LeRagioni.it

Progetto di una Associazione ispirata al socialismo democratico e liberale.

PER ADESIONI, CONSIGLI, SUGGERIMENTI E QUANT’ALTRO SI INVITANO I LETTORI A COMMENTARE L’ARTICOLO!
____________________________

Intendiamo avviare una consultazione per verificare se esistono le condizioni per dare vita, attorno alla rivista , ad una Associazione politico culturale che sia punto di raccordo di una rete di associazioni locali e circoli impegnati nell’analisi della società italiana e nella discussione di proposte programmatiche e politiche ispirate ai valori del socialismo democratico e liberale.
L’esigenza di ritrovare subito il filo di un confronto ci sembra particolarmente pressante in ragione sia dello stato desolante in cui versano il centrosinistra e la sinistra italiani sia della crisi gravissima che, come testimoniano le elezioni tedesche, investe la socialdemocrazia europea.
Il socialismo in europa si trova in una fase-come è avvenuto in altri momenti della sua storia-in cui si impongono revisioni culturali e strategiche profonde.Noi non crediamo all’ennesima teoria della morte del socialismo democratico, siamo invece interessati a partecipare alla costruzione delle risposte giuste su ciò che deve cambiare per uscire dalla crisi politica manifestata dalle elezioni europee e dal voto in germania.E siamo convinti che questa ricerca fa tutt’uno con la elaborazione di nuove politiche economiche e sociali su scala europea dopo la grave crisi internazionale provocata dalle politiche neoliberiste.
In Italia, l’antipolitica ed il populismo dilagano proprio quando maggiore è la necessità insieme di una politica che indichi direzioni, suggerisca spazi, crei opportunità e di cittadini attivi che con essa interagiscano consapevolmente. In fin dei conti la lezione storica del socialismo democratico e liberale è proprio questa, e da qui occorre partire senza riproposizioni antistoriche ma anche senza fantasiose ipotesi nuoviste che, basate sul nulla come sono, non possono che alimentare proprio l’antipolitica ed il populismo.Fenomeni che si alimentano anche in reazione a modi di scelta della rappresentanza e a meccanismi istituzionali che, rafforzando il potere autoreferenziale di persone e apparati, vorrebbero trasformare i cittadini in sudditi ossequienti.
Sta qui l’origine di una pericolosa deriva illiberale, gravemente accentuata dal nostro bastardo sistema bipolare, in cui il centro-destra tende sempre più a narrare la crisi come conseguenza dei limiti pretestuosi che ancora si frappongono all’auspicata onnipotenza della maggioranza e del suo leader. Mentre il PD non riesce,come opposizione,ad essere un riferimento per l’alternativa e diventa così subalterno al giustizialismo di Di Pietro.Contemporaneamente la sinistra radicale,dopo la crisi dell’arcobaleno,non riesce ancora a trovare uno spazio compatibile con una battaglia politica per l’alternativa alla destra.
Hanno origine qui l’involuzione e l’impoverimento del confronto politico culturale; premessa del suo definitivo imbarbarimento.
La nostra ambizione è di contribuire a far emergere in Italia una grande forza socialista, unitaria, laica e riformista, ispirata ai valori del socialismo democratico e liberale. Concepiamo quest’obiettivo come lo sbocco di un processo che coinvolga le diverse forze riformiste della sinistra in un dibattito e in esperienze che non siano bloccate dagli attuali assetti e non li diano per immodificabili. Non intendiamo costruire l’incubatrice dell’ennesimo partitino della sinistra. Vorremmo aggregare non solo quanti si muovono nella direzione indicata stando al di fuori dei diversi partiti esistenti, ma anche quanti vivono criticamente questa situazione pur operando all’interno di questi stessi partiti, che non possono pretendere il monopolio dell’azione politico-culturale perché non dispongono più dei titoli e degli strumenti per esercitarlo.
Intendiamo perciò promuovere un confronto di idee e di proposte aperto a tutti, ma fondato sulle speranze e sulle energie di quanti continuano a chiedere ad una politica fondata sulla libera iniziativa individuale e collettiva una risposta alle loro esigenze.
A questo fine proponiamo la costituzione di

  • una Associazione che si richiami all’elaborazione storica del socialismo democratico e liberale, alle sue evoluzioni e cambiamenti, alla sua pratica effettuale quale si è manifestata e si manifesta almeno in Europa e fa ora i conti con la crisi economica e finanziaria internazionale e con la rimessa in discussione del fondamentalismo neoliberista che ha dominato l’ultimo ventennio;
  • una Associazione come raccordo, promozione, snodo e offerta di servizi per associazioni locali e circoli che si riconoscono in senso lato nelle problematiche e nell’ispirazione che abbiamo sopra delineato;
  • una Associazione che si riunisca attorno a una rivista ormai storica come < Le nuove ragioni del Socialismo> che ha avuto e ha il merito di una battaglia politica e culturale indefessa su questi principi e su questi obiettivi. Per questo, pur nella reciproca autonomia, l’associazione e la rivista intendono collaborare quotidianamente e sfruttare le sinergie che nascono dalle risorse associative, informative e dalle nuove tecnologie della comunicazione.

64 Comments

    ….io ci sto…..fatemi sapere

  • basta com questi ossimori tipo socialismo liberale, non ha senso!!!
    Si etichettano come illiberali partiti che attuano politiche liberal-conservatrici (PDL) e liberal-sociali (PD)

    meditate gente…. socialismo democratico e basta!!!!!

  • Mi permetto di segnalare, quale contributo, un mio articolo su pensalibero.it, che affronta la questione, anche aderendo allo spirito dell’iniziativa, in attesa di decidere un’adesione più organica.

    http://www.pensalibero.it/Dettaglio.asp?IDNotizia=4541

  • Mi sembra una iniziativa utile per riaffermare i valori del socialismo liberale in italia.
    Fatemi sapere.

  • DOMENICO LORUSSO :

    Mi sembra una iniziativa utile per riaffermare i valori del socialismo liberale in italia.
    Fatemi sapere.

    Ci sono novità, e le puoi leggere a questo indirizzo: http://www.leragioni.it/2009/12/03/costruiamo-la-rete-de-gli-amici-de-le-ragioni-del-socialismo/

  • sono interessato anch’io e vorrei contribuire per quello che posso

  • Ciao a tutti.

    Io sono nuovo, e ci stò.

  • Alessandro, puoi seguire le notizie sulla “rete” de “Gli amici de Le Ragioni” a questo indirizzo: http://www.leragioni.it/associazione/

  • Dopo aver riascoltato con piacere il sen. Macaluso e ripreso un pò di interesse per la politica, sono pronto per l’associazione!!

  • ciao, vorrei aprire anche a Pomigliano d’Arco, storico feudo sicialista, un circolo ” gli amici delel ragioni del socialismo” come posso fare ?

    saluti
    alfredo

  • Vorri sapere a che punto siete, sarei interessato ad organizzare una circolo od una associazione sulla base delle vostre riflessioni nella provincia di Pisa.
    Sauti

  • C’è tutta un’area,è consentito?,di sinistra moderata,che attende con ansia un segnale.Ma attenti nell’ennesimo equivoco,liberale liberista,che rende il Partito di Nencini,politicamente impalpabile.I socialisti sono contrari al libero mercato e credono nella regolazione pubblica dell’economia,ovviamente,inserita nel contesto europeo.E’ un punto fermo sul quale non si dovrebbe transigere.Altrimenti facciamo come Tremonti,che riflette bene e razzola male.W Emanuele Macaluso!

  • invito quanti sono interessati a leggere l’articolo che ho scritto sul numero di giugno della rivista “PD .Stato di confusione aspettando la sinistra” che allego

    L’assemblea di Area Democratica di Cortona ha confermato lo stato di confusione del PD e l’impasse in cui si trova la gestione Bersani. I temi forti dell’assemblea sono stati l’orgoglio esistenziale del PD(la cosiddetta vocazione maggioritaria) e la pretesa autosufficienza di una formazione di centro sinistra moderata e moderna. Autosufficienza basata sul presupposto di occupare in proprio il centro dello schieramento politico e di tenere sotto controllo l’area tradizionale della sinistra, data per socialmente dispersa e culturalmente irrilevante.
    In questo modo Area Democratica intende presentarsi come l’ala marciante e neocentrista del PD. La novità è che questa ala non è più solo cattolica o di derivazione ex DC e Margherita,ma comprende organicamente oltre a Veltroni, anche parte degli ex miglioristi del PCI e degli ex liberal dei DS. Anzi, sono proprio queste componenti, a contribuire in modo essenziale con alcuni dei loro migliori esponenti, quali Salvati e Morando, sul terreno della cultura economico-sociale e Tonini e Ceccanti su quello istituzionale. Il loro contributo, infatti, rappresenta il nerbo dell’opposizione interna al PD e le fornisce un impianto di pensiero difficilmente rintracciabile, al di là del legame con la Chiesa, nelle schermaglie tattiche e di potere degli ex Popolari.
    In sé la cosa potrebbe avere una sua logica. Non si può ignorare, infatti, che questa sia stata una delle ispirazioni del PD. Che l’andare oltre le ”ideologie novecentesche”, l’abbandono di ogni analisi della dinamica e delle trasformazioni delle classi sociali, anzi, la teorizzazione della scomparsa delle classi sociali, il consumatore sostituito al lavoratore, l’esclusione di ogni approccio critico al capitalismo contemporaneo e l’adesione a un “blairismo” sempre più esangue in nome di una generica modernizzazione, fossero scelte già presenti nell’atto di nascita del PD. Scelte che hanno trovato un loro sbocco e una loro sistemazione nell’idea del Partito Democratico così come rappresentato a Cortona.
    E’ una impostazione che non condivido,ma che può effettivamente giustificare una formazione centrista moderna. D’altro lato non sono queste anche le idee di Rutelli?
    Il guaio sta nel fatto che Bersani e la sua maggioranza non danno affatto l’impressione di rappresentare un altro punto di vista, una lettura diversa della società, l’idea di un partito di sinistra di ispirazione socialista (pur nel più vasto e variegato significato del termine) capace di tenere al suo interno anche queste posizioni moderate senza però restarne subalterni.
    Bersani lascia intendere, a differenza di Area Democratica, che il PD ha bisogno di alleanze. Ma ciò avrebbe un significato chiaramente alternativo al progetto di Veltroni solo attraverso una netta qualificazione di sinistra del PD, solo attraverso la proposizione di una alternativa che ambisca a costruire un altro modello di sviluppo, capace di contrastare, a cominciare dalla dimensione europea, le dinamiche finora imposte dal capitalismo finanziario. Una alternativa che si proponga l’obiettivo di ricostruire l’unità del mondo del lavoro che la globalizzazione ha traumatizzato (Bernanke) e che è anche la condizione di quelle più vaste alleanze sociali che la sinistra italiana non ha mai escluso dal suo orizzonte.
    Penso, infatti, che la storica indicazione dell’alleanza fra la classe operaia e i ceti medi sia ancora valida, se aggiornata nella comprensione delle nuove sfaccettature del lavoro dipendente e parasubordinato e di un ceto medio che va ricostruito nella sua fisionomia politica e sociale.
    Al riguardo si avverte, ogni tanto, nel PD qualche segnale di ripresa di riflessione, come quella esposta nei mesi scorsi da D’Alema alla “London School of Economics”. Riflessione che ha fatto commentare ironicamente al Foglio che D’Alema aveva riscoperto la lotta di classe. Oppure ancora il seminario, organizzato qualche settimana fa da Stefano Fassina, con gli economisti critici che hanno firmato il manifesto dell’Associazione Sylos Labini.
    Poi però tutto rientra nella routine. Non se ne vede la ricaduta politica. Anzi, si avvertono nuove contraddizioni,come quella in cui è incorso Fassina che, dopo aver criticato la subalternità della sinistra ai paradigmi neoliberisti, ha concesso una troppo facile benedizione alle ricette di Carlo De Benedetti su tasse e fisco!
    D’altra parte per misurare quanto sia lontana questo PD dalla sensibilità storica di una sinistra legata al mondo del lavoro e ai ceti popolari, basta guardare alle reazioni o, meglio, alle mancate reazioni al piano Marchionne. La Fiat dice:”Dovete prendere atto che il mondo è fatto così: noi possiamo accettare di produrre più auto in Italia, se voi accettate ,oltre alla chiusura di Termini Imerese, le condizioni di lavoro polacche”
    Negli anni ’70 ( mi rendo conto che stiamo parlando di prima della globalizzazione) questo problema, che poi non riguarda solo la condizione dei lavoratori Fiat ma anche quelli dell’indotto e degli stessi piccoli e medi imprenditori che lavorano in condizioni jugulatorie per la Fiat, sarebbe stato oggetto di grandi discussioni non solo nel sindacato,ma anche ai vertici dei partiti di sinistra, Pci e Psi in testa. Potrei perfino immaginare l’irruenza con cui il capo ante litteram dei miglioristi, Giorgio Amendola, avrebbe proposto questa discussione.
    Oggi invece tutto tace ,mentre la Lega scorazza con la sua demagogia populista anche fra la classe operaia. Non si riesce neppure a immaginare che si potrebbe spostare la lotta sul piano europeo. Che un’Europa che finalmente reagisce con un colpo di reni alla speculazione contro l’Euro, potrebbe anche essere investita dalle sinistre dei temi del rilancio della domanda, della lotta alla concorrenza fiscale, della fissazione di una soglia minima e decente di comuni diritti e trattamenti salariali dei lavoratori, dell’esigenza di un governo pluralista e antioligarchico dell’economia.
    Guardando questo desolante scenario,verrebbe da dire con Tacito:” Hanno fatto un deserto e l’hanno chiamato…PD”.
    Emanuele Macaluso ripropone quasi quotidianamente anche dal sito di questa rivista una considerazione sconsolata,ma non priva di un filo di speranza:” Il PD non può andare avanti così. Qualcosa deve pure succedere”. Invece siamo di fronte a una crisi che si avvita giorno dopo giorno,anche nel modo di essere di quel partito, senza lasciare intravvedere un punto di rottura e di svolta. En attendant Godot…
    D’altro lato fuori dal PD non c’è nessun punto d’appoggio sufficientemente affidabile. Non lo è l’ombra residua del Psi, non lo è l’ossificata Federazione della sinistra. Nemmeno Vendola che ha messo SeL in frigorifero puntando su una scommessa tutta personale e mediatica.
    Occorrerebbe che Bersani trovasse il coraggio politico e la forza intellettuale di sfidare il suo partito con una netta opzione socialista. Temo purtroppo che non lo farà, perché non è nelle sue corde, perché pensa all’insediamento sociale residuo del PD più come a un’eredità da non sprecare che come a un nucleo su cui ricostruire. Non a caso Salvati gli rimprovera i rapporti con la Cgil e il pubblico impiego come un fardello di cui dovrebbe liberarsi con più determinazione. Non lo farà anche perché lui stesso si sente garante del veto antisocialista implicito nel patto fondativo del PD.
    In queste condizioni quanti non vogliono rassegnarsi a nuove sconfitte e a nuove delusioni, quanti,come questa rivista pensano che ci sono ancora le ragioni per la sinistra in Italia e in Europa, a cominciare da tanti all’interno del PD stesso, devono prepararsi a pensare ad altri schemi operativi. Ad esempio, perché intanto non pensare a costruire una rete di ispirazione di sinistra e socialista che colleghi persone e circoli dentro e fuori il Pd, comprese aree della sinistra critica, associazioni socialiste e laiche, senza pagare tributi a partitini o aspiranti tali, ma animata unicamente da comuni battaglie anche simboliche e dalla ricerca di nuove risposte alla crisi? Un’associazione che, qualora se ne creassero le condizioni, possa anche sostenere un’eventuale area che nascesse con questi intenti dentro allo stesso PD,o uno specifico candidato nelle primarie del centro sinistra. Penso ad un’associazione che, comunque, aiuti a giungere a una valutazione, il più possibile condivisa e in tempi non storici, circa la praticabilità di una battaglia interna al Partito Democratico o alla necessità di puntare alla sua disarticolazione. Tutto ciò ben sapendo che, quando e chi giungesse a questa ultima conclusione, dovrebbe immediatamente porsi la domanda su quale soggetto politico promuovere per non rassegnarsi alla recriminazione e alla irrilevanza.

    Lanfranco Turci

Leave a Reply