Petruccioli risponde
Botta e risposta tra Macaluso e Petruccioli
——————————-
di Claudio Petruccioli
Caro Emanuele.
Grazie per l’attenzione e per avermi ricordato che il “qualcuno” sei tu. Come vedi, le cose che scrivi mi restano impresse; anche se mi capita di perdere il nome dell’autore. Io ho fatto solo una analisi, una diagnosi: non prevedo una rapida fine (evaporazione, smembramento, drastico restringimento, dillo come vuoi) del PD. Sul PD non incombe questo pericolo. Può, invece, restare incolto, inerte inadeguato; anche per un tempo non breve; ma non scomparirà. Mi sembra che, sulla sostanza, convieni anche tu
Aggiungi un invito a lavorare affinché la evidente crisi del PD risulti “virtuosa” e non “rovinosa”; e a tal fine auspichi un dibattito che coinvolga tutte le forze che ritengono ancora possibile e utile che in Italia ci sia una grande sinistra e una coalizione di centrosinistra. Senza equivoci e con chiarezza. Giusto: “sinistra”, “centrosinistra”, con il trattino, senza trattino ecc. ecc. Che confusione! Da anni i dibattiti sono segnati da queste formule.
Tu usi le espressioni “grande sinistra” e “coalizione di centrosinistra”. Dal che capisco che pensi a due forze politiche distinte, che si coalizzano in un “centrosinistra” e non ad una sola forza politica che di “centrosinistra” possa essere qualificata. Ho capito. Aggiungi, per la sinistra, l’aggettivo “grande”. Qui capisco un po’ meno. Quanto deve essere grande la sinistra per essere definita grande? E, per essere grande, deve cercare di mettere assieme tutti coloro che – soggettivamente – si considerano di sinistra o devono esserci anche altri criteri? Proprio in nome della chiarezza ti propongo quindi un po’ d’igiene linguistica. Ricorderai senz’altro (fu una esperienza alla quale nel 1992 partecipammo insieme, con altri di provenienza comunista e socialista) la “sinistra di governo”. Ecco, almeno quando parliamo fra noi due, usiamo questa espressione per indicare il soggetto al quale rivolgiamo la nostra attenzione e le nostre aspettative. Mi sembra chiaro che, con questa espressione si intenda una forza politica che si propone di condurre, guidare e – di tanto in tanto – vincere la competizione con la destra per governare l’Italia. Questa ha da essere costruita sul territorio oggi denominato PD. Le altre cose (vocazioni, alleanze ecc.) vengono dopo; e acquistano senso in base all’esistenza, alla consapevolezza e alla efficienza di questa forza.
Ti chiedo di ospitare in questa risposta a te un aggiunta per l’amico Silvio Rezzano che ha avuto la bontà di commentare anche lui quel che ti ho scritto. “Claudio – mi dice – comincia a guardare l’orto della socialdemocrazia”. No, caro Silvio, un orto non basta. E’ il territorio PD che deve essere messo a coltura, a buona coltura. Se, poi, chi si mostrerà capace di farlo si considererà o vorrà definirsi socialdemocratico, non vedo che obiezione si possa avanzare. Ma per fare quello; non un orto, o una bella fiorita di gerani sul balcone. Ricordi il vecchio proverbio cinese? Non importa di che colore è il gatto; importa che prenda il topo. Se c’è un gatto socialdemocratico capace di far fiorire il PD si dia da fare. Il primo a gioirne sarò io Ciao Claudio

Temo che Petruccioli abbia ragione: il PD tirerà a campare ancora per un pezzo. Ciò avverrà non perché sia stato ben picchettato il terreno o perché la formula sia azzeccata. Avverrà perché nel PD si è parzialmente realizzata la transustanziazione del vecchio Pci. E’ almeno in parte riuscito il trasferimento di un certo metodo organizzativo, di un certo spirito di appartenenza, di una certa disciplina, di una certa presunzione di superiorità; in una parola, il nuovo partito ha ereditato quella vaga idea di essere investiti di una missione salvifica, anche se nessuno saprebbe più dire quale sia. Questi tratti, ancorché sbiaditi, permangono in quella parte del gruppo dirigente diffuso che costituisce la nervatura del PD, dove c’è.
Quel che non si è trasferito al nuovo partito e che drammaticamente gli manca è un’anima, un’identità, un’idea di società. Il Pci-Pds-Ds non poteva dargliele, avendo dismesso (tardivamente) quelle originarie ed avendo reagito con croniche crisi di rigetto ai tentativi ondivaghi di sostituirle con una credibile identità socialdemocratica. Così si chiama, in Europa, la “sinistra di governo” della quale parla Petruccioli.
Ed è per questo che il PD vaga – e vagherà ancora a lungo – “sanza meta” e senza idee salde, soggetto a molteplici subalternità e sempre più attraversato, nel vuoto della coesione politica, da crescenti personalismi.
E così gli elettori, avvertendo tutta questa insostenibile leggerezza, continueranno, nonostante tutto, a preferire Berlusconi.
Insomma, il PD ci ha tolto definitivamente la speranza di poter vincere conquistando gli italiani alle nostre proposte, lasciandoci solo quella di veder collassare spontaneamente, un giorno, il centro-destra.
Un capolavoro !
Luciano Belli Paci
Milano
A differenza di Luciano,
io sono meno ottimista (o pessimista…) sulle sorti del PD. La mancanza totale di qualsiasi progetto politico fa emergere in continuazione l’esistenza di correnti, lotte locali, personali e tribali, che nel vecchio PCI pure esistevano, ma restavano sotto traccia…
Giovanni
CARO CLAUDIO, TI RINGRAZIO PER L’ATTENZIONE, MA ANCH’IO, MI SCUSO PER LA POCA CHIAREZZA, FACEVO RIFERIMENTO A QUEL GRNADE TERRITORIO CHE IL PD DOVREBBE,E CHI INVECE NON FA, OCCUPARE:L’UNICA COSA CHE SEMBRA CAPACE DI OCCUPARE SONO LE POLTRONE, COME E ANCHE MEGLIO DELLA VECCHIA D.C.!
POLTRONE CHE INVECE MI RICORDANO QUEL LARDO PER CARPIRE IL QUALE PRIMA O POI IL ” TUO” GATTO CI LASCERA’ LO ZAMPINO !
BATTUTE A PARTE,CONCORDO CON EMANUELE E,CREDO, CON LO SPIRITO DEL TUO INTERVENTO, AFFINCHE’ SI POSSA, ANCHE IN ITALIA DARE VITA AD UNA FORZA SOCIALDEMOCRATICA ( MI PIACE DI PIU’)CHE PENSO SIA L’UNICA IN GRADO DI FAR FIORIRE IL PD E APRIRLO AI BISOGNI DEL NOSTRO PAESE.
QUINDI TIRIAMOCI SU LE MANICHE E FACCIAMO IN MODO CHE QUESTO DIBATTITO POSSA ESPANDERSI E INCIDERE NELLE SCELTE FUTURE.NON E’ FACILE MA DOBBIAMO PROVARCI.
P.S.: A SESTRI LEVANTE, PROVINCIA DI GENOVA, STIAMO COSTITUENDO UN CIRCOLO LEGATO ALLA RIVISTA E FAREMO, DOPO LE REGIONALI,UNA INIZIATIVA DI PRESENTAZIONE CON EMENUELE.
CHISSA’ CHE NON POSSA ESSERE QUELLA L’OCCASIONE PER COMINCIARE.
CI STAI ?
UN ABBRACCIO SILVIO
caro Claudio, in questo momento son nel PD perchè ho sperato che Marino diventasse l’ago della bilancia e mettesse la situazione in movimento. Siamo invece sempre fermi ai due eterni gatti brezneviano che fanno scappare via tutti i topi, ma che vanno benissimo ai cacicchi locali che chiedono di fare gli affari propri e non mettersi insieme neanche al congresso, pure quando sono tanti a sostenere uno solo dei due gatti.
In nessun partito democratico europeo ci sono due da così tanto tempo in sella come Veltroni e D’Alema, neanche quando hanno grandi successi. Nel PD nessuno neanche parla del problema, che è peggio di una metastasi. Sarà che il PD non è nè democratico (basta vedere come i cacicchi eleggono gli organi di loro competenza) nè europeo. Direi piuttosto centro africano. D’Alema e Veltroni hanno figli?
8/2/010
Dibattito macaluso-petruccioli
Caro Claudio non mi sembra che ti esponi troppo scommettendo sulla persistenza ,dopo le elezioni, di quello che tu chiami un ,territorio che peraltro tu stesso non sapresti come definire più precisamente. Ha ragione Emanuele quando ti ricorda che quel territorio corrisponde alla .Il problema è che cosa quel territorio è in grado di produrre e in che cosa consistano quelle che tu chiami.Tu non le nomini,sembri darle per scontate. Credo invece che da qui occorrerebbe avviare il discorso. Siamo sicuri che il PD abbia un programma e una cultura, a monte, adeguati alla crisi che stiamo vivendo?Mi riferisco per comodità alla bella,chiara e elegante relazione che il nostro amico Michele Salvati ha presentato al recente convegno di Cortona di Area democratica. Tralascio la sua preferenza per un sistema politico bipolare che dovrebbe essere ricondotto a un sistema sostanzialmente bipartitico attraverso la camicia di forza della legge elettorale. Cosa in cui come dice Macaluso desideri e realtà non dimostrano netti confini. Mi preme invece sottolineare come ,definita esaurita la tradizione socialdemocratica e con essa le ,Salvati arrivi poi alla conclusione “disperata”che sul piano macroeconomico le possibili proposte della sinistra sono difficilmente distinguibili da quelle della destra ,salvo lo spregiudicato antimercatismo di Tremonti indigeribile per la sinistra. Mentre sul piano micro le diverse proposte della sinistra possono solo far perdere ulteriori consensi. Insomma,se non ci fosse l’anomalia Berlusconi,si dovrebbe puntare a un programma bipartisan,anche perché la sinistra non può vincere di fronte a una crisi di queste proporzioni. Ammiro l’onestà intellettuale di Salvati. Annoto però che con una tale impostazione ,comune a gran parte del PD,difficilmente vedremo crescere colture e allevamenti fiorenti nel vasto territorio picchettato di cui tu parli. Tieni conto poi che Salvati cita come discorso alternativo al suo non quello di Bersani ,cui addebita solo qualche vaga propensione socialista e un attaccamento residuale agli interessi sociali tradizionali della sinistra,bensì quello di Salvatore Biasco così come illustrato nel suo recente libro “Per una sinistra pensante”.Un discorso quello di Biasco da socialdemocratico critico,sull’onda di una riflessione critica e autocritica che sta facendosi spazio nella socialdemocrazia europea, che con ciò si dimostra ancora viva e pensante. Dopo i fasti della Terza Via e dell’incontro blairiano fra socialdemocrazia e neoliberismo,fasti cui fummo in tanti sensibili,io fra gli altri,sottovalutando i guasti sociali crescenti che si andavano accumulando,è venuto il momento di un ripensamento critico. Alla luce di una crisi che ha per unanime riconoscimento nel neoliberismo la sua causa e la sua matrice,non si può non reimpostare un discorso socialista. Non sarà l’heri dicebamus del ventennio postbellico,ma non possiamo continuare neppure con l’estenuata versione del liberal-liberismo che ispira il PD e gran parte della sinistra europea.Se vuole avere un senso non solo nominalistico,né solo passatistico,la discussione sull’alternativa democratici/socialisti,la si può costruire solo attorno a questi nodi problematici.Il grande dibattito che Emanuele auspica dovrebbe vertere su queste questioni. Il rischio è invece di trovarci dopo le elezioni di fronte a una disputa tutta politicista su quanto pepe di Di Pietro o quanto dolcificante di Pier aggiungere al brodo democratico. E’ evidente che una discussione di tal fatta servirebbe solo a restringere il territorio picchettato,lasciandolo ancor più spoglio di frutti e coperto di rovi. Rovi che stanno nella metafora a individuare le pratiche clientelari o peggio che crescono nel Pd in misura direttamente proporzionale al ridursi della democrazia interna e alla mancanza di un vigoroso dibattito politico e culturale.
Lanfranco turcip8yu
[...] 4 Febbraio (Petruccioli risponde) [...]