I meriti paradossali delle Gelmini e le nuove opportunità per il centrosinistra
di Giampaolo Sbarra
Il governo ha varato in via definitiva la riforma della scuola superiore: licei e istituti tecnici e professionali avranno una struttura curricolare molto diversa dall’attuale.
Opinioni critiche (sindacati e opposizione politica) e opinioni favorevoli (forze di governo) sono dettate dalla collocazione rispetto al governo, per cui sono in larga parte inattendibili; oltre tutto, le posizioni della maggioranza e dell’opposizione politico-sindacale si basano su presupposti scorretti e dannosi per la qualità del sistema: la prima punta prevalentemente al risparmio, le seconda prevalentemente all’assunzione di personale. Per entrambe la “qualità del sistema” è solo la foglia di fico che maschera altri obiettivi.
Al di là del merito della riforma (che non viene mai adeguatamente affrontato, essendo un problema serio: infatti si parla solo del taglio dei precari, che è sì un problema serio, ma non riguarda solo la scuola), mi pare che nessuno abbia messo in evidenza i due “veri e paradossali” meriti della “rifoma” Gelmini.
Devo però premettere – a scanso di equivoci – che non ho mai visto tanta improvvisazione e tanta approssimazione da parte di un governo, che sembra essersi circondato, per l’occasione, di “avventurieri-inesperti” o di “esperti-signorsì”.
Detto questo, il primo merito che io riconosco alla Gelmini consiste proprio nell’avere realizzato la riforma (bella o brutta che la si consideri): si è così rotto l’incantesimo che da un alto teneva ingessata la scuola superiore, e dall’altro aveva consentito la fioritura di centinaia di sperimentazioni mai davvero verificate. Quella di oggi non è certo una riforma epocale per qualità, ma comunque chiude un’epoca. Adesso sarà non solo più facile, ma addirittura indispensabile intervenire, proporre e portare le necessarie correzioni. Anche la sinistra e il sindacato dovranno intervenire “sui contenuti”, cosa che finora non hanno fatto, fermandosi alle generiche premesse “democraticiste”.
Il secondo merito è altrettanto rilevante: con la Gelmini gli interventi sulla scuola sono stati liberati dal vincolo-tabù dell’aumento delle materie, del personale e delle ore di lezione, vincolo-tabù che aveva portato ad una dannosa e costosa proliferazione appunto di materie, di ore di lezione e di docenti.
E non si può dire che la riforma Gelmini creerà una scuola di serie A e una di serie B, perché esse esistono già nella frattura Nord/Sud e in quella Licei/Professionali.
Certo, se alcune cose le avesse fatte la sinistra, forse le avrebbe fatte meglio, ma in realtà la sinistra politica e sindacale non ha mai voluto parlarne.
Adesso, quindi, si aprono due strade, per la sinistra; una è quella del boicottaggio della riforma: a mio avviso è la strada perdente, sia perché la scuola ha bisogno di “stabilità nel cambiamento” (quella che non ha avuto e che questo governo non sa garantire), e non può continuare ad essere il terreno di scontro di una battaglia politica che non si svolge più nelle sedi istituzionali; sia perché è assurdo rintanarsi nella nicchia degli “scontenti senza prospettiva” e relegarsi a rappresentare una minoranza che non guarda avanti; la seconda strada è quella della proposta politica di contenuto, e non mancano i temi sui quali intervenire: dalla regionalizzazione del sistema scolastico (anche in vista delle elezioni regionali), alla carriera dei docenti, ai nuovi investimenti sulla “qualità” e non più solo sulla “quantità”, ai nuovi organi collegiali di rappresentanza ad un nuovo rapporto con il territorio.
Finora il centrosinistra è passato per “conservatore”, ma sarebbe tragico (se non ridicolo) che adesso diventasse addirittura “restauratore”.
Guardando avanti, potremo superare lo slogan “democraticistico” della “scuola aperta a tutti”, slogan che nel passato ha raggiunto importanti obiettivi, ma ora ha fatto il suo tempo e illude proprio le fasce sociali più deboli.
Il nuovo obiettivo della sinistra deve essere quello di una scuola che garantisca a tutti non solo l’entrata, ma soprattutto l’uscita con una formazione adeguata e aggiornata.
Questo il centro-destra non sa garantirlo; saprà farlo il centrosinistra?

STATE ANCORA A CREDERE ALLE PANZANE DI QUESTO GOVERNO? LA DISTRUZIONE E’ IN ARRIVO, SENZA ONERI PER LO STATO (IL LORO):
Berlusconi sa tagliare soltanto: è il suo programma per arricchire sempre più la sua Famiglia a scapito nostro. Uno che è andato per 20 anni alla scuola di Bottino Craxi non si accontenta mai: come Bankenstein, di cui è servo, vuole il mondo intero più il 10%. Ora farà costruire con i nostri soldi 10 centrali nucleari, ben lontane dalle sue proprietà, che ci costeranno nel giro di 20 anni tra tangenti alla Impregilo Fiat (costruttrice delle strutture pubbliche a L’Aquila) e a i suoi paria 200 miliardi di euro. Quando saranno ultimate se mai lo saranno in questo paese di veline – come afferma il premio nobel Carlo Rubbia – l’uranio sarà finito e noi italiani saremo sempre più indebitati e sempre più dipendenti dagli altri stati. Il Berlusklaun ha instaurato in Italia la peggiore dittatura mediatica che si possa immaginare, di fronte alla quale le dittature hitleriane-staliniane sono nulla. Nel 2008-9, dopo i tagli con barbariche accette contro la cultura, l’arte, lo spettacolo e la scuola pubblica (tipico di un governo clericofascista basato sui grembiulini balilla di Santa Gelmini dei Macelli), è bastato uno starnuto del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI (Conferenza episcopale italiana), perché i finanziamenti alla scuola confessionale cattolica, gestita dalla curia per formare i suoi nuovi cadetti e “missionari” della loro fede, venissero raddoppiati per decreto, durante la notte . D’altro canto, entro il 2011, ben 150.000 docenti degli istituti statali perderanno il posto di lavoro, grazie a Maria Stella Gelmini (un nome, una conferma). Mentre continuiamo a elargire a piene mani al Vaticano ogni anno 13 miliardi di euro, le cui finalità non sono affatto note, nel 2003 un organico di 15.507 preti, pagati da noi, è stato immesso in ruolo nelle nostre scuole (cfr. Appendice II). Così si vieta alla scuola pubblica di essere portatrice di pluralità d’informazione, e con Santa Maria Stella Gelmini la stanno affossando, mentre i loro istituti cattolici, gestiti dall’Opus Dei, dai Legionari di Cristo e dall’anima nera da Ku-Klux-Klan della Chiesa, conquistano l’intero potere gerarchico della società italiana. Proibiscono al fedele di pensare con la propria testa. Sminuiscono il valore della vita ed avviliscono l’intelligenza, il sesso, la gioia di vivere, la coscienza personale, la conoscenza, le scienze.…
MA CHI è MARIASTELLA GELMINI: Nel marzo 2000 la Signora Gelmini, Presidente del Consiglio Comunale del Comune di Desenzano sul Garda per Forza Italia, fu espulsa su mozione del suo stesso partito, con la seguente motivazione: Manifesta Incapacità ed Improduttività Politica ed Organizzativa (Delibera del Consiglio Comunale n. 33 del 31/3). Il suo ruolo odierno è di soldatino esecutore dei tagli (In pratica una mezza sega), niente più. Una che si è diplomata al liceo confessionale. Una che ha preso l’abilitazione in avvocatura, lei di Brescia, a Reggio Calabria. Una che inizia il discorso alla camera dei deputati dicendo: Sotto l’egìììda del parlamento. BASTA ITALIA.
da: LA RELIGIONE CHE UCCIDE
COME LA CHIESA DEVIA IL DESTINO DELL’UMANITÀ
http://alessiodibenedetto.jimdo.com/novita-2010/
http://www.macroedizioni.it/libri/la-religione-che-uccide.php