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[75]Nato male, cresciuto peggio

La vicenda pugliese, il successo di Vendola e la sconfitta dei dirigenti del Pd è stata letta come incapacità di capire gli umori degli iscritti e degli elettori, un errore tattico dovuto essenzialmente all’arroganza di Massimo D’Alema. Non sono d’accordo. Quel che è emerso in questa occasione è una crisi più di fondo che chiama in causa, non questo o quel dirigente, ma il Pd come formazione politica, la quale, ancora una volta, mostra di non essere strutturalmente capace di avere una linea politica chiara, leggibile e organi dirigenti in grado di metterla in campo con intelligenza e determinazione, discutendo di politica – con gli iscritti e gli elettori – soprattutto nel momento in cui si operano delle svolte. Il Pd continua a volere tutto e il contrario di tutto perché, come abbiamo notato nel momento in cui nacque, non ha una base politico-culturale condivisa. E non ha, nemmeno dopo l’ultimo congresso, un gruppo dirigente impegnato a sostenere una scelta politica. Cerco di spiegarmi.

Le ultime tornate elettorali hanno segnalato una crisi del progetto bipartitico su cui Veltroni aveva fondato la sua leadership (contraddicendola alleandosi con Di Pietro), sono cresciute la Lega a destra, l’Idv a sinistra (?), l’Udc al centro. E il Pdl come partito è in sofferenza, lo testimonia la posizione di Fini cofondatore del Pdl e il Pd perde pezzi che navigano verso il centro. Ebbene, Bersani e i suoi compagni non hanno archiviato il progetto veltroniano e non ne hanno indicato un altro. In ogni caso non ne hanno discusso apertamente nelle sedi in cui almeno gli iscritti possono partecipare. Se guardiamo la topografia postelettorale, l’altro dato emerso è la marginalizzazione della sinistra radicale col fallimento dell’Arcobaleno e la costituzione di due piccole formazioni: i residuati di Rifondazione comunista con Ferrero e il gruppo di Sinistra Ecologia e Libertà, guidato da Vendola.

Il Pd, con D’Alema e Bersani, in vista delle elezioni regionali ha detto che le vecchie coalizioni erano in crisi e che occorreva “allargarle” alleandosi con l’Udc di Casini. Il quale pensa e opera per allargare il centro e ha messo in campo una iniziativa politica che lo vede alleato con il Pdl, con il Pd e, in Puglia, contro i due poli.
Insomma, è aperta una nuova fase e c’è da chiedersi quale sia la strategia del Pd. Se ho capito bene, con l’Udc il Pd ha in comune una politica contro il leghismo e per l’unità nazionale, contro il razzismo e per la Costituzione, la democrazia parlamentare e la modifica della legge elettorale. Sono cose rilevanti, ma c’è scontro sui temi della laicità, dei dirittti civili, della bioetica. Non è poco. Ma sono tutti temi che attengono a una possibile convergenza in un governo nazionale. Perché non discuterne apertamente? Le asimmetrie nelle alleanze locali non sono né una novità, né un cedimento, ma reggono se hanno un robusto asse portante che potrebbe essere, se ci fosse, un grande partito di sinistra. Questo partito non c’è, e allora l’asse dovrebbe restare il Pd con i suoi alleati di sinistra. Ecco perché non si capisce per quale motivo non doveva essere Vendola il candidato in Puglia.

La richiesta di Casini di un ricambio del candidato avrebbe avuto senso se fosse in campo un’alleanza strategica del Pd con l’Udc.Il Pd invece ha lasciato in piedi tutto, vecchie e nuove strategie, pensando di “allargare” quel che c’era, accantonando Vendola. Invece è stato accantonato il Pd. Il quale vuole tutto anche nel momento in cui deve scegliere candidati e gruppi dirigenti: crea un miscuglio di primarie e di centralismo democratico.

Intanto, dopo la Puglia, esplode il caso di Bologna con le dimissioni del sindaco Delbono. Non sono casi assimilabili, ma rivelano la difficile gestione di un partito nato male e cresciuto peggio. Oggi alcuni nodi sono venuti al pettine. Si tratta di una crisi distruttiva come molti auspicano o può essere un’occasione per un chiarimento di fondo? E quel che vedremo con e dopo le elezioni.

4 Comments

    [...] EDITORIALE Nato male cresciuto peggio DI EMANUELE MACALUSO [...]

  • Il problema è che il PCI una volta aveva la verità in tasca adesso che non l'ha più non sa che pesci pigliare, si toglesse dai piedi sarebbe meglio!

  • epperò, se il PD (ormai depurato dagli integralisti cattolisci e dai paraculi) riuscisse ad attrarre al suo INTERNO il socialismo laico, l'ambientalismo non dogmatico, la sinistra che non reputa un peccato mortale contribuire ad un governo realistico del paese, ci sarebbe speranza.Si nasce come si può, ma la crescita implica il cambiamento…

  • é vero sig.ra Battestini, la crescita implica cambiamento. Ma il cambiamento di cosa? Il problema del PD è il fatto di essere nato senza un "ancoraggio sicuro" a livello ideale, che poi è come dire che manca un vero progetto di società. Penso che le culture per crescere debbano aprirsi alla contaminazione di altri modi di pensiero. Ma è un po difficile che acqua e olio si mischino….Il PD sembra nato più per un'esigenza di numeri che per le esigenze di una sua possibile base sociale di riferimento. Capisco che non è assolutamente facile interpretare i cambiamenti repentini che hanno caratterizzato il mondo negli ultimi anni. Cambiamenti che hannno fatto scrivere a qualcuno che la socialdemocrazia è morta e sepolta. Non penso che sia così, ma un partito che vuole aspirare a governare un paese deve prima di tutto dire con quale parte del paese vuole stare e come ci vuole stare. Senza, naturalmente, tornare a divisioni ideologiche (es. padroni/lavoratori). Perchè un operaio dovrebbe votare PD?Analizzi la base elettorale del PD e troverà molte risposte.La mia non vuole certo essere una critica distruttiva. Anzi! Credo che di un partito forte, liberalsocialista e radicato sul territorio ci sia bisogno….ma da tutto ciò siamo ancora un lontani. Purtroppo! Cordialmente.

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