Le ragioni del Socialismo (ed il valore legale del titolo di studio)

8 febbraio 2010

5 Comments

di Contributi

Istruzione - Universita', Lavoro, News



di Simona Bonfante

Se un laureato guadagna meno di un diplomato significa che l’investimento in sapere è improduttivo. In realtà non è proprio così. Improduttiva è la spesa che si affronta per mantenere un figlio parcheggiato per qualche anno in un esamificio qualunque che non produce sapere ma titoli con cui compilare, più o meno inutilmente, il CV.

Improduttivo non è l’investimento in sapere ma la spesa sostenuta per acquisire un titolo che non ha altro valore se non quello della certificazione burocratica. Ed infatti non è il pezzo di carta che nel mondo reale, ovvero quello delle imprese e delle professioni, orienta i criteri di selezione delle risorse umane. Semmai è l’affidabilità di quel pezzo di carta, ovvero la reputazione ed il rating dell’ateneo che l’ha rilasciato.

Il valore legale del titolo di studio aveva senso quando il mercato del lavoro era prevalentemente ritagliato sul pubblico, con il suo sistema di reclutamento fondato sul concorso e dunque sulla burocratica classificazione dei requisiti minimi di accesso. Aveva senso, insomma, in un’era laburista fa. Ma oggi, oltre che un’aberrazione culturale, il valore legale del titolo accademico, è anche un ostacolo concreto all’affermazione dell’universalità del diritto allo studio.

È un’aberrazione culturale perché induce a ritenere che l’Università sia una specie di tangente la cui contropartita è il lavoro. Ed in quest’ottica, è normale si auspichi la proliferazione degli atenei facili, quelli sotto casa, quelli che la retta è così bassa da essere alla portata di tutti –  e poco importa che in realtà a pagarli siano gli stessi contribuenti a reddito fisso che, con le loro tasse, non finanziano solo il titolo fasullo dei propri figli ma pure l’istruzione vera dei figli dei loro concittadini ricchi.

Ed è un ostacolo al diritto allo studio, il valore legale del pezzo di carta, perché mantenere produttori di titoli con il denaro pubblico equivale a impedire ai tanti studenti bravi – che spesso vengono dal sud e da famiglie meno abbienti – di accedere attraverso borse di studio vere nelle università migliori, che sono tali perché garantiscono l’accesso ad un numero chiuso di studenti e perché impongono rette alte per garantire una didattica di qualità ed una ricerca produttiva. Quelle Università, insomma, in cui l’investimento è finalizzato a produrre sapienti per elezione – non titolati d’ufficio. Ed il sapere – non i titoli – rende quel investimento produttivo.

In nessun paese al mondo il diritto allo studio si realizza garantendo agli studenti un parcheggio cheap in un titolificio purché sia.

In nessuna parte dell’universo culturale progressista si accetta di sacrificare il talento sull’altare di una fraintesa rivendicazione classista, ovvero a favorire l’omologazione al ribasso da realizzare attraverso l’Univesrità di massa contro un sistema fair, trasparente e virtuoso di borse di studio che, premiando la capacità e l’impegno, si prefigga di annullare il gap socio-economico della famiglia di provenienza realizzando una competizione ad armi pari da giocarsi sul valore umano, non il reddito.

Il nodo culturale sta nella parola “competizione”. Quella parola che la sinistra italiana ha ammonito per decenni dal respingere definendola una sorta di cavallo di Troia della destra reazionaria che, se accolto, costringerebbe ad abiurare quel must della retorica pauperista che è l’eguaglianza. E poco importa che i fatti dicano altro. Ovvero che si è eguali se si hanno le medesime chance di accedere alle opportunità, non se si è costretti a negare il proprio valore pur di non far emergere le differenze.

In nessun paese al mondo il socialismo progressista si culla dell’ipocrita garanzia egalitarista del diritto al titolo piuttosto che al sapere, ignorando (o fingendo di farlo) che è proprio il sapere – non il titolo – la leva di quel ascensore sociale che in Italia ha ormai solo il suono della chimera.

Perché innanzi alla mortificante squalificazione del nostro sistema universitario, alla sua plateale distorsione rispetto alle opportunità di farsi argine della differenza tra ricchi e poveri, a cospetto della sua irrilevanza rispetto alla possibilità di condizionare, in positivo, il futuro di una persona, ebbene perché di fronte a tutto questo la sinistra progressista – il socialismo – non si sogna neanche di farsi paladina del cambiamento?

Il socialismo progressista non può non intestarsi la causa dell’abrogazione del valore legale del titolo di studi. Non può non sentirsi intimamente motivato a mobilitare gli studenti contro gli atenei fasulli pagati con le tasse dei loro padri. Non può non battersi in nome di quel principio eminentemente di sinistra che è il merito.

Innanzi alla drammatica evidenza del crollo delle iscrizioni universitarie tra le fasce sociali più deboli mi chiedo quali siano le Ragioni del Socialismo.

Il socialismo è progresso – non nel senso banale della rincorsa all’ultima moda culturale; é liberazione dei più deboli dai vincoli che ne impediscono la crescita, il progresso appunto. Non è la difesa social-corporativa di una condizione di subordinazione ma semmai l’impegno per la sua “emancipazione”. Poiché se i deboli rimangono deboli il socialismo ha perso.

Ci saranno sempre dei “più deboli” nella società. Perché la società non è un monolite. Non sono monolitici i meccanismi economici che ne reggono gli equilibri. Ed è per questo che il socialismo è dinamico, innovatore ed anticipatore dei fenomeni in divenire. Oppure non è.

I “più deboli” oggi in gran parte sono i giovani. E quei giovani deboli vanno resi forti, non mantenuti nella loro debolezza. È questo l’obiettivo del socialismo.

Attorno alla parola “socialismo” proliferano circoli più o meno ispirati a motivi identitari, in cui ci si appassiona alle diatribe storiche ed alle rivendicazioni faziose.

Mi duole constatare tuttavia come raramente, tra compagni, ci si prefigga l’obiettivo di restituire quella parola al suo senso originale, che non è la perpetuazione di ricette elaborate nella preistoria fordista, ma la attualizzazione degli strumenti attraverso cui perseguire l’obiettivo di sempre: il progresso dell’individuo.

Stampa



5 commenti a “Le ragioni del Socialismo (ed il valore legale del titolo di studio)”

  1. Renzino l'Europeo scrive:
    9 febbraio 2010 alle 02:09

    Figliola,

    il cosiddetto “valore legale del titolo di studio” non è un’”aberrazione culturale”, ma una mera garanzia che la certificazione delle conoscenze e delle conoscenze effettuata dall’istituzione accademica che rilascia iltitolo sia realistica e risponda acanoni congruenti con una classificazione generale dei livelli di apprendimenti e dello statuto delle discipline scientifiche.

    Tutto il resto è fuffa, perche’ anche al di la’ di Chiasso funziona cosi’.

    Ciao.

    Renzino l’Europeo

  2. Enrico Antonioni scrive:
    9 febbraio 2010 alle 12:33

    Articolo interessante, che parte da considerazioni assolutamente giuste, che presuppone scopi (la tutela dei deboli) irrinunciabili per una sinistra autenticamente socialista, ma arriva ad una conclusione, togliere il valore legale al titolo di studio, del tutto irrilevante per lo scopo.
    Il punto non è il valore legale del titolo di studio, ma il suo valore reale. Contrapporre i due concetti ha poco senso: il valore legale non sminuisce il valore reale. Semmai il contrario, è la mancanza di valore reale (effettivo) che annulla il valore legale. Certificare semplicemente questa realtà non porta ad alcun cambiamento utile.
    Quando i rettori delle università dichiarano che il 30% delle “matricole” non possiede sufficienti cognizioni di lingua italiana per comprendere ciò che legge o ciò che ascolta durante le lezioni, vuol dire che siamo al disastro dell’intero sistema.
    Occorre tornare al significato originario del diritto allo studio affermato nella Costituzione della Repubblica: se la Repubblica “assicura ai capaci e meritevoli l’accesso ai più alti gradi dell’istruzione” vuol dire che la Repubblica stessa dovrebbe ostacolare l’accesso “agli alti gradi” ai non capaci e ai non meritevoli.
    Come fare? E’ semplice e complesso nello stesso tempo: diritto allo studio non coincide col diritto al titolo di studio, a qualsiasi livello. Il diritto allo studio deve essere assicurato a tutti, il titolo di studio solo a chi se lo merita. Bisogna tornare ad un sistema d’istruzione selettivo. Ma selettivo per meriti, non certo tornare alla selezione per censo come nel passato.

  3. Giampaolo Sbarra scrive:
    10 febbraio 2010 alle 09:32

    La questione del “valore legale” del titolo di studio ha una sua complessità, nel senso che esso è in molti casi di fatto molto meno importante di quanto possa sembrare.
    Non a caso le aziende si fanno un baffo del valore legale della laurea (così come le Università si fanno un baffo del valore legale del diploma, e sottopongono i diplomati ai test di accesso).

    Dove sta la totale negatività del valore legale della laurea? Nell’illusione che esso crea in molti giovani e in molte famiglie: l’illusione che un titolo di studio valga l’altro, avendo lo stesso “valore legale”.
    E questa illusione colpisce generalmente i giovani e le famiglie delle fasce sociali più deboli.
    In sostanza: il valore legale della laurea non certifica nulla: né la qualità della laurea (ci sono corsi di laurea inventati per interessi tutt’altro che legati agli interessi dei ragazzi) né la qualità dell’Università che la rilascia.

    Anche solo per questo motivo (questo inganno ai danni dei più deboli), io abolirei il valore legale del titolo di studio. Al contrario, bisogna incrementare i processi di valutazione della qualità dei corsi di laurea e delle università (e dei docenti).

    Ma è evidente che questa certificazione non può essere autoconcessa dalle Università.
    E contemporaneamente bisogna erogare contributi e borse di studio sostanziosi per il “diritto alla studio qualificato”, invece che apire università di terza categoria in ogni città di provincia, per la gioia di qualche Sindaco o di qualche Presidente di fondazione bancaria.

    Ma qui comincia la battaglia ideologica: a mio avviso non è democratica l’università che fa entrare tutti, ma quella che può dare a tutti quelli che si iscrivono (anche ai figli delle famiglie socialmente più deboli) una laurea di qualità.
    E si apre un altro fronte: quello del rapporto con la “cultura del lavoro”, per cui non è detto che dopo la scuola superiore ci debba essere solo l’Università. Ma questo è un altro discorso.

  4. Antonio Catalfamo scrive:
    11 febbraio 2010 alle 16:14

    Concordo con gran parte di ciò che dice Simona Bonfante. Se ripenso alla mia vita professionale, trovo che non ho mai fatto per più di cinque anni lo stesso mestiere (pur avendo cambiato solo due datori di lavoro in quarant’anni). Questo, che lo vogliano o no, è ciò che aspetta i nostri discendenti. Che cosa può mai attestare, dieci anni dopo la laurea, il “Titolo si Studio” ? Quello che eri, mai quello che sei. Tanto meno ciò che diventerai. Come diceva Eraclito “non ti bagnerai mai due volte nella stessa acqua”. E dunque ricorda che ti servirà avere imparato a studiare. Dice: ma allora non avrò acquistato nessun privilegio ? Certo. Nessuno. Ogni giorno ripartirai da capo. Che il valore legale (= il privilegio) acquistato con il titolo di studio sia stato abolito o meno.


Trackbacks/Pingbacks

  1. [...] buttare il bambino con l’acqua sporco febbraio 20, 2010 Archiviato in: Uncategorized — maschileindividuale @ 12:45 pm ogni tanto leggo la proposta di abolire il valore legale del titolo di studio. [...]

Scrivi il tuo commento

<ul><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_about</strong> - </li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/01/73_down.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.leragioni.it</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/themes/premiumnews/images/ad-125x125.gif</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/themes/premiumnews/images/ad-125x125.gif</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/themes/premiumnews/images/ad-125x125.gif</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/themes/premiumnews/images/ad-125x125.gif</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/themes/newspress/images/ad-125x125.gif</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/themes/newspress/images/ad-125x125.gif</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://example.com/ads/ad1_destination.html</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://example.com/ads/ad1_destination.html</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://example.com/ads/ad1_destination.html</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://example.com/ads/ad1_destination.html</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://example.com/ads/ad1_destination.html</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://example.com/ads/ad1_destination.html</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - 5-simplyred.css</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_author</strong> - false</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - false</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_11</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_12</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_135</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_145</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_146</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_148</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_149</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_150</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_151</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_153</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_154</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_18</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_24</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_3</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_4</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_11</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_12</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_135</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_145</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_146</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_148</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_149</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_150</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_151</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_153</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_154</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_18</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_24</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_3</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_4</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - 76</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - 207</li><li><strong>woo_content</strong> - true</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Em.Ma.</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - Select a Number:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 1</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - </li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 173</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 230</li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_layout</strong> - header.php</li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/woo_uploads/3-logo_leragioni.png</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/fresh-news/</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_show_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_tabs</strong> - true</li><li><strong>woo_themename</strong> - Fresh News</li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 145</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_uploads</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/woo_uploads/3-logo_leragioni.png</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li></ul>