super pagati non sapessero che le elezioni sono materia regionale e che il parlamento non può legiferare in materia? Non ci posso credere. Gli avrebbero risparmiato una brutta firma, motivata da chissà cosa.
questo era un caso in cui doveva rifiutare la firma.