Silvio “scarlatto” attacca i magistrati “rossi”
Colpo di scena a Ballarò. Si collega Berlusconi, che costretto a letto dalla scarlattina, si intrattiene guardando la trasmissione di Floris (solo perché malato, precisa, perchè a quell’ora abitualmente lavora). Ospiti e dibattito fino a quel momento bi-partisan, in studio due ministri del suo governo (Alfano e La Russa), Casini, Rosy Bindi e la de Gregorio.
Si dibatte su un po’ di tutto, con toni anche molto accesi: del recente viaggio in Russia del premier, del caso Marrazzo (che viene a più riprese accostato al caso escort) e, notizia del giorno, della condanna in appello per Mills.
Ed è qui che il premier interviene, sorpresa nella non sorpresa, perché il refrain è lo stesso: dagli ai giudici e ai magistrati comunisti, e all’informazione a suo dire monopolizzata dalla sinistra. Lascia quindi un interrogativo: “Ma davvero Silvio Berlusconi era l’imprenditore più criminale della storia del mondo?”.
Lo schema è consolidato, Berlusconi non vuole convincere il pubblico di Ballarò e non fa nemmeno un tentativo in questa direzione. Vuole dividere il pubblico (e chi apprenderà la notizia da TG e quotidiani) tra chi sta con Berlusconi e chi sta contro Berlusconi. Compattando così il fronte interno, più che mai diviso dopo le ultime vicende, e alimentando l’antiberlusconismo nella sinistra che, a ragione, considera la più grave zavorra che finora ha frenato la ripresa della sinistra italiana.
Bel gol in contropiede di Berlusconi, ma la colpa è della difesa. A forza di parlare di escort (anche quando, dopo gli ultimi accadimenti, sarebbe più opportuno sorvolare…) e di sentenze, non si riesce a fare leva sulle recenti crisi interne al centrodestra e sul viaggio russo di Berlusconi. Non sarebbe il caso il caso di affrontare i nodi politici e lasciare gli scandali piccanti ai rotocalchi e le decisioni giudiziarie alle aule di tribunale?
