[arte] Riprendere Berlino

9 novembre 2009

0 Comments

di Redazione

Cultura - Cinema - Arte



macchinamuro_24.7di Massimiliano Coccia

E’ bella la storia di chi scavalca i muri, di chi abbatte distanze, di chi legittima con la propria azione personale un processo politico ineluttabile come la caduta del Muro di Berlino. E’ bella anche la storia di chi, tramite l’arte, diventa profeta di quel cambiamento. E’ capitato nel 1985 a Marco Fioramanti, artista romano, che con un suo intervento artistico sul Muro di Berlino, annunciò ben quattro anni prima lo sfondamento di quella frontiera che teneva lontano lo stesso popolo e lo stesso continente.

Lo ripropone a Roma nella manifestazione “West Berlin 1985” presso l’ambiente di “TraLeVolte” in piazza San Giovanni in Laterano a partire dal 9 Novembre alle ore 18.00.

Abbiamo incontrato Fioramanti per farci raccontare e spiegare non solo questa opera, ma la bellezza di quel “cielo sopra Berlino” che cambiò per sempre il volto del nostro continente.

Nel 1985 sul Muro di Berlino hai creato l’intervento artistico “Non saremo prigionieri di nessun carcere”,un’opera premonitrice della caduta del Muro. Di cosa si tratta e comeavvenne la creazione?

Vivevo a Berlino Ovest già da oltre un paio d’anni, e avevo cominciato a dipingere alcune macchine secondo un rituale urbano legato all’esperienza ‘trattista’ (1), basata sullo sperimentare differenti materiali (nei campi della pittura, scultura e installazioni) alla ricerca di un’idea totale dell’arte che mirava al recupero dei segni, dei significati e dei gesti rituali delle culture primigenie. Una fredda mattina di primavera ricevetti una telefonata. Era Dante Majorana, regista della RAI di Milano che aveva saputo dei miei interventi ed era interessato a coinvolgere la mia Volkswagen dipinta nelle sue riprese per un lungometraggio. All’epoca non era possibile uscire dalla città se non incontrando le tre frontiere francese, inglese e americana delle forze alleate, o il Checkpoint Charlie per entrare a Berlino Est. Altrimenti il Muro, dappertutto. Gli proposi un intervento che prevedeva di dipingere il Muro con gli stessi tratti e colori con cui era stata dipinta la macchina anni prima e simulare, attraverso una metamorfosi complice, l’impatto col Muro.

Qual’era la sensazione fisica del Muro che si percepiva nella tua Berlino? Come sta cambiando quella città che per una generazione è diventata metafora di libertà ritrovata?

Il poeta e scrittore austriaco Peter Handke fa dire alla ballerina di Wenders nel “Cielo sopra Berlino”: Semplicemente esserci, Berlino. Qui sono straniera e tuttavia è tutto così familiare, e in ogni caso non ci si può perdere, si arriva sempre al Muro. In queste parole c’è tutta la realtà ed il clima che si respirava in quegli anni. Una familiarità dovuta a quella strana situazione nella quale gli abitanti dell’Ovest, rinchiusi in quell’isola-paradosso, erano i soli liberi. Berlino Ovest era una città laboratorio dove tutto era sperimentabile e si era, in qualche modo, sempre in anticipo sul mondo. Il Muro provocava differenti reazioni emotive nella gente e, in ogni caso, ci dovevi fare i conti. Col contributo delle forze di occupazione alleate, il governo locale, eletto a statuto speciale, aveva creato un clima di disponibilità e di tolleranza creando opportuni strumenti che hanno poi fatto di quell’isola il polo di attrazione di “giovani alternativi”. Teniamo anche conto del fatto che era comunque una città occupata, all’interno della quale non potevano esserci militari tedeschi, da cui l’esenzione dal servizio militare per tedeschi residenti. E la Berlino-città del possibile e della provocazione tollerata, vive ora, per forza di cose, in termini di nostalgia. Ora Berlino appartiene a tutti e quindi a nessuno. Quel treno di energie che per oltre un decennio ha trasportato grandi ideali da tutte le parti d’Europa, quella sera del 9 novembre di 20 anni fa ha terminato la sua corsa, forse proprio sul binario morto nella vecchia Anhalter Bahnhof, di cui è rimasta in piedi soltanto la facciata. L’orizzonte sfuggente visto dal treno si è ora cristallizzato e gli alberi non ci corrono più incontro. Gli orizzonti aperti di Berlino, come nella siepe leopardiana, sono crollati quando l’ostacolo è venuto a mancare. E da allora, poter vedere l’orizzonte equivale a perdere il senso dell’infinito.

Cosa manca a Roma per diventare una Berlino del mediteranneo?

Roma è femmina e salottiera, ammantata di una pigrizia atavica e immersa in un clima fantastico, resta la decadente ex regina di un Impero. Berlino è al maschile, grigia e severa, risente di un clima nordico freddo e pungente. Punita dagli errori della Storia è riuscita a rinascere dalle proprie ceneri diventando, nel trentennio della guerra fredda, atmosfera stimolante sotto molteplici punti di vista, quello culturale soprattutto. Non credo che Roma possa riuscire nell’intento di ripristinare quei codici che fecero della Berlino del Muro un coacervo di stimoli creativi. Manca prima di tutto la volontà politica che, in fin dei conti, è sempre legata alla mentalità di cui sopra. Ci vuole energia e fatica per progettare una capitale culturale come si deve, e bisogna meritarselo. Mi spiace dirlo, ma per Roma mancano tutte le premesse. Solo nel caso in cui si riuscisse a creare un’equipe di artisti di differenti discipline capaci di coordinare e muovere stimoli a livello internazionale – come sta cercando di fare la rivista NIGHT ITALIA per esempio – supportata da partner generosi (pubblici e privati), allora forse qualche cambiamento visibile si riuscirà ad ottenere.

Come si articolerà “WEST BERLIN 1985″ la manifestazione romana dove potremmo vedere la tua installazione?

La mostra si articolerà in differenti fasi. All’esterno dello splendido ambiente di TRAleVOLTE sarà presentata in scala 1:1 la foto-installazione su tela della Volkswagen contro il Muro dal titolo “Non saremo prigionieri di nessun carcere”, da considerarsi come evento premonitore con 4 anni di anticipo. Sempre in esterni, all’ingresso del giardino si potrà invece vedere l’installazione “tra est e ovest”, consistente in una bicicletta completamente immersa in un muro di Berlino simulato per l’occasione. La parte ‘ovest’ – con la bicicletta visibile – sarà rigorosamente dipinta mentre dal lato ‘est’ che resterà incolore, spunterà uno stendardo originale della DDR. All’interno dello spazio espositivo opere pittoriche di grandi dimensioni, realizzate a Berlino e documentate attraverso le foto degli eventi più importanti. Saranno proiettati video in VHS (realizzati con il sostegno della Technische Universität di Berlino Ovest, 1983), diapositive, performance nei locali e teatri berlinesi. Saranno esposte tele, carte e materiale originale documentativo (inviti di mostre, articoli, riviste, cataloghi, e foto dell’epoca, pezzi di Muro, ecc.). Lunedì 9 durante l’inaugurazione Sarà inoltre realizzata una performance multimediale dal vivo del tipo di quelle rappresentate in quegli anni. Titolo: Die Mauer ist wieder da! (Il Muro è di nuovo lì!). Due teli di plastica rigida simuleranno un Muro all’interno della galleria, un muro trasparente, ma che ancora esiste nella testa della gente tedesca. Una bella e giovane performer, Sylvia di Ianni, accompagnata da musicisti – tutti legati a strumenti a fiato – mi aiuterà in questa performance. Sarà lei stessa a rappresentare il Muro, all’interno del quale, pur divincolandosi tra le bende rossicce che l’avvolgono, resterà alla fine imbrigliata, costretta a soccombere.

_________________________

(1)MANIFESTO TRATTISTA – Nel “Tratto” noi esprimiamo il gesto più semplice, alla portata di tutti, primitivo, perciò antintellettuale.

La rozzezza e l’espressività esasperata indicano su quali punti si arrocca il nostro dialogo col mondo insonnolito dell’arte e con la società. Aborriamo qualsiasi forma di gerarchia ed è perciò difficile pensare a degli adepti seri e coscienziosi, ricercatori coerenti e raffinati.

Tale è il nostro linguaggio: arcaico, così, in modo semplice, crediamo di esaltare i colori. Nelle opere non ha alcun significato la competizione, la loro struttura compositiva si rivela estremamente popolare ed esaltante.

Il “Tratto” è il nostro rifiuto ad affiancarci al mondo della cultura ufficiale. È l’antidoto alla ubriacatura del pubblico comune, che è vittima della sottocultura alimentata dalla mancanza di informazione e dall’ostruzionismo culturale perpetrato dai burocrati dell’arte per accumulare potere, o soprattutto per la loro incapacità di riallacciare le teorie dell’arte al mondo del lavoro e alla vita sociale, facendo degli artisti, che a loro si assoggettano, degli antisociali nella vita, e del pubblico una massa di emarginati nell’arte.

Questa è l’evoluzione dialettica che domina tutta la storiografia dell’arte, che ricorda lo sviluppo degli eventi umani, dove le nuove teorie vengono approvate e legalizzate solo quando, svuotate del loro contenuto innovativo, restano soltanto forma, o entrano nel costume non più come novità, messaggio, spinta, ma comebisogno elementare insopprimibile. Con il “Tratto” semplice, immediato, “privo di cultura”, vogliamo cancellare “l’arte colta e sofisticata, il professionista geniale, il Maestro”, e con lui cancellare quell’aura magica e irreale di cui è circondato. Vogliamo che il Trattismo divenga l’arte di chi non ha mai compreso l’arte, divenga l’arte degli emarginati, dei vagabondi, degli alienati, e di tutti quelli ai quali è stato insegnato che non potevano dipingere perché non sapevano disegnare, perché non erano abbastanza acculturati da poter fare quello che un’élite scaltra professa ormai da un secolo.

Divenga l’arte di tutti questi. Vogliamo che chi ha rapinato il gusto lo restituisca alla gente, e soprattutto a quella porzione d’umanità emarginata, più fantasiosa e feconda, che ha dato in passato uomini della mole di Caravaggio, Vermeer, Van Gogh, Gauguin, Modigliani, Pollock, che i critici loro contemporanei hanno ritenuto opportuno ignorare. Vogliamo che l’arte, lo spettacolo, la satira, la commedia, il costume, coincidano in un unico lacerante grido di rivolta, nel quale la miseria affondi le proprie radici e trovi la propria espressività in un rituale primitivo e inconscio, che sconfina nella magia. Nasce così l’amore per ciò che è primitivo, pagano, nomade. Nasce così la nostra solidarietà per i gruppi umani, per le società primitive, di cui la moderna tecnologia ha sancito la degradazione e l’estinzione. Prima di noi sono stati Trattisti: gli Indiani d’America, i popoli Africani, gli aborigeni Australiani, i popoli della Protostoria Andina. (Roma, 4 gennaio 1982)

Stampa



Scrivi il tuo commento

<ul><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_about</strong> - </li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/uploads/2010/01/73_down.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.leragioni.it</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/themes/premiumnews/images/ad-125x125.gif</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/themes/premiumnews/images/ad-125x125.gif</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/themes/premiumnews/images/ad-125x125.gif</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/themes/premiumnews/images/ad-125x125.gif</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/themes/newspress/images/ad-125x125.gif</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/themes/newspress/images/ad-125x125.gif</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://example.com/ads/ad1_destination.html</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://example.com/ads/ad1_destination.html</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://example.com/ads/ad1_destination.html</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://example.com/ads/ad1_destination.html</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://example.com/ads/ad1_destination.html</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://example.com/ads/ad1_destination.html</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - 5-simplyred.css</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_author</strong> - false</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - false</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_11</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_12</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_135</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_145</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_146</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_148</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_149</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_150</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_151</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_153</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_154</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_18</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_24</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_3</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_mid_4</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_11</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_12</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_135</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_145</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_146</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_148</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_149</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_150</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_151</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_153</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_154</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_18</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_24</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_3</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav_4</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - 76</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - 207</li><li><strong>woo_content</strong> - true</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Em.Ma.</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - Select a Number:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 1</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - </li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 173</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 230</li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_layout</strong> - header.php</li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/woo_uploads/3-logo_leragioni.png</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/fresh-news/</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_show_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_tabs</strong> - true</li><li><strong>woo_themename</strong> - Fresh News</li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 145</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_uploads</strong> - http://www.leragioni.it/wp-content/woo_uploads/3-logo_leragioni.png</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li></ul>