Sinistra e Libertà al bivio
di Felice Besostri
A mio avviso non c’è dubbio che la presentazione del logo di SeL sia pure con qualche accorgimento tipo la parola “ecologia” al posto delle congiunzione “e” potrebbe essere impedita da uno dei soggetti che la costituirono per le elezioni europee. In ogni caso sarà un problema affidato ai giudici, che ” tot capita, tot sententiae” potrebbero, in primo grado, decidere in maniera diversa regione per regione. I soggetti che dovevano fondare la nuova sinistra dovranno disperdere tempo ed energie in battaglie legali, invece di fare politica. La loro immagine sarà deteriorata agli occhi dell’opinione pubblica. I punti politici principali sono 2 e la controversia sui patti rotti e sull’esegesi dei documenti di Bagnoli e dintorni li offusca.
1) Fava e Vendola e i loro movimenti sono convinti che possa nascere una nuova sinistra senza una chiara, consistente, riconosciuta ed accettata componente socialista?
2) Nencini ed il PSI pensano di collocare politicamente il PSI diversamente che a sinistra?
Se la risposta è no ad entrambi i quesiti la soluzione è possibile oltre che auspicabile. Il risultato sarà la presentazione di liste comuni alle prossime regionali.
Se si risponde sì alla prima domanda allora l’unica risposta razionale è, se non l’adesione alla Federazione della Sinistra Alternativa, la presentazione di liste con Rifondazione e PdCI.
Se la risposta è si alla seconda domanda è la fine di ogni progetto socialista ed il risucchio nell’area PD, se non centrista. Gli iscritti ai movimenti e partiti costituenti SeL e, soprattutto gli elettori dovrebbero chiedere una risposta chiara ai dirigenti della “nuova” sinistra: un evangelico “sì, sì, no. no”

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