Napoli: alla ricerca di opportunità
di Michele Petriccione
La condizione lavorativa dei giovani di Napoli e della Campania, come per tutto il meridione, è vicenda analizzata e studiata già da tempo approfonditamente. Dunque sarebbe difficile riproporre in poche righe ciò che è non solo materia di studio ma questione di rilevanza nazionale, purtroppo inquadrata come emergenza della più articolata questione sociale del meridione intero.
Ciò che invece preme sottolineare è un aspetto particolare della vicenda, ovvero quanto le scarse opportunità che Napoli e la Campania offrono alle giovani generazioni circa l’ingresso nel mercato del lavoro comportino una nuova e massiccia emigrazione dal sud verso il nord, svilendone il ruolo di nuove energie per il rilancio della società locale. Un recente studio Svimez che esamina il fenomeno della nuova emigrazione segnala che se nel 2004 partiva il 25% dei laureati nei tre anni successivi tale percentuale arriva al 38%, per non parlare poi di quanti pur residenti al meridione hanno il posto di lavoro al nord vivendo in questo modo una vita da pendolari perenni. Se a ciò si aggiunge la forte incidenza del precariato nella tipologie di contratti e tutto il sommerso, si ha un quadro desolante che disegna un’ Italia sempre più spaccata ed un meridione sempre più svuotato di risorse, competenze ed energie. In tutti i settori le potenzialità delle risorse umane non mancano: dalla antica tradizione dell’artigianato napoletano, alla produzione creativa della cultura e dello spettacolo, alla ricerca scientifica, al turismo. Eppure le opportunità non si creano, il merito viene schiacciato e mortificato, la creatività dei giovani napoletani repressa. Così dove si arriverà? Eppure non è troppo tardi per far qualcosa, basterebbe innanzitutto capire che a Napoli, come in quasi tutto il meridione, si combatte una battaglia continua tra cultura e legalità e l’ignoranza ed il crimine; battaglia che si vince solo se si aiuta a crescere una società nuova che rigeneri un tessuto sociale martoriato, solo se si sconfigge la rassegnazione attuale in cui il “fujt’avenne” (fuggitevene) è il miglior consiglio di amici e parenti.

bravo petriccione
perchè a Napoli non si apre un dibattito su come funziona il mercato del lavoro che coinvolga forze politiche ,sindacati ed anche le autorità religiose.
Sarebbe interessante, poi, che tutti quanti si dessero delle regole in cui periodicamete ci sarebbero dei bollettini in cui si comunicasse all’opinione pubblica quanti lavoratori hanno trovato collocazione con quest regole