Il ricatto dell’Alcoa
di Pietro Bussolati
L’Alcoa, terza società al mondo produttrice di alluminio, a fine dicembre ha dichiarato: “l’Enel tagli le tariffe o ce ne andiamo dall’Italia”.
Il mercato dell’energia è completamente liberalizzato, da anni le società possono acquistare energia elettrica da qualsiasi fornitore, italiano o estero. La fine dell’anno coincide con il periodo dei rinnovi contrattuali delle forniture elettriche e l’Alcoa ha avuto il coraggio di minacciare di lasciare a casa oltre 2.000 dipendenti italiani dichiarandosi pronta ad una marcia indietro solo in cambio di tariffe elettriche più concorrenziali.
La cosa divertente è che qualcuno è pure d’accordo, come Diliberto che ha affermato a più riprese: “se l’Alcoa sostiene che soltanto con tariffe agevolate per l’energia può produrre alluminio a costi competitivi e non chiudere la fabbrica perchè non credergli?”.
È evidente che concedere all’Alcoa una tariffa agevolata comporterebbe nei fatti ad una chiara discriminazione nei confronti delle altre fabbriche italiane ed estere. Tutte le altre società, infatti, minaccerebbero di chiudere gli stabilimenti per ottenere sconti sulle tariffe elettriche. E chi dovrebbe decidere a chi concedere sconti? La politica? Su quali basi?
L’Alcoa ha la dimensione e la capacità di stipulare il miglior contratto di energia elettrica possibile rivolgendosi a tutti gli attori del mercato energetico italiani ed europei. Non si può permettere ad un monopolista estero di discutere della politica energetica di uno Stato sovrano. Non dovrebbe essere consentito a nessuno di prendere in ostaggio i lavoratori e minacciare chiusure in cambio di politiche commerciali maggiormente accondiscendenti con questo o quel settore.
Peraltro i prezzi dell’energia elettrica (alti a causa del mix produttivo italiano che, d’altro canto, prevede elevati incentivi per le fonti rinnovabili e non prevede l’utilizzo della fonte nucleare) presenti in Italia non sono tra l’altro i più elevati d’Europa.
Utilizzando come fonte le tabelle pubblicate dall’Autorità per l’energia, l’Italia, per i clienti industriali, risulta avere prezzi medi di fornitura più bassi rispetto a Grecia, Cipro e Danimarca e di poco superiori a quelli tedeschi.
Se inoltre si comparano i prezzi in base al potere d’acquisto (prendendo sempre a riferimento i dati dell’Autorità per l’energia) scopriamo che Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania hanno prezzi superiori ai nostri. Proprio i Paesi dove l’Alcoa minaccia di trasferirsi.
Se invece si getta uno sguardo al tanto mercato del gas scopriamo che i seguenti Paesi hanno prezzi medi più alti di quelli italiani (in ordine per prezzi crescenti): Lettonia, Francia, Lituania, Rep. Ceca, Paesi Bassi, Slovacchia, Lussemburgo, Belgio, Slovenia, Germania e Austria.
La crescente, seppur obiettivamente insufficiente, concorrenza nel mercato energetico è dovuta prevalentemente a scelte lungimiranti di Enrico Letta e Pier Luigi Bersani. La strada per garantire maggiore competitività al mercato, e quindi prezzi più bassi per i consumatori, è stata tracciata e la rotta deve essere mantenuta. Essere riformisti non significa solo avere il coraggio di fare le riforme ma anche la capacità di non fare passi indietro quando il potente di turno punta i piedi.
L’Alcoa ha ricevuto per anni sconti sulle tariffe, garantiti grazie a denaro raccolto dalle bollette di tutti i consumatori. L’Alcoa chiede tariffe più competitive quando per prima è stata agevolata da componenti aggiuntive che hanno contribuito negli anni a mantenere alti i prezzi dell’energia pagati dai consumatori. Proprio per effetto di queste agevolazioni, ritenute dalla Commissione Europea aiuti di stato, l’Alcoa deve all’Enel e al Tesoro circa 270 milioni di euro.
Oggi che non può più essere agevolata minaccia la chiusura. Il Governo si è quindi impegnato per trovare modalità che garantiscano all’Alcoa tariffe agevolate. Una scelta di questo tipo dimostra debolezza e può avere senso solo se temporanea, in attesa di interventi strutturali in materia di ammortizzatori sociali e di nuove declinazioni del concetto di tutela dei lavoratori.
Questo Governo non intende fare riforme, se non quelle scritte sotto la dettatura di chi ricatta il Paese.
