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1989-2009: intervistando Armando Cossutta

Intervistare Cossutta per l’anniversario della caduta del muro è una grande occasione per capire a fondo cos’è successo nella sinistra italiana e in particolare nel PCI subito dopo la caduta del muro. Un’occasione importante per farci raccontare da Cossutta, che è stato più volte tacciato di essere stato il più filosovietico dei comunisti italiani, lo scenario internazionale in cui è maturato il crollo tanto del muro quanto, di lì a breve, di tutti i paesi comunisti dell’Europa dell’Est. Paesi di cui Cossutta senz’altro conosceva bene gli equilibri politici ed economici.

Raggiungiamo così Cossutta poco prima di un’iniziativa milanese della FIAP. Cossutta è atteso a momenti in sala, in qualità di presidente onorario dell’ANPI. Qualche minuto prima è a tavola e sta finendo di consumare la cena con altri relatori della serata.

Di seguito il dialogo tra Cossutta e l’intervistatore.

Interno, sera. L’intervistatore un po’ intimorito, del resto sa che non è un tema semplice, raggiunge il tavolo di Cossutta e resta in piedi alla sua sinistra. Dopo qualche esitazione esordisce.

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Cossutta si gira <> sorriso affabile, per nulla infastidito per essere stato disturbato a cena

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Cossutta guarda l’intervista, aspetta di sapere di cosa si tratta e il nostro inviato capisce che è il momento di tirare fuori l’argomento <<è un’intervista sul ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino>>

Cossutta abbandona per un attimo l’espressione serafica che ha avuto fino a questo momento, quasi immediatamente si ricompone <> risposta lapidaria. Forse vedendo il disappunto negli occhi dell’intervistatore, o forse presagendo la richiesta di una motivazione, Cossutta mette lì <>

Ci dispiace non poter pubblicare una lunga e interessante intervista a Cossutta. Quella che abbiamo pubblicato nelle righe precedenti, tuttavia, ci sembra esaustiva quanto breve.

In un certo senso meglio così. A 83 anni non è necessario cambiare idea e rispetto a molti che hanno difficoltà a parlare del muro di Berlino e si arrampicano in distinguo sottili, in cervellotiche e giustificatorie argomentazioni, un <> ha senz’altro una certa dignità.

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