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Bertolaso il risolutore e lo scandalo rifiuti in Campania

di Fulvio Tudisco
In questi giorni di crisi d’immagine della Protezione Civile una sola certezza sembra rimasta agli italiani: Bertolaso ha risolto l’emergenza della famigerata “monnezza” a Napoli. Come un penetrante mantra reiterato quotidianamente, si continua a dire che l’uomo del fare, il risolutore di tutte le emergenze, è riuscito dove gli altri hanno fallito: rendere il comprensorio napoletano e casertano finalmente pulito. I servizi dei telegiornali nazionali intenti a mostrare, durante l’emergenza, un’immagine di una città assediata dai rifiuti si sono presto disinteressati al tema. Così nell’immaginario collettivo degli italiani la Napoli città sporca per eccellenza si è trasformata nella città della pulizia e delle piazze restituite al loro splendore. Ma è davvero così? Certamente se guardiamo la situazione di alcune strade di Napoli effettivamente il problema sembra risolto. Praticamente nessun cumulo di rifiuti nei pressi dei lussuosi alberghi del lungomare e piazza del Plebiscito pulita come una città svizzera. Ovviamente basta fare un giro per molte zone della periferia e della provincia (o per chi non è napoletano fare un giro su youtube) per vedere che in realtà la situazione non è cambiata di molto. 
Comunque assodato che nelle strade cittadine non c’è più “monnezza” sorge spontanea una domanda: come è stato risolto il problema? Per provare a dare una risposta a queste domande, che comunque sono avvolte in una coltre di mistero degna di un romanzo giallo, bisogna ritornare all’indomani dell’emergenza. Il 21 maggio 2008 il nuovo governo Berlusconi, appena insediato, approva un decreto legge (n. 90 del 23 maggio 2008, convertito in legge n. 123 del 14 luglio 2008) che sancisce l’avvio di un ciclo integrato dei rifiuti con la costruzione di quattro nuovi inceneritori, l’individuazione di dieci siti in cui realizzare nuove discariche dichiarate zone di interesse strategico nazionale di competenza militare e sanzioni, fino al commissariamento, per i comuni che non realizzeranno gli obbiettivi di raccolta differenziata stabiliti nel decreto legge. 
Queste le intenzioni del governo. Cerchiamo ora di capire a che punto sono gli obbiettivi solennemente proclamati. 
Partiamo dal primo punto: gli inceneritori. Quello di Acerra (sulla cui utilità per ora stendiamo un velo di silenzio), inaugurato il 26 marzo 2009 in pompa magna e al cospetto dei Tg, non ha ancora superato i test di collaudo in quanto nel periodo marzo 2009 – gennaio 2010 si sono superati per ben 191 volte i valori di polveri sottili consentiti a fronte del limite di 35 volte l’anno previsto dalle normative vigenti. Inoltre per ora l’inceneritore di Acerra brucia soltanto il rifiuto indifferenziato e non si sa come potrà fare a smaltire i 5 milioni di tonnellate di eco-balle che ufficialmente risultano non trattabili. Dunque il tanto strombazzato inceneritore che avrebbe risolto definitivamente il problema non funziona né potrebbe funzionare.
E le nuove discariche? Anche in questo caso regna il più assoluto mistero. In posti come Chiaiano (e anche qui sulla scelta opinabile del sito per ora sorvoliamo) non si sa cosa ci sia, quali rifiuti siano ammassati e con quali criteri. Essendo zona di competenza militare, è un po’ come la famosa Area 51 americana, girano leggende e miti ma nessuno sa cosa ci sia in realtà. 
Veniamo ora alla raccolta differenziata. Secondo gli obbiettivi, nel 2008 la percentuale di differenziata da raggiungere era del 20% e del 25% nel 2009. Per fortuna in questo caso non c’è il segreto militare e si possono facilmente reperire i dati ufficiali della differenziata semplicemente andando, per attenerci al solo comune di Napoli, sul sito dell’Asia. Scopriamo così che le percentuali raggiunte sono ben al di sotto degli obbiettivi: il 14,45% nel 2008 e 18,90% nel 2009. 
In definitiva il quadro generale non è particolarmente incoraggiante: un inceneritore inutile e pericoloso, 5 milioni di tonnellate di eco-balle di cui non si sa cosa fare, siti militarizzati e una differenziata ancora insufficiente. L’impressione è che se guardiamo strutturalmente il problema dei rifiuti poco o nulla è effettivamente cambiato perché ora come prima tutto dipende dalla capienza delle discariche. Ma se vogliamo, “l’uomo del fare” ha ottenuto un brillante risultato: anche se il problema dei rifiuti non è stato risolto almeno è sparito dalla testa degli italiani. Ma se risolvere l’emergenze significa semplicemente rendere top secret i siti e non parlare più del problema, come del resto è successo a L’Aquila, non vorremo che in un futuro prossimo a qualcuno venga in mente di applicare la stessa strategia per le altre emergenze nazionali. Certo non avremmo più sotto gli occhi i problemi ma non sapere cosa succede in realtà sarebbe una bella conquista democratica al massimo per un paese di struzzi, non certo per i cittadini di uno stato democratico.

3 Comments

    sarebbe interessante se si pubblicasse la storia dei rifiuti in Campania con particolare attenzione a quanto è stata la normativa sulla gestione dei rifiuti, anche quelli pericolosi;i tempi di emanazione di detta normativa rispetto a quelli nazionali;l’atteggiamento che le forze politiche hanno avuto, nel tempo, rispetto al problema in particolare la destra.

  • Giusto! io che non sono napoletano non ne sapevo niente della situazione attuale (e credo che ci sarà ancora altro da dire)e pensavo che l’inceneritore aveva risoloto i problemi. Mi chiedo perchè nessun politico del Pd ha mai detto qualcosa su bertolaso e sulla gestione dell’emergenza rifuti. Tutti ad applaudire e dire che è il migliore e nessuno che chiede spiegazioni su come è stata gestita la vicenda!

  • dunque l’argomento “Bertolaso uomo del fare in Campania e risoluture del problema munnezza” se questo sito, per fortuna, non sembra liquidato.
    per noi campani non è cambiato nulla per il semplice motivo che tutto ciò che è sparito è sparito in discariche inaccettabili, nell’incenerimento, o obliterato, come nel caso di rifiuti pericolosi come amianto etc sotto strade in costruzioni ( A30 di Palma Campania, appena sequestrata, capannoni non autorizzati (http://www.ilquaderno.it/gestione-abusiva-discarica-sequestro-denunce-puglianello-44394.html)e migliaia di altri casi simili perché in 2 anni non è stato attivato NESSUN sito di compostaggio, non è stato attivato nessun revamping agli STIR che continuano a produrre famose ecoballe e soprattutto perché Ganapini, complice le sinistre radicali sta portando avanti un progetto omicida di bruciare le stesse ecoballe nei cementifici dcasertani, continuare con false dichiarazioni di raccolta differenziata a buone percentuali e si nasconde dietro la scusa che non ha potuto fare.
    dunque chiedetevi dove è finita l’immondizia napoletana perché i rifiuti tossici continuano a viaggiare verso il sud ma anche sul mare, chiedetevi davvero cosa vi vendono i giornali. noi da mesi ci offriamo di guidare i giornalisti in ben più realistici spazzatour campani, accomodatevi.
    l’emergenza campana è un’epidemia, sta già arrivando nel Lazio, è già parte di Sicilia, Calabria, Abruzzo.pertanto la conoscenza dell’argomento è importante e potrebbe prevedere e risolvere meglio ciò che in Campania non si è riusciti a costruire.
    I Bertolaso passano le emergenze continuano
    grazie comunque per aprire ancora spiragli alla verità
    maria pia cutillo

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