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La politica al bivio

contributo di Federico Butti*

Di fronte al degrado della vita politica nel nostro paese è indispensabile interrogarsi sia sul significato e le valenze che ai giorni nostri il termine politica potrebbe o dovrebbe assumere, sia cercare di riflettere sul fatto se la situazione italiana, al di là delle sue caratteristiche specifiche, presenta delle analogie con quella europea ed internazionale.

Di questo tema si è discusso in un dibattito sul tema “La politica al bivio” del ciclo di incontri “Senso della storia e dell’impegno politico” organizzato dal Movimento federalista europeo e dalla Gioventù federalista europea di Milano.

Oggi quasi tutti gli osservatori concordano sul fatto che gli Stati nazionali, ed in particolare quelli europei, sono inadeguati rispetto sia alla dimensione dei processi economici e finanziari sia ai grandi problemi globali (cambiamenti climatici, sicurezza, fame); ciò da un lato implica la difficoltà (se non l’impossibilità) di governare tali processi e di affrontare le emergenze che si profilano (come dimostrano gli ostacoli nello stabilire le politiche economiche, fiscali e di controllo delle risorse finanziarie); dall’altro, per la stessa ragione, provoca la crisi della democrazia perché porta ad un’erosione del consenso da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni sempre più impotenti, che vedono così indebolita la loro legittimità, e ad una crescita dell’influenza dei gruppi di interesse e delle lobby.

Diventa allora chiaro che la radice più profonda della crisi che attraversa questa nostra Italia deriva dal fatto che a livello globale la politica è al bivio perché è in discussione la concezione dello Stato inteso come organizzazione di un popolo nazionale su un dato territorio per il perseguimento del bene comune; la sfida di fronte alla quale si trova oggi la politica è quella di riuscire ad allargare l’orbita della democrazia e dello Stato per ridare alle istituzioni capacità di governo ai cittadini possibilità di partecipazione democratica ai processi decisionali.

Il processo di unificazione europea era stato avviato proprio con questo intento: realizzare un nuovo modello di Stato, quello federale, frutto dell’unificazione di più paesi, la cui legittimità si intende fondata sul consenso di un popolo federale (quello europeo); grazie allo sdoppiamento della rappresentanza, lo Stato federale, articolato su più livelli di governo coordinati ed indipendenti, permetterebbe l’allargamento dell’orbita della statualità (dove un tempo esistevano solo rapporti internazionali tra paesi sovrani),e della democrazia, che troverebbe in questo quadro più ampio nuovo slancio.

Se quindi, come italiani ed europei, vogliamo garantire un futuro al nostro paese e all’Europa, ma anche fornire un modello al mondo, la nostra priorità deve essere batterci per la nascita dello Stato federale europeo, partendo dall’iniziativa di un’avanguardia di paesi che porti a compimento il progetto originario e mostri che è possibile superare lo Stato nazionale sovrano e avviare un processo orientato dalla prospettiva di unificare i popoli.

*Segretario Gioventù federalista europea di Milano

Membro della direzione nazionale della Gioventù federalista europea

Membro del Comitato centrale del Movimento federalista europeo e del Federal committee dell’Unione dei federalisti europei

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