LeRagioni.it

[recensione] Polvere e luce

Una città raccontata e una città sognata sembrano essere questi i nodi concettuali nei quali si snoda il terzo libro di Massimiliano Coccia, “Polvere e luce”(Ed. Fermento), una raccolta di racconti e poesie che non stanca e che riesce ad inebriare e a commuovere senza cadere mai nella banalità del già sentito, del già visto, del già letto.
Non strizza l’occhio a nessuno Coccia, non si preoccupa di piacere al pubblico con giochi pirotecnici di parole e di versi, ma la vera nota di merito è la semplicità che si respira tra una riga e l’altra del libro. C’è la Roma dei migranti, c’è l’intima sofferenza di un malato, c’è una giovane giornalista alle prese con gli anni ’70 non risolti nella nostra coscienza collettiva. Le poesie, poi, non sono un corollario vanitoso, ma sembrano una necessaria conseguenza di un percorso narrativo dove diversi linguaggi si fondono e sembrano accompagnare il lettore, mai compiacendolo, sempre lasciando un finale aperto.
“Polvere e luce” rispetto ai tanti libri di giovani autori che si trovano in circolazione ha il pregio di essere un libro vissuto, vivo, quotidiano, non c’è teoria è tutta pratica, semplice, immediata e poetica.
L’unico difetto è la ricerca della brevità, della sintesi quasi giornalistica che però non diventa mai superficialità.
Un libro da leggere per capire anche una Roma che cambia e una poesia in evoluzione, che come diceva Montale può essere ancora possibile in questo mondo.

Leave a Reply