LeRagioni.it

Craxi e i partiti laici [parte prima]

di Giacomo Properzj

Alle elezioni del 1948 i partiti di democrazia laica (partito repubblicano, partito liberale e se si vuole i socialdemocratici) stretti tra i due grandi fronti della DC e del Fronte Popolare, ebbero una prima e definitiva sconfitta riuscendo tra tutti a superare di poco il 10%. A quelle stesse elezioni, nell’ambito del Fronte Popolare, i socialisti ortodossi (Nenni stava per prendere il Premio Stalin) sconfissero con le preferenze i socialisti riformisti che erano rimasti nel partito dopo la scissione socialdemocratica di Palazzo Barberini. Tra le vittime di questa lotta interna ci fu, nel collegio Milano-Pavia, Vittorio Craxi padre del più noto Bettino. Vittorio Craxi avvocato siciliano trasferitosi a Milano da molti anni aveva avuto un ruolo importante durante la Resistenza tra l’altro come viceprefetto di Lombardi dopo la Liberazione. Non era dunque un personaggio secondario e, sebbene autonomista, aveva preferito restare nelle file del PSI ma, alle elezioni, i suoi stessi compagni lo avevano elettoralmente abbandonato. Da allora si occupò meno della vita politica concentrando la sua attività in quella professionale. Alcuni dicono che rimase, in seguito a questo episodio, nel figlio un rancore profondo per i socialisti di sinistra e per i comunisti acuito dalla sicilianità sotterranea del suo carattere.

Nelle file laiche, invece, Ugo La Malfa riuscì a salvarsi come candidato del PRI in Romagna: era allora la Romagna una specie di sacrario repubblicano e il collegio più sicuro per chi si fosse lì candidato sotto il segno dell’edera. Generosamente Pacciardi lasciò a La Malfa quel collegio anche per non darlo ai “contiani” (seguaci di Giovanni Conti) e aprire il partito a posizioni di democrazia moderna. La Malfa però dovette attraversare lunghi anni durante i quali la sua posizione politica era incompresa e svalutata nelle file del vecchio partito mazziniano. Anche a lui restò, sicilianamente, un rancore profondo per essere politicamente incompreso e soggiacere a personaggi che egli considerava quasi al limite del folcrore e, comunque, molto inferiori a lui stesso.

Queste sono le premesse più personali che politiche che stanno nell’incomprensione e nell’antipatia tra due uomini che alla fine degli anni’70 avrebbero dovuto incidere profondamente nella storia del nostro paese. Proseguiremo in quest’analisi che non può essere fatta nelle poche righe assegnate ad un articolo web e valuteremo gli effetti che ci furono dulla sinistra demcratica italiana: metà liberal gobbettiana e quindi portata ad avere un rapporto perfino di collaborazione con il partito comunista e metà liberal socialista rosselliana permanentemente conflittuale con i comunisti perchè direttamente concorrenziale. Mai le due componenti riuscirono ad aggregarsi in modo permanente e, anzi, diedero vita a un’infinita serie di microscissioni di scontri ed imicizie personali che non furono altro che la premessa della vittoria degli altri: cioè, nella sinistra del PC e nel centrodestra della DC.

Leave a Reply