Dal congresso dell’Italia dei Valori escono diverse linee guida per il prossimo futuro. Alcune potranno sembrare anche contraddittorie. Quello che è certo è che il partito di Di Pietro, fino a pochi anni fa costretto a lottare per la sopravvivenza, ora si inventa forza di alternativa e di governo e vuole far pesare i propri voti nei confronti del proprio grande alleato, il Pd.
Tonino regola i conti interni, sia pure con qualche malumore di fondo, e ricuce (almeno apparentemente) con De Magistris.
Insomma: congresso ben riuscito, con applausi capaci di far dimenticare, per qualche giorno, l’affaire Contrada.
La grande assenza è però la politica, sia in termini di proposte, sia in termini di identità. La sensazione è che Di Pietro abbia incassato una forte legittimazione, anche per il via degli ospiti intervenuti, e che adesso punti al rilancio. Disposto anche a fare qualche concessione, a caro prezzo politico, come nel caso della Campania.
Due considerazioni: Di Pietro aumenterà il proprio già larghissimo bacino elettorale, a scapito della sinistra e del Pd. La seconda considerazione è che più l’Italia dei Valori è forte (soprattutto nella malaugurata ipotesi di una fusione con il Pd) più la sinistra diventa debole. Contrada o non Contrada, è proprio Tonino il miglior leader possibile per la sinistra nei sogni della destra italiana.


















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