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Quando c’era Sandro, quando c’era l’Italia

di Jacopo Perazzoli

Il 24 febbraio 1990 Sandro Pertini si spegneva a Roma nella sua mansarda affacciata sulla Fontana di Trevi, lasciando un vuoto mai colmato nel popolo italiano. Non so quanto sarebbe potuto piacere al settimo Presidente della Repubblica la tipica corsa alla commemorazione fatta in questi giorni da diversi partiti e personaggi politici, Partito Democratico e Sinistra Ecologia e Libertà da un lato, Filippo Penati e Beppe Grillo dall’altro, in quanto lui stesso, a precisa domanda, si definì come “un socialista tipo Turati, Filippo Turati, Claudio Treves. […] Cioè sono per un socialismo che deve essere basato sulla libertà”.
Non volendo dunque correre il rischio di un errore così grave, preferisco lasciare spazio, nel tentativo di ricordare una figura così alta della nostra storia repubblicana, alla bella descrizione del Pertini Presidente lasciataci da Vittorio Foa in “Questo Novecento”: “era un socialista ligure noto per il suo coraggio personale nella lotta antifascista e per il suo forte richiamo ideale. Nella vita del partito socialista era un seguace fedele di Pietro Nenni, non senza qualche vivace scontro umorale. Nessuno avrebbe chiesto a Pertini un forte contributo nel dibattito politico e invece non appena arrivato al Quirinale la sua prestazione fu smagliante. Il suo linguaggio, in contrasto con quello sempre più involuto degli addetti alla politica, era diretto, toccava nel modo più semplice il cuore dei problemi. Gli italiani, nella loro grande maggioranza, ne furono affascinati. Egli parlava il loro linguaggio alzandolo però sempre al livello del rispetto civile reciproco e dell’attenzione verso i più deboli e i sofferenti. Quando andava all’estero offriva un’immagine dell’Italia limpida e, pur nella sua modestia, aperta alla cooptazione. Se commetteva qualche errore tutti capivano che era per eccesso di generosità. La presidenza di Pertini, in una fase difficile di terrorismo, di scandali e di inadempienze dello Stato, fu un forte richiamo ai sentimenti comuni”.
Da queste parole del celebre esponente del Partito d’Azione, nonché compagno del socialista ligure nella lunga militanza contro il regime mussoliniano, risulta chiaro che la miglior commemorazione di Pertini, invece di una fugace celebrazione, sarebbe un’attuazione nella quotidianità della sua lezione di onestà e generosità, caratteristiche quanto mai deficitarie nell’Italia dei nostri giorni.

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