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Peccati o delitti? Crolla il mito della Protezione Civile

di Giuseppe Nigro

Il mito della Protezione Civile italiana è crollato fra “trattamenti” rigeneranti e appalti ambigui. Ovviamente, noi siamo garantisti, cioè non condanniamo nessuno fino al terzo grado di giudizio, ma non siamo sciocchi. Intendiamo dire che il danno che questa vicenda, comunque finirà, per il paese è grande. La moralità pubblica subisce un ulteriore colpo e la sfiducia dell’opinione pubblica dilaga.

L’impavido Bertolaso, comandante in capo, rassegna le dimissioni, prontamente respinte dai suoi datori di lavoro politici del centrodestra, il centrosinistra timidamente, molto timidamente, lancia un appello affinché si “faccia da parte”, un eufemismo che ricorda le sorelle Bandiera quando cantavano “Fatti più in là…”. Ma, per andare dove?

In una lettera del febbraio 1947, Gaetano Salvemini scriveva a Mario Vinciguerra, un antifascista azionista, personaggio solitario e in controtendenza, anche rispetto alla sua parte: Il clericale non arriverà mai a capire la distinzione fra peccato … e delitto. Punisce il peccato come se fosse il delitto e perdona il delitto come se fosse peccato. Non è mai uscito dal’atmosfera dei dieci comandamenti, nei quali il rubare e l’uccidere (delitto) sono messi sullo stesso livello del desiderare la donna d’altri (peccato).

La confusione fra delitto e peccato è evidente nel dibattito di questi giorni, per cui le scappatelle di Bertolaso si mescolano con gli illeciti sugli appalti, in un melmoso quadro di cui non si capirà più nulla in poco tempo. In capo a chi sarà messa la responsabilità degli illeciti, delitti infami contro la comunità? Ovvio, si troverà nell’emergenza la causa di tutto.I L’emergenza terremoto assimilata ai mondiali di nuoto è una presa in giro, un affronto ai morti d’Abruzzo.

Accreditati benpensanti, attribuiscono le radici di questo clima di impunità al ‘68. Può darsi. Io ho l’impressione, al contrario, che tutto ciò sia il prodotto della cultura clericale e della debolezza del più grande partito di opposizione, debole sul piano della cultura politica, per via di un frutto avvelenato prodotto da una sintesi velenosa che un grande linguista, Raffaele Simone, ha chiamato “nozze mistiche tra sinistra marxista e post marxista e cattolici (specialmente di sinistra)”. Ma anche la convivenza forzata nel contenitore unico del PdL di culture organiche alla destra storica e pensiero massone non ha certo prodotto nuove virtù.

Nel frattempo il Pil, la ricchezza del paese crolla, e le classi dirigenti si lanceranno strali chiamando lo stesso problema “mal d’Italia” o “morbo francese”. A quando la ripresa del pensiero democratico – socialista di Salvemini? Speriamo che non sia troppo tardi.

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