[racconto] Viaggio con il padre

5 febbraio 2010

1 Comment

di Contributi

Racconti



di Nuccio Abbondanza

Camminava svogliata per quella via del centro e guardava nelle vetrine per incrociare la propria immagine riflessa. Si aggiustava i capelli con un gesto stanco della mano aperta e pensava contrariata al viaggio che era costretta a fare con il padre.

- Mi tocca andare laggiù, chissà per quanto! – considerava oppressa – mentre Olga e Lisa sono già al mare, sdraiate sotto il sole-.

Guardò un vecchio frugare in una cassetta per rifiuti e lo vide tirar fuori, insieme al resto, un giornaletto intatto che rimirava incerto. Ad Antonia parve un gesto caratteristico e accettò una pigra commozione: volle cavarne un significato, si annoiò – come sei fuori di me! – concluse mentre nel buio di una vetrina le tornava incontro il chiaro del proprio vestito.

L’asfalto era imbevuto di caldo e si opponeva morbido ai tacchi dei sandali.

Gli sguardi di Antonia sfioravano spesso quelli intenti degli uomini: vi cercava un’ennesima conferma. – In fondo piacere è una cosa importante – pensava – aiuta ad essere ascoltate, a far sì che la gente si apra di più, che resti indifesa. –

Si divertiva, a volte, a sostenere a lungo qualche sguardo: lo vedeva caricarsi, brillare invitante, timido o aggressivo, meschino o sicuro, innocuo o insinuante. Qualcuno la turbava, la coglieva disarmata, sene sentiva sconvolta come in un affanno che le prorompeva incontrollabile e, appena l’aveva incrociato, se lo sentiva fisso nella schiena, scorrerla per tutto il corpo sino alle gambe come un brivido.

Si sarebbe messa a correre! Camminava e le pareva di star sbilanciata sui tacchi come se traballasse. Ne rimaneva stizzita, esausta.

- In fondo sarebbe un bel viaggio – aveva spiegato ad un’amica – ma con lui…… conosco i suoi programmi: di colpo decide che deve diventarmi più amico, starmi più vicino. Vuole organizzare dall’oggi al domani un dialogo più confidenziale con sua figlia e coronare il tutto con la presentazione ufficiale ai parenti di laggiù. -

Documentava concitata la sua stizza, ponendo il problema dell’impossibilità di rapporto con il padre, problema che in fondo per lei non esisteva, se non nel fastidio di dirgli: – Buongiorno o ciao – di giustificarsi per qualche ritardo.

- Mio padre crede – diceva – che non solo non abbia mai baciato un  uomo, ma se alla televisione o al  cinema c’è una scena, per lui “un po’ scabra”, gli vedo scottare il sedere: mi coprirebbe gli occhi.-

Il padre aveva creato il silenzio; la vedeva crescere, rimandava il problema: perché per lui il problema era specifico e da risolvere d’un sol colpo.

A volte doveva quasi confessarsi che lo infastidiva vederla lì, crescere autonoma. Quasi per ricordargli quel compito: lei si vestiva, andava dal parrucchiere, aveva un aspetto suo, parlava, fuoriusciva dalla sua zona di controllo, d’egemonia.

Allora professava un vittimismo scontroso, si irrigidiva in certi schemi affettivi come il bacio di saluto, che non venivano più osservati. Oppure dava degli ordini, sicuro che non sarebbero stati rispettati, per poterla sorprendere, rimproverare aspramente, minacciarla.

- Un uomo ha il diritto di essere ubbidito, amato dai figli, cui non fa mancar nulla – proclamava.

Diceva inoltre ad Antonia ciò che una figlia deve essere e che cosa intendeva lui per affetto.

Antonia, prima, qualche volta si commuoveva a sentir parlare così quel grosso uomo da cui riceveva sin dall’infanzia i baci, nel ruvido della barba; ora la urtava, lo evitava. Quando la baciava avrebbe voluto sottrarsi, scappare, ma invece subiva esausta, pazza di furore. Le loro parole, anche nelle liti, non facevano mai luce su quel rapporto, che lievitava, cresceva in un fermento torbido e inquinato dall’incomprensione.

Era lì tra loro impalpabile era il ricettacolo delle loro bugie, dei loro silenzi, carichi di disagio cocente, si stendeva contorto, malato nell’atmosfera calda della grande casa signorile tra gli oggetti costosi e invadenti dell’arredamento.

Li dominava ormai più forte di loro, si ricreava sempre uguale senza possibilità di soluzioni: c’erano dentro e lo vivevano; esso era loro stessi.

- E ora venti giorni tutti con lui! – diceva Antonia – mi sento impazzire. La sento la sua affettuosità fittizia, che non aspetta altro che di non essere corrisposta, per giustificare il vecchio rancore, per sentirsi dalla parte della ragione! Fingere, per non dargli la soddisfazione, non cela faccio! -

L’auto lucente filava veloce lungo la linea azzurra del mare che turbava Antonia come una vertigine. Se ne stava accovacciata con il braccio ripiegato fuori del finestrino; voleva perdersi in quel senso di nausea dolce che le dava l’estate calda incombente sull’auto in fuga. Ma il padre fischiava stonato nella sua verde giacca da turismo e Antonia ne spiava le mani sul volante inguainate di daino traforato.

- Perché fischia? Perché? – meditava cupamente. – Non capisce che non c’è bisogno di riempire questo silenzio? -

Il fischio insisteva querulo e disarmonico. Antonia se ne sentiva assalita, offesa, umiliata. Si costringeva, per interromperlo, ad un commento ironico, pacato, senza impegno, quasi cordiale, ma il padre pareva non capire e improvvisava motivetti assurdi, volgari per la loro gretta involuzione musicale.

- Perché sa che lo ascolto! Perciò fischia; se ne sente in pieno diritto! – pensava Antonia – sa che non potrei mai insultarlo per questo, come sarebbe giusto. Venti giorni così, forse un mese! –

Voleva essere impenetrabile, inavvicinabile, ma spesso scivolava in un discorso e si trovava allo scoperto, impegnata, cercava allora un contegno di ripresa, ma lui era già lì a darle consigli; ormai gli aveva porto il fianco e allora la voce paterna l’invadeva con quel tono bonario, insinuante, che le fumava in testa, la immobilizzava stizzita e impotente.

- Mi porta nei migliori alberghi – si diceva – mi fa mangiare quel che voglio, anzi, più il piatto è costoso e più è contento. Poi mi dice che un sacco di ragazze vorrebbero essere come me; ma chi li vuole i pranzi costosi, i migliori alberghi, chi te li chiede, chi ne ha bisogno? -

Poi si confessava però che in fondo di tutto questo non avrebbe fatto a meno, non avrebbe potuto.

Il padre ostentava davanti ai camerieri particolari attenzioni per i gusti della figlia e lei doveva subirsi da loro uno zelo professionale sproporzionato e lo subiva, divorata dal disagio in un succedersi d’atteggiamenti forzati, alla ricerca del più naturale.

Il rollio della macchina, il caldo, l’aria che dal finestrino le portava gli odori rapidi, saturi, pesanti della terra d’estate riempivano Antonia d’un formicolio che le scorreva dai piedi alle gambe.

Sentiva il bisogno di stirarsi, allungarsi, di divaricare le gambe inguainate nei pantaloni. Cercava di dimenticare d’essere vicino al padre, non tollerava l’idea di sentirsi così, con lui seduto appresso. Si stendeva tutta sul sedile con la testa rovesciata indietro e le mani, incrociate in grembo, seguivano i lievi sussulti regolari dell’auto in corsa.

Pensava allo squallore di quella situazione e le piaceva tradurla mentalmente in termini quasi simbolici: – Un padre che cerca l’affetto della figlia, di cui finge di voler conoscere i sentimenti; che, in effetti, crede già di conoscere; la figlia lì seduta vicino a lui con le mani in grembo, carica di umori, desiderosa di ben altro.-

Quel giorno scesero all’albergo ch’era già buio e Antonia sentì sguardi scuri, lucidi osservarla, mentre scendeva dall’auto. Vide un giovane guardarla serio, intento, gli ricambiò lo sguardo con trasporto, quasi a confermargli qualcosa.

Entrò con il padre nell’atrio dell’albergo e furono accompagnati nella vasta camera a due letti. Il padre voleva che dormissero insieme: non si sentiva tranquillo a saperla in un’altra stanza.

Provò per lui un gelido rancore mentre lo sentiva spogliarsi e lavarsi nel bagno e poi ritornare allegro, rinfrescato, affamato.

Sentì il bisogno di contraddirlo – Ho un tremendo mal di testa, questa sera – disse afflitta – e nessun appetito.-

Il padre le disse in tono comprensivo che, quando si cambia aria, bisogna purgarsi e già frugava tra i medicinali in cerca del lassativo di fiducia.

Antonia sentì che stava per scoppiare a piangere. S’infilò in gabinetto a testa bassa e fece una lunga doccia tiepida, accarezzandosi a lungo con la schiuma del sapone.

Quando rientrò nella stanza il padre insisteva ancora con la purga, ma riuscì infine a dissuaderlo e scesero a cenare.

L’odore del mare arrivava fin lì e le pareva più forte, più penetrante di quello del Nord.

Andarono a letto tardi e il padre si rivoltò con un “buonanotte!” che era una specie di intimazione a spegnere la luce ché la mattina si sarebbero alzati presto.

Si ritrovò nel buio a guardare le tendine muoversi leggere nell’aria calda; lontano, il respiro regolare del dormiente.

Vide,  guardando in basso, il proprio corpo emergere come scolpito morbidamente nel bianco del lenzuolo. Seguì attenta il tragitto della propria mano, poi precipitò nell’ansia agitata di liberazione, mentre cercava nella mente lo sguardo intenso del giovane, che aveva visto arrivando.

La mattina la svegliò lo sguardo del padre fisso sul suo viso. Si sentì sconvolta: forse l’aveva vista, l’aveva guardata sveglio e aveva taciuto.

Ma i veli del sonno che si stavano diradando dai suoi occhi, scopersero sul volto paterno un’espressione di mattutina benevolenza.

- Hai dormito sodo – profferì lui – ieri eravamo stanchi, è stata una tappa un po’ troppo lunga.-

Guardò pigramente quel volto troppo noto che aggettava sbarbato e invadente sul fondale sconosciuto della camera d’albergo.

Dopo una lauta colazione, l’auto se li portò via veloce, l’uno seduto accanto all’altra, verso i parenti che attendevano di conoscere l’ultima fronda della loro solida e annosa ceppaia.

Stampa



Un commento a “[racconto] Viaggio con il padre”

  1. Antonio Ravarotto scrive:
    5 marzo 2010 alle 03:01

    Il racconto, secondo il mio parere, è ben articolato e rappresenta due aspetti essenziali: l’uno per il viaggio e l’altro per la difficile relazione tra un padre legato a valori di protezione verso il gentil sesso che lo rende verosimilmente ad un nobile paladino medievale e la figlia moderna e modernizzata che vorrebbe avere l’autonomia e la libertà che ogni ragazza della sua età pretende di avere.
    A partire dall’imbocco dell’autostrada di una città del Nord, fredda, distaccata, dal cielo sempre grigio e cupo, questa macchina, dal rollio incessante, lascia le lande padane per arrivare là, dove il sole brilla, il cielo sempre terso di un blu intenso, gli odori di gelsomino che pervadono i sensi olfattivi e la vista di piante esotiche, incutono quella meravigliosa sensazione di benessere (persino il rollio della macchina scompare). Inoltre, il cibo delizioso accompagnato dall’aria salubre carica di iodio, alimenta un appetito indescrivibile. Ecco, l’ambiente adatto e complice per armonizzare il rapporto relazionale con la propria figlia. La terra del Sud, con le sue meraviglie, sembra voler in qualche modo depotenziare lo stato conflittuale della figlia e renderla disponibile ad accettare il padre, a modo suo, invadente e anche un po’ possessivo. Forse la figlia avrà il coraggio, prima di arrivare a destinazione, chiedere al padre quella fiducia necessaria per essere maggiormente responsabile di se stessa. Io penso, che i due potranno instaurare un rapporto basato sulla fiducia reciproca, elemento essenziale per il rispetto dell’altro.
    Il racconto, oltre che essere descrittivo – oggettivo, lancia dei feed-back interessanti che fanno riflettere sull’ambiente che ci circonda ed analizzare noi stessi.
    Antonio Ravarotto


Scrivi il tuo commento

<ul><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_about</strong> - </li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/01/73_down.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.leragioni.it</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/themes/premiumnews/images/ad-125x125.gif</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/themes/premiumnews/images/ad-125x125.gif</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/themes/premiumnews/images/ad-125x125.gif</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/themes/premiumnews/images/ad-125x125.gif</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/themes/newspress/images/ad-125x125.gif</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/themes/newspress/images/ad-125x125.gif</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://example.com/ads/ad1_destination.html</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://example.com/ads/ad1_destination.html</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://example.com/ads/ad1_destination.html</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://example.com/ads/ad1_destination.html</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://example.com/ads/ad1_destination.html</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://example.com/ads/ad1_destination.html</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - 5-simplyred.css</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_author</strong> - false</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - false</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_11</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_12</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_135</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_145</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_146</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_148</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_149</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_150</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_151</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_153</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_154</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_18</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_24</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_3</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_4</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_11</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_12</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_135</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_145</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_146</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_148</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_149</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_150</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_151</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_153</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_154</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_18</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_24</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_3</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_4</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - 76</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - 207</li><li><strong>woo_content</strong> - true</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Em.Ma.</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - Select a Number:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 1</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - </li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 173</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 230</li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_layout</strong> - header.php</li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/woo_uploads/3-logo_leragioni.png</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/fresh-news/</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_show_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_tabs</strong> - true</li><li><strong>woo_themename</strong> - Fresh News</li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 145</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_uploads</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/woo_uploads/3-logo_leragioni.png</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li></ul>