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Vale la pena di ingoiare il rospo?

di Lanfranco Turci

anfibi_rospo_smeraldinoCome uscire dal cul de sac drammatico in cui si trova la repubblica?L’appello a moderare i toni non basta più.Occorre individuare delle iniziative politiche e proporle apertamente nel dibattito pubblico.La proposta dell’assemblea costituente avanzata da alcuni esponenti socialisti ha il pregio di proporre anche simbolicamente il terreno delle riforme costituzionali come quello su cui giungere al chiarimento e allo sblocco della situazione.

Ma a prescindere dallo “strumento”assemblea costituente,forse meno utile(anzi per alcuni versi rischioso)del percorso normale dell’art.138 della C.,a monte si pone una domanda:cosa vuole davvero Berlusconi?L’impressione è che la sua unica preoccupazione sia la protezione dai processi che lo riguardano.

Per il resto non si avverte un grande interesse riformatore,si vede invece una agitazione propagandistica circa la pretesa supremazia dell’eletto dal popolo su ogni altro potere,in una prospettiva populistica e plebiscitaria usata più in chiave di minaccia e di condizionamento che in funzione di un organico disegno di repubblica presidenziale.Se è così della assemblea costituente Berlusconi non sa che farsene.

Anzi la potrebbe vedere come un ridimensionamento della sua maggioranza in parlamento.Ma se è così non è interessato neppure al percorso riformatore normale sulla bozza Violante.Anzi ci si deve aspettare che punterà a tutti i costi a ottenere le leggi ad personam in tempi ristrettissimi,usando la minaccia di ricorrere ,se bloccato,alle elezioni anticipate, invocate come un giudizio di Dio finale contro tutti i suoi nemici.Questo spiega l’allarme di Casini che da un lato si dichiara disponibile a costituzionalizzare il Lodo Alfano e a far passare in tempi stretti la proposta sul “legittimo impedimento”,ma dall’altro prospetta “l’unità repubblicana”contro l’aspirante monarca qualora voglia scassare il sistema giudiziario e portare il paese alle elezioni anticipate.

A questo punto, usando la ragione contro un immediato istinto di rigetto,devo ammettere che questa posizione di Casini mi sembra la più lucida sul tappeto e credo che il PD non possa non farla sua, accettando di “non confinare i problemi giudiziari di Berlusconi nel suo recinto privato”.Provare insomma per questa via ad aprire col centro destra il confronto sulle riforme costituzionali.Questa ipotesi mi sembra peraltro non esclusa neppure da D’Alema sul Corriere di oggi quando dice:”Se per evitare il suo processo devono liberare centinaia di imputati di gravi reati(il processo breve)è quasi meglio che facciano una leggina ad personam per limitare il danno all’ordinamento e alla sicurezza dei cittadini”.

Naturalmente non si tratta di una scelta facile.Ci sarebbe un prezzo alto da pagare,perché sconterebbe l’opposizione di una parte grande di opinione pubblica e l’attacco ad alzo zero di Di Pietro.

Ma anche lo scenario di elezioni anticipate con un fronte ampio repubblicano non sarebbe senza costi,perché,a parte la pericolosa ulteriore esasperazione del conflitto istituzionale,politico e civile,riporterebbe il paese-anche dopo una eventuale e non scontata vittoria repubblicana-al punto di dover ricominciare da capo.Di dovere cioè ricostruire l’assetto costituzionale e ridisegnare una nuova dialettica politica,una volta chiusa l’avventura berlusconiana. Dunque in termini immediati torneremmo all’emergenza democratica con l’accantonamento dei gravi problemi strutturali del paese(Sud,produttività del sistema,criminalità organizzata,modello di sviluppo)accentuati nella loro dimensione sociale dalla crisi economica internazionale. Un’altra legislatura perduta,un ulteriore arretramento del paese,un ulteriore rinvio della necessaria riorganizzazione della sinistra che non può non passare per una curvatura del PD nella direzione di un grande partito popolare e socialista,capace da quel più solido posizionamento di candidarsi a guidare una alleanza più ampia di forze riformatrici.Per questo dico che val la pena di ingoiare il rospo del salvacondotto a Berlusconi se può servire a portare la vita politica del paese sul terreno della ragionevolezza e della responsabilità.Se poi questa offerta fosse respinta ,allora a estremi mali …. estremi rimedi!

9 Comments

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  • Caro Lanfranco,
    nel merito sono daccordo con te, e se é per questo anche con D’Alema (per quanto puó contare la mia opinione).
    Mi sembra peró che la posizione che esprimi sia quantomeno “volontaristica”. E’ ben vero che abbandonando Di Pietro il PD recupererebbe qualche voto, ma é anche vero che l’IdV é lanciatissima e, al di lá dell’exploit mediatico-elettorale, sta iniziando a radicarsi sul territorio, ben oltre il suo consueto basarsi solo su notabili locali.
    Con una tale crescita dell’elettorato, di cui almeno i 2/3 possiamo dare ormai come stabilmente acquisiti (Grillo permettendo), l’IdV non puó piú essere ignorata né marginalizzata dalla sinistra. Ahimé.

    Carlo

  • Caro Lanfranco,
    innanzi tutto ti ringrazio di avere richiesto anche il mio parere. Nel merito ritengo che sia necessario, proprio per le ragioni da te esposte, sgombrare il campo dal macigno dei problemi giudiziari di Berlusconi. Questo macigno impedisce alla politica di conquistare il ruolo che le compete al fine di permetterle di affrontare le cruciali questioni da te sommariamente indicate. Affrontare almeno il tema del legittimo impedimento sembra anche a me il male minore (forse la costituzionalizzazione del Lodo Alfano, in considerazione del complesso iter parlamentare, inchioderebbe il parlamento e il paese ad uno scontro di troppo lunga durata). Ciò permetterebbe anche alla sinistra di trovare “le sue ragioni”, che sono quelle della politica. Gli effetti negativi di tale scelta sarebbero quelli che tu prevedi, ma bisogna avere fiducia nella ragionevolezza dell’opinione pubblica, anche di quella di sinistra. Quanto a Di Pietro, si tratta di non agire in difesa ma di intraprendere una battaglia politica e culturale (Il dipietrismo e il berlusconismo sono due facce della stessa medaglia e coltivano, in un’ottica populista, lo stesso disprezzo per la costituzione, vedi atteggiamento nei confronti di Napolitano). Ovviamente il PD di Bersani dovrebbe fare i conti soprattutto con le posizioni della minoranza interna e degli organi di informazione che lo assediano (La Repubblica, L’Unità, Il Fatto Qotidiano, ecc.). Ne sarà capace?
    Massimo Accolla – Palermo

  • come ricorda anche macaluso nella nota di oggi il pd potrebbe limitarsi a “lasciar passare”una delle norme ipotizzate.certo questo non eviterebbe l’attaccco di di pietro e ora anche di franceschini.cmq sarebbe un passaggio chiarificatore della strategia del pd.il rischio aggiuntivo è che poi berlusconi continui con la sua politica destabilizzante delle istituzioni.Ma una scelta lucida sulla protezione transitoria dai processi smonterebbe molto della sua campagna vittimistica verso il suo elettorato e consentirebbe un confronto più razionale con la parte più responsabile del centro destra.

  • Ingoiare il rospo è un’alternativa praticabile solo se si estrinseca nella possibilit… Mostra tuttoà di sospensione del giudizio a Berlusconi premier ( ed in questo senso ho sempre ritenuto più che legittimo il lodo Alfano in veste costituzionale ).
    Diverso è il discorso di garantire la non procedibilità sine die a Berlusconi: questa rappresenterebbe un vulnus troppo grande alla sovranità dello Stato, al principio di eguaglianza e pertanto potrebbe essere foriero di gettare un discredito fatale sull’intero ordinamento costituzionale.
    Il problema di fondo è che Berlusconi non cerca la sospensione dei processi che non gli consentono di governare, egli cerca l’improcedibilità assoluta sulla sua persona, e pertanto la strategia non è quella di difendersi nel processo attraverso mezzi più o meno leciti ( si pensi alla depenalizzazione del falso in bilancio ) ma di difendersi DAL processo, propugnato come strumento persecutorio nei confronti della sua persona e parte politica.
    Siamo in un cul de sac..difficile trovare una via d’uscita fin quando Berlusconi resterà in politica, prevedo nubi cupe all’orizzonte.

  • La riflessione di Lanfranco mi lascia non pochi dubbi, ma soprattutto mi induce ad interrogarmi sulle caratteristiche del popolo (sulla sua inesistente bontà e positività “naturale”) e sulla effettiva possibilità della “democrazia rappresentativa su base mediatica” di farci uscire dalla crisi di credibilità del sistema.
    Anzi, a tratti ho l’impressione che il popolo (berlusconiano, leghista, di sinistra e quello “ribellista”) sia più che altro attratto dalle simbologie di massa, tutte inadeguate ad un approccio razionale alla crisi politica, oggi caratterizzata dell’avvitamento demagogico, in atto nel nostro paese molto più che in altri paesi europei.
    Un frutto, questo, certamente anche della nostra storia nazionale, poco laica-liberale e tanto vaticano-cattolica e comunista-frontista.

    Assemblea costituente? In tempi di radicalizzazione e reciproca delegittimazione, sembra anche a me uno strumento azzardato; in ogni caso, io vorrei capire anticipatamente cosa ha da proporre la sinistra, perché questa classe politica non merita deleghe in bianco e le mediazioni che abbiamo conosciuto e conosciamo sono tutte innanzitutto a vantaggio della casta.
    La casta: non esiste più questo problema?

    Cosa vuole Berlusconi? Mi pare abbastanza chiaro: impunità ed egemonia politico-culturale; per questo è disposto ad usare tutti gli strumenti a disposizione (anche le elezioni – sia pure anticipate – sono diventate uno strumento del populismo).
    Per carità: può darsi che il vile ed ignobile gesto di violenza che lo ha colpito, lo abbia indotto all’amore anche per gli avversari politici: vedremo quando il dolore sarà superato; vedremo come la metterà la Lega. Io non ci credo molto.

    La proposta di Casini? Evidenzia, se ce n’era bisogno, la subalternità della sinistra (intendo del PD; per il resto, c’è la nullità: comunisti, PS, SeL, Verdi ecc. E’ significativo che la proposta della Costituente sia avanzata dagli ex-PSI e rivolta a Cossiga: sento un brivido, all’idea).
    Fini e Casini a Roma e Galan nel Veneto sono i nuovi paladini del centrosinistra?
    Non abbiamo saputo costruire altro? Ma allora, forse, è meglio andare giù giù, fino nel fondo del barile, piuttosto che galleggiare nei liquami della prima e seconda repubblica.
    Non si tratta del “tanto peggio tanto meglio, ma del fatto che quelli che oggi ci propongono i “compromessi utili” o le grandi “alleanze per la Repubblica”, ieri hanno legittimato Berlusconi e la Lega o ci hanno governato insieme e hanno fatto le bella legge elettorale che conosciamo.

    Andare a vedere il fondo del barile… forse è meglio che ingoiare il rospo senza la certezza che ne valga la pena… Comincio a pensare che abbia ragione chi ha consigliato ai ragazzi di trovare fortuna altrove, che in Italia; per gli adulti, invece, non occorre che se ne vadano all’estero, basta che siano lucidi tanto da non avere più aspettative, se la sinistra, ancora prima di avanzare una proposta condivisa, chiara e coerente, ci propone il compromesso utile, o addirittura di ingoiare il rospo.

    Insomma nutro una totale sfiducia nel ceto politico ormai rassegnato al “politicismo tatticistico” (tanto il PD quanto Di Pietro; la sinistra-sinistra, invece, è del tutto fuori gioco).

    Però c’è una cosa che mi incuriosisce nella chiusa della riflessione di Lanfranco: “Se poi questa offerta fosse respinta, allora a estremi mali …. estremi rimedi!”.
    Poiché credo che Berlusconi non voglia alcun accordo con la sinistra (a meno che essa non gli dia ragione su tutto il fronte), credo che potremmo arrivare agli estremi rimedi. Ma cosa intende Lanfranco per “estremi rimedi?”.

    E invece, quando penseremo a costruire una sinistra moderna e credibile, non nostalgica, davvero alternativa al berlusconismo e al leghismo (legittimati ampiamente proprio dalla sinistra, in questi anni: D’Alema e Veltroni in testa), senza bisogno di coperture a destra?
    Quando parleremo di cose da fare, oltre che di alleanze tra gruppi dirigenti e leaders, che soprattutto vogliono garantire se stessi?

    Conosco le risposta: ma allora vuoi il “tanto peggio”? No, io vorrei solo il “tanto meglio”; ma non capisco perché dovrei dare credito a D’Alema e a Casini (con l’aggiunta, magari, di Fini e Rutelli), per una mediazione di cui non conosco gli obiettivi (cioè, sono palesi solo quelli del Cavaliere).

  • la lettera di sbarra pone dei quesiti quasi esistenziali sulla democrazia e sulla sinistra.quesiti non banali e non solo dettati dalla disperazione.Non so per quali ragioni precise(se lo sapessi sarei quel grande leader politico che non vedo in giro)ma siamo a questo punto e dobbiamo interrogarci su come tentare di invertire la rotta o almeno impedire l’ulteriore aggravamento della situazione con la prosecuzione del gioco allo sfascio di berlusconi.
    .Il mio ragionamento si pone questi obiettivi limitati senza la certezza che la strada proposta porti i risultati auspicati.ma quale altra strada percorrere?sbarra si domanda cosa voglia dire estremi rimedi.vuol dire che se b. dovesse continuare col suo gioco distruttivo anche dopo aver incassato l’equivalente del fu lodo alfano,non ci resterebbe che una resistenza durissima a difesa delle istituzioni senza nessun disegno riformistico e l’appello a tutte le forze democratiche contro il caimano.insomma una battaglia su un terreno più arretrato,primariamente puntata alla salvaguardia della democraziaUna battaglia che darebbe necessariamente ancora più peso ai fini,ai casini e a tutte le componenti moderate,nella quale potremmo comunque giocare a nostro favore il fatto che almeno da parte nostra lo sforzo per evitare il peggio c’è stato ma non è stato raccolto dall’altra parte….Che al momento-non dimentichiamolo-gode ancora del favore della maggioranza dell’opinione pubblica.Sono ben convinto che non è uno scenario esaltante.Per questo vorrei vedere se possiamo evitarlo e trovare lo spazio per portare i problemi della crisi e delle risposte della sinistra al centro dell’agenda politica del paese.

  • Condivido le preoccupazioni di Sbarra. La proposta della Costituente rivolta al picconatore mette davvero i brividi: anche Napolitano sembra avere riconosciuto che manca quello che si chiamarebbe “spirito costiuente”. Alcune riforme del testo, ex art. 138, sarebbero però davvero opportune, soprattutto sul versante della razionalizzazione della forma di governo e del sistema parlamentare.
    Per quanto riguarda invece la politica del campo progressista mi pare che l’attivismo di D’Alema comincia a lasciare segni. Ma non nel senso auspicato da Turci, cioè di una curvatura poplare e socialista del Pd. Anzi, l’omaggio alla tradizione togliattiana (art. 7 della Costituzione) getta un ponte solo verso Casini, lasciando davvero di sasso le culture laiche e liberali e socialiste. In questo non c’è niente di nuovo, ed è questo che non convince. Non è la denuncia moralista o tantopeggista dell’inciucio, non è la repulsione per il compromesso e il dialogo che deve essere normale pratica democratica. Credo che molti subodorano qualcosa che sa di stantio, manca l’approdo palese, può esserci nell’aria un nuovo blocco della democrazia italiana. In questa maniera a sinistra si perderebbe comunque il treno della modernizzazione, della aderenza alla società: aderire all’anti-anti-berlusconismo non è ancora offrire niente di nuovo.

  • non piace neanche a me l’ultimo attivismo di d’alema.Prima di tutto dovrebbe evitare di fare la parte del segretario del pd,visto che è appena stato eletto bersani anche col suo voto.Poi non mi piace la citazione dell’articolo 7 come prova suprema del valore dell’”inciucio”e tanto meno l’attacco all’azionismo in nome della superiorità politica del comunisti-Infine se evitasse di candidarsi al copasir ridurrebbequell’odore di stantio di cui parla magnani.

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