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Internazionale progressista a corto di idee (e decisione)

di Simona Bonfante (blog)

Amici, che ne dite se per una volta gettassimo lo sguardo oltre la catena alpina e – stavolta – non per deprimerci, a suon di paragoni mortificanti, ma per constatare che il paradosso del progressismo antiprogessista – vedi Pd – non è affatto un prodotto della politica made in Italy?

Certo, noi abbiamo le nostre peculiarità. Ma noi quelle peculiarità tendiamo a vederle come delle storture tutte nostre. Cosa che invece, a ben guardare, non è.

Prendiamo Obama. Il nero Obama, l’outsider Obama. Il mito Obama. Bene. Ma qual è l’idea che il nostro Obama ha sulle cose? Nazionalizzare le banche con denaro pubblico senza accorgersi che nel frattempo a New York ci sono più homeless che inquilini? È questo il progresso?

Ed in politica internazionale – ché è quello in fondo il vero cleavage con la politica del certamente non rimpianto predecessore? Ebbene che ti fa l’Obama mondiale?

Si paralizza nell’indecisione. In Afghanistan non permette ai militari di realizzare il surge, e nel frattempo l’Afghanistan torna in mano ai talebani, ai corrotti, ai venditori di morte. Poi gli arriva l’attentato quasi in casa ed allora il Nobel per la pace Obama cambia linea e parte – o meglio, dichiara che gli Usa forse partiranno – all’attacco dei terroristi, ovunque essi si trovino. E siccome qualcuno gli dice che si trovano nello Yemen, Obama esulta: “E che Yemen sia”!

E poco vale, evidentemente, che chi le cose le sa, ci dica che in Yemen ci sarà pure una cellula di Al Qaeda, ma che non è  più grande di quelle che sopravvivono un po’ in tutte le capitali europee, Milano compresa, ovvero fatta da non più di un centinaio di sfigati. E sarebbero loro la minaccia alla sicurezza globale? E dell’Afghanistan, se si va in Yemen, che ne facciamo? Lo lasciamo tranquillo, l’Afghanistan, dove i terroristi sono non cento ma parecchi zeri in più?

Ora, il grande Enzo Bettiza ci ha rubato le parole di bocca descrivendo Obama il Veltroni a stelle e strisce: un maanchista che tuttavia, avendo un ruolo di responsabilità un tantino più complesso di quello coperto dal fu inventore dell’italico Pd, con il suo vuoto ideale, con la sua non consequenzialità progettuale non rischia solo di perdere le prossime elezioni ma di far perdere al mondo intero gli Usa–grande potenza di cui il mondo – questo mondo – ha bisogno. Ora, per capre che questo è pericoloso basti pensare alle conseguenze – non quelle venture ma quelle già in atto: cinesi, iraniani, russi, talebani, indiani e persino israeliani questi Usa  qui, gli Usa obamiani, non se li stanno filando praticamente più.

Oibò!

Torniamo in Europa. Ebbene, d’you remember Zapatero? Quello della grande vittoria al derby diritti civili vs Vaticano? Fantastico! Peccato che mentre lui faceva leggi per il matrimonio (istituto che più conservatore non si può) tra gay, la bolla immobiliare nazional-popolare cresceva sotto il suo naso travolgendo una marea di poveracci – tra cui, dati sessuali alla mano, anche molti gay – che si erano comprati casa facendo mutui impossibili e che ora…che ora stanno sul lastrico.

E di Gordon Brown, che vogliamo dire? Che pur di fare quello che con Blair non c’entra niente, ha inseguito la sinistra – senza crederci – e ne è finito stritolato? E non solo lui – che, se no, chissenefrega – ma tutto il partito: ché a furia di fare cose di sinistra ha creato un dissesto finanziario, nazionalizzando banche con i soldi dei cittadini, quegli stessi cittadini che intanto hanno perso il posto e per i quali – ahiloro – non c’è più un penny, anche perché di lavoro, in Uk, per ora non ce n’è.

Insomma, è il partito tutto intero – l’ex New Labour – che, davanti a sto sfacelo di risultati, si ritrova in mutande – politiche, elettorali, finanziarie -  insieme al caro-non-più-caro-leader che in nome dell’unità oggi cercano un po’ tutti di far fuori a suon di putsch.

Vogliamo vedere cosa succede in Francia? Ok, ma in Francia, à gauche succede davvero poco. Dacché le teste migliori è da mo’ che o sono trapassate con Sarkozy o se ne sono andate all’estero. Nel Psf, insomma, son rimasti in pochi. E tra quei pochi è tutto un inseguire le paroline magiche della goria che fu – i “Viva le 35 ore” e gli “Abbasso i ricchi”.

Ecco, pensavo a tutto questo, oggi, mentre ascoltavo la conferenza stampa post natalizia indetta dal segretario Bersani. Con tutto quello che sta succedendo attorno al Pd – a prescindere dal Pd – uno certo si sarebbe aspettato una bella offensiva di dignità. Uno schiaffo all’indeterminatezza di questi mesi ed una volata verso un cammino chiaro, deciso, tosto. E invece, ovviamente, no.

È ancora un rinviare. Ancora un vedremo…ma vedremo che?

Eppure sarebbe bastato vedere la botta endorfinica che l’auto-candidatura di Emma Bonino ha assestato nel magma elettorale progressista per capire che la strada è una ed è pure incredibilmente libera: è la strada della decisione.

2 Comments

    Simona, sarei un po’ piu’ cauto sull’ accomunare nella stessa barca Obama, Zapatero, Brown… e il PD.
    Su Obama, si e’ trovato nella peggiore congiuntura possibile (2 guerre, la crisi…) e con l’ urgenza di far passare una misura epocale come la riforma sanitaria entro meta’ mandato, pena cambio di maggioranza annunciata al congresso.
    Certo, tra le aspirazioni e la realta’ c’e’ ancora un mare, ma su diritti civili, ambiente, ricerca, trasporti, trasparenza, ecc. si e’ mosso eccome. Sarebbe bene fare i bilanci alla fine, non all’ inizio del (primo) mandato. Io tutto questo vuoto “ideale” rispetto al pragmatissimo (checche’ se ne dicesse) Obama pre-elezione non lo vedo: te lo dico con cognizione di causa avendo vissuto in USA nei due anni precedenti le elezioni. Forse lo smarrimento e’ in chi ha “letto” Obama dai media e dalla loro santificazione e semplificazione.

    Su Zapatero: ma lui le riforme in campo dei diritti civili le ha fatte, la riforma della TV pubblica pure, le scelte coraggiose sulla squadra di governo pure: del PD si puo’ dire altrettanto? E’ vero che non ha “fermato” la bolla immobiliare, ma ne era certo consapevole. La diversificazione della fragile e giovane economia spagnola ha provato a impostarla: penso alla politica sulle energie alternative e all’ impulso alla ricerca di base.
    Sul Labour britannico, rispondo con una provocazione: ma non era Bonino e tanta parte della “new left” a gridare a quanto fosse bravo e lungimirante Blair? Comunque, anche loro hanno fatto delle scelte che hanno retto per un decennio: in una logica bipolare ci sta tutta che paghino la stanchezza “progettuale” e la congiuntura mutata. Sul PSF non mi dilungo, ma ti faccio notare che le cause della crisi francese non possono essere accomunate a quelle della crisi del Labour (e della SPD, aggiungo): anzi, sono forse opposte! Quindi la messa insieme nel calderone regge pochissimo.

    In sintesi, condivido l’ opinione sullo stato confusionale generale attuale, ma non l’ indistinta classificazione sotto lo stesso ombrello. Altrove vi possono essere scelte ed idee sbagliate, ma il maanchismo e l’ insulsaggine progettuale del PD, che da sempre “naviga a vista” sono peculiarita’ italiana: sia quando era al governo che ora che e’ all’ opposizione. Bisogna certo che decida, ma che decida di essere qualcosa, prima di poter “fare” qualcosa. I balletti per le regionali promettono tutt’altro che bene.

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